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Credito D'Imposta

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294 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Voluntary disclosure: diritto al rimborso euroritenuta
La Corte di Cassazione ha stabilito che il contribuente che aderisce alla voluntary disclosure ha diritto al rimborso dell'euroritenuta versata all'estero. Il caso riguardava un erede che chiedeva la restituzione delle somme trattenute in Svizzera su redditi emersi tramite la procedura di collaborazione volontaria. L'Amministrazione finanziaria aveva negato il rimborso equiparando la procedura all'accertamento con adesione, ma la Suprema Corte ha chiarito che il divieto di doppia imposizione, sancito dalla normativa europea, prevale sulle limitazioni interne.
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Credito d’imposta: rimborso per società estinte
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito d'imposta richiesto da una società poi estinta può essere rimborsato agli ex soci anche se non indicato nel bilancio finale di liquidazione. La mancata esposizione contabile non costituisce una rinuncia tacita automatica, a meno che non sia provata una specifica volontà negoziale dei soci di abbandonare il credito per accelerare la chiusura della procedura.
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Credito d’imposta: stop se manca la comunicazione
Una società operante nel settore delle costruzioni ha impugnato il recupero di un credito d'imposta per assunzioni in aree svantaggiate, negato dall'Agenzia delle Entrate per omesso invio della comunicazione annuale obbligatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'invio del modello di comunicazione non è un mero formalismo, ma un presupposto essenziale per verificare la permanenza dei requisiti occupazionali nel tempo. Il mancato adempimento di tale onere informativo, previsto dal decreto ministeriale attuativo, comporta la decadenza dal beneficio fiscale.
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Credito d’imposta e usufrutto quote societarie
La controversia nasce dal diniego di rimborso di un Credito d'imposta richiesto da alcuni nudi proprietari di quote societarie a seguito della liquidazione di una società. Mentre i contribuenti rivendicano la titolarità del credito derivante dagli utili distribuiti, l'Amministrazione Finanziaria e i giudici di merito hanno inizialmente attribuito tale diritto agli usufruttuari. La Corte di Cassazione, ravvisando una questione di particolare complessità che coinvolge il diritto societario, contabile e civile, ha deciso di rinviare la causa alla pubblica udienza per definire un principio di diritto chiaro in assenza di precedenti specifici.
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Atto di recupero: limiti alla riscossione integrale
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un atto di recupero nei confronti di una società per l'indebito utilizzo di un credito d'imposta relativo a ricerca e sviluppo. Durante la pendenza del giudizio sull'atto principale, l'ente ha notificato una cartella di pagamento richiedendo l'intero ammontare. La Corte di Cassazione ha chiarito che, sebbene l'atto di recupero sia distinto dall'avviso di accertamento, ad esso si applica per analogia il principio della riscossione frazionata previsto dall'art. 15 del DPR 602/1973. Pertanto, in pendenza di giudizio, l'ufficio può iscrivere a ruolo solo il 50% della somma contestata e non l'intero importo.
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Rimborso IVA: l’onere della prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una contribuente che ha impugnato il silenzio-rifiuto dell'Agenzia delle Entrate riguardo a un'istanza di Rimborso IVA. Mentre la Commissione Tributaria Regionale aveva accolto le ragioni della contribuente ritenendo pretestuosa la contestazione dell'Ufficio per mancanza di previa richiesta documentale, la Suprema Corte ha ribaltato l'esito. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'esposizione del credito in dichiarazione non esonera il contribuente dall'onere di provare l'effettiva sussistenza del credito stesso, specialmente quando l'Amministrazione ne contesti l'esistenza per carenza documentale.
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Credito d’imposta: i requisiti per le aree svantaggiate
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di un Credito d'imposta per investimenti in aree svantaggiate richiesto da una società operante nel settore ittico. La controversia verteva sulla sussistenza di una stabile struttura produttiva nel territorio agevolato. I giudici hanno stabilito che l'acquisto di motopescherecci non è sufficiente a configurare il diritto all'agevolazione se non è supportato da un'organizzazione logistica e funzionale autonoma radicata sulla terraferma. La mancanza di prove certe sull'avvio degli investimenti entro i termini di legge ha portato al rigetto definitivo del ricorso della contribuente.
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Credito d’imposta: stop se il diniego è definitivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che intendeva recuperare un credito d'imposta per investimenti ambientali (Tremonti-Ambiente) tramite una dichiarazione integrativa. L'Agenzia delle Entrate aveva emesso una cartella di pagamento a seguito di controllo automatizzato, disconoscendo il credito poiché un precedente diniego di rimborso sullo stesso importo non era stato impugnato dalla contribuente. La Corte ha stabilito che la definitività del diniego amministrativo impedisce l'utilizzo del credito negli anni successivi, rendendo legittimo il recupero tramite procedura semplificata.
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Controllo Automatizzato Limiti: Fisco Perde Causa da 1 Milione
La Corte di Cassazione ha analizzato i limiti del controllo automatizzato. Un'Azienda aveva ricevuto una cartella di pagamento da oltre un milione di euro, basata su un controllo informatico che contestava anche la spettanza di un credito d'imposta. I giudici hanno stabilito che per questioni complesse, che richiedono una valutazione nel merito e non un semplice calcolo, il controllo automatizzato non è sufficiente. L'Agenzia delle Entrate ha perso il ricorso perché lo ha presentato in modo generico, senza allegare la cartella contestata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità, confermando la vittoria del contribuente.
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Credito d’imposta estero: stop ai controlli formali
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimit di una cartella di pagamento emessa tramite controllo formale per negare un credito d'imposta estero. Il caso riguardava un contribuente che aveva detratto imposte pagate all'estero in anni precedenti. La Corte ha chiarito che l'art. 165 TUIR non prevede termini di decadenza specifici per l'indicazione del credito, applicandosi la prescrizione decennale. Poich la questione implicava una valutazione giuridica complessa e non un mero errore materiale, l'ufficio non poteva utilizzare la procedura semplificata del controllo formale.
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Credito d’imposta: la cartella tardiva è nulla
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società, annullando una cartella di pagamento relativa a un presunto uso indebito di un credito d'imposta. Il motivo determinante è stato la notifica tardiva dell'atto, avvenuta oltre i termini di decadenza previsti dalla legge. La Corte ha stabilito che il decorso del tempo estingue il potere impositivo dell'Amministrazione, rendendo l'atto nullo a prescindere dalle questioni di merito.
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Rimborso euroritenuta: sì con voluntary disclosure
Una contribuente ha richiesto il rimborso dell'euroritenuta versata su capitali detenuti in Svizzera, dopo aver regolarizzato la propria posizione fiscale tramite la procedura di voluntary disclosure. L'Amministrazione Finanziaria aveva negato il rimborso, sostenendo che la mancata indicazione originaria dei redditi esteri in dichiarazione fosse ostativa. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33282/2023, ha respinto il ricorso dell'ente impositore. I giudici hanno stabilito che il diritto al rimborso dell'euroritenuta sussiste per evitare la doppia imposizione, conformemente alla normativa europea (Direttiva 2003/48/CE), che prevale sulle norme interne. La voluntary disclosure, sanando la posizione del contribuente, permette di accedere al rimborso.
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Doppia imposizione pensione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una pensione erogata dall'INPS a cittadini italiani residenti in Francia è soggetta a tassazione IRPEF in Italia. Il caso riguarda la richiesta di rimborso da parte di due contribuenti, che ritenevano la pensione tassabile solo nel paese di residenza. La Suprema Corte, interpretando la convenzione sulla doppia imposizione pensione tra Italia e Francia, ha chiarito che le prestazioni derivanti dalla legislazione sulla sicurezza sociale sono imponibili nello Stato erogatore. Spetta poi allo Stato di residenza applicare un credito d'imposta per evitare l'effettivo doppio prelievo. Di conseguenza, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato accolto e la richiesta di rimborso dei contribuenti definitivamente respinta.
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Tassazione pensione estero: Cassazione chiarisce
Due contribuenti residenti in Francia chiedevano il rimborso dell'IRPEF sulla loro pensione italiana, già tassata oltralpe. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la convenzione italo-francese permette la tassazione della pensione estero nel Paese che la eroga (Italia), quando questa rientra nel sistema di sicurezza sociale. Spetta poi allo Stato di residenza (Francia) applicare meccanismi, come il credito d'imposta, per evitare la doppia imposizione.
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Tassazione pensione estera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito il regime di tassazione della pensione estera, specificamente per le pensioni INPS erogate a cittadini italiani residenti in Francia. Con l'ordinanza n. 32046/2023, ha stabilito che l'Italia, in qualità di Stato erogante, ha il diritto di tassare tali pensioni di vecchiaia in base all'interpretazione della convenzione contro le doppie imposizioni. Di conseguenza, i contribuenti non hanno diritto al rimborso dell'IRPEF trattenuta, ma possono avvalersi del meccanismo del credito d'imposta nel loro Paese di residenza per evitare una doppia imposizione effettiva.
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Decorrenza interessi rimborso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30639/2023, ha stabilito un principio chiave sulla decorrenza interessi rimborso fiscale. In un caso riguardante un credito d'imposta inizialmente disconosciuto e poi rimborsato, la Corte ha chiarito che gli interessi maturano non dalla data del pagamento delle cartelle esattoriali, ma dal secondo semestre successivo alla presentazione della dichiarazione dei redditi in cui il credito era stato esposto. La decisione sottolinea la natura compensativa degli interessi, volti a ristorare il contribuente per la mancata disponibilità del proprio denaro fin dall'origine del credito.
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Decorrenza interessi rimborso: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito un punto fondamentale sulla decorrenza interessi rimborso per crediti d'imposta. Il caso riguardava una Fondazione che, dopo aver pagato delle cartelle esattoriali a seguito del disconoscimento di un credito IRPEG, aveva ottenuto un rimborso. La Corte ha stabilito che gli interessi non decorrono dalla data del pagamento indebito, ma dal secondo semestre successivo alla presentazione della dichiarazione dei redditi in cui il credito era stato originariamente indicato. Questa decisione tutela maggiormente il contribuente, riconoscendogli una compensazione economica per il mancato utilizzo del credito fin dalla sua origine.
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Credito d’imposta e dividendi: la Cassazione chiarisce
Una società madre francese ha richiesto il rimborso di un credito d'imposta sui dividendi ricevuti dalla sua controllata italiana, basandosi sulla convenzione Italia-Francia. L'Amministrazione Finanziaria e i giudici di merito avevano negato il diritto, ritenendo che il beneficio della Direttiva UE 'Madre-figlia' (esenzione da ritenuta) escludesse altri vantaggi. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che i due regimi sono compatibili. Il diritto al credito d'imposta sussiste se il dividendo è incluso nella base imponibile della società madre, indipendentemente dal pagamento effettivo dell'imposta. La Corte ha quindi accolto il ricorso della società.
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Credito d’imposta dividendi: la decisione della Corte
Una società madre francese, dopo aver ricevuto dividendi da una sua controllata italiana senza applicazione della ritenuta alla fonte in virtù della Direttiva madre-figlia, ha richiesto il rimborso del credito d'imposta previsto dalla Convenzione Italia-Francia. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, sostenendo l'assenza di una doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione, confermando il diritto della società al rimborso. La Corte ha stabilito che, per ottenere il credito d'imposta dividendi, è sufficiente che questi siano inclusi nella base imponibile della società madre nel suo Stato di residenza, anche se non vi è stato un effettivo pagamento d'imposta, al fine di garantire il principio di neutralità fiscale e non discriminazione.
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Credito d’imposta dividendi: basta l’inclusione
Una società madre francese riceve dividendi da una controllata italiana, esenti da ritenuta. L'Amministrazione Finanziaria nega il credito d'imposta dividendi previsto dalla Convenzione bilaterale, sostenendo l'assenza di doppia imposizione. La Cassazione conferma il diritto al credito, stabilendo che è sufficiente l'inclusione dei dividendi nella base imponibile della società madre in Francia, a prescindere dall'effettivo pagamento dell'imposta, per garantire la neutralità fiscale.
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