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Data Certa

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394 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Onere della prova: no a crediti senza data certa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex amministratore che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di crediti per compensi e finanziamenti. La decisione si fonda sulla mancanza di un adeguato onere della prova, in particolare sull'assenza di documenti con data certa opponibili alla procedura. La Suprema Corte ha ribadito che il creditore deve fornire prove rigorose e che un ricorso generico, che non si confronta con la decisione impugnata, è destinato all'inammissibilità.
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Opponibilità credito professionale: prova e data certa
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un avvocato per l'ammissione al passivo di un credito professionale. La richiesta, basata su un compenso variabile non previsto nel mandato originario, è stata respinta per mancanza di prova e per la non opponibilità del credito professionale alla curatela, poiché i documenti a supporto erano privi di data certa. Il Tribunale aveva già giudicato la pretesa inverosimile e non sufficientemente provata.
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Prova compenso avvocato: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni legali che chiedevano l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per ingenti crediti professionali. I ricorrenti non sono riusciti a fornire la prova di un accordo specifico sui compensi e le loro doglianze sono state respinte in quanto miravano a una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa al giudice di legittimità. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale, che aveva liquidato i compensi secondo i parametri di legge, riscontrando che i professionisti erano già stati pagati in eccesso.
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Credito d’imposta: quando avviare l’investimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33252/2024, ha stabilito due principi fondamentali sul credito d'imposta per investimenti. Primo: un contratto preliminare può costituire l'avvio dell'investimento, ma deve avere data certa per essere opponibile al Fisco. Secondo: modifiche secondarie al progetto iniziale, come il cambio di ubicazione dell'immobile nella stessa città, non comportano la perdita del beneficio se non alterano gli elementi essenziali dell'investimento. Il caso riguardava una società a cui era stato revocato il credito perché l'atto definitivo di acquisto era successivo al termine di sei mesi e l'immobile era diverso da quello indicato nell'istanza.
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Data certa scrittura privata: quando è opponibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32596/2024, ha stabilito che una scrittura privata priva di data certa non è opponibile all'Amministrazione Finanziaria. Il caso riguardava un contribuente che, per annullare un avviso di accertamento, si basava su un contratto non certificato e su proprie dichiarazioni. La Corte ha chiarito che le dichiarazioni a sé favorevoli non costituiscono una confessione, la quale, per definizione, deve contenere ammissioni di fatti sfavorevoli al dichiarante e favorevoli alla controparte.
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Data certa e prove: preclusioni nel fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31689/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società creditrice che chiedeva di produrre tardivamente i documenti originali a prova della data certa di un pegno. La Corte ha ribadito che nel rito fallimentare le preclusioni probatorie sono rigide: il creditore, che non ha fornito la prova adeguata nei termini, non può rimediare in fase di opposizione. La mancanza della prova della data certa è un onere iniziale del creditore, non una questione nuova che giustifichi una rimessione in termini.
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Privilegio legale: oneri del creditore nel fallimento
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una banca contro l'esclusione del privilegio legale su un credito agrario in un fallimento. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un privilegio speciale, il creditore ha l'onere di indicare specificamente i beni su cui intende esercitare la prelazione, non potendo invocare una generica impossibilità di conoscerli.
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Deducibilità costi familiari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un imprenditore edile a cui l'Agenzia delle Entrate contestava la deduzione di costi per la partecipazione agli utili del figlio non convivente. La Corte ha stabilito che la deducibilità costi familiari è in linea di principio ammissibile se il parente non rientra nell'elenco tassativo dell'art. 60 del TUIR. Tuttavia, ha cassato la decisione del giudice di merito perché il contribuente non aveva fornito prova certa e precisa del costo, ribadendo che l'onere della prova grava su chi intende dedurre il costo.
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Riduzione canone locazione: prova senza registrazione
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF che non riconosceva una riduzione del canone di locazione perché l'accordo non era stato registrato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prova della riduzione canone locazione e della sua data certa non dipende esclusivamente dalla registrazione dell'atto. Altri elementi probatori possono essere valutati dal giudice per dimostrare l'anteriorità dell'accordo rispetto al periodo d'imposta, ribaltando la decisione precedente.
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Prova presuntiva nel fallimento: la Cassazione chiarisce
Una società fornitrice si oppone all'esclusione del proprio credito dal passivo fallimentare di un'azienda cliente. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, affermando che la valutazione della prova presuntiva e dei singoli indizi spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per vizi logici macroscopici del ragionamento. La decisione sottolinea l'importanza della 'data certa' dei documenti per la loro opponibilità alla procedura fallimentare.
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Data certa scrittura privata: prova contro il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10871/2025, ha stabilito che un accordo di riduzione del canone di locazione formalizzato con una scrittura privata è opponibile al Fisco solo se munito di data certa. La semplice dichiarazione del conduttore o le ricevute di pagamento non costituiscono prove sufficienti a dimostrare l'anteriorità dell'accordo rispetto a un accertamento fiscale, in quanto prive del necessario carattere di oggettività. Pertanto, la mancanza di una data certa scrittura privata rende l'accordo inefficace ai fini della determinazione del reddito imponibile.
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Data certa scrittura privata: come provarla al Fisco?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10870/2025, ha chiarito i requisiti per dimostrare la data certa di una scrittura privata di riduzione del canone di locazione nei confronti dell'Amministrazione Finanziaria. L'Ufficio Fiscale, considerato 'terzo' rispetto all'accordo, può non riconoscere la riduzione se la prova della sua anteriorità non deriva da fatti oggettivi e certi, come la registrazione. Le sole dichiarazioni delle parti coinvolte (locatore e conduttore) o le ricevute di pagamento non sono ritenute sufficienti a fornire la prova della data certa della scrittura privata, poiché prive del carattere di oggettività richiesto dalla legge.
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Prova contro il Fisco: la data certa non è decisiva
Annullato un accertamento fiscale a un professionista. L'Amministrazione Finanziaria contestava una somma come reddito non dichiarato, ma il contribuente ha fornito la prova contro il Fisco che si trattava di una caparra per un acquisto immobiliare. La Cassazione ha confermato che la documentazione, inclusi estratti conto, è valida anche senza una data certa formale, purché genuina e con anteriorità dimostrabile.
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Divisione non trascritta e IMU: cosa dice la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che una divisione immobiliare, anche se non trascritta nei registri pubblici, è pienamente valida ai fini del calcolo dell'IMU. Nel caso esaminato, una contribuente aveva ricevuto un avviso di liquidazione basato su quote di comproprietà che non possedeva più a seguito di un atto di divisione. L'amministrazione comunale sosteneva l'inefficacia dell'atto per mancata trascrizione. La Corte ha rigettato tale tesi, affermando che il presupposto dell'imposta è la proprietà effettiva del bene, non la sua pubblicità immobiliare. Pertanto, la divisione non trascritta, se provata con data certa, è opponibile al Comune.
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Rivendica beni nel fallimento: la prova di proprietà
Una società ha rivendicato la proprietà di beni mobili inventariati nella sede di un'impresa fallita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prova di proprietà in ambito fallimentare richiede un onere probatorio rigoroso. È necessario un atto con data certa anteriore al fallimento che dimostri non solo la titolarità del bene, ma anche il motivo per cui questo si trovava presso l'impresa fallita. La semplice cessazione del contratto di locazione dei locali è stata ritenuta irrilevante.
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Prova del credito fallimentare: limiti e decadenze
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società creditrice, confermando la decisione del Tribunale di escludere un credito di oltre 400.000 euro dallo stato passivo di un fallimento. La sentenza sottolinea i rigidi limiti alla prova del credito fallimentare, ribadendo che i documenti devono essere prodotti entro termini di decadenza e non possono essere integrati tardivamente. Inoltre, la valutazione della prova testimoniale e la riduzione della lista testi rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato.
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Opponibilità cessione crediti: la Cassazione decide
Una società di factoring si è vista negare l'ammissione al passivo di un fallimento perché i pagamenti effettuati non avevano data certa. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'opponibilità cessione crediti, garantita dalla data certa del contratto quadro di factoring e delle singole cessioni, si estende anche ai pagamenti. Di conseguenza, la prova dei pagamenti può essere fornita anche tramite estratti conto, rendendo il credito esigibile nei confronti della massa fallimentare.
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Postergazione finanziamenti soci: quando si applica?
Una società creditrice, cessionaria di un finanziamento erogato da una capogruppo alla sua controllata poi fallita, ha contestato la subordinazione del proprio credito. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la postergazione finanziamenti soci si applica a ogni forma di finanziamento proveniente da chi esercita direzione e coordinamento e che, per beneficiare delle deroghe temporanee, è necessaria una prova con data certa, non essendo sufficienti le date valuta degli estratti conto.
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Data certa scrittura privata: Cassazione e fallimento
La Corte di Cassazione interviene su un caso di permuta immobiliare complicato dal fallimento della società costruttrice. La questione centrale riguarda l'opponibilità al fallimento di una scrittura privata che modificava l'atto di permuta originale. La Corte ha annullato la decisione di merito, non per il contenuto della scrittura, ma per una violazione procedurale: i documenti che provavano la data certa scrittura privata erano stati depositati tardivamente. La sentenza ribadisce il principio inderogabile secondo cui, nelle opposizioni allo stato passivo, tutte le prove documentali devono essere prodotte con l'atto introduttivo, a pena di decadenza.
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Credito procedura di prevenzione: la prova rafforzata
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19468/2025, ha stabilito che in una procedura di prevenzione, il creditore di una società confiscata deve fornire una prova rigorosa del suo diritto. In particolare, il credito procedura di prevenzione deve basarsi su un atto con data certa anteriore al sequestro. Le semplici annotazioni contabili, anche se presenti nei bilanci approvati dall'amministratore giudiziario, non sono considerate sufficienti a vincere la terzietà dell'amministrazione e a dimostrare l'esistenza del credito.
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