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Danno In Re Ipsa

279 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che indica un danno la cui esistenza è considerata implicita nel fatto illecito stesso, senza necessità di una prova specifica del pregiudizio subito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Occupazione abusiva immobile: il Comune paga o il proprietario deve provare il danno?
Una proprietaria ha affittato un terreno a un Comune per lo stoccaggio di rifiuti. Il contratto, inizialmente annuale, è scaduto ma il Comune ha continuato a occupare l'area, estendendone l'uso e non provvedendo alla bonifica. La proprietaria ha chiesto il risarcimento dei danni per l'Occupazione abusiva immobile. Dopo sentenze di condanna in primo e secondo grado, il Comune ha ricorso in Cassazione, contestando la durata del contratto e l'onere della prova del danno. La Corte di Cassazione ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per stabilire se il danno da occupazione abusiva sia "in re ipsa" (automatico) o se il proprietario debba dimostrare di aver subito un concreto pregiudizio.
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Risarcimento mancata fornitura divisa: niente automatismo
Un agente della Polizia Municipale ha chiesto il risarcimento mancata fornitura divisa o un'indennità sostitutiva, lamentando che il Comune gli aveva consegnato l'uniforme in ritardo. Il lavoratore sosteneva di aver subito un danno economico e un pregiudizio all'immagine per aver svolto il servizio con abiti civili o con vecchie divise. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'agente, confermando che il ritardo del datore di lavoro costituisce un inadempimento, ma non genera automaticamente un risarcimento. Per ottenere il ristoro, il dipendente deve provare di aver speso soldi propri per acquistare i vestiti o di aver logorato abiti personali. Inoltre, il danno all'immagine non è automatico e richiede una prova specifica del pregiudizio subito. Il lavoratore è stato sconfitto e condannato al pagamento delle spese legali.
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Abuso di contratti a termine: risarcimento per il precario
Una lavoratrice ha prestato servizio presso una sede consolare estera attraverso un iniziale contratto a tempo determinato e tre successive proroghe per una durata complessiva di due anni. Il Ministero ha impugnato la decisione di merito che accertava l'illegittimità dei rinnovi eccedenti il limite massimo di dodici mesi complessivi e riconosceva un'indennità economica. La Suprema Corte ha confermato la decisione, sancendo che l'abuso di contratti a termine nel settore pubblico non consente la conversione in contratto a tempo indeterminato, ma attribuisce al dipendente il diritto a un risarcimento forfettario pari a sei mensilità dell'ultima retribuzione, senza necessità di provare il danno economico subito.
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Inadempimento del mandatario senza danno: niente risarcimento
Un'impresa esecutrice agisce contro la società capogruppo mandataria per ottenere il risarcimento del danno subito a seguito dei lavori di consolidamento di un ponte. La capogruppo aveva omesso di trasmettere alla committente la contestazione formale sui difetti dei giunti. L'attrice lamenta l'inadempimento del mandatario e richiede il ristoro economico automatico per la perdita subita. La Corte di Cassazione respinge integralmente le pretese della ricorrente e conferma la decisione d'appello. I giudici stabiliscono che l'inadempimento del mandatario non produce un danno automatico se la contestazione omessa era comunque tardiva o del tutto infondata nel merito. Senza una concreta possibilità di successo della richiesta verso la committente, la violazione dell'incarico non genera alcun danno-conseguenza risarcibile. L'attrice subisce la condanna al pagamento delle spese processuali.
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Distanze tra costruzioni: Ristrutturazione o Nuova Opera? La Cassazione chiarisce
La Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni proprietari che contestavano le opere realizzate dalla vicina. Essi sostenevano che la vicina avesse costruito una "nuova costruzione" violando le **distanze tra costruzioni** e il diritto di veduta. La Corte ha confermato che si trattava di una "ristrutturazione" conforme alle norme urbanistiche e alle distanze preesistenti, anche in zona a vincolo assoluto. Ha inoltre stabilito che le aperture dei ricorrenti non configuravano un vero "diritto di veduta". Infine, ha chiarito che il "danno in re ipsa" per violazione delle distanze non è automatico e può essere escluso se non si dimostra un effettivo pregiudizio.
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Diritto di prelazione: offerta al ribasso e vendita a terzi
La società proprietaria di un immobile inviava al conduttore la comunicazione di vendita dell'appartamento a un prezzo determinato. L'inquilino dichiarava di voler acquistare il bene, ma pretendeva una consistente riduzione del prezzo invocando accordi sindacali e la disciplina speciale sugli enti previdenziali privatizzati. Di fronte alla mancata accettazione delle condizioni originarie, la società vendeva l'immobile a terzi. L'inquilino agiva quindi in giudizio per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla presunta violazione del diritto di prelazione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria. I giudici hanno chiarito che le tutele speciali per gli enti pubblici non erano applicabili alla fattispecie e che l'eventuale danno da mancato acquisto non è mai automatico, imponendo al richiedente la prova rigorosa della perdita patrimoniale subita e della reale disponibilità economica all'acquisto.
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Violazione distanze legali: diritto alla demolizione dell’abuso
Un ente proprietario di un immobile agisce in giudizio contro la società confinante a causa della violazione distanze legali derivante dall'ampliamento del fabbricato adiacente. I lavori comprendono la sopraelevazione della struttura, la creazione di nuove finestre e l'installazione di un montacarichi. I giudici di secondo grado limitano la demolizione al solo montacarichi e riconoscono un mero risarcimento economico per la sopraelevazione, ignorando le distanze minime dal confine previste dal piano regolatore comunale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del proprietario leso. La Suprema Corte chiarisce che i regolamenti edilizi comunali integrano il codice civile. La loro inosservanza garantisce al vicino sia il diritto al risarcimento del danno sia la demolizione completa delle opere abusive. La sentenza viene quindi cassa con rinvio per una nuova decisione.
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Opere Pubbliche e Distanze Legali: Demolizione o Indennizzo?
Un proprietario ha contestato la costruzione di un ampliamento scolastico da parte di un Comune, lamentando violazioni delle distanze legali opere pubbliche e danni a querce. Ha chiesto la demolizione e il risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che per le opere pubbliche la violazione delle distanze non comporta la demolizione, ma solo un indennizzo, se richiesto. Ha inoltre escluso il risarcimento per le querce per mancanza di prova concreta del danno.
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Occupazione senza titolo: quando spetta il risarcimento
Una società immobiliare proprietaria di diverse aree all'interno di un complesso residenziale conveniva in giudizio il condominio. La proprietaria contestava l'occupazione senza titolo di tali spazi, destinati a parcheggi, chiedendone la restituzione e il risarcimento dei danni per l'impossibilità di venderli. La Corte d'Appello riconosceva la proprietà ma negava i danni per carenza probatoria. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il contrasto giurisprudenziale sul punto. I giudici hanno chiarito che il danno da perdita della facoltà di godimento si presume e può essere liquidato in base al canone di locazione di mercato, mentre le ulteriori occasioni perse di vendita o affitto a canone maggiorato richiedono prova specifica. La Corte ha quindi accolto il ricorso della società, cassando la sentenza impugnata per una nuova valutazione del risarcimento.
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Diffamazione: Avvocato e Amministratore Condannati, poi il Ricorso si Estingue
Un'azienda ha citato in giudizio un avvocato e un amministratore di condominio per risarcimento danni per diffamazione. Le lettere inviate, contenenti accuse infondate, sono state considerate diffamatorie e non protette da esimente. La Corte d'Appello ha condannato i due al risarcimento. Dopo un ricorso per revocazione in Cassazione, il ricorrente ha rinunciato all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, accettando la rinuncia e non pronunciandosi sulle spese. Il caso evidenzia come la diffamazione, anche in contesti professionali, comporti responsabilità.
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Violazione distanze costruzioni: il diritto di veduta prevale sull’abuso
La Corte Suprema ha esaminato un caso di violazione distanze costruzioni tra due proprietari. La Proprietaria del piano superiore ha citato in giudizio l'Inquilina del piano inferiore per la rimozione di una tettoia con pareti sul terrazzo, realizzata senza autorizzazioni e che limitava la sua veduta. L'Inquilina ha eccepito l'usucapione e contestato la base della domanda. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Inquilina. Ha ribadito che la violazione delle distanze legali (Art. 907 c.c.) causa un "danno in re ipsa", non richiedendo prova specifica del pregiudizio. La domanda di usucapione è stata respinta per mancanza di prova.
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Occupazione Abusiva: Prova del Danno o Danno in Re Ipsa? La Cassazione Rinvio
Una proprietaria di un terreno ha citato in giudizio un'azienda di telecomunicazioni per l'installazione abusiva di pali e cavi sulla sua proprietà. Il Tribunale le aveva riconosciuto un risarcimento, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, sostenendo che la proprietaria non aveva fornito prove adeguate del danno, basandosi solo su una consulenza di parte non utilizzabile. La questione centrale riguarda la prova del danno da occupazione abusiva. La Corte di Cassazione ha rinviato la causa alle Sezioni Unite per chiarire se il danno da occupazione abusiva sia un "danno in re ipsa", cioè presunto per legge, o se debba essere sempre dimostrato.
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Risarcimento danni per diffamazione: no al danno presunto
Un professionista ha chiesto il risarcimento danni per diffamazione nei confronti di una controparte aziendale. La presunta lesione dell'onorabilità derivava dall'affermazione, contenuta in uno scritto difensivo, di condanne penali già subite dal richiedente, laddove all'epoca i procedimenti risultavano soltanto pendenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errata indicazione temporale delle condanne non costituisce automaticamente un'offesa diffamatoria. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che il risarcimento danni per diffamazione richiede sempre la prova concreta del danno subito, patrimoniale o non patrimoniale, escludendo che il pregiudizio possa considerarsi presunto o esistente di per sé senza un'adeguata dimostrazione fattuale.
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Occupazione abusiva di suolo pubblico: no a somme forfettarie
Un'impresa pubblicitaria ha contestato diverse richieste di pagamento inviate da un Comune per la presunta occupazione abusiva di suolo pubblico mediante cartelloni pubblicitari. La società ha sostenuto l'illegittimità delle sanzioni e ha contestato l'ammontare richiesto, chiedendo di ricalcolare l'indennità in base alla reale durata dell'esposizione. La Corte di Appello ha rigettato la richiesta, qualificando la contestazione sul periodo di esposizione come una domanda tardiva non esaminabile. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, accogliendo il ricorso dell'impresa. Gli Ermellini hanno chiarito che contestare la quantificazione economica e la durata dell'illecito non costituisce una pretesa nuova in appello. I giudici devono quindi rivalutare l'effettiva durata della violazione.
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Uso delle parti comuni: ok agli allacci ma niente risarcimento
Una società proprietaria di due fabbricati industriali trasforma gli immobili in cinque appartamenti. Il condominio nega il consenso per collegare le nuove unità agli impianti fognari e idrici tramite scavi nel cortile comune. La società esegue i lavori previa autorizzazione d'urgenza del tribunale e cita il condominio per ottenere il risarcimento dei danni da ritardo nelle vendite e nelle locazioni. Il condominio chiede la rimozione dei nuovi allacciamenti. La Corte di Cassazione conferma che l'allaccio di nuove utenze nel cortile rientra nel legittimo uso delle parti comuni spettante al singolo condomino. Tuttavia, i giudici respingono la domanda risarcitoria della società per totale assenza di prove concrete sul danno economico subito.
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Risarcimento danni appalto: niente prescrizione per gli eredi
I proprietari di immobili danneggiati da lavori edili in un fondo vicino hanno agito in giudizio per ottenere il risarcimento danni appalto. Gli eredi dell'appaltatore e del direttore dei lavori hanno contestato le pretese, eccependo la prescrizione dei diritti e sostenendo l'esistenza di un giudicato sul concorso di colpa dei danneggiati. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che non si era formato alcun giudicato idoneo a far scattare la prescrizione anticipata. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diritto al risarcimento per il mancato utilizzo degli immobili rimasti inagibili fino alla demolizione. Il danno è stato correttamente dimostrato tramite presunzioni e quantificato in via equitativa dal giudice. Gli eredi dei responsabili sono stati condannati in solido al pagamento delle spese legali.
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Danno da Fermo Tecnico: La Cassazione chiarisce l’onere della prova
Una società ha acquistato un credito per le spese di noleggio di un'auto sostitutiva, sostenute da un automobilista a causa di un "danno da fermo tecnico" dopo un incidente. L'assicurazione ha rifiutato il pagamento, sostenendo la mancata prova della necessità del noleggio. La Corte di Cassazione ha chiarito che per il "danno da fermo tecnico", è sufficiente dimostrare di aver sostenuto la spesa per il noleggio. Il nesso causale tra il fermo del veicolo e il noleggio è presunto. La Corte ha cassato la decisione del Tribunale, ribadendo che non è richiesta una prova rigorosa della necessità, ma solo della spesa effettivamente sostenuta.
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Abusiva attività finanziaria: fidi illeciti e condanna penale
Un amministratore delegato di un consorzio di garanzia fidi ha rilasciato polizze fideiussorie senza le necessarie autorizzazioni e senza l'iscrizione negli appositi elenchi di vigilanza bancaria. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di abusiva attività finanziaria, negando la particolare tenuità del fatto a causa della reiterazione delle condotte. L'amministratore ha proposto ricorso per cassazione contestando l'uso delle intercettazioni, l'entità della pena e la condanna al risarcimento danni verso la parte civile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando integralmente la condanna penale e le statuizioni civili.
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Segnalazione illegittima alla Centrale Rischi: spetta il danno
Un istituto di credito ha richiesto un decreto ingiuntivo contro alcuni presunti garanti per un debito societario. I garanti si sono opposti dimostrando la falsità delle proprie sottoscrizioni sui contratti. Nonostante la successiva rinuncia della banca al decreto, i garanti hanno preteso il risarcimento per i pregiudizi sofferti a causa delle azioni esecutive e della segnalazione illegittima alla Centrale Rischi. I giudici di primo e secondo grado hanno negato il risarcimento ritenendo non provato il danno economico o d'immagine. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei garanti. I giudici di legittimità hanno chiarito che il danno da segnalazione illegittima alla Centrale Rischi, pur non essendo automatico, si può dimostrare tramite presunzioni semplici, come la vicinanza temporale tra la segnalazione e il rifiuto di nuovi finanziamenti da parte di altri istituti.
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Risarcimento danno da fermo tecnico: senza prove niente rimborso
Un automobilista subisce un incidente stradale con distruzione totale del proprio veicolo. Il Giudice di Pace riconosce il valore del mezzo, ma nega il risarcimento danno da fermo tecnico e le spese di nuova immatricolazione per mancanza di prove sull'effettivo acquisto di un'altra auto. L'automobilista impugna la decisione chiedendo il ristoro integrale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma che il danno da indisponibilità del mezzo non spetta in modo automatico. Il danneggiato deve dimostrare di aver sostenuto spese reali per un veicolo sostitutivo o di aver perso guadagni a causa del mancato utilizzo della vettura. Senza prove concrete, la richiesta risarcitoria per il fermo della vettura viene respinta.
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