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Data Certa

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394 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Simulazione contrattuale e fallimento: la data certa è decisiva
I Proprietari hanno venduto dei terreni a una Società. Un accordo segreto (controdichiarazione) prevedeva il ritrasferimento dei beni se il progetto edilizio non si fosse realizzato entro cinque anni. Il prezzo di vendita non venne pagato. La Società fallì. I Proprietari chiesero la nullità del contratto per simulazione o la risoluzione e il ritrasferimento. La Corte d'Appello aveva negato l'opponibilità della simulazione al fallimento, sostenendo che la controdichiarazione non avesse data certa. La Cassazione ha accolto il ricorso dei Proprietari. Ha stabilito che la condizione risolutiva è opponibile al fallimento solo se la controdichiarazione ha data certa anteriore al fallimento e si è perfezionata prima o contestualmente all'atto simulato. La Corte d'Appello dovrà riesaminare la questione della data certa per la Simulazione contrattuale e fallimento.
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Insinuazione al passivo: data certa e oneri probatori
Un istituto bancario ha richiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società per recuperare un debito derivante da conto corrente e finanziamento. Il giudice delegato e il tribunale hanno respinto la richiesta poiché i documenti presentati dalla banca erano privi di data certa anteriore alla procedura. La banca ha sostenuto che toccasse alla procedura concorsuale provare che il credito fosse successivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca. La Suprema Corte ha chiarito che il curatore è terzo rispetto ai creditori e che l'insinuazione al passivo richiede la prova rigorosa della certezza temporale dei documenti. La mancanza di data certa rappresenta un elemento impeditivo rilevabile d'ufficio dal giudice, gravando sul creditore l'onere integrale di dimostrare la tempestività e la fondatezza del proprio credito.
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Prescrizione titoli cambiari: chi può eccepirla e la data certa
Una donna (L'Ex Moglie) si opponeva a un'esecuzione forzata avviata da un creditore (Il Creditore) contro il suo ex marito (L'Ex Marito), sostenendo di essere a sua volta creditrice tramite titoli cambiari garantiti da ipoteca. L'Ex Moglie contestava che Il Creditore potesse eccepire la prescrizione titoli cambiari e che fosse necessaria la "data certa" per le rinnovazioni. La Cassazione ha rigettato l'argomento sulla prescrizione, affermando che Il Creditore agiva nel proprio interesse e che la data certa era necessaria. Ha invece accolto la necessità dell'intervento di una co-proprietaria (La Nuova Compagna) dell'immobile, riconoscendo il litisconsorzio necessario.
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Pignoramento e data certa: il ricorso tardivo blocca l’impugnazione
Un Lavoratore aveva un debito verso una Donna, che a sua volta doveva soldi a una Banca. La Banca ha avviato un pignoramento presso terzi sul credito del Lavoratore verso la Donna. Il Lavoratore sosteneva di aver "cambializzato" il debito prima del pignoramento, rendendolo non pignorabile, ma non ha fornito prova della data certa di tale accordo. La Corte d'Appello ha rigettato il suo ricorso. La Cassazione ha dichiarato il ricorso del Lavoratore inammissibile. Il ricorso era stato notificato tardivamente, oltre il termine breve di 60 giorni dalla notifica della sentenza d'appello, rendendo la sentenza definitiva. La questione del pignoramento e data certa non è stata esaminata nel merito.
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Azione revocatoria ordinaria: stop al credito senza data certa
Una promissaria acquirente ha stipulato un preliminare di vendita immobiliare versando un anticipo. Il promittente venditore ha successivamente trasferito l'immobile alla propria società anziché stipulare il definitivo. La donna ha avviato un'azione revocatoria ordinaria e contestato la simulazione della vendita per recuperare le somme versate. La Corte d'Appello ha respinto la domanda perché il preliminare era privo di data certa e non forniva prova certa del credito, mentre il trasferimento costituiva un effettivo conferimento societario. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso dell'acquirente e condannandola alle spese.
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Confisca di Prevenzione: Crediti di Terzi tra Certezza e Buona Fede
La Corte di Cassazione ha esaminato numerosi ricorsi di terzi creditori che chiedevano l'ammissione dei loro crediti su beni oggetto di confisca di prevenzione. La sentenza ha chiarito i criteri per la verifica della "data certa" dei crediti, sottolineando che può essere provata anche con fatti atipici. Ha ribadito che l'ammissione di un credito in una procedura fallimentare non è automaticamente vincolante per il giudice della prevenzione. Alcuni ricorsi sono stati accolti, rinviando gli atti al Tribunale per un nuovo esame sulla "data certa", la "buona fede" e la "strumentalità del credito". Altri ricorsi sono stati rigettati o dichiarati inammissibili, confermando l'esclusione dei crediti.
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Accertamento Crediti Prevenzione: Cassazione ribalta le riserve
Un Avvocato, Due Sorelle e Un'Azienda hanno impugnato un decreto del Tribunale che aveva deciso sull'accertamento crediti prevenzione. Il Tribunale aveva ammesso alcuni crediti con riserva, subordinandoli all'esito di giudizi civili, e rigettato altri per presunta tardività documentale o mancanza di prova sulla data certa. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice della prevenzione ha competenza esclusiva per l'accertamento dei crediti e non può demandare tale decisione al giudice civile. Ha inoltre chiarito che la produzione documentale in fase di opposizione non è automaticamente tardiva e che la data certa di un contratto può essere dimostrata con altri elementi. La Suprema Corte ha annullato il decreto, rinviando al Tribunale per un nuovo esame.
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Deducibilità TFM amministratore: delibera tardiva e stop ai tagli
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità TFM amministratore per l'anno d'imposta 2010. Il Fisco ha ritenuto indebita la deduzione per competenza delle quote accantonate, poiché il diritto all'indennità e il suo preciso ammontare non risultavano da un atto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. Lo statuto societario prevedeva soltanto una facoltà discrezionale, mentre la delibera di quantificazione era successiva all'assunzione dell'incarico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la deducibilità TFM amministratore per competenza richiede che sia il diritto sia l'importo figurino in un documento avente data certa antecedente alla nomina. In assenza di questi requisiti, la deduzione resta ammessa solo secondo il principio di cassa al momento del versamento.
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Inerenza dei costi: fatture generiche e sconfitta in Cassazione
Un professionista ha portato in deduzione fiscale oltre settecentomila euro per presunte prestazioni di intermediazione commerciale. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendo assente il requisito dell'inerenza dei costi. Il contribuente ha sostenuto l'effettività dei pagamenti e la presenza di contratti di collaborazione. Tuttavia, i giudici di merito hanno confermato l'indeducibilità della spesa. Il contratto privo di data certa, la genericità delle ricevute e la mancanza di competenze specifiche della collaboratrice hanno azzerato il valore probatorio dei documenti. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del professionista. La Suprema Corte ha ribadito che la verifica sull'inerenza dei costi richiede prove chiare e analitiche per ogni singolo anno d'imposta. Il contribuente perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Deducibilità contributi previdenziali: serve la prova certa
Un collaboratore familiare all'interno di un'azienda commerciale ha indicato nella propria dichiarazione dei redditi la deducibilità contributi previdenziali versati dalla titolare dell'impresa. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'agevolazione tramite un controllo formale, notificando una cartella di pagamento. Il lavoratore ha presentato una dichiarazione congiunta non autenticata per dimostrare di aver rimborsato la titolare dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che un accordo privato privo di data certa e di sottoscrizione autenticata non dimostra l'esercizio della rivalsa. Di conseguenza, il lavoratore perde definitivamente il beneficio fiscale ed è tenuto a saldare i contributi e le imposte pretese dall'amministrazione finanziaria.
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Inerenza dei costi professionali: la prova spetta al contribuente
Il Professionista ha impugnato l'avviso di accertamento con cui L'Agenzia delle Entrate contestava la deduzione di oltre 420.000 euro per presunte prestazioni di assistenza commerciale. Il Fisco ha evidenziato la genericità delle ricevute emesse dalla Collaboratrice, l'assenza di sottoscrizione, la mancanza di data certa sul contratto e l'incapacità di dimostrare le reali competenze della prestatrice. Sia la Commissione Tributaria Provinciale sia quella Regionale hanno confermato il recupero a tassazione per difetto di inerenza dei costi professionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici di legittimità hanno ribadito che i pagamenti tracciabili non bastano a salvare la deduzione se manca la prova documentale sulla reale utilità del costo per l'attività svolta. Il Professionista perde definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Riscatto agrario: l’agricoltrice vince contro l’azienda
Un'agricoltrice, proprietaria di un terreno confinante coltivato con la propria famiglia, ha promosso una causa per ottenere il riscatto agrario di un fondo venduto a un'azienda senza la previa notifica della prelazione. L'azienda acquirente si è difesa opponendo la presenza di un presunto contratto di affitto agricolo e contestando la capacità lavorativa del nucleo familiare dell'agricoltrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando il trasferimento della proprietà del terreno all'agricoltrice. I giudici hanno chiarito che l'onere di provare la presenza di un affittuario spetta a chi lo eccepisce e che la forza lavoro familiare può essere dimostrata tramite certificati anagrafici. L'azienda soccombente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Ordine di esecuzione: la notifica tardiva ne vizia la validità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un condannato che ha impugnato l'ordine di esecuzione per la carcerazione emesso a suo carico dalla Procura. La difesa lamentava la nullità dell'atto per la tardiva notifica al difensore, eseguita oltre il termine tassativo di trenta giorni dalla sua emissione originaria. Il Tribunale aveva respinto l'istanza, calcolando il termine solo a partire dalla data di materiale arresto del soggetto. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che la data di emissione coincide con la nota formale redatta dalla segreteria del pubblico ministero e non con l'esecuzione dell'arresto. La notifica al difensore tutela le garanzie difensive dell'imputato e il mancato rispetto dei termini rende l'atto nullo.
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Risarcimento danni da illecito del preposto: negato il rimborso
Un gruppo di risparmiatori ha chiesto il risarcimento danni da illecito del preposto nei confronti di una compagnia assicurativa, sostenendo che l'agente avesse incassato ingenti somme senza rilasciare i contratti di investimento. I giudici di merito hanno respinto la domanda per carenza di prove e difetto di specificità degli atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei risparmiatori. Gli ermellini hanno evidenziato che le richieste di prova testimoniale non erano state specificamente riproposte al momento della precisazione delle conclusioni nel primo grado, intendendosi così abbandonate. Inoltre, i documenti prodotti privi di data certa non bastavano a dimostrare l'effettiva consegna del denaro. I risparmiatori sono stati condannati a pagare le spese legali.
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Opposizione allo stato passivo: crediti di lavoro e prescrizione
Un lavoratore ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di crediti retributivi relativi a un vecchio rapporto di lavoro concluso anni prima. Il giudice delegato ha ammesso solo le somme recenti, ritenendo prescritti i crediti antecedenti. Il lavoratore ha quindi proposto opposizione allo stato passivo, chiedendo la riqualificazione dei successivi contratti di collaborazione per dimostrare la continuità lavorativa e l'interruzione della prescrizione tramite le scritture contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che l'opposizione allo stato passivo ha natura impugnatoria e vieta la presentazione di domande nuove rispetto alla fase iniziale. Poiché il primo rapporto di lavoro si era interrotto nel 2012, i relativi crediti retributivi risultavano ormai prescritti e inesigibili.
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Azione revocatoria ordinaria respinta su atto dovuto
Una banca ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un debitore garante e la consorte per annullare il trasferimento immobiliare a favore di quest'ultima. I coniugi hanno eccepito che la cessione costituiva l'adempimento di un pregresso accordo fiduciario, provato da una formale diffida inviata tramite raccomandata prima della vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'istituto di credito e della società cessionaria, confermando la decisione d'appello. Il trasferimento immobiliare rappresenta un atto dovuto e non revocabile, poiché la raccomandata postale ha conferito data certa all'obbligazione pregressa. La banca e la società di recupero crediti hanno perso la causa e devono rimborsare le spese legali a entrambe le parti convenute.
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Opposizione allo stato passivo: prove tardive e rigetto
Una lavoratrice ha richiesto l'ammissione al credito di circa 78.000 euro per trattamento di fine rapporto nei confronti di una società fallita. Gli organi fallimentari hanno respinto la richiesta a causa della mancata produzione dell'estratto contributivo che dimostrasse il lavoro subordinato. La dipendente ha quindi promosso il giudizio di opposizione allo stato passivo, depositando la documentazione INPS soltanto nel corso della causa e contestando la composizione del collegio. Il Tribunale ha confermato il diniego per tardività della prova documentale e inidoneità delle testimonianze. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della lavoratrice, sancendo la preclusione assoluta nel depositare nuovi documenti dopo il deposito dell'atto introduttivo.
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Incentivo all’esodo: Fisco nega lo sgravio fiscale
Un lavoratore ha impugnato il silenzio rifiuto dell'Agenzia delle Entrate per ottenere il rimborso Irpef con aliquota dimezzata sul proprio incentivo all'esodo. Il rapporto di lavoro è cessato nel 2011, anni dopo l'abrogazione del regime fiscale agevolato introdotta a luglio 2006. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto la domanda del dipendente, ritenendo sufficiente la presenza di un piano aziendale generale stipulato prima della modifica normativa. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che non basta l'esistenza di un piano aziendale: il contribuente deve provare che la propria formale adesione individuale all'esodo possedeva una data certa anteriore al 4 luglio 2006.
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Prededuzione crediti professionali: tutela anche senza data certa
Un avvocato ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare per i compensi maturati prima e durante il concordato preventivo di una società. I giudici di merito hanno negato la prededuzione e l'ammissione al passivo per mancanza di data certa della convenzione d'incarico e per presunta assenza di utilità concreta per la procedura. La Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del legale. La Corte ha stabilito che la prededuzione crediti professionali deve essere valutata con un giudizio preventivo sulla funzionalità dell'incarico rispetto alla conservazione del patrimonio aziendale, non sull'esito finale della lite. Inoltre, anche in assenza di scrittura con data certa, il giudice deve liquidare i compensi spettanti applicando i parametri forensi tabellari.
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Data certa del contratto bancario: banca respinta
Un istituto bancario ha chiesto l'ammissione allo stato passivo di una società fallita per ottenere il recupero di uno scoperto di conto corrente e di un finanziamento. Il giudice delegato ha respinto la domanda. Il tribunale ha poi accolto parzialmente la richiesta, ammettendo il credito in chirografo pur riscontrando l'assenza di data certa sui contratti. Il fallimento ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno ribaltato la decisione. La Corte ha stabilito che la data certa del contratto bancario costituisce un requisito indispensabile per far valere il credito verso la procedura concorsuale. I contratti bancari richiedono la forma scritta a pena di nullità e non ammettono prove testimoniali o presunzioni. La banca perde dunque ogni pretesa negoziale e il tribunale deve rivalutare integralmente il caso.
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