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Controricorrente — Anno 2026

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535 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Rendita vitalizia: prescrizione del diritto del lavoratore
Una lavoratrice ha richiesto la costituzione di una rendita vitalizia per contributi previdenziali omessi. La Corte d'Appello aveva considerato tale diritto imprescrittibile. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il diritto alla rendita vitalizia è soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni. La sentenza chiarisce i momenti da cui decorre la prescrizione sia per il datore di lavoro sia per il lavoratore, uniformandosi ai principi delle Sezioni Unite e alle recenti novità legislative.
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Giudicato implicito: silenzio su interessi e rivalutazione
La Corte di Cassazione chiarisce che se un giudice, in una causa di lavoro, non si pronuncia sulla richiesta di interessi e rivalutazione, si forma un giudicato implicito negativo. Questo impedisce al creditore di agire nuovamente in giudizio per ottenere tali somme accessorie, in quanto avrebbe dovuto impugnare la sentenza originaria per l'omessa pronuncia. La mancata impugnazione rende definitiva la reiezione implicita della domanda.
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Stato di disoccupazione: requisito per categorie protette
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore, confermando che per l'assunzione nelle categorie protette è essenziale possedere lo stato di disoccupazione al momento della procedura. La Corte ha chiarito che, secondo il D.Lgs. 150/2015, un rapporto di lavoro subordinato di durata superiore a sei mesi fa perdere tale status, rendendo il candidato non idoneo, a prescindere dal reddito percepito.
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Diligenza professionale notaio: limiti e responsabilità
Una società finanziaria ha impugnato una sentenza che esonerava un notaio da responsabilità per non aver rilevato la presenza di usi civici su un immobile ipotecato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che la valutazione sulla diligenza professionale del notaio, alla luce delle specifiche condizioni locali, costituisce un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità.
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Responsabilità notaio: esclusa per accollo tributario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva il risarcimento danni a un notaio. Il professionista aveva autenticato un accordo di accollo tributario, successivamente rivelatosi problematico. La Suprema Corte ha escluso la responsabilità del notaio, sottolineando che la normativa fiscale in materia era complessa e incerta al momento dell'atto, rendendo non evidente la sua potenziale illegittimità. La decisione conferma che la responsabilità professionale del notaio non è automatica, ma va valutata in base alla chiarezza della legge vigente.
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Esenzione spese processuali: la prova documentale
Una cittadina si è vista negare l'esenzione dalle spese processuali in una causa contro l'Ente Previdenziale, nonostante avesse presentato la documentazione necessaria. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che un giudice non può ignorare la prova documentale che attesta i requisiti di reddito per l'esenzione. La sentenza ha annullato la condanna al pagamento delle spese e ha condannato l'Ente a rimborsare i costi del giudizio di legittimità.
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APE sociale: requisiti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice per il riconoscimento dell'APE sociale. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti legali al momento della domanda, in particolare perché la normativa allora vigente non includeva la cessazione per scadenza di contratto a termine. La Corte ha inoltre sottolineato che l'autocertificazione non è una prova sufficiente e che l'onere di dimostrare i requisiti spetta al richiedente.
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Sospensione cautelare: chi è l’organo competente?
La Cassazione esamina la legittimità di una sospensione cautelare dal servizio disposta dalla Giunta di una Camera di Commercio. La Corte d'Appello l'aveva annullata, ritenendo competente l'Ufficio procedimenti disciplinari. Data la complessità e l'assenza di precedenti, la Suprema Corte ha rinviato la causa a pubblica udienza per decidere quale organo sia competente in assenza di una figura dirigenziale e di una specifica previsione normativa.
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Licenziamento per assenza: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico è stato licenziato per un'assenza ingiustificata prolungata. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che la gravità dell'assenza era di per sé sufficiente a giustificare la sanzione espulsiva. La Corte ha ritenuto irrilevante l'annullamento di una precedente sanzione disciplinare, poiché la decisione non si fondava sulla recidiva ma sulla gravità intrinseca del comportamento. L'analisi si concentra sulla proporzionalità del licenziamento per assenza e sui limiti del ricorso in Cassazione.
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Interpretazione nomofilattica: Cassazione rinvia
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato una causa a pubblica udienza. La decisione è motivata dalla necessità di risolvere una questione di interpretazione nomofilattica relativa a una norma comunitaria (Reg. CEE 1393/2007), la cui applicazione non è uniforme. Il caso vede contrapposti un'agenzia di riscossione e il fallimento di una società contro altre entità societarie.
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Contestazione disciplinare generica: nullo il licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di un dipendente comunale, sanzionato per aver sporto una denuncia contro l'amministrazione. Il motivo centrale della decisione risiede nella nullità della contestazione disciplinare, ritenuta troppo generica per consentire un'adeguata difesa. Secondo la Corte, la descrizione precisa dei fatti è un requisito imprescindibile che non può essere sanato da un rinvio generico ad altri atti. Di conseguenza, il ricorso del Comune è stato dichiarato inammissibile.
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Fondo spese concordato: il mancato versamento è grave
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale di una S.r.l. dopo aver dichiarato inammissibile la sua domanda di concordato preventivo. La decisione si fonda sul mancato deposito del fondo spese concordato, ritenuto un inadempimento assorbente e sufficiente a giustificare la revoca dell'autorizzazione, rendendo irrilevanti le altre censure sollevate dal ricorrente.
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Servizio scuola paritaria: non vale per la mobilità
Un docente chiedeva il riconoscimento del servizio scuola paritaria ai fini della graduatoria di mobilità. La Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che, senza una norma specifica, il servizio in scuole paritarie non è equiparabile a quello prestato nelle scuole statali per tali fini, né si applica il principio di non discriminazione UE.
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Definizione agevolata: quando si estingue il processo?
La Corte di Cassazione chiarisce che per l'estinzione del processo tributario è sufficiente il perfezionamento della procedura di definizione agevolata, che avviene con la presentazione della domanda e il pagamento della prima rata. Non è necessario dimostrare il saldo integrale del debito per ottenere l'estinzione, a differenza della declaratoria di cessazione della materia del contendere.
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Definizione agevolata: processo estinto in Cassazione
Una società, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2006 e aver percorso i gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, ha aderito alla definizione agevolata, presentando domanda e pagando la prima rata. L'Amministrazione Finanziaria non ha opposto diniego nei termini. La Corte di Cassazione, verificata la presenza di tutti i requisiti di legge, ha dichiarato l'estinzione del processo.
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Iscrizione ipotecaria: una nuova comunicazione è lecita
Un contribuente ha impugnato una comunicazione di iscrizione ipotecaria, sostenendo che fosse illegittima perché ne era stata annullata una precedente. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'annullamento di una comunicazione non impedisce all'Agente della Riscossione di emetterne una nuova. La Corte ha inoltre evidenziato che la sentenza di annullamento, su cui si basava il ricorso, era stata a sua volta cassata, facendo cadere il fondamento dell'impugnazione.
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Servizio scuola paritaria: non vale per la mobilità
Una docente chiedeva il riconoscimento del servizio scuola paritaria ai fini del punteggio per la mobilità. Mentre i tribunali di merito le avevano dato ragione, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che, in assenza di una specifica norma di legge, il servizio prestato nelle scuole paritarie non può essere equiparato a quello svolto nelle scuole statali ai fini delle procedure di mobilità, ritenendo legittima la clausola del contratto collettivo che ne esclude la valutazione.
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Inammissibilità ricorso cassazione: guida ai motivi
Un avvocato dipendente del settore pubblico ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione della Corte d'Appello riguardante il suo rapporto di lavoro, il licenziamento e diverse pretese economiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'intero ricorso inammissibile, sottolineando i rigorosi requisiti procedurali per adire la Suprema Corte. La decisione evidenzia che non è sufficiente proporre una diversa interpretazione dei fatti, ma è necessario contestare specificamente la 'ratio decidendi' (la ragione giuridica della decisione) della sentenza impugnata, pena l'inammissibilità del ricorso per cassazione.
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Diritto all’assunzione: il contratto part time è valido
Due dipendenti pubblici, idonei a un concorso per posizioni a tempo pieno, venivano assunti con contratti part-time. Impugnavano tale assunzione rivendicando il diritto al tempo pieno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando la validità del contratto part-time volontariamente sottoscritto. La Corte ha stabilito che la scelta dell'amministrazione di assumere a condizioni diverse da quelle del bando è legittima e il contratto firmato prevale sulle pretese originarie.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile in Cassazione
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fino in Cassazione. Durante il giudizio, ha aderito alla definizione agevolata (rottamazione), chiedendo l'estinzione del processo. La Corte ha ritenuto la prova della rottamazione insufficiente a estinguere il giudizio, non essendo provato il collegamento con l'atto impugnato. Tuttavia, ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, interpretando l'adesione alla sanatoria come una rinuncia a proseguire la causa.
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