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Danno In Re Ipsa

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279 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Responsabilità fornitore: il caso Sudan I in Cassazione
Una recente sentenza della Cassazione affronta il tema della responsabilità fornitore nel settore alimentare, a seguito della vendita di spezie contaminate con un colorante vietato. La Corte conferma la responsabilità del venditore, qualificando il vizio come 'aliud pro alio', e riconosce un concorso di colpa dell'acquirente. Viene però cassata la decisione sull'esclusione della copertura assicurativa, rinviando alla Corte d'Appello per una corretta interpretazione delle clausole contrattuali.
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Giornalismo d’inchiesta: i limiti del diritto di critica
Un gruppo editoriale è stato condannato per diffamazione ai danni di un ex Ministro per un articolo su un presunto viaggio personale a spese dello Stato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il giornalismo d'inchiesta non può basarsi su notizie prive di prove e verosimiglianza, delineando così i limiti tra legittima informazione e diffamazione.
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Danno da occupazione senza titolo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, interviene sul tema del danno da occupazione senza titolo, allineandosi a un recente orientamento delle Sezioni Unite. Il caso riguarda la richiesta di risarcimento avanzata dai proprietari di un immobile contro un ente pubblico che lo aveva occupato abusivamente. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo che i proprietari non avessero fornito la prova di specifiche occasioni di guadagno perse. La Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che il proprietario non deve provare un danno specifico, ma è sufficiente che alleghi la perdita della concreta possibilità di godimento del bene. Si configura così un 'danno presunto', superabile solo se l'occupante dimostra che il proprietario si sarebbe comunque disinteressato dell'immobile.
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Servitù telefonica: quando serve il consenso
La Corte di Cassazione chiarisce che l'installazione di un palo telefonico su un terreno privato è illegittima se serve anche altre utenze, senza il consenso esplicito del proprietario o un provvedimento che costituisca una servitù telefonica. Il semplice contratto di abbonamento telefonico stipulato dal proprietario del fondo non è sufficiente a giustificare l'imposizione di un peso che avvantaggia terzi, configurando un'occupazione senza titolo.
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Danno da occupazione illegittima: la prova in giudizio
Una società immobiliare ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per l'occupazione illegittima di un suo immobile. La Corte d'Appello, pur ordinando il rilascio, ha negato il risarcimento del danno, sostenendo che la società non avesse provato la possibilità di ottenere un guadagno superiore all'indennità già versata dall'ente. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che in caso di danno da occupazione illegittima, il pregiudizio è presunto. Il proprietario deve solo allegare la perdita della possibilità di godimento del bene, e il danno può essere liquidato dal giudice, anche usando come parametro il valore locativo di mercato, senza la necessità di provare uno specifico contratto di locazione sfumato. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Danno sindacale: prova e onere della prova in Cassazione
Un sindacato ha citato in giudizio un'agenzia pubblica per condotta antisindacale, chiedendo il risarcimento per danno all'immagine e perdita di chance. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha rigettato il ricorso. La sentenza sottolinea che il danno sindacale non è mai presunto (in re ipsa), ma deve essere concretamente provato dalla parte che lo lamenta. Nel caso specifico, il sindacato non solo non ha dimostrato un calo di iscritti, ma i dati indicavano un loro aumento, contraddicendo la tesi del danno subito.
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Occupazione sine titulo: il danno va sempre provato
Un proprietario ha agito in giudizio per ottenere la liberazione di un box auto e il risarcimento per la sua occupazione sine titulo. La Corte di Cassazione, pur confermando l'ordine di rilascio, ha cassato la sentenza d'appello riguardo la liquidazione del danno. Ha stabilito che il danno da occupazione illegittima non è automatico ('in re ipsa'), ma deve essere specificamente allegato e provato dal proprietario, dimostrando il concreto pregiudizio economico subito, come la perdita di occasioni di locazione.
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Legittimazione passiva nel concordato e usucapione
Una società in concordato preventivo agiva per ottenere la restituzione di alcuni immobili occupati senza titolo. La convenuta proponeva domanda riconvenzionale di usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo la carenza di legittimazione passiva del concordato preventivo rispetto all'azione di usucapione, che andava proposta contro la società proprietaria. Ha inoltre ribadito che il danno da occupazione abusiva è un danno presunto, liquidabile in via equitativa.
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Danno da indisponibilità immobile: la prova è essenziale
Una società, utilizzatrice di un immobile in leasing, ha citato in giudizio l'impresa appaltatrice e il condominio per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla prolungata indisponibilità del bene, causata da vizi nei lavori di rifacimento del tetto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10583/2024, ha rigettato il ricorso, ribadendo un principio fondamentale: il danno da indisponibilità immobile non è presunto ('in re ipsa'), ma deve essere specificamente allegato e provato dal danneggiato. Non basta dimostrare la mancata utilizzabilità del bene; è necessario provare il concreto pregiudizio economico subito, come la perdita di opportunità di locazione o i costi per una sistemazione alternativa. In assenza di tale prova, la domanda di risarcimento non può essere accolta.
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Danno da indisponibilità immobile: la prova del danno
A seguito del crollo di un vano di passaggio durante lavori di demolizione, il proprietario di un fabbricato adiacente si è trovato nell'impossibilità di ricostruire il proprio immobile per anni. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento danno da indisponibilità immobile per mancata prova. La Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che, sebbene il danno non sia automatico (in re ipsa), può essere provato anche tramite presunzioni basate su allegazioni specifiche (es. destinazione ad abitazione principale), che il giudice di merito deve valutare.
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Danno da immissioni: la Cassazione chiarisce i limiti
Una proprietaria di un immobile ha citato in giudizio una società immobiliare e un'amministrazione pubblica per i disagi derivanti dalla presenza di un commissariato di polizia nello stesso edificio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato il risarcimento. Il principio chiave è che il danno da immissioni non è automatico: le molestie devono superare la 'normale tollerabilità', valutata in base al contesto specifico del luogo, e il danno subito deve essere concretamente provato.
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Segnalazione Centrale Rischi: il danno va provato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11732/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di illegittima segnalazione Centrale Rischi. Anche se la segnalazione di un cliente da parte di una banca è ritenuta illegittima, il diritto al risarcimento del danno non è automatico. Il cliente deve fornire la prova specifica del pregiudizio subito, sia esso patrimoniale o non patrimoniale. La Corte ha rigettato la tesi del cosiddetto danno 'in re ipsa', correggendo la motivazione della Corte d'Appello ma confermandone la decisione finale di negare il risarcimento per mancanza di prove. La sentenza ha inoltre accolto parzialmente il ricorso della banca su una questione tecnica di compensazione tra crediti.
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Risarcimento pubblico impiego: danno senza prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12705/2024, ha confermato il diritto al risarcimento del danno per un lavoratore somministrato presso un ente pubblico a causa dell'illegittimità del contratto a termine. Anche in assenza di conversione del rapporto, spetta un'indennità onnicomprensiva che non richiede una specifica prova del danno subito, configurando un'ipotesi di danno presunto. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, che contestava la liquidazione del danno, ribadendo i principi sul risarcimento pubblico impiego stabiliti dalle Sezioni Unite.
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Danno da canna fumaria: risarcimento e presunzione
Una proprietaria ha citato in giudizio i vicini per l'installazione di una canna fumaria in amianto a distanza non legale dal suo balcone. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17758/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul danno da canna fumaria: la violazione delle distanze legali è sufficiente a far presumere un danno al godimento della proprietà, senza che sia necessario provare un pregiudizio diretto alla salute. La Corte ha cassato la precedente sentenza d'appello che negava il risarcimento, rinviando il caso per una nuova valutazione basata sulla presunzione di danno.
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Responsabilità notaio per atto di vendita inefficace
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19849/2024, ha stabilito la responsabilità del notaio in via extracontrattuale per i danni causati a un terzo da un atto di vendita inefficace, stipulato tra parti non proprietarie del bene. La Corte ha inoltre ribadito che il danno derivante dall'occupazione illegittima di un immobile si presume e non necessita di prova specifica da parte del proprietario danneggiato, invertendo l'onere della prova a carico dell'occupante.
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Danno da ipoteca illegittima: la prova è necessaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di danno da ipoteca illegittima. Il caso riguardava una richiesta di risarcimento per la tardiva cancellazione di un'ipoteca iscritta da un ente pubblico e successivamente dichiarata nulla. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del danneggiato, affermando che il danno non può essere considerato 'in re ipsa', cioè implicito nell'atto illecito. È onere di chi chiede il risarcimento fornire la prova concreta del pregiudizio economico subito, come ad esempio la perdita di specifiche occasioni di vendita. Di conseguenza, è stata negata anche la liquidazione equitativa del danno, poiché questa presuppone che l'esistenza del danno sia già stata provata.
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Danno non patrimoniale: risarcimento e prova presuntiva
Un avvocato viene condannato a risarcire un magistrato per averne leso l'onore con scritti offensivi. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo un principio fondamentale: il danno non patrimoniale non è automatico ('in re ipsa'), ma la sua esistenza può essere provata attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, basate su elementi come la gravità dell'offesa e la posizione sociale della vittima.
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Danno non patrimoniale: come provarlo in diffamazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per diffamazione a carico di un gruppo editoriale, un direttore e un giornalista. L'ordinanza ribadisce che il diritto di critica presuppone la verità dei fatti narrati e che il danno non patrimoniale, pur non essendo 'in re ipsa', può essere provato tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, basate su elementi concreti come la notorietà del diffamante e la diffusione della notizia.
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Occupazione senza titolo: la prova del danno non è in re ipsa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società condannata per occupazione senza titolo di un'area cortilizia. La Corte ha chiarito che, sebbene il danno da occupazione illegittima non sia 'in re ipsa' (automatico), una condanna generica al risarcimento è legittima se si accerta un fatto illecito potenzialmente dannoso. In assenza di prove su quando la detenzione tollerata sia diventata illecita, i giudici hanno correttamente fissato l'inizio del periodo risarcibile alla data della notifica dell'atto di citazione, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Occupazione senza titolo: la prova del danno
Un'azienda condannata per occupazione senza titolo di un immobile ricorre in Cassazione, sostenendo la mancata prova del danno. La Corte suprema rigetta il ricorso, chiarendo che il danno, pur non essendo 'in re ipsa', può essere provato in via presuntiva. La perdita della concreta possibilità di godimento del bene è sufficiente per il risarcimento, liquidabile in via equitativa.
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