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Controricorrente — Anno 2026

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535 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Rimborso Canone Pubblicitario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una richiesta di rimborso del canone pubblicitario per gli anni 2002-2013. Ha stabilito che gli aumenti tariffari sono diventati illegittimi a partire dal 2013, a seguito dell'abrogazione della norma che li consentiva. Per il periodo 2002-2012 la richiesta è stata respinta poiché il Comune non aveva mai formalmente istituito il nuovo canone (CIMP), mantenendo in vigore la precedente imposta (ICP). La Corte ha quindi parzialmente accolto il ricorso, annullando la sentenza per l'annualità 2013 e rinviando alla Corte di giustizia tributaria per il ricalcolo della somma dovuta.
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Posizione economica ATA: corso non basta, serve ranking
Una lavoratrice del personale ATA, dopo aver superato un corso di formazione, ha citato in giudizio il Ministero per ottenere la prima posizione economica. La Corte d'Appello le aveva dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza. La Suprema Corte ha chiarito che per ottenere la progressione economica ATA non basta superare il corso, ma è necessario anche risultare in posizione utile nella graduatoria finale, tenendo conto delle risorse finanziarie disponibili. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Posizione economica ATA: corso non basta, serve graduatoria
Una dipendente del personale ATA ha richiesto il riconoscimento della prima posizione economica ATA dopo aver superato un corso di formazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che il solo superamento del corso non è sufficiente. È necessario anche un posizionamento utile nella graduatoria finale, tenendo conto delle risorse finanziarie disponibili. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva dato ragione alla lavoratrice, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Progressione stipendiale: quando scatta l’aumento?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1004/2026, ha chiarito un punto cruciale sulla progressione stipendiale nel comparto Scuola. Il caso riguardava la richiesta di una dipendente di ottenere l'aumento di stipendio immediatamente dopo aver completato 24 mesi di servizio. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che il passaggio alla fascia retributiva successiva non avviene al compimento esatto degli anni della fascia precedente (es. 2 anni), ma solo al termine completo del periodo previsto (es. 2 anni, 11 mesi e 29 giorni). La decisione si basa su un'interpretazione combinata dell'art. 79 del CCNL e della relativa tabella stipendiale.
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Estinzione del processo per rinuncia: il caso analizzato
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte del Ministero dell'Interno. Il caso riguardava la mancata convalida di un provvedimento di trattenimento di un cittadino straniero. La Corte ha compensato le spese legali tra le parti, motivando la decisione con la novità delle questioni giuridiche, risolte da una sentenza della Corte di Giustizia UE intervenuta durante il giudizio.
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Progressione stipendiale: quando si passa di fascia?
Una lavoratrice del comparto scuola ha richiesto il passaggio alla fascia retributiva superiore al compimento del 24° mese di servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la progressione stipendiale avviene solo al completamento dell'intero periodo previsto dalla fascia di appartenenza (nel caso specifico, dopo 2 anni, 11 mesi e 29 giorni) e non al mero raggiungimento dell'anzianità minima. La decisione si basa su un'interpretazione letterale e sistematica del CCNL.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di un ex amministratore societario a causa del mancato deposito della copia della sentenza impugnata munita della relata di notifica. La Corte ribadisce che tale adempimento è un onere imprescindibile per il ricorrente, necessario a dimostrare la tempestività dell'impugnazione, e la sua omissione non è sanabile, determinando la chiusura del processo senza esame del merito.
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Fondo di Garanzia TFR: quando interviene l’INPS?
Un'ordinanza della Cassazione analizza un caso sul Fondo di Garanzia TFR. La Corte d'Appello aveva negato l'intervento del fondo perché, a seguito di cessione d'azienda, il rapporto di lavoro era continuato. Il giudizio in Cassazione si è estinto per rinuncia della ricorrente, lasciando irrisolta nel merito la questione principale ma confermando la decisione di secondo grado.
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Fondo di Garanzia INPS: quando non interviene?
La Corte di Cassazione nega l'accesso al Fondo di Garanzia INPS a un gruppo di lavoratori il cui rapporto di lavoro era proseguito con una nuova società a seguito di una cessione d'azienda. Nonostante l'insolvenza del datore di lavoro originario, il presupposto per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro, non si era verificato. Di conseguenza, la responsabilità per il TFR e le retribuzioni maturate si trasferisce sul nuovo datore di lavoro, rendendo inefficaci nei confronti dell'INPS eventuali accordi di deroga alla responsabilità solidale.
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Travisamento della prova: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'INPS in una causa per un assegno sociale. La Corte chiarisce che il motivo del travisamento della prova non può essere utilizzato per ottenere un riesame dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità. La decisione si fonda sulla distinzione tra una nuova valutazione del merito e un errore percettivo del giudice, ribadendo i rigidi limiti del ricorso per cassazione.
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Fondo di Garanzia INPS: No se l’azienda è ceduta
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori non possono accedere al Fondo di Garanzia INPS se, prima dell'insolvenza del datore di lavoro, il loro rapporto è stato trasferito a un'altra azienda solvibile tramite cessione d'azienda. In questo caso, il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con il nuovo datore, che diventa responsabile per i crediti maturati, incluso il TFR. La continuità del rapporto di lavoro esclude il presupposto fondamentale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto stesso.
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Definizione agevolata controversie: come funziona?
Un contribuente, a seguito di un avviso di accertamento IVA relativo alla presunta fittizietà di un trust estero, ha visto il suo caso arrivare fino alla Corte di Cassazione. Prima della decisione nel merito, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata controversie prevista dalla L. 130/2022. La Suprema Corte, prendendo atto dell'adesione e del relativo pagamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza esaminare le ragioni del ricorso. Le spese processuali sono state compensate tra le parti.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: guida pratica
Un cittadino ha impugnato in Cassazione una sentenza della Corte d'Appello che lo condannava a un risarcimento danni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di una grave mancanza procedurale: l'omesso deposito della copia notificata della sentenza impugnata. Questa ordinanza evidenzia come l'improcedibilità del ricorso in Cassazione sia una conseguenza diretta del mancato rispetto di oneri formali, impedendo qualsiasi valutazione nel merito delle ragioni dell'appellante.
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Compensazione spese di lite: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della compensazione spese di lite in un caso in cui il giudizio si è estinto per una riassunzione irrituale. La decisione si fonda sulla oggettiva controvertibilità e incertezza della normativa processuale applicabile al momento dei fatti, ritenuta una ragione grave ed eccezionale per derogare al principio della soccombenza.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società, in causa contro gli enti previdenziali per contributi non versati, ha aderito alla definizione agevolata pagando integralmente il debito. La Corte di Cassazione, preso atto del pagamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che ogni parte debba sostenere le proprie spese legali.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società, dopo aver fatto ricorso in Cassazione contro avvisi di addebito, ha aderito alla definizione agevolata. La Corte ha dichiarato il giudizio estinto, chiarendo che l'adesione e il pagamento della prima rata sono sufficienti per porre fine alla lite, senza una pronuncia nel merito o sulle spese legali.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 977/2026, ha stabilito che è legittima la compensazione spese legali quando l'ente debitore salda la prestazione dovuta dopo il deposito del ricorso ma prima della sua notifica. Secondo la Corte, il comportamento collaborativo dell'ente e il fatto che la lite prosegua al solo fine di recuperare le spese, costituiscono quelle 'gravi ed eccezionali ragioni' che giustificano la deroga al principio della soccombenza.
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Esonero spese legali: Cassazione chiarisce l’art. 152
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esonero dalle spese legali, previsto per le cause di natura assistenziale, si applica anche quando un cittadino si oppone alla richiesta di restituzione di somme già percepite. La Corte ha chiarito che resistere a una domanda di ripetizione dell'indebito equivale a un'azione per ottenere la prestazione, garantendo così la tutela del cittadino con basso reddito. La sentenza ha annullato la condanna alle spese del primo grado, decidendo direttamente nel merito a favore del ricorrente.
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Calcolo pensione pro rata: Cassazione conferma
Una cassa di previdenza per professionisti ha impugnato una sentenza che la condannava a ricalcolare una pensione, avendo applicato retroattivamente un metodo di calcolo meno favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'illegittimità del calcolo pensione pro rata retroattivo e ribadendo che il diritto al ricalcolo si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Procedimento ex art. 445-bis: limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del procedimento ex art. 445-bis, stabilendo che il giudice può solo accertare la sussistenza del requisito sanitario per una prestazione previdenziale, ma non può dichiarare il diritto alla prestazione stessa. Nel caso di specie, un tribunale aveva erroneamente riconosciuto il diritto a una pensione di vecchiaia anticipata, andando oltre il thema decidendum del giudizio, che è limitato alla sola valutazione medico-legale. La sentenza è stata cassata in parte qua.
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