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Danno In Re Ipsa

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279 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contratto preliminare immobile: la prova in appello
In una causa per l'esecuzione di un contratto preliminare immobile, la Corte di Cassazione ha stabilito che la documentazione urbanistica necessaria per il trasferimento può essere presentata per la prima volta anche in appello. La Corte ha chiarito che tali documenti costituiscono una 'condizione dell'azione' e non un 'presupposto della domanda', potendo quindi essere prodotti fino al momento della decisione. La sentenza ha inoltre negato il risarcimento automatico del danno per il mancato godimento del bene al promissario acquirente, specificando che tale danno deve essere concretamente provato.
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Divisione ereditaria: effetti ex nunc con conguaglio
Una complessa vicenda familiare, nata da una locazione e sfociata in una divisione ereditaria, porta la Corte di Cassazione a fare chiarezza. L'ordinanza stabilisce che, in caso di assegnazione di un immobile a un coerede con versamento di un conguaglio agli altri, l'acquisto della proprietà per la parte eccedente la quota originaria ha effetto 'ex nunc', ovvero dal momento della sentenza di divisione, e non retroattivamente. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento per occupazione abusiva è stata respinta per il periodo in cui la proprietà era ancora in comunione. La Corte ha inoltre ribadito che il maggior danno da ritardata restituzione dell'immobile non è automatico ma deve essere concretamente provato.
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Distanze legali: presunzione di demanialità stradale
In una controversia sulle distanze legali tra edifici, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che non aveva adeguatamente considerato la natura pubblica di una strada privata ad uso pubblico. L'ordinanza stabilisce che la presunzione di demanialità di una via interna a un centro abitato, aperta al pubblico, deve essere valutata sulla base di elementi sostanziali (uso pubblico, ubicazione, ecc.) e non solo formali. La corretta qualificazione della strada è essenziale per applicare le giuste norme sulle distanze. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Risarcimento danno voto: non basta la lesione del diritto
Un cittadino chiede il risarcimento del danno per non aver potuto votare a un referendum a causa di un ritardo del Comune nel reinserirlo nelle liste elettorali. La Cassazione ha negato il risarcimento danno voto, affermando che la semplice lesione del diritto non è sufficiente. È necessaria la prova di un danno-conseguenza concreto, che l'attore non ha fornito.
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Danno da demansionamento: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una lavoratrice per danno da demansionamento, chiarendo che il pregiudizio non è mai automatico (in re ipsa). La sentenza sottolinea che il lavoratore ha l'onere di allegare e provare in modo specifico e non generico il danno professionale, biologico o morale subito, altrimenti la domanda di risarcimento non può essere accolta.
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Occupazione sine titulo: danno in re ipsa confermato
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un soggetto per l'occupazione sine titulo di un immobile. Viene ribadito il principio secondo cui il danno per il proprietario è 'in re ipsa', cioè presunto nella perdita stessa della disponibilità del bene, senza necessità di provare un mancato guadagno specifico. La liquidazione del danno può basarsi sul valore locativo di mercato. La Corte ha inoltre respinto le altre doglianze dell'occupante, relative all'identificazione dell'immobile e alla richiesta di rimborso per lavori non autorizzati, dichiarandole inammissibili.
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Contratti Pubblica Amministrazione: La Forma Scritta
Un fornitore di servizi sanitari ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale per il mancato pagamento di prestazioni e per i danni derivanti dal ricorso al credito bancario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo due principi fondamentali: la necessità della forma scritta per la validità dei contratti con la pubblica amministrazione e l'onere per il creditore di provare il nesso causale tra il ritardo nel pagamento e il danno subito. La mancanza di contratti firmati per alcuni anni e l'assenza di una prova rigorosa del danno hanno determinato l'esito della controversia.
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Danno da demansionamento: come provarlo in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20427/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva un risarcimento per danno da demansionamento. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la sola privazione delle mansioni non è sufficiente a generare un diritto automatico al risarcimento. Il lavoratore ha l'onere di allegare in modo specifico, fin dal primo atto del giudizio, i pregiudizi concreti subiti (professionali, esistenziali, ecc.). Nel caso di specie, il ricorso iniziale conteneva solo affermazioni generiche, impedendo al giudice di valutare l'esistenza di un danno effettivo tramite prova presuntiva.
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Danno da usura psicofisica: risarcimento per pausa negata
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per danno da usura psicofisica a favore di alcuni lavoratori del settore sanitario a cui, per oltre dieci anni, non era stata concessa la pausa lavorativa obbligatoria. Secondo la Corte, una violazione così sistematica e prolungata permette al giudice di presumere l'esistenza di un danno effettivo, anche senza prove mediche dirette, condannando il datore di lavoro. L'appello dell'azienda è stato dichiarato inammissibile.
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Danno da usura psicofisica: la pausa negata si paga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria a risarcire i propri dipendenti per il danno da usura psicofisica causato dalla sistematica mancata concessione della pausa di lavoro per oltre un decennio. La Corte ha stabilito che, sebbene il danno non sia automatico (in re ipsa), la sua esistenza può essere provata dal giudice tramite presunzioni, basandosi sulla gravità e sulla durata della violazione.
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Contratto locazione non registrato: le conseguenze
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19804/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni inquilini condannati al risarcimento del danno per l'occupazione di un immobile in virtù di un contratto di locazione non registrato. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano proceduralmente errati, in quanto non affrontavano le specifiche ragioni giuridiche (ratio decidendi) della sentenza d'appello, come la decadenza dal diritto di chiedere la rideterminazione del canone. La decisione sottolinea l'importanza di una corretta impostazione processuale nei ricorsi e le conseguenze derivanti dalla mancata registrazione del contratto, che qualifica il rapporto come occupazione di fatto risarcibile in via equitativa.
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Risarcimento Danno Minaccia: La Prova è Necessaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21858/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di risarcimento danno minaccia. Un cittadino aveva richiesto un risarcimento per i danni subiti a seguito di una minaccia, ma la sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello per mancata prova del danno. La Suprema Corte ha confermato queste decisioni, rigettando il ricorso. Il punto centrale è che la commissione del reato di minaccia, pur ledendo un bene giuridico come la libertà morale, non comporta un risarcimento automatico. La vittima deve sempre fornire la prova concreta delle conseguenze dannose, patrimoniali o non patrimoniali, che ha subito a causa dell'illecito. La Corte ha escluso la configurabilità di un 'danno in re ipsa', ribadendo che il danno deve essere sempre una conseguenza effettiva e dimostrata.
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Danno mancata pausa: il risarcimento è dovuto
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria, confermando la condanna al risarcimento per il danno da mancata pausa. La Corte ha stabilito che la violazione sistematica per dieci anni del diritto alla pausa di 10 minuti per i dipendenti del servizio di emergenza integra un danno da usura psicofisica, la cui esistenza può essere provata anche tramite presunzioni basate sulla gravità e durata dell'inadempimento, senza necessità di una prova specifica del pregiudizio biologico.
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Comodato precario: quando l’occupazione è illegittima
In una controversia ereditaria, un fratello occupa la villa di famiglia basandosi su un vecchio accordo con il padre defunto. La Corte d'Appello aveva qualificato il rapporto come comodato precario, limitando il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che, alla scadenza del contratto originario, la permanenza nell'immobile costituiva mera tolleranza, cessata con la morte del padre. Di conseguenza, l'occupazione è divenuta illegittima fin dall'apertura della successione, con pieno diritto al risarcimento per gli eredi.
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Compenso professionale: tariffe e responsabilità
Un architetto ricorre in Cassazione per il mancato pagamento del suo compenso professionale per la progettazione e direzione lavori di due garage. I clienti lamentavano vizi nell'opera. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che in assenza di accordo, il compenso professionale deve essere liquidato secondo le tariffe inderogabili e non su un prospetto riepilogativo. Inoltre, chiarisce che il danno da mancato utilizzo di un bene non è automatico ma va specificamente allegato e provato.
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Danno da occupazione sine titulo: prova necessaria
Una recente sentenza della Corte di Appello di Firenze chiarisce i requisiti per ottenere il risarcimento per il danno da occupazione sine titulo. La Corte ha rigettato la richiesta di risarcimento di un proprietario poiché non aveva fornito la prova di un pregiudizio economico specifico, come la perdita di occasioni di affitto o vendita. La decisione conferma l'orientamento delle Sezioni Unite (Cass. 33645/2022), secondo cui il danno non è implicito nell'occupazione stessa ma deve essere concretamente allegato e provato. È stato inoltre respinto il risarcimento per opere sull'immobile, in quanto autorizzate dal precedente proprietario.
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Cavidotto abusivo: rimozione sì, risarcimento no
La Corte d'Appello di Genova ha confermato l'ordine di rimozione di un cavidotto abusivo installato da una società su un terreno privato. Tuttavia, ha respinto sia l'appello principale della società che quello incidentale del proprietario del fondo per il risarcimento dei danni. La Corte ha stabilito che, in assenza di una prova specifica di un concreto pregiudizio economico o di godimento, la sola presenza del manufatto non giustifica un risarcimento. La decisione ha anche riformato la condanna alle spese, compensandole integralmente tra le parti per via della soccombenza reciproca.
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Occupazione sine titulo: la prova del danno non basta
Un proprietario fa appello per ottenere un risarcimento per occupazione sine titulo di un suo immobile. La Corte d'Appello rigetta la richiesta, confermando la decisione di primo grado. La sentenza stabilisce che per ottenere il risarcimento non è sufficiente dimostrare l'occupazione illegittima, ma è necessario allegare e provare specificamente il danno subito, come la perdita di concrete opportunità di locazione o vendita. La sola violazione del diritto di proprietà non genera un risarcimento automatico.
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Occupazione sine titulo: condanna e risarcimento
La sentenza analizza un caso di occupazione sine titulo di un terreno privato, su cui una società aveva installato un elettrodotto senza autorizzazione. Il Tribunale di Bari ha accolto la domanda della proprietaria, ordinando l'immediata rimozione della linea elettrica a spese della società e condannandola al risarcimento del danno. La decisione chiarisce che il danno non è 'in re ipsa' (automatico), ma deve essere provato, sebbene sia sufficiente dimostrare, anche tramite presunzioni, il pregiudizio derivante dall'impossibilità di utilizzare il bene, come nel caso di un terreno destinato ad attività di B&B.
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