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Data Certa

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394 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Onere della prova danno: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società capogruppo di un'Associazione Temporanea di Imprese che chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento di una consociata. La richiesta, basata su un presunto inadempimento contrattuale, è stata respinta a ogni livello di giudizio a causa del mancato assolvimento dell'onere della prova danno. La ricorrente non è riuscita a dimostrare né i pagamenti effettuati per sopperire alle mancanze della consociata, né l'effettivo pregiudizio economico subito, rendendo la sua pretesa infondata.
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Data certa: come provarla nel fallimento del debitore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito che cercava di far ammettere un proprio credito al passivo di un fallimento. La controversia verteva sulla prova della 'data certa' del contratto di conto corrente, fondamentale per la sua opponibilità ai terzi. La banca aveva prodotto una lettera raccomandata, ma il Tribunale aveva ritenuto la prova insufficiente poiché il timbro postale era apposto su un foglio separato e non formava un 'corpo unico' con il documento contrattuale. La Cassazione ha confermato che la valutazione di tale prova è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, ribadendo il principio secondo cui la certezza della data richiede che la scrittura e il foglio con il timbro costituiscano un unico documento.
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Data certa PEC: allegati inclusi nella validità
Un'erede rivendicava la proprietà di alcuni quadri depositati presso una società poi fallita, basando la sua prova su documenti inviati come allegati a una PEC. Inizialmente, la sua richiesta fu respinta perché i documenti non erano nel corpo dell'email. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la ricevuta di consegna di una Posta Elettronica Certificata fornisce data certa PEC all'intero messaggio, inclusi i suoi allegati. Questo li rende legalmente validi e opponibili a terzi, come il curatore fallimentare, a meno che non vi sia una contestazione specifica e dettagliata sulla loro conformità.
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Prova consegna merce: basta la rimessa al vettore?
Una società fornitrice si è vista negare l'ammissione al passivo fallimentare del cliente per mancata prova della consegna. La Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che, nella vendita con trasporto, la prova consegna merce è soddisfatta nel momento in cui i beni vengono affidati al vettore, come stabilito dall'art. 1510 c.c., senza necessità di dimostrarne l'arrivo a destinazione.
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Data certa fallimento: obbligo di contraddittorio
Una società finanziaria si opponeva all'esclusione di un credito dallo stato passivo di un fallimento. Il Tribunale rigettava la domanda rilevando d'ufficio la mancanza di data certa dei documenti prodotti. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene il giudice possa sollevare d'ufficio la questione della data certa nel fallimento, ha l'obbligo di sottoporla preventivamente alle parti per garantire il diritto di difesa. Di conseguenza, ha annullato la decisione e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Opponibilità locazione: la modifica pre-pignoramento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7909/2024, ha stabilito che la modifica di un contratto di locazione avvenuta prima del pignoramento dell'immobile deve essere valutata nel suo complesso per determinare l'opponibilità locazione al nuovo acquirente. Se la modifica, non novativa, introduce un canone 'vile', l'intero contratto risultante diventa inopponibile, senza che il conduttore possa far valere le condizioni originarie più favorevoli. Il caso riguardava una società conduttrice che, a seguito di una riduzione dei locali, aveva pattuito un canone mensile molto più basso, ritenuto 'vile' dal giudice, rendendo l'intera locazione non opponibile all'aggiudicatario dell'immobile.
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Data certa e fallimento: la Cassazione fa chiarezza
Una società si è vista negare l'ammissione di un credito al passivo fallimentare di un'altra impresa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che una scrittura privata, per essere opponibile al fallimento, deve avere una data certa. Un semplice riferimento generico ad altri eventi nel documento non è stato ritenuto sufficiente a fornire tale prova cruciale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche per altri motivi procedurali, sottolineando il rigore formale richiesto in queste circostanze.
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Data certa: la prova nei confronti del fallimento
Una società cooperativa si è vista negare l'ammissione al passivo di un fallimento per un credito di oltre 40 milioni di euro a causa della mancanza di 'data certa' sui contratti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito ha l'obbligo di valutare ogni elemento, anche diverso dalla registrazione, idoneo a provare con certezza l'anteriorità dei documenti rispetto alla dichiarazione di fallimento. La Corte ha inoltre censurato l'omessa pronuncia su un'ulteriore richiesta di credito, cassando il provvedimento e rinviando la causa al Tribunale.
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Data Certa: Prova del credito con assegno bancario
Una risparmiatrice si è vista negare un credito verso una cooperativa in liquidazione perché i contratti non avevano 'data certa'. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il suo ricorso, stabilendo che il tribunale avrebbe dovuto valutare se la documentazione relativa a un assegno bancario incassato potesse, di per sé, costituire prova sufficiente con data certa dell'esistenza del credito, indipendentemente dal contratto. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Opponibilità cessione crediti: la Cassazione decide
Una società di factoring si è vista negare l'opponibilità di una cessione di crediti nei confronti del fallimento di un'impresa cliente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7415/2024, ha riformato la decisione di merito, accogliendo quasi tutti i motivi di ricorso. L'ordinanza chiarisce punti fondamentali sull'opponibilità cessione crediti, stabilendo che un timbro postale può conferire data certa anche se apposto sul retro di un documento e che, per l'opponibilità, è sufficiente la prova del pagamento parziale del corrispettivo, non necessariamente riferito a specifici crediti. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Data certa fallimento: la Cassazione e il contraddittorio
Una banca si è vista negare l'ammissione di un credito al passivo di un'azienda fallita perché i documenti erano privi di data certa. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il giudice, prima di decidere su una questione come la mancanza di data certa nel fallimento sollevata d'ufficio, ha l'obbligo di sottoporla alle parti per garantire il rispetto del contraddittorio e del diritto di difesa. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Azione revocatoria: quando la vendita è valida?
Una società cooperativa in liquidazione ha tentato un'azione revocatoria contro la vendita di un complesso industriale. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità dell'operazione. La Corte ha ritenuto non provati gli elementi chiave dell'azione, come il danno ai creditori (eventus damni) e la consapevolezza del terzo, data la complessità e la finalità risanatoria dell'intera operazione.
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Apertura di credito: prova e data certa in revocatoria
Un istituto di credito ha impugnato una decisione che rendeva inefficaci alcune rimesse bancarie ricevute da una società poi dichiarata insolvente. La banca sosteneva che le somme rientrassero in una valida apertura di credito, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha confermato che, in assenza di un contratto di affidamento con data certa opponibile alla procedura, le rimesse su un conto scoperto hanno natura solutoria e sono soggette ad azione revocatoria.
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Nesso causale: condotta del danneggiato lo esclude
Una correntista ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per il mancato pagamento di un assegno tratto su un conto cointestato e bloccato a seguito di eventi successori, sostenendo che ciò le avesse causato un danno relativo a un'operazione immobiliare fallita. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando il ricorso inammissibile. È stato stabilito che non sussisteva alcun nesso causale tra la condotta della banca e il danno, poiché quest'ultimo era attribuibile esclusivamente alle scelte contrattuali irragionevoli e svantaggiose compiute dalla stessa correntista.
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Data certa: quando un credito è opponibile al fallimento
Una società creditrice si è vista negare l'ammissione del proprio credito al passivo di un fallimento poiché la documentazione prodotta, incluse fatture e scritture contabili, era priva di una data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sulla sussistenza della data certa è una questione di fatto riservata al giudice del merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. La decisione sottolinea come le semplici registrazioni contabili non siano, di per sé, opponibili al curatore fallimentare, che agisce come terzo.
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Ricorso inammissibile: prova dei crediti nel fallimento
Una società finanziaria ha fatto ricorso in Cassazione dopo il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo di un fallimento per crediti derivanti da co-fideiussioni. Il Tribunale aveva negato la richiesta per mancanza di prove con data certa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'appello mirava a un riesame dei fatti e delle prove, compito esclusivo del giudice di merito. La Corte ha ribadito che il suo ruolo si limita al controllo della corretta applicazione della legge (giudizio di legittimità), non a una nuova valutazione della causa.
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Data certa: la prova nel fallimento è essenziale
La richiesta di ammissione al passivo di un creditore verso una società fallita è stata respinta poiché i documenti a supporto del credito mancavano di una data certa opponibile al fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la valutazione delle prove per stabilire la data certa spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. L'appello del creditore è stato ritenuto un inammissibile tentativo di ottenere un nuovo giudizio sui fatti.
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Contratto di trasporto: data certa e recesso illegittimo
Una società di trasporti interrompeva i servizi a una committente, che si opponeva al pagamento delle fatture lamentando un recesso illegittimo dal contratto di trasporto quadro. La Corte di Cassazione ha chiarito che la 'data certa' non è un requisito di validità del contratto, ma di efficacia. Ha confermato la responsabilità del vettore per l'illegittima interruzione, intervenendo solo per correggere un errore nel calcolo delle spese legali liquidate dalla corte d'appello.
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Data certa contratto e fallimento: la Cassazione
La richiesta di una banca di ammettere un credito derivante da un conto corrente al passivo di un fallimento è stata respinta. La Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il contratto di conto corrente, privo di data certa anteriore al fallimento, non è opponibile alla procedura. Una lettera di credito successiva, pur avendo data certa e menzionando il conto, è stata ritenuta insufficiente per sanare il vizio del documento principale.
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Data certa: accordo inopponibile al fallimento
Una società creditrice si è vista respingere la richiesta di ammissione al passivo fallimentare di un'altra società per un credito derivante da una clausola penale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'accordo contenente la penale era privo di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, rendendolo così inopponibile alla curatela. La Corte ha inoltre chiarito che il giudice del rinvio poteva esaminare tale questione, poiché non coperta da un precedente giudicato implicito, essendo stata assorbita in precedenza secondo il principio della "ragione più liquida".
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