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394 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Omessa vigilanza Consob: i risparmiatori battono l’autorità
Alcuni risparmiatori hanno citato in giudizio l'autorità di vigilanza finanziaria chiedendo il risarcimento dei danni subiti a causa della distrazione di fondi operata da un agente di cambio fallito. Gli investitori hanno contestato l'omessa vigilanza Consob sui controlli obbligatori. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'autorità. I giudici hanno stabilito che la domanda di ammissione al passivo nel fallimento del broker interrompe la prescrizione anche nei confronti dell'ente di vigilanza, in quanto coobbligato in solido. Inoltre, la Corte ha ritenuto provati i versamenti tramite le ricevute rilasciate dal broker, escludendo la necessità della data certa poiché utilizzate come meri fatti storici. L'autorità è stata quindi condannata in via definitiva al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese processuali.
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Donazione ai figli e inadempimento contrattuale tra fratelli
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un accordo del 1985 tra due fratelli: il Fratello aveva incassato il prezzo per la quota di un immobile, rilasciando alla Sorella una procura a vendere. Nel 2009, però, il Fratello ha donato l'intero bene ai propri figli. La Sorella ha chiesto l'annullamento della donazione o il risarcimento. I giudici hanno stabilito che, a causa della mancanza di data certa sulla scrittura del 1985, la donazione ai figli è valida. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso della Sorella per inadempimento contrattuale: il Fratello deve rispondere personalmente della violazione degli impegni presi con la Sorella, indipendentemente dall'opponibilità dell'accordo ai terzi.
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Contratto monofirma: la banca vince contro il fallimento
Una banca chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento di una società per un credito derivante da un'apertura di credito. Il Tribunale respingeva la richiesta, ritenendo nullo il contratto perché privo della firma della banca (cosiddetto contratto monofirma) e privo di data certa. La Cassazione ha ribaltato la decisione. Riguardo al contratto monofirma, la Corte ha chiarito che la mancata firma della banca non comporta nullità se il documento è firmato dal cliente e a questi consegnato. Riguardo alla data certa, la Corte ha stabilito che la fusione per incorporazione della banca originaria in un altro istituto, avvenuta prima del fallimento, dimostra in modo oggettivo l'anteriorità del contratto rispetto alla procedura fallimentare. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Accertamento dell’obbligo del terzo: la data certa batte i vizi
Un creditore ha ottenuto il sequestro conservativo dei crediti di un'appaltatrice verso un'azienda agricola committente, avviando il giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo. L'azienda agricola ha eccepito la non esigibilità del debito per vizi dell'opera, richiamando una scrittura privata di riduzione del prezzo e la mancanza di collaudo. La Corte d'appello ha accolto la domanda del creditore, ritenendo la scrittura privata priva di data certa e quindi inopponibile. L'azienda agricola ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando il mancato esame del collaudo e sostenendo che tale punto fosse ormai definitivo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il creditore aveva regolarmente impugnato tutte le questioni in appello. Vince il creditore, con condanna dell'azienda agricola alle spese.
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Sgravi contributivi: la data certa batte l’accordo privato
Un'azienda ha chiesto l'accesso agli sgravi contributivi previsti per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate a partire dal 2015. Tuttavia, la comunicazione obbligatoria UNILAV, inviata a dicembre 2014, indicava come data di decorrenza il 31 dicembre 2014. L'azienda ha sostenuto che l'accordo effettivo con i dipendenti prevedeva l'inizio del rapporto il 1° gennaio 2015, esibendo lettere private prive di data certa. L'INPS ha revocato il beneficio e richiesto il recupero delle somme. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando che spetta al datore di lavoro dimostrare la sussistenza dei requisiti per ottenere gli sgravi contributivi. Le comunicazioni ufficiali con data certa prevalgono sulle scritture private prive di elementi oggettivi di datazione. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Deducibilità costi infragruppo: l’assenza di prove costa caro
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società che voleva dedurre ammortamenti di terreni pertinenziali e costi per servizi infragruppo. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato la deducibilità di oltre due milioni di euro per carenza di prove. La Suprema Corte ha stabilito che la deducibilità costi infragruppo richiede la prova rigorosa dell'effettiva utilità e dell'inerenza dei servizi ricevuti. Un contratto generico e privo di data certa non basta a giustificare lo scarico fiscale. Inoltre, i terreni non sono ammortizzabili, salvo casi eccezionali di deperimento non dimostrati nella vicenda. La società perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Costi infragruppo: contratti generici bocciati dalla Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'indebita deduzione di quote di ammortamento di terreni adibiti a parcheggio e di ingenti costi infragruppo per servizi amministrativi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la legittimità del recupero fiscale. I giudici hanno stabilito che i terreni non sono ammortizzabili, salvo casi eccezionali di vita utile limitata, poiché non si consumano nel tempo. Riguardo ai costi infragruppo, la Corte ha chiarito che spetta al contribuente dimostrare l'effettiva utilità e l'inerenza dei servizi ricevuti. Documenti generici, fatture imprecise e contratti privi di data certa non bastano a superare i controlli del Fisco. Di conseguenza, la società perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Deducibilità costi infragruppo: il fisco vince senza data certa
Una società controllata ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria recuperava a tassazione quote di ammortamento di terreni pertinenziali e costi per servizi intercompany. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. Riguardo alla deducibilità costi infragruppo, i giudici hanno ribadito che spetta al contribuente dimostrare l'effettiva utilità e l'inerenza dei servizi ricevuti dalla capogruppo. Non basta presentare un contratto generico privo di data certa o fatture imprecise. Per quanto riguarda l'ammortamento dei terreni, la Corte ha chiarito che essi non sono di regola ammortizzabili, salvo casi eccezionali in cui abbiano una vita utile limitata, circostanza non provata nel caso di specie. La società è stata condannata al pagamento delle spese.
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Deducibilità costi infragruppo: l’azienda perde ma evita sanzioni
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento IRAP relativo al 2005 con cui l'Agenzia delle Entrate contestava l'indebita deduzione di ammortamenti di terreni, costi per il distacco di personale e costi infragruppo. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale. Riguardo alla deducibilità costi infragruppo, la Corte ha ribadito che spetta al contribuente dimostrare l'effettività e l'inerenza dei servizi ricevuti, non bastando un contratto generico privo di data certa. Ha inoltre confermato l'indeducibilità IRAP delle spese per il personale distaccato. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Azienda limitatamente alle sanzioni, rilevando che il giudice d'appello ha commesso un'omessa pronuncia sulla richiesta di disapplicazione delle sanzioni per obiettiva incertezza normativa. La causa è stata rinviata per ridiscutere unicamente la questione delle sanzioni.
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Costi infragruppo: l’Azienda perde la sfida con il Fisco
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate recuperava a tassazione l'IRAP per l'anno 2006. I recuperi riguardavano l'indeducibilità di costi infragruppo e di spese per il distacco di personale da un'altra società del gruppo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno stabilito che, per dedurre i costi infragruppo, non basta esibire un contratto generico e privo di data certa o fatture imprecise. Grava infatti sul contribuente l'onere di provare l'effettiva utilità e l'inerenza dei servizi ricevuti. Inoltre, le spese per il distacco di personale non sono deducibili ai fini IRAP per la società che utilizza i lavoratori, come previsto dalla legge. L'Azienda perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Riduzione del canone di locazione: il Fisco perde in Cassazione
Il Fisco ha contestato a una proprietaria il mancato pagamento delle imposte sul canone di affitto originario, ignorando un accordo successivo che ne prevedeva la riduzione del 70%. Secondo l'ufficio tributario, la riduzione del canone di locazione non era valida perché la scrittura privata non era stata registrata e mancava di data certa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno stabilito che non esiste un obbligo di registrare l'accordo di riduzione del canone di locazione. La diminuzione dell'affitto e la relativa data certa possono essere dimostrate anche attraverso altre prove concrete, come i bonifici bancari che attestano i minori pagamenti effettivamente ricevuti dalla proprietaria.
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Distacco di personale: l’IVA si detrae grazie alle regole UE
Un'azienda riceveva un accertamento fiscale che contestava la deduzione di costi infragruppo e la detrazione IVA sul distacco di personale da un'altra società del gruppo. La Cassazione conferma il recupero dei costi infragruppo perché l'azienda non ha provato l'effettiva utilità dei servizi con documenti precisi e contratti aventi data certa. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie il ricorso sul distacco di personale. Applicando i principi della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, i giudici stabiliscono che la legge italiana che escludeva l'IVA sui rimborsi per distacco va disapplicata. Se c'è un legame di reciprocità tra il prestito del lavoratore e il pagamento, l'operazione è soggetta a IVA, consentendo così la detrazione dell'imposta. La causa torna alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Riduzione del canone di locazione: Fisco batte proprietario
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito fondiario di una contribuente per l'anno 2014, non riconoscendo la riduzione del canone di locazione pattuita con scrittura privata non autenticata a fine 2013 ma registrata solo a ottobre 2014. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando che l'accordo di riduzione del canone di locazione, pur valido tra le parti senza obbligo di registrazione, è opponibile al Fisco solo in presenza di data certa. In mancanza di altre prove oggettive, la data certa coincide con il giorno della registrazione dell'atto. Di conseguenza, la riduzione del canone non ha effetto retroattivo per i mesi precedenti alla registrazione, e la contribuente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Opposizione allo stato passivo: no ai libri contabili
Una società terza ha proposto opposizione allo stato passivo per rivendicare la proprietà di alcuni beni mobili detenuti da un'impresa fallita. Il Tribunale ha respinto la richiesta poiché i documenti presentati non avevano data certa e le scritture contabili della fallita non potevano essere usate come prova contro il curatore. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che il curatore fallimentare agisce come un terzo estraneo rispetto ai rapporti precedenti dell'imprenditore. Di conseguenza, le regole sull'efficacia probatoria delle scritture contabili tra imprenditori non si applicano nei suoi confronti. Inoltre, in caso di contestazione di contratti di leasing, il pregiudizio per i creditori si presume, gravando sulla società rivendicante l'onere di dimostrare il contrario.
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Senza data certa della scrittura privata si perde il compenso
Un agente sportivo ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società calcistica per ottenere il compenso pattuito in un contratto di mandato. Il Tribunale e la Corte d'appello hanno respinto la richiesta per mancanza di data certa della scrittura privata anteriore al fallimento. L'agente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il timbro di deposito della Commissione agenti della F.I.G.C. dimostrasse la datazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la Commissione F.I.G.C. è un organo interno privo di poteri certificativi pubblici. Di conseguenza, il timbro non attribuisce la data certa della scrittura privata ai sensi dell'articolo 2704 del Codice Civile, rendendo il contratto inopponibile al fallimento.
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Opposizione allo stato passivo: TFR perso senza data certa
Un lavoratore ha proposto opposizione allo stato passivo per ottenere l'ammissione al passivo del fallimento della società datrice di lavoro, richiedendo oltre 270.000 euro a titolo di TFR. Il Tribunale ha rigettato la domanda poiché i modelli CUD prodotti mancavano di data certa anteriore al fallimento e i documenti integrativi erano stati depositati tardivamente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che, nel giudizio di opposizione allo stato passivo, tutti i documenti a supporto della domanda devono essere depositati a pena di decadenza insieme al ricorso introduttivo, senza possibilità di sanatoria successiva. Inoltre, la mancanza di data certa delle scritture private è un fatto impeditivo rilevabile d'ufficio dal giudice.
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Cessione del credito: sì al passivo senza notifica anteriore
Una società finanziaria ha proposto opposizione allo stato passivo dopo il rifiuto di ammettere un credito di oltre 500.000 euro, acquistato tramite cessione del credito da un'altra impresa. Il Tribunale aveva respinto la domanda perché la notifica della cessione al debitore non era anteriore al fallimento di quest'ultimo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della finanziaria, stabilendo che in caso di fallimento del debitore ceduto, la legittimazione del nuovo creditore dipende solo dall'esistenza e dalla data certa del credito originario anteriore al fallimento. Non è invece necessario dimostrare che l'atto di cessione del credito sia avvenuto prima della dichiarazione di fallimento, in quanto il credito può essere trasferito validamente anche durante la procedura concorsuale.
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Agevolazioni piccola proprietà contadina: fisco batte scrittura
Un agricoltore ha impugnato un avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate revocava le agevolazioni piccola proprietà contadina. L'ufficio contestava la vendita di un altro terreno nel biennio precedente, elemento che esclude il beneficio. Il contribuente sosteneva di aver venduto il fondo anni prima tramite scrittura privata non registrata e procura speciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che la scrittura privata priva di data certa non è opponibile al fisco, considerato soggetto terzo. Di conseguenza, il trasferimento del terreno si considera avvenuto solo con l'atto registrato nel biennio, confermando la decadenza dalle agevolazioni.
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Nullità del provvedimento giudiziale: vince il creditore
Una società creditrice ha proposto opposizione allo stato passivo del fallimento di un'azienda debitrice. Il Tribunale ha respinto la richiesta con un verbale di udienza in cui i nomi dei magistrati del collegio erano stati lasciati in bianco. La società ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la nullità del provvedimento giudiziale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa indicazione dei giudici deliberanti determina la nullità assoluta della decisione, poiché impedisce di verificare la regolare costituzione dell'organo giudicante. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Ricognizione di debito e fallimento: chi deve dare la prova?
Una società fornitrice ha proposto opposizione allo stato passivo del fallimento di una farmacia, chiedendo l'ammissione di crediti derivanti da forniture di medicinali e da un accordo quadro. Il Tribunale aveva respinto la richiesta, ritenendo non provati i crediti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che la ricognizione di debito con data certa anteriore al fallimento è pienamente opponibile alla massa dei creditori, trasferendo sul curatore l'onere di provarne l'inesistenza. Inoltre, per le merci da trasportare, il venditore si libera dall'obbligo di consegna affidando i beni al vettore, momento in cui si trasferisce la proprietà. Il decreto è stato cassato con rinvio.
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