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Credito D'Imposta

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294 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Credito d’imposta R&S: retroattività e legittimità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29380/2023, ha rigettato il ricorso di una società contro il recupero di un credito d'imposta R&S. La Corte ha stabilito la legittimità dell'applicazione retroattiva delle norme di monitoraggio (D.L. 185/2008), che richiedono una prenotazione telematica e un nulla osta preventivo, anche ai crediti maturati in periodi d'imposta iniziati prima dell'entrata in vigore della legge. La decisione si fonda sulla presenza di una "causa normativa adeguata", ovvero la necessità di introdurre un tetto di spesa per la copertura finanziaria e di gestire la crisi economica del 2008, ritenendo che tali esigenze di interesse pubblico prevalgano sul principio di affidamento del contribuente.
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Credito d’imposta dividendi: basta l’inclusione
Una società madre francese riceve dividendi dalla sua controllata italiana senza ritenuta alla fonte, grazie alla Direttiva Madre-Figlia. Chiede poi all'Italia il rimborso del credito d'imposta dividendi previsto dalla Convenzione bilaterale. La Cassazione conferma il diritto al rimborso, stabilendo che è sufficiente l'inclusione dei dividendi nella base imponibile della madre in Francia, anche se su di essi non viene pagata imposta effettiva, per evitare la doppia imposizione economica e garantire la neutralità fiscale.
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Credito d’imposta dividendi: ok al rimborso
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al rimborso del credito d'imposta dividendi per una società madre francese, anche se la controllata italiana non aveva applicato la ritenuta alla fonte. Secondo la sentenza, è sufficiente che i dividendi siano inclusi nella base imponibile della società madre nel suo Stato di residenza, indipendentemente dal fatto che l'imposta sia stata effettivamente pagata. Questa decisione rafforza i principi di neutralità fiscale e di lotta alla doppia imposizione economica a livello europeo.
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Credito d’imposta dividendi: basta l’inclusione nel reddito
Una società madre francese ha ricevuto dividendi dalla sua controllata italiana, richiedendo il rimborso del credito d'imposta. I tribunali di merito hanno negato il diritto, subordinandolo alla prova del pagamento effettivo delle imposte in Francia. La Corte di Cassazione ha riformato questa decisione, stabilendo un principio chiave: per l'applicazione della convenzione contro le doppie imposizioni, è sufficiente che i dividendi concorrano a formare il reddito imponibile della società madre estera. L'effettivo pagamento dell'imposta è irrilevante per ottenere il credito d'imposta sui dividendi previsto dal trattato bilaterale.
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Doppia imposizione dividendi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6955/2023, ha chiarito i rapporti tra la Direttiva UE 'Madre-Figlia' e le convenzioni bilaterali contro la doppia imposizione. Una società madre francese aveva richiesto il rimborso del credito d'imposta per i dividendi ricevuti da società figlie italiane, nonostante avesse già beneficiato dell'esenzione dalla ritenuta alla fonte. La Corte ha stabilito che i due regimi sono alternativi e non incompatibili. Per ottenere il rimborso previsto dalla convenzione, è sufficiente che il dividendo concorra a formare il reddito imponibile nel Paese di residenza della società madre, indipendentemente dall'imposta effettivamente pagata. La scelta di un regime non preclude l'accesso all'altro.
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Tassazione dividendi esteri: la Cassazione decide
La Cassazione si è pronunciata sulla tassazione dividendi esteri percepiti da una società del Regno Unito, confermando il suo diritto al rimborso del credito d'imposta. La Corte ha chiarito che, per le convenzioni contro le doppie imposizioni, è sufficiente la soggezione alla potestà impositiva estera, anche senza un prelievo fiscale effettivo. In questo specifico caso, è stato decisivo l'accertamento di fatto che la società aveva pagato le imposte nel proprio paese.
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Credito d’imposta estero: sì anche senza quadro GN
Una società holding, pur avendo percepito redditi dall'estero tra il 2004 e il 2012, ometteva di compilare i quadri specifici della dichiarazione dei redditi per richiedere il credito d'imposta estero. L'Agenzia delle Entrate negava il rimborso, ma la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. La Suprema Corte ha stabilito che la mancata indicazione nel modello dichiarativo non comporta la decadenza dal diritto, in quanto le norme dei trattati internazionali contro la doppia imposizione prevalgono sulla normativa interna. L'attuale art. 165 del TUIR, a differenza della normativa precedente, non prevede una sanzione di decadenza esplicita per tale omissione.
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Credito imposta estero: no se manca pagamento reale
Una società manifatturiera chiedeva un credito d'imposta per tasse pagate nel Regno Unito su interessi maturati verso una società del gruppo. L'Agenzia delle Entrate ha negato il credito, sostenendo che gli interessi non erano stati effettivamente pagati, ma regolati tramite scritture contabili che trasferivano il debito a un'altra consociata. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, chiarendo che per l'applicazione del **credito d'imposta estero** è presupposto necessario un pagamento reale ed effettivo del reddito di fonte estera, non dimostrato nel caso di specie. Le mere annotazioni contabili sono risultate insufficienti.
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Credito d’imposta: no a sanzioni se il debito è nullo
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia fiscale: se il debito tributario principale viene annullato, anche le sanzioni e gli interessi, in quanto accessori, non sono dovuti. Il caso riguardava una società che si era vista confermare il diritto a un credito d'imposta, ma una corte inferiore aveva erroneamente mantenuto le sanzioni. La Suprema Corte ha cassato la decisione per motivazione apparente, affermando che l'inesistenza della violazione principale fa decadere ogni pretesa accessoria.
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Credito d’imposta: Omissione nel quadro RU è fatale
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omessa indicazione di un credito d'imposta nell'apposito quadro RU della dichiarazione dei redditi non costituisce un mero errore formale emendabile, ma una manifestazione di volontà che, se omessa, comporta la decadenza definitiva dal beneficio. Una società aveva utilizzato un credito per ricerca e sviluppo in compensazione, dimenticando di inserirlo nella dichiarazione. La successiva dichiarazione integrativa, presentata tardivamente, è stata ritenuta inefficace, con la conseguente perdita del diritto al credito.
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Credito d’imposta ricerca: omessa indicazione e decadenza
Una società si è vista negare un credito d'imposta per la ricerca scientifica a causa della sua mancata indicazione nel quadro RU della dichiarazione dei redditi. Nonostante un tentativo di correzione tramite dichiarazione integrativa, la Corte di Cassazione ha confermato la decadenza dal beneficio. La Suprema Corte ha stabilito che l'indicazione del credito non è una mera comunicazione di un dato, ma un atto di volontà (atto negoziale), la cui omissione entro i termini previsti dalla legge non è sanabile e comporta la perdita del diritto al credito.
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Credito d’imposta: legittimo il recupero automatico
La Cassazione ha stabilito che il recupero di un credito d'imposta non spettante, a causa di una dichiarazione omessa l'anno precedente, è legittimo tramite controllo automatizzato e cartella di pagamento, senza necessità di un avviso di accertamento. Il contribuente può comunque dimostrare in giudizio l'esistenza del credito.
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Credito d’imposta teleriscaldamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 366/2026, ha stabilito che in una filiera di teleriscaldamento con più gestori, il credito d'imposta previsto dalla L. 448/1998 ha un tetto massimo unico e non può essere cumulato da ciascun operatore. Il caso riguardava una società agricola che, in qualità di gestore di rete e utente finale, si era vista negare il credito poiché già usufruito dal fornitore di energia a monte. La Corte ha confermato che il beneficio, una volta applicato dal primo gestore tramite sconto in fattura, si considera trasferito all'utente finale, esaurendo così l'incentivo fiscale per quella specifica fornitura.
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Credito d’imposta: quando la rettifica è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34904/2025, ha stabilito un principio fondamentale riguardo al recupero di un credito d'imposta non spettante. Se un contribuente riporta erroneamente in dichiarazione un credito scaduto ma non lo utilizza per compensare debiti, l'Agenzia delle Entrate può solo procedere a una rettifica formale. L'emissione di una cartella di pagamento per il recupero è legittima solo se il credito d'imposta è stato effettivamente e illegittimamente utilizzato, generando un debito verso l'erario.
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Competenza territoriale crediti fiscali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41572/2025, ha chiarito la questione della competenza territoriale nel reato di indebita percezione di crediti d'imposta (Superbonus). La Corte ha stabilito che la competenza non si radica nel luogo di residenza del cedente, ma nel luogo in cui la società cessionaria ha la propria sede fiscale e accetta il credito sulla piattaforma dell'Agenzia delle Entrate, utilizzandolo in compensazione. Questo atto rende la cessione efficace nei confronti dell'erario e consuma il reato.
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Controllo automatizzato: i limiti dell’Agenzia Entrate
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34348/2025, ha stabilito i limiti del controllo automatizzato. L'Amministrazione Finanziaria non può utilizzare la procedura semplificata e la conseguente cartella di pagamento per disconoscere un credito d'imposta la cui valutazione richieda analisi complesse e non un mero controllo cartolare. In questi casi, è necessario un avviso di accertamento motivato.
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Controllo automatizzato credito d’imposta: quando è ok
Una società si opponeva al recupero di un credito d'imposta effettuato dall'Agenzia delle Entrate tramite un controllo automatizzato. Le corti di merito davano ragione alla società, ritenendo necessaria una procedura più complessa. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il controllo automatizzato del credito d'imposta è legittimo quando si basa su un mero riscontro oggettivo dei dati dichiarati, senza necessità di valutazioni discrezionali. In questi casi, non è richiesto un preventivo avviso bonario.
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Parere preventivo credito d’imposta: è obbligatorio?
Una società si è vista revocare un credito d'imposta per ricerca e sviluppo. In Cassazione, la società ha eccepito il mancato ottenimento di un parere preventivo da parte del Ministero competente. Riconoscendo la novità e l'importanza della questione, la Corte di Cassazione non ha deciso nel merito ma ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una pronuncia che farà chiarezza sulla obbligatorietà del parere preventivo credito d'imposta, una decisione che avrà importanti ripercussioni sulle future verifiche fiscali in materia.
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Credito d’imposta: no se il lavoro è fittizio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente che chiedeva il riconoscimento di un credito d'imposta derivante da ritenute IRPEF operate con un'aliquota anomala del 35%. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo il rapporto di lavoro fittizio e la richiesta di applicazione di un'aliquota così elevata priva di giustificazione. Di conseguenza, è stato negato il diritto al credito d'imposta, poiché basato su operazioni inesistenti finalizzate unicamente a generare un vantaggio fiscale.
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Dichiarazione ultratardiva: credito Iva e controlli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate è legittimata a disconoscere, tramite controllo automatizzato, un credito d'imposta invocato da un contribuente se tale credito deriva da una dichiarazione ultratardiva. Quest'ultima, essendo presentata oltre 90 giorni dalla scadenza, si considera omessa ai fini della compensazione, rendendo l'indicazione del credito un errore materiale correggibile con la semplice emissione di una cartella di pagamento, senza necessità di un avviso di accertamento.
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