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Danno In Re Ipsa

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279 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Risarcimento danni bancari: la prova del nesso causale
Gli eredi di un'imprenditrice hanno citato in giudizio un istituto di credito per un risarcimento danni, sostenendo che un sequestro conservativo di quote societarie avesse causato il fallimento del loro hotel. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso principale per mancanza di prova del nesso causale diretto tra il sequestro e il presunto tracollo aziendale. La sentenza sottolinea che l'onere di dimostrare tale collegamento per un risarcimento danni bancari spetta interamente a chi avanza la pretesa, accogliendo solo parzialmente il ricorso incidentale della banca su questioni procedurali relative alle spese.
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Indennizzo per vincolo espropriativo: guida pratica
Due proprietarie citano in giudizio un Comune per aver mantenuto vincoli su alcuni loro terreni per oltre 25 anni senza mai procedere all'esproprio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito un principio fondamentale: quando la Pubblica Amministrazione reitera un vincolo preordinato all'esproprio, il proprietario ha diritto a un indennizzo per vincolo espropriativo in modo quasi automatico. Il danno, infatti, è considerato 'in re ipsa', cioè insito nella prolungata compressione del diritto di proprietà, senza che sia necessaria una rigorosa prova specifica del pregiudizio subito. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che negava il risarcimento per mancata prova del danno.
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Risarcimento del danno: onere di allegazione preciso
La Corte di Cassazione chiarisce che per ottenere il risarcimento del danno da ridotto godimento di un immobile, non è sufficiente una richiesta generica. Il proprietario deve allegare fin dall'inizio i fatti specifici che dimostrano il pregiudizio subito, come la perdita di guadagni da un'attività commerciale. In un caso di infiltrazioni in un condominio, la Corte ha annullato la condanna al risarcimento per mancati introiti di un'attività di affittacamere perché tale circostanza non era stata specificamente dedotta nella domanda iniziale, ribadendo l'importanza dell'onere di allegazione per la corretta definizione del processo.
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Occupazione sine titulo: prova e risarcimento del danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9063/2024, ha rigettato il ricorso di un soggetto che occupava un terreno senza averne titolo. La Corte ha chiarito i principi sulla prova del danno da occupazione sine titulo, specificando che non è un danno 'in re ipsa' ma deve essere provato dal proprietario, anche tramite presunzioni, dimostrando la concreta intenzione di utilizzare economicamente il bene. È stata inoltre superata la presunzione di buona fede dell'occupante, in quanto le circostanze del caso dimostravano che era a conoscenza, o avrebbe dovuto esserlo, della lesione del diritto altrui.
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Danno in re ipsa: la Cassazione nega il risarcimento
Una lunga controversia relativa a uno scarico fognario abusivo si conclude in Cassazione. La proprietaria di un cortile aveva citato in giudizio i vicini per l'inesistenza di una servitù di scarico e per i danni subiti. Nonostante la successiva rimozione dello scarico, la richiesta di risarcimento è stata portata avanti, invocando un danno in re ipsa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il danno non è automatico ma deve essere specificamente provato. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che, basandosi su una CTU, avevano escluso la presenza di sversamenti o inquinamento.
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Danno da occupazione illegittima: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7553/2024, ha affrontato il caso di un danno da occupazione illegittima di un immobile. Una curatela fallimentare contestava la condanna al risarcimento in favore della proprietaria dell'immobile, occupato da beni mobili del soggetto fallito dopo la risoluzione del contratto di locazione. La Corte ha rigettato il ricorso, qualificando la responsabilità come extracontrattuale e non contrattuale. Ha inoltre stabilito che, per ottenere il risarcimento, il proprietario deve allegare la concreta possibilità di sfruttamento economico del bene persa a causa dell'occupazione, non essendo sufficiente la mera indisponibilità. Il valore locativo del bene è stato ritenuto un criterio valido per la liquidazione del danno.
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Responsabilità intermediario finanziario: la Cassazione
Gli eredi di una titolare di polizza hanno citato in giudizio una banca a causa della condotta della sua promotrice finanziaria, nominata beneficiaria della polizza stessa. Nonostante la promotrice avesse rinunciato al beneficio e gli eredi avessero ricevuto il pagamento, è stata avanzata una richiesta di risarcimento per il ritardo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come la responsabilità dell'intermediario finanziario e il conseguente diritto al risarcimento richiedano una prova concreta del danno subito, che non può essere mai presunto.
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Responsabilità avvocato: serve prova del danno effettivo
Una famiglia ha citato in giudizio gli eredi del proprio avvocato per negligenza professionale, sostenendo che non avesse ottenuto un'indennità per l'occupazione di un immobile. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che per accertare la responsabilità dell'avvocato non è sufficiente dimostrarne l'errore, ma è indispensabile che il cliente provi di aver subito un danno economico concreto e diretto. Poiché i clienti avevano di fatto già ricevuto la somma dalla controparte, che non l'aveva mai richiesta indietro, non sussisteva alcun danno effettivo.
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Danno da demansionamento: come provarlo in giudizio
Una lavoratrice si è vista negare il risarcimento per danno da demansionamento perché i giudici di merito ritenevano non avesse allegato prove sufficienti del danno. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il danno, pur non essendo automatico (in re ipsa), può essere provato tramite presunzioni. I giudici devono valutare tutti i fatti specifici allegati dal lavoratore (durata del demansionamento, natura delle mansioni, perdita di professionalità) come elementi per dedurre l'esistenza del pregiudizio. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Risarcimento del danno: onere della prova del danneggiato
Un pubblico ufficiale è stato condannato al risarcimento del danno per le percosse inflitte a un minore. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, specificando che, anche a seguito di una sentenza penale, la vittima ha sempre l'onere di provare l'esistenza e l'entità del danno subito, poiché questo non è mai implicito nel fatto illecito stesso.
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Responsabilità professionale notaio: l’obbligo di verifica
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un notaio per non aver individuato una trascrizione pregiudizievole su un immobile, oggetto di compravendita. La sentenza chiarisce che la responsabilità professionale del notaio sussiste anche se l'immobile proviene da una procedura fallimentare e la pretesa trascritta si rivela infondata. Il danno per l'acquirente è stato riconosciuto come concreto, derivante dall'incertezza e dalla ridotta commerciabilità del bene.
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Responsabilità commercialista: prova del danno essenziale
Un'avvocatessa ha citato in giudizio la sua ex-contabile per un consiglio fiscale errato che l'ha costretta a versare l'IVA non riscossa dai clienti. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento, sottolineando che la responsabilità commercialista non è sufficiente. Il cliente deve dimostrare con prove documentali (fatture, pagamenti) di aver subito un danno effettivo, cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Responsabilità del consulente tecnico: il caso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento danni di un consulente tecnico per aver trattato illecitamente i tabulati telefonici di alcuni parlamentari, pur agendo su incarico di un magistrato. La sentenza stabilisce che la specifica disciplina sulla responsabilità civile dei magistrati non si estende ai loro ausiliari. L'esecuzione di un ordine palesemente illegittimo non costituisce una scriminante, affermando così la piena responsabilità del consulente tecnico per la propria condotta.
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Danno in re ipsa: la Cassazione nega il risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27962/2025, ha rigettato il ricorso di un condominio contro una società di telecomunicazioni per l'occupazione di una porzione del lastrico solare. La Corte ha stabilito che il risarcimento non è automatico (danno in re ipsa), ma richiede la prova di un danno concreto. Inoltre, ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso che non contestava tutte le autonome ragioni (rationes decidendi) della sentenza d'appello, confermando che la mancata impugnazione di una di esse rende l'intero gravame inutile.
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Danno da mancato godimento: onere della prova
La Cassazione chiarisce che per il risarcimento del danno da mancato godimento di un immobile, il proprietario deve provare il pregiudizio specifico, come la perdita di opportunità di locazione. La Corte ha rigettato il ricorso degli eredi di un venditore, che chiedevano un risarcimento per l'occupazione senza titolo di un immobile dopo l'annullamento di una vendita, per non aver adeguatamente allegato e provato il danno.
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Indennità sostitutiva: quando spetta al lavoratore?
Un agente di polizia municipale ha richiesto un'indennità sostitutiva e un risarcimento per la mancata fornitura della divisa da parte del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per ottenere l'indennità sostitutiva è necessaria una specifica previsione di legge o contrattuale. Inoltre, ha chiarito che qualsiasi danno, incluso quello all'immagine, non è mai presunto ma deve essere sempre allegato e provato in modo specifico dal lavoratore.
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Occupazione sine titulo: Danno e risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2189/2024, ha stabilito principi chiave in materia di occupazione sine titulo. Il caso riguarda la richiesta di rilascio di un immobile da parte del proprietario. La Corte ha chiarito che il danno derivante dall'occupazione illegittima è da considerarsi presunto ('in re ipsa'), in quanto lede la facoltà di godimento del proprietario. Di conseguenza, il risarcimento è dovuto a prescindere dalla prova di un concreto pregiudizio. La Corte ha inoltre ribadito il principio 'iura novit curia', secondo cui il giudice può qualificare diversamente la domanda delle parti, purché i fatti a fondamento restino invariati.
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Violenza morale: quando un contratto è annullabile?
Un promissario acquirente ha costretto i promittenti venditori a firmare un contratto immobiliare sfavorevole, minacciando di incassare un assegno dato in garanzia. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del contratto per violenza morale, stabilendo che la minaccia di far valere un diritto, se finalizzata a ottenere un vantaggio ingiusto, vizia il consenso e rende l'accordo invalido.
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Danno da indisponibilità immobile: la Cassazione fa il punto
Una società costruttrice agisce per ottenere il risarcimento del danno da indisponibilità immobile, causato da pignoramenti ritenuti illegittimi su un bene che aveva già acquistato. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento. La Corte di Cassazione, prima di pronunciarsi nel merito su questioni cruciali come la natura del danno e la prova della cessione dei crediti, emette un'ordinanza interlocutoria. Rilevando un difetto nella notifica del ricorso ad alcune parti, ne ordina la rinnovazione, sospendendo di fatto la decisione sulle questioni sostanziali.
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Selezione dirigenti sanitari: obbligo di motivazione
Un medico ha contestato l'esito di una selezione per un ruolo direttivo in un ospedale. La Cassazione ha confermato la responsabilità dell'ente per perdita di chance, stabilendo che la procedura di selezione dirigenti sanitari, pur avendo natura fiduciaria, deve rispettare i principi di comparazione, trasparenza e motivazione, a tutela della buona fede e dell'imparzialità.
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