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Credito D'Imposta

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294 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Credito d’imposta estero: quando la prova è sufficiente
Un professionista, trasferitosi dal Regno Unito in Italia, ha richiesto il credito d'imposta per le tasse pagate all'estero su redditi da lavoro e locazione, al fine di evitare la doppia imposizione. L'Agenzia delle Entrate ha negato il credito, ritenendo la documentazione insufficiente. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che la prova fornita (dichiarazione dei redditi estera e certificazione fiscale) era adeguata e che le richieste di ulteriori documenti da parte dell'Ufficio erano eccessive. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'Agenzia, confermando il diritto del contribuente al credito d'imposta estero.
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Credito d’imposta dividendi: la Cassazione chiarisce
Una società madre francese ha percepito dividendi dalla sua controllata italiana. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a un rimborso parziale del credito d'imposta italiano, chiarendo che è sufficiente che i dividendi siano inclusi nella base imponibile in Francia, senza doverne provare l'effettiva tassazione. La sentenza affronta il rapporto tra la convenzione sulla doppia imposizione e la Direttiva UE Madre-Figlia in materia di credito d'imposta dividendi.
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Tassazione redditi esteri: il Fisco vince in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22445/2024, ha stabilito che un lavoratore fiscalmente residente in Italia è tenuto a dichiarare e pagare le imposte nel nostro Paese anche sui redditi percepiti per un'attività lavorativa svolta in Kazakhstan. Il caso riguardava un contribuente che, pur lavorando all'estero per più di 183 giorni, manteneva in Italia la propria abitazione principale e il centro dei suoi interessi. La Suprema Corte ha chiarito che la Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Kazakhstan non esclude la tassazione redditi esteri concorrente, ma permette al contribuente di usufruire di un credito d'imposta per le tasse già pagate all'estero, evitando così una doppia imposizione.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un giudizio tributario riguardante il recupero di un credito d'imposta. La decisione è motivata dal perfezionamento della definizione agevolata della controversia da parte del contribuente, come previsto dalla normativa sulle paci fiscali. Questo caso evidenzia come l'adesione a tali procedure speciali ponga fine al contenzioso pendente, con spese legali a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Doppia imposizione e credito per imposte estere
Una contribuente subisce una doppia imposizione sui redditi da lavoro prodotti all'estero. La Cassazione rigetta il ricorso dell'Amministrazione finanziaria, stabilendo, sulla base di un recente orientamento, che il diritto al credito per le imposte pagate all'estero non viene meno a causa dell'omessa presentazione della dichiarazione dei redditi in Italia, se previsto da un trattato internazionale.
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Credito d’imposta e memorie: gli obblighi del Fisco
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un accertamento fiscale per un credito d'imposta indebitamente fruito, l'Amministrazione Finanziaria non è obbligata a controdedurre punto per punto alle memorie difensive del contribuente. Se la motivazione dell'atto impositivo è chiara e si fonda su una tesi opposta, gli argomenti del contribuente si considerano implicitamente respinti. Inoltre, il giudice tributario può legittimamente riqualificare la base giuridica della pretesa fiscale nel corso del giudizio, senza che ciò costituisca l'introduzione di una domanda nuova.
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Comunicazione di irregolarità: quando non è necessaria?
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è necessaria una preventiva comunicazione di irregolarità quando una cartella di pagamento viene emessa per recuperare un credito d'imposta già interamente utilizzato e indebitamente riportato in compensazione nell'anno successivo. La Corte ha distinto questa fattispecie, frutto di un controllo meramente formale, dal disconoscimento del credito nel merito, che invece richiede la comunicazione preventiva per consentire il contraddittorio con il contribuente. La sentenza del giudice di merito è stata cassata con rinvio.
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Recupero credito d’imposta e contraddittorio: le regole
Una società si vede negare un credito d'imposta per investimenti nel Mezzogiorno. L'Agenzia delle Entrate procede con un atto di recupero. La società contesta l'atto per vizi procedurali, tra cui la violazione del contraddittorio preventivo e la mancata motivazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che la motivazione 'per relationem' è valida se non apparente. Sul punto cruciale del contraddittorio, la Corte stabilisce che il contribuente ha l'onere di superare la 'prova di resistenza', dimostrando in concreto quali argomenti avrebbe potuto far valere per ottenere un esito diverso. Senza tale prova, la violazione procedurale non invalida l'atto di recupero credito d'imposta.
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Credito d’imposta fittizio: ricorso inammissibile
Un contribuente, condannato per aver ottenuto un credito d'imposta fittizio tramite false fatture, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi, della gravità del fatto e perché il pagamento del debito tributario costituisce solo un'attenuante e non una causa di non punibilità. Anche l'eccezione di prescrizione è stata rigettata.
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Dichiarazione integrativa: come correggere errori
Una società ha presentato una dichiarazione integrativa per recuperare un credito d'imposta legato a investimenti ambientali, inizialmente non richiesto a causa di incertezze normative. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la richiesta ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo che la dichiarazione fiscale è una 'dichiarazione di scienza' e può essere sempre emendata per correggere errori, anche in sede contenziosa, per allineare il tributo a quanto effettivamente dovuto. L'incertezza normativa, e non una scelta discrezionale, ha giustificato la correzione tardiva.
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Divieto di cumulo: no a due agevolazioni fiscali
Una società usufruiva illegittimamente di due agevolazioni fiscali, violando il divieto di cumulo. L'Agenzia delle Entrate recuperava il credito d'imposta. La Cassazione ha confermato l'illegittimità del cumulo, cassando la sentenza d'appello che negava la possibilità di revoca del primo beneficio, e ha ribadito che il giudice tributario deve determinare la corretta pretesa fiscale.
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Credito d’imposta sismabonus: quando è fittizio?
La Cassazione conferma il sequestro preventivo su un ingente credito d'imposta sismabonus ritenuto fittizio. Decisivo il fatto che la demolizione fosse avvenuta anni prima dell'entrata in vigore della norma e che i lavori di ricostruzione non fossero mai iniziati. Secondo la Corte, il beneficio fiscale richiede un intervento unitario e l'effettiva esecuzione dei lavori, non solo la loro progettazione.
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Credito d’imposta trasporti: no aiuti de minimis
Una società cooperativa si è vista negare il credito d'imposta per investimenti in aree svantaggiate poiché svolgeva, seppur in via accessoria, attività di trasporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che la normativa successiva ha escluso dal beneficio tutte le imprese del settore trasporti, a prescindere dalla prevalenza dell'attività. Inoltre, ha stabilito l'inapplicabilità del regime "de minimis" a questa specifica agevolazione e ha sottolineato che l'onere di provare il rispetto dei limiti di aiuto ricade sul contribuente, prova che in questo caso non è stata fornita.
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Crediti d’imposta e incertezza oggettiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'incertezza oggettiva sulla norma fiscale, che può giustificare l'annullamento delle sanzioni, non si applica quando il testo di legge è chiaro nel definire i limiti temporali di un'agevolazione. In un caso relativo a crediti d'imposta per nuove assunzioni, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva cancellato sanzioni e interessi, ribadendo che la normativa era inequivocabile e che, in ogni caso, l'incertezza non può mai giustificare l'annullamento degli interessi dovuti.
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Credito d’imposta: quando la Cassazione lo nega
Una cooperativa sociale ha richiesto un credito d'imposta per incentivi all'occupazione, superando però la soglia 'de minimis'. L'Agenzia delle Entrate ha revocato l'eccedenza e una precedente sentenza della Cassazione ha confermato la non debenza del credito. In un successivo giudizio riguardante la riscossione, la cooperativa ha nuovamente fatto ricorso, contestando la motivazione della sentenza d'appello e la legittimità della procedura. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando che il giudicato formatosi sulla non spettanza del credito d'imposta rende legittima la procedura di recupero e che non è possibile riaprire una questione già decisa in via definitiva.
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Doppia imposizione: il trattato prevale sulla legge
Un pilota pagava le imposte in Portogallo sul reddito lì percepito. A seguito di una voluntary disclosure in Italia, l'Amministrazione Finanziaria negava il credito per le imposte estere a causa della mancata indicazione in dichiarazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che la convenzione internazionale contro la doppia imposizione prevale sulla normativa nazionale, garantendo il diritto al credito d'imposta anche in caso di omessa dichiarazione.
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Voluntary disclosure: spetta il rimborso del credito
Un pilota, dopo aver utilizzato la procedura di "Voluntary disclosure" per regolarizzare i suoi beni all'estero, si è visto tassare in Italia redditi già sottoposti a imposta in Portogallo. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto al rimborso, stabilendo che il trattato internazionale contro la doppia imposizione prevale sulle norme procedurali nazionali, come l'obbligo di dichiarare i redditi esteri per ottenere il relativo credito d'imposta. La Corte ha inoltre precisato che l'adesione alla Voluntary disclosure non preclude al contribuente la possibilità di richiedere la restituzione di imposte pagate in eccesso.
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Credito d’imposta: no se la domanda è tardiva
La richiesta di una società per un credito d'imposta è stata respinta a causa della presentazione tardiva di una dichiarazione obbligatoria. Nonostante i tribunali di grado inferiore avessero dato ragione all'azienda, adducendo la complessità delle norme e difficoltà operative, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha affermato che il termine per la presentazione era perentorio e non poteva essere né prorogato né scusato, rendendo legittimo il diniego del credito d'imposta da parte dell'Amministrazione Finanziaria.
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Credito d’imposta estero: il trattato prevale sempre
Una contribuente ha ottenuto il riconoscimento del credito d'imposta per le tasse pagate in Brasile su redditi emersi tramite voluntary disclosure, anche se la procedura non si era perfezionata. La Corte di Cassazione ha stabilito che la convenzione internazionale contro la doppia imposizione prevale sulle norme procedurali interne, che non possono quindi negare il diritto al credito d'imposta estero.
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Dichiarazione integrativa tardiva e credito IVA
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una società che si è vista negare un credito IVA perché omesso nella dichiarazione originale. Nonostante la possibilità di presentare una dichiarazione integrativa tardiva e di contestare la pretesa del Fisco in giudizio, la Corte ha sottolineato che il contribuente deve sempre fornire la prova documentale dell'effettiva esistenza del credito. In assenza di tale prova, la richiesta dell'Agenzia delle Entrate è legittima. La sentenza chiarisce anche che, in caso di controlli automatizzati su dati certi, non è obbligatorio l'invio preventivo dell'avviso bonario.
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