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Data Certa

394 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La prova legale che un documento è stato formato in una data non successiva a un determinato evento, rendendolo opponibile a terzi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ammissione al Passivo Fallimentare: Crediti Milionari Svaniti per Mancanza di Prova
Un professionista ha chiesto l'Ammissione al passivo fallimentare per ingenti crediti derivanti da servizi di consulenza e advisor finanziario a favore di una società poi fallita. Il Tribunale ha respinto le domande per mancanza di prova del mandato, dell'attività svolta e per l'assenza di data certa su documenti chiave. Ha anche dichiarato inammissibili migliaia di e-mail prodotte in modo irregolare. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Ha ribadito l'inopponibilità dei documenti senza data certa al fallimento e l'irregolarità della produzione di prove digitali non specificamente elencate. L'Ammissione al passivo fallimentare è stata negata.
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Ammissione allo stato passivo: stop a contratti bancari senza data
Un istituto di credito ha richiesto l'ammissione allo stato passivo di una società fallita per un credito superiore a 324.000 euro, derivante da conti correnti e anticipi su fatture. Il Tribunale ha respinto la domanda: la banca non ha provato la data certa anteriore al fallimento dei contratti e ha depositato contratti privi della propria sottoscrizione. La produzione di meri estratti conto e certificazioni bancarie non sana il difetto contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando inammissibile il ricorso della banca poiché i motivi presentati non hanno contestato tutte le autonome motivazioni poste a base della sentenza di merito.
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Decreto ingiuntivo non basta: la Prova credito nel fallimento
Un'azienda creditrice ha cercato di far valere un credito per forniture in una procedura di fallimento, basandosi su un decreto ingiuntivo non ancora dichiarato esecutivo e su documenti privi di data certa. La Corte di Cassazione ha chiarito che un decreto ingiuntivo non esecutivo non è opponibile al fallimento. Tuttavia, ha stabilito che l'azienda creditrice può dimostrare l'esistenza e l'anteriorità del credito rispetto al fallimento con altri mezzi di prova, anche se i documenti originali non hanno data certa. In particolare, un estratto notarile delle scritture contabili, che attesta le operazioni prima del fallimento, costituisce una prova valida per la Prova credito nel fallimento. La sentenza ha quindi rinviato il caso per un nuovo esame.
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Credito nel Fallimento: Cambiali in Fotocopia e Prova Testimoniale
Un'Azienda Creditrice ha chiesto l'ammissione al passivo del Fallimento di un'Azienda Debitore per un credito residuo di 47.000 euro, derivante da lavori di subappalto. Il Tribunale aveva respinto la richiesta, ritenendo che la domanda si fondasse su cambiali prodotte solo in fotocopia e che la documentazione fosse priva di data certa. Inoltre, aveva escluso la prova testimoniale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda Creditrice. Ha chiarito che la domanda riguardava la prova del credito nel fallimento basata sul contratto di subappalto, non sulle cambiali. Ha ritenuto errato non aver ammesso le prove testimoniali e non aver motivato adeguatamente sulla data certa. La Corte ha cassato il decreto, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Deducibilità accantonamenti TFM: la Cassazione ribalta la data certa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Azienda la deducibilità di costi, tra cui gli accantonamenti per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) destinati all'amministratore. La Commissione Tributaria Regionale aveva precedentemente ritenuto che la deducibilità accantonamenti TFM fosse possibile anche senza un atto con data certa. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che per la deducibilità fiscale degli accantonamenti TFM per gli amministratori, è indispensabile che il diritto all'indennità sia stabilito da un atto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. Senza questo requisito, gli accantonamenti non possono essere dedotti dal reddito d'impresa. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Ferrari Contesa: La Restituzione bene in fallimento non è sempre dovuta
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla Restituzione bene in fallimento. Il caso riguardava una Ferrari in leasing, il cui contratto era stato risolto prima del fallimento dell'utilizzatore. L'auto, sebbene restituita alla società di leasing, era stata poi acquisita dal curatore fallimentare con un provvedimento giudiziale. La Suprema Corte ha stabilito che tale acquisizione era illegittima, poiché il bene non era nel possesso dell'azienda fallita al momento della dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, non si applicavano le stringenti prove previste per i beni acquisiti al fallimento. La società di leasing doveva solo dimostrare il proprio diritto sul veicolo, ottenendone la restituzione.
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Procura speciale per cassazione: la data errata blocca il ricorso
Un cittadino straniero ha proposto ricorso contro il rigetto della domanda di protezione umanitaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di un difetto formale relativo alla procura speciale per cassazione. L'avvocato del richiedente aveva autenticato la firma e indicato una data, ma non aveva certificato esplicitamente che la data del rilascio fosse successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato, come richiesto dall'articolo 35-bis del Decreto Legislativo 25 del 2008. La Suprema Corte ha ribadito che questa specifica attestazione costituisce un requisito essenziale ed inderogabile. Di conseguenza, la domanda non e stata esaminata nel merito e il ricorrente e stato condannato al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Cessione di credito nel fallimento: la Cassazione chiarisce la prova
La Corte di Cassazione ha chiarito importanti aspetti sulla **cessione di credito nel fallimento**. Un'azienda aveva chiesto di essere ammessa al passivo di una società fallita, vantando crediti acquisiti tramite cessione. Il Tribunale aveva negato l'ammissione, ritenendo insufficiente la prova della cessione e la mancanza di una 'data certa' anteriore al fallimento. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che la prova della cessione non richiede necessariamente un atto scritto con data certa per essere opponibile al fallimento. La domanda di ammissione al passivo stesso vale come notifica della cessione. Il contratto di cessione si perfeziona con il semplice consenso delle parti.
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Accertamento bancario: conti privati e presunzione del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di recupero IRPEF a carico di un contribuente in seguito ad anomalie emerse sui suoi conti correnti. Il contribuente ha impugnato l'atto contestando il mancato rispetto del termine di sessanta giorni dopo il verbale e sostenendo di aver giustificato i versamenti come canoni di locazione e anticipazioni aziendali. I giudici hanno confermato la pretesa fiscale, evidenziando che per i controlli a tavolino su tributi non armonizzati non sussiste l'obbligo del termine dilatorio. Inoltre, le tabelle di riepilogo e le ricevute prive di data certa prodotte dall'interessato non costituiscono prova contraria valida. La Corte di Cassazione ha definitivamente rigettato il ricorso del contribuente, convalidando l'accertamento bancario e condannando il privato al pagamento delle spese di lite.
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Data Certa del Contratto: Credito Negato nel Fallimento Senza Prova
Uno Studio Professionale ha chiesto di essere ammesso al passivo di un Fallimento, vantando un credito per prestazioni professionali e indennità di recesso. Il credito, che invocava il privilegio, è stato respinto per la mancanza di una data certa del contratto che lo supportava e per l'insufficienza di altra documentazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'assenza della data certa del contratto rende il credito inopponibile alla procedura fallimentare. La contestazione riguardava l'esistenza stessa del debito, non solo il suo ammontare.
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Vendita con Riserva di Proprietà: La Cassazione Annulla la Sentenza
Il curatore di un fallimento ha contestato la risoluzione di un contratto di vendita di attrezzature, sostenendo che la società fallita ne fosse già proprietaria. Il venditore ha eccepito una vendita con riserva di proprietà, dove la proprietà si trasferisce solo a saldo avvenuto. Il Tribunale aveva dato ragione al curatore, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, riconoscendo la riserva di proprietà. La Cassazione ha accolto il ricorso del curatore. Ha chiarito che per una valida vendita con riserva di proprietà, il patto deve essere contestuale alla vendita e avere data certa. La Corte d'Appello ha errato nel non verificare questi aspetti cruciali, basandosi solo su pagamenti parziali successivi. La Cassazione ha cassato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
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Compenso advisor concordato preventivo: la Cassazione lo nega
Un professionista ha richiesto l'ammissibilità al passivo fallimentare per ottenere il compenso advisor concordato preventivo. Il Tribunale ha rigettato la domanda per due ragioni: la lettera d'incarico era priva di data certa e il lavoro svolto difettava di diligenza professionale, trattandosi di un piano inattuabile e privo di documentazione essenziale. Il professionista ha impugnato la decisione in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il professionista ha omesso di censurare entrambe le motivazioni autonome del Tribunale e ha richiesto un non consentito riesame dei fatti. Di conseguenza, il professionista perde la causa, non incassa il compenso richiesto ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Ricognizione di debito: il creditore vince sul fallimento
Un lavoratore ha richiesto l'ammissione allo stato passivo del fallimento del proprio datore di lavoro per stipendi arretrati e trattamento di fine rapporto. A supporto del credito, ha presentato una formale dichiarazione del datore rilasciata prima del crac finanziario. Il Tribunale ha respinto la domanda, sostenendo che spettasse al dipendente dimostrare i fatti costitutivi del credito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del dipendente, stabilendo che la ricognizione di debito con data certa anteriore al fallimento è pienamente opponibile alla curatela. Il documento inverte l'onere probatorio: il curatore deve dimostrare l'eventuale inesistenza o invalidità dell'obbligazione, dispensando il creditore dal dover provare l'origine del credito.
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Ammissione al passivo fallimentare tra conti e mutui
Una banca ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per saldi debitori di conto corrente e interessi residui su un finanziamento concesso a una società in amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha respinto l'istanza. I giudici di merito hanno ritenuto i contratti di conto corrente privi di data certa anteriore e non provati gli interessi del finanziamento. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto per i saldi di conto corrente: senza contratto con data certa, gli estratti conto non bastano. Al contrario, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sugli interessi del mutuo. Il contratto principale di finanziamento possedeva già data certa ed era stato ammesso. Il giudice di merito doveva calcolare gli interessi applicando i criteri pattuiti, anche tramite consulenza tecnica d'ufficio.
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Credito in Fallimento: Cessione in Blocco Non Basta, Serve Prova Specifica
Una società di recupero crediti ha tentato di far riconoscere un credito nel fallimento di un'azienda debitrice. Il credito, originato da un conto corrente e successivamente ceduto in blocco, non è stato ammesso dal Tribunale per mancanza di prova. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la semplice pubblicazione della cessione in Gazzetta Ufficiale non basta. Il creditore deve dimostrare in modo specifico l'inclusione del suo credito nell'operazione di cessione in blocco e fornire una solida Prova del credito in fallimento. La sentenza sottolinea l'importanza di una documentazione contrattuale chiara e puntuale per la legittimazione attiva del cessionario.
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Data Certa Contratto: Il Tribunale non può decidere senza contraddittorio
Un lavoratore ha chiesto di essere ammesso al passivo di un'azienda fallita per un credito derivante da un contratto di agenzia. Il Tribunale ha respinto la sua domanda, sostenendo che il contratto fosse privo di **data certa contratto** e che non fossero state fornite altre prove valide. La Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore. Ha stabilito che il Tribunale aveva violato il principio del contraddittorio, rilevando d'ufficio la mancanza di **data certa contratto** senza permettere alle parti di discutere la questione. La sentenza del Tribunale è stata annullata e il caso è stato rinviato per una nuova decisione.
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Data certa della scrittura privata: Fisco battuto in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate contestava a un contribuente la ricezione di somme ingiustificate, ritenute proventi illeciti derivanti da frodi fiscali societarie. L'Amministrazione recuperava a tassazione oltre cinquantamila euro per Irpef non dichiarata. Il contribuente sosteneva che tali somme costituissero la mera restituzione di un precedente prestito concesso a un collaboratore aziendale. A supporto della propria difesa, l'interessato produceva un assegno a se medesimo e un accordo cartaceo con timbro postale. I giudici di merito rigettavano il ricorso ignorando la documentazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del contribuente. I Supremi Giudici stabiliscono che il timbro postale apposto sul foglio conferisce la data certa della scrittura privata. Spetta al Fisco l'onere di provare l'eventuale falsità della datazione.
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Incentivo all’esodo: niente rimborso IRPEF senza data certa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva ad un ex dipendente il rimborso IRPEF con aliquota dimezzata per l'Incentivo all'esodo erogato nel 2010. La Commissione Tributaria Regionale aveva concesso la tassazione di favore richiamando un accordo quadro aziendale risalente al 1999 e successivamente prorogato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che, per beneficiare della tassazione agevolata sui rapporti cessati dopo il 4 luglio 2006, il lavoratore deve dimostrare con data certa la propria personale adesione al piano di esodo prima di tale data. Non è sufficiente il riferimento generico all'accordo collettivo aziendale. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria per una nuova decisione.
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Ammissione al passivo fallimentare tra rigetto e prova del credito
Un istituto bancario richiede l'ammissione al passivo fallimentare per vari crediti derivanti da conto corrente, anticipazioni su fatture e finanziamento. Il Tribunale respinge la domanda per asserita mancanza di data certa dei contratti e per omesso deposito dei singoli giustificativi di spesa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della banca, chiarendo che l'art. 2704 c.c. non pone limiti tassativi alla prova della data anteriore al fallimento, la quale può emergere anche da elementi presuntivi come marche temporali, ingiunzioni o atti di precedente concordato. Inoltre, la produzione degli estratti conto integrali è sufficiente a provare il debito bancario se il curatore non solleva specifiche contestazioni.
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Prededuzione compenso professionista: spetta l’intero onorario
Un Commercialista ha richiesto l'ammissione al passivo del fallimento di un'Azienda per la consulenza fornita prima della procedura. Il Tribunale ha dimezzato l'importo sostenendo una presunta sovrapposizione con le prestazioni svolte da un Avvocato, negando inoltre la **prededuzione compenso professionista** per le componenti di IVA e contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del consulente. I giudici di legittimità hanno chiarito che il lavoro svolto da professionisti di settori diversi non si sovrappone, garantendo a ciascuno l'intero onorario secondo la propria tariffa. Inoltre, la Corte ha stabilito che la **prededuzione compenso professionista** si estende automaticamente agli oneri accessori di IVA e cassa previdenziale, poiché essi condividono la medesima natura e funzione del credito principale.
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