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Credito D'Imposta

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294 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Credito d’imposta investimenti: fisco battuto sull’autonomia
L'Azienda, attiva nel commercio di abbigliamento, ha usufruito del credito d'imposta investimenti per l'apertura di un nuovo negozio di abbigliamento femminile. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'agevolazione, sostenendo che il punto vendita non fosse un'autonoma struttura produttiva e pretendendo il recupero delle somme. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno stabilito che, per ottenere il bonus, un negozio è autonomo se costituisce un centro di costo e profitto separato e ha personale dedicato. Non rileva il fatto che il negozio condivida la partita IVA con altri punti vendita o sia coordinato centralmente dall'impresa. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Doppia imposizione internazionale: il fisco perde contro il cittadino
Un cittadino britannico ha richiesto il rimborso del credito d'imposta sui dividendi distribuiti da una società italiana nel 1998, invocando la convenzione contro la doppia imposizione internazionale tra Italia e Regno Unito. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso tramite silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando il diritto del contribuente al rimborso. I giudici hanno stabilito che la documentazione dell'ufficio fiscale inglese provava l'effettivo assoggettamento a tassazione dei dividendi nel Regno Unito. Inoltre, l'amministrazione finanziaria non aveva tempestivamente impugnato la questione della residenza fiscale nei gradi precedenti. Di conseguenza, il fisco è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio, confermando la vittoria del cittadino straniero.
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Rimborso dell’euroritenuta: il Fisco perde in Cassazione
Un contribuente ha aderito alla procedura di collaborazione volontaria per regolarizzare i capitali detenuti in Svizzera tra il 2010 e il 2013. Su tali somme era già stata applicata la trattenuta fiscale estera. L'Agenzia delle Entrate ha preteso le imposte piene senza scomputare questa somma. Il contribuente ha quindi richiesto il rimborso dell'euroritenuta, ma l'amministrazione ha opposto un silenzio rifiuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che il contribuente ha pieno diritto al rimborso. Il principio europeo del divieto di doppia imposizione prevale sulle rigide regole nazionali, garantendo la restituzione delle imposte già pagate all'estero anche in caso di regolarizzazione tardiva.
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Rimborso euroritenuta: il Fisco perde contro la voluntary
Il Contribuente ha aderito alla procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure) per regolarizzare i capitali detenuti in Svizzera nel 2013. L'Amministrazione Finanziaria ha preteso il pagamento delle imposte senza scomputare l'imposta già trattenuta all'estero. Il Contribuente ha quindi richiesto il rimborso euroritenuta, ma il Fisco ha opposto il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che il divieto europeo di doppia imposizione prevale sulle norme interne. Di conseguenza, chi regolarizza i capitali esteri ha pieno diritto al rimborso euroritenuta per evitare di pagare due volte lo stesso tributo, annullando la decisione contraria dei giudici di appello.
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Rimborso accise gasolio: negato il bonus per bus Euro 2 con FAP
Un'azienda di trasporti ha richiesto il rimborso accise gasolio per i propri autobus Euro 2, sostenendo che l'installazione successiva di filtri antiparticolato (FAP) avesse ridotto le emissioni inquinanti a livelli pari alle categorie superiori (Euro 3 o Euro 5). L'Amministrazione Doganale ha negato l'agevolazione, poiché la legge esclude espressamente i veicoli di categoria Euro 2 o inferiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che la categoria ambientale rilevante ai fini del beneficio fiscale è solo quella di omologazione originaria del veicolo al momento della prima immatricolazione. Le modifiche successive, come il montaggio del FAP, non consentono di accedere all'agevolazione, in quanto la norma mira a incentivare il reale rinnovo ecologico del parco circolante e non la semplice modifica di mezzi obsoleti.
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Dichiarazione dei redditi scartata: salvo il credito d’imposta
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento nei confronti di una società, disconoscendo un credito d'imposta. Il fisco riteneva che la dichiarazione dei redditi precedente fosse omessa perché il sistema informatico l'aveva scartata, nonostante l'invio tempestivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che una dichiarazione dei redditi scartata dal sistema non cancella il diritto al credito d'imposta, se il contribuente dimostra l'esistenza reale del credito attraverso altri documenti, come i bilanci e le liquidazioni periodiche. Di conseguenza, la società vince la causa e non deve pagare le somme pretese dal fisco per questo motivo.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: il fisco perde per silenzio
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso una cartella di pagamento per recuperare un credito d'imposta utilizzato da un contribuente nel 2004, sostenendo l'omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi per gli anni 2002 e 2003. Il contribuente ha dimostrato la regolare presentazione delle dichiarazioni e, successivamente, ha richiesto la definizione agevolata delle liti tributarie ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha presentato istanza di trattazione entro il termine stabilito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, lasciando le spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Controllo automatizzato del credito IVA: stop alle cartelle facili
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento con cui l'Agenzia delle Entrate disconosceva un credito IVA relativo all'anno 2014. I giudici di merito avevano rigettato il ricorso per mancanza di documentazione contabile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società, stabilendo che in sede di controllo automatizzato del credito IVA l'amministrazione finanziaria non può emettere una cartella di pagamento per recuperare un credito non dichiarato, a meno che non dimostri l'effettivo e illegittimo utilizzo in compensazione del credito stesso da parte del contribuente. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Decadenza credito d’imposta: la dimenticanza che costa il bonus
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'utilizzo in compensazione di un credito d'imposta per l'acquisto di beni strumentali, poiché non indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. La società sosteneva che l'invio di una comunicazione telematica all'amministrazione finanziaria fosse sufficiente a evitare la perdita del beneficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la mancata indicazione del bonus nel modello dichiarativo comporta la decadenza credito d'imposta. Secondo i giudici, l'obbligo di inserimento in dichiarazione è un requisito essenziale e insostituibile per consentire i controlli dell'amministrazione, e non può essere rimpiazzato da altre comunicazioni esterne. Di conseguenza, la cartella di pagamento emessa dall'Agenzia delle Entrate è pienamente legittima e la società perde definitivamente l'agevolazione fiscale.
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Definizione agevolata: la Cooperativa spegne la lite con il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una Cooperativa riguardante il recupero di un credito d'imposta per l'assunzione di lavoratori nel Mezzogiorno. Durante il giudizio di Cassazione, la Cooperativa ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119/2018, pagando la prima rata e chiedendo la chiusura della causa. L'Agenzia delle Entrate non ha sollevato obiezioni sulla documentazione presentata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata della lite: stop al fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'utilizzo di un credito d'imposta per investimenti in aree svantaggiate. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nel frattempo, la società ha presentato domanda di definizione agevolata della lite, pagando la prima rata del debito fiscale ridotto. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha presentato alcuna istanza di trattazione entro i termini di legge, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate, sancendo la chiusura definitiva della pendenza tributaria a favore del contribuente.
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Credito d’imposta per investimenti: vince la consegna reale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'utilizzo di un credito d'imposta per investimenti in aree svantaggiate, sostenendo che i beni strumentali fossero stati spediti il giorno prima dell'entrata in vigore dell'agevolazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ufficio fiscale, confermando che per i beni mobili rileva la data di effettiva consegna e non quella di spedizione. La Corte ha inoltre respinto il ricorso incidentale della società sulle sanzioni per l'uso indebito del credito durante un periodo di sospensione, chiarendo che la semplice ignoranza soggettiva della legge non esclude la punibilità. Entrambi i ricorsi sono stati rigettati con compensazione delle spese.
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Credito d’imposta per nuova occupazione: non basta inviare la domanda
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un imprenditore un avviso di recupero per un credito d'imposta per nuova occupazione pari a circa quattromila euro. Il contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo di aver inviato regolarmente la domanda. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione all'imprenditore, ritenendo sufficiente la prova dell'invio e la sussistenza dei requisiti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che per ottenere il beneficio non basta possedere i requisiti oggettivi e soggettivi o spedire la richiesta. È infatti indispensabile il positivo compimento delle verifiche da parte del Centro di Servizio di Pescara, che deve valutare anche la disponibilità dei fondi pubblici. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Doppia imposizione dei dividendi: multinazionale contro il fisco
Una società madre francese, titolare della quasi totalità delle azioni di una controllata italiana, ha richiesto il rimborso del credito d'imposta sui dividendi distribuiti da quest'ultima, in base alla Convenzione bilaterale Italia-Francia. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, sostenendo che la società avesse già beneficiato dell'esenzione della ritenuta alla fonte prevista dalla Direttiva madre-figlia, configurando un'ipotesi di doppia non imposizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società francese, stabilendo che i benefici europei non escludono automaticamente il credito d'imposta convenzionale. Tuttavia, per evitare la doppia imposizione dei dividendi, è necessario dimostrare in modo univoco che i proventi italiani abbiano effettivamente concorso a formare la base imponibile della società madre in Francia. La causa è stata quindi rinviata alla Commissione Tributaria Regionale per questo specifico accertamento di fatto.
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Definizione agevolata: si estingue la lite sul credito d’imposta
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società il recupero di un credito d'imposta per investimenti non realizzati e per la mancata comunicazione di lavori di ristrutturazione. Dopo una complessa vicenda processuale conclusasi con un rinvio da parte della Cassazione, la Commissione Tributaria Regionale ha confermato la legittimità del recupero fiscale. La società ha quindi proposto un nuovo ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente ha presentato istanza di sospensione per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, prevista dal Decreto Legge numero 119 del 2018. Avendo la società dimostrato il pagamento della prima rata del debito fiscale secondo le modalità previste dalla sanatoria, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia senza una decisione sul merito.
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Traduzione di documenti stranieri valida anche senza giuramento
L'Azienda ha impugnato una cartella di pagamento con cui l'Agenzia delle Entrate negava un credito d'imposta per tasse pagate in Romania, ritenendo non provati i versamenti. I giudici d'appello hanno dichiarato inutilizzabili i documenti rumeni perché privi di traduzione giurata in italiano. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la traduzione di documenti stranieri non è un requisito obbligatorio per la loro ammissibilità. L'obbligo dell'uso della lingua italiana riguarda solo gli atti del processo, non i documenti allegati dalle parti. Il giudice ha la facoltà, e non l'obbligo, di nominare un traduttore se il contenuto viene contestato. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame dei documenti.
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Fisco e fondazioni: negato il rimborso del credito d’imposta
Una fondazione bancaria chiedeva il rimborso del credito d'imposta sui dividendi percepiti nel 2002. L'Amministrazione Finanziaria opponeva un rifiuto tacito. I giudici di merito accoglievano la domanda della fondazione, ritenendo che il credito fosse ormai consolidato poiché l'ufficio non aveva rettificato la dichiarazione nei termini. La Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Fisco. La Corte ha stabilito che l'Amministrazione può contestare la spettanza del credito anche dopo la scadenza dei termini di accertamento. Inoltre, per le fondazioni bancarie che godono di aliquote ridotte, opera il divieto specifico di rimborso dei crediti d'imposta sui dividendi.
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Sospensione dei termini processuali: il Fisco sbaglia e perde
Una società agricola ha richiesto il rimborso degli interessi pagati su una cartella esattoriale emessa per un credito d'imposta IVA non dichiarato ma reale. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole alla contribuente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ufficio tributario. I giudici hanno rilevato che la notifica del ricorso è avvenuta l'8 maggio 2020, ossia durante la sospensione dei termini processuali disposta dal Governo per contrastare l'emergenza sanitaria da COVID-19. Di conseguenza, l'atto compiuto in tale periodo è inefficace, confermando la vittoria del contribuente.
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Credito d’imposta inesistente: la Cassazione rinvia il verdetto
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una società cooperativa un atto di recupero per un credito d'imposta utilizzato in compensazione negli anni 2005-2007. Secondo il fisco, i lavori agevolati non erano stati eseguiti, configurando l'ipotesi di credito d'imposta inesistente. Di conseguenza, l'ufficio ha applicato il termine di accertamento lungo di otto anni. La società ha impugnato l'atto contestando la qualificazione del credito e la tempestività del recupero. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale pendente davanti alle Sezioni Unite sulla distinzione tra crediti inesistenti e non spettanti ai fini del termine di decadenza, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo in attesa della pronuncia risolutiva.
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Credito d’imposta per redditi prodotti all’estero: sì anche in UE
Una società di ingegneria ha chiesto il rimborso Ires per le tasse pagate in Grecia, invocando la convenzione contro la doppia imposizione. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che i redditi fossero utili d'impresa e non royalties, e che il credito non fosse stato dichiarato. La CTR ha dato ragione al Fisco, escludendo l'applicazione del credito d'imposta nei paesi UE. La Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che il credito d'imposta per redditi prodotti all'estero si applica anche all'interno dell'Unione Europea. Inoltre, ha dichiarato nulla la decisione della CTR per motivazione apparente, poiché i giudici non avevano analizzato i contratti per qualificare correttamente i redditi. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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