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Controricorrente — Anno 2026

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535 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Compensazione pecuniaria volo: check-in non richiesto
Due passeggeri chiedevano la compensazione pecuniaria volo per un ritardo di cinque ore. La compagnia aerea si opponeva sostenendo che, essendo stati avvisati della riprogrammazione, i passeggeri non si erano presentati al check-in all'orario originale. Il Tribunale ha dato ragione ai passeggeri, affermando che il diritto alla compensazione pecuniaria volo dipende dal ritardo all'arrivo e non dalla presenza all'imbarco all'orario originario. Il procedimento in Cassazione si è estinto per rinuncia della compagnia aerea.
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Sospensione vendita fallimentare: i limiti del curatore
In una procedura di vendita fallimentare, una società si aggiudica un ramo d'azienda. Successivamente, il curatore sospende la vendita per un'offerta migliorativa, ma solo dopo aver già depositato in cancelleria gli atti della prima aggiudicazione. La Corte di Cassazione stabilisce che il potere del curatore di disporre la sospensione della vendita fallimentare cessa con il deposito degli atti. Da quel momento, la competenza a sospendere la vendita passa in via esclusiva al giudice delegato, al fine di garantire una sequenza procedurale chiara e la stabilità delle vendite.
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Prescrizione crediti tributari: fallimento interrompe?
Una contribuente si oppone a una richiesta di pagamento sostenendo la prescrizione decennale del credito tributario. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che aveva accolto la tesi della contribuente, stabilendo che la corte d'appello aveva errato nel non considerare un fatto decisivo: l'interruzione della prescrizione dei crediti tributari a seguito della domanda di insinuazione al passivo presentata dall'ente di riscossione nella procedura fallimentare a carico della contribuente. Tale domanda, infatti, interrompe la prescrizione per tutta la durata della procedura concorsuale.
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Compenso professionale: quando spetta senza risultato
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un consulente a ricevere il proprio compenso professionale per un'attività di assistenza in un'acquisizione aziendale, anche se l'affare non si è concluso. L'ordinanza sottolinea che le contestazioni dei clienti sull'operato del professionista sono state respinte perché formulate in modo generico e tardivo, violando le preclusioni processuali. La Corte ha ribadito che l'obbligazione del professionista è di mezzi e non di risultato, e il compenso è stato liquidato secondo le tariffe professionali in base al valore dell'operazione.
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Impugnazione tardiva: come evitare l’inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro la vendita di un immobile in una procedura fallimentare. La decisione si fonda sul principio che, in caso di impugnazione tardiva, è necessario contestare tutte le autonome ragioni della decisione del giudice precedente. L'omessa contestazione di anche una sola di esse rende il ricorso inammissibile per difetto di interesse.
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Decadenza aggiudicazione: quando si perde il bene?
Una società, dopo essersi aggiudicata un'azienda in un'asta fallimentare, è stata dichiarata decaduta per non essersi presentata alla firma del contratto di cessione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società. Il motivo principale è che i motivi di ricorso non contestavano la reale ragione della decisione del tribunale (la mancata stipula come previsto dal bando), ma sollevavano questioni non pertinenti. La sentenza sottolinea l'importanza di rispettare la 'lex specialis' del bando di gara per evitare la decadenza dall'aggiudicazione.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiarisce
Una società, dopo aver perso in appello una causa per il risarcimento di merci smarrite durante un trasporto, ha presentato ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, la società ha rinunciato al ricorso con l'accettazione delle controparti. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto misura sanzionatoria di stretta interpretazione.
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Iscrizione Gestione Separata: obbligo sotto i 5000€?
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, annullando un avviso di addebito emesso da un ente previdenziale nei confronti di una professionista. L'ente aveva iscritto d'ufficio la lavoratrice alla Gestione Separata per l'anno 2009. La Corte ha stabilito che un reddito annuo inferiore a 5.000 euro costituisce un forte indizio della natura occasionale dell'attività, tale da non giustificare l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata. L'ente previdenziale, che aveva l'onere della prova, non ha fornito elementi sufficienti a dimostrare l'abitualità della prestazione lavorativa, non potendo la mera iscrizione a un albo professionale o la titolarità di una partita IVA, da sole, superare l'indizio derivante dal basso reddito.
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Apprezzamento della prova: ricorso inammissibile
Una società di gestione ha impugnato un avviso di addebito per contributi previdenziali, sostenendo che il proprio personale non svolgeva attività di spettacolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non è possibile contestare in sede di legittimità il libero apprezzamento della prova del giudice di merito, ma solo denunciare l'omesso esame di un fatto storico decisivo, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Estinzione del processo per rinuncia: le conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo in una controversia tra un istituto bancario e una società di servizi sanitari. La decisione è scaturita dalla rinuncia al ricorso da parte della banca, regolarmente accettata dalla controparte. Di conseguenza, la sentenza della Corte d'Appello è divenuta definitiva e la Cassazione non si è pronunciata sulle spese legali.
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Nullità notifica e sanatoria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia tributaria: la nullità della notifica di un avviso di accertamento è sanata se il contribuente impugna l'atto. Questo perché, con l'impugnazione, l'atto ha raggiunto il suo scopo di portare la pretesa fiscale a conoscenza del destinatario. La Corte ha invece accolto il ricorso del contribuente su un punto specifico: l'errata condanna al pagamento di spese maggiorate per una mediazione mai avvenuta nel giudizio d'appello.
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Giudicato implicito sulla giurisdizione: il caso
Una società ha impugnato un pignoramento per crediti tributari davanti al giudice ordinario, il quale ha trasferito la causa al giudice tributario per difetto di giurisdizione. La società, dopo aver perso in primo e secondo grado tributario, ha sollevato la questione di giurisdizione solo in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che, non avendo contestato la giurisdizione del giudice tributario nei gradi precedenti, si è formato un giudicato implicito sulla questione, che non può più essere messo in discussione.
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Decreto di archiviazione: non vincola il Fisco
Un imprenditore, accusato di utilizzare fatture false, impugna un accertamento fiscale facendo leva su un decreto di archiviazione penale per gli stessi fatti. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che il decreto di archiviazione non ha efficacia vincolante nel processo tributario, il quale prosegue in modo autonomo.
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Rendita catastale: sopralluogo non obbligatorio
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che non è obbligatorio per l'Agenzia delle Entrate effettuare un sopralluogo per rettificare la rendita catastale di un immobile a destinazione speciale (categoria D) se la procedura di variazione è stata avviata dal contribuente tramite Docfa. La Corte ha chiarito che l'amministrazione può basarsi sulla documentazione fornita, cassando la decisione dei giudici di merito che avevano annullato gli avvisi di accertamento proprio per la mancanza dell'ispezione fisica.
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Ricorso taglia-incolla: quando è inammissibile
Una società ha presentato ricorso in Cassazione contro una banca per una questione di interessi usurari. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, definendolo un "ricorso taglia-incolla": un assemblaggio acritico e confuso di atti precedenti, eccessivamente lungo e privo della necessaria sintesi. Questa pratica, secondo i giudici, viola i principi fondamentali del processo civile e rende impossibile l'esame nel merito.
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Rendita catastale immobili D: la stima senza sopralluogo
Una società ha impugnato l'aumento della rendita catastale per un immobile di categoria D (garage commerciale). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per la determinazione della rendita catastale immobili D, la stima diretta non impone un sopralluogo obbligatorio e che la motivazione che rinvia a dati catastali di immobili simili è legittima, in quanto facilmente accessibili dal contribuente.
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Onere della prova: produrre il contratto bancario
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente addebitate su un conto corrente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'onere della prova di produrre il contratto spetta al cliente quando questi contesta la mancanza di specifiche clausole scritte, e non l'esistenza stessa del contratto. La mancata produzione del documento ha reso impossibile la rideterminazione del saldo.
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Improcedibilità ricorso: notifica errata è fatale
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso in una controversia bancaria. La causa è stata decisa non nel merito, ma per un vizio formale insanabile: il mancato e corretto deposito della copia della sentenza impugnata con la relativa relata di notificazione. Questa omissione ha impedito alla Corte di verificare la tempestività dell'appello, portando alla sua reiezione per ragioni puramente procedurali.
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Compensazione spese di lite: i limiti del giudice
Un contribuente, vittorioso contro l'Agenzia delle Entrate dopo un lungo contenzioso, si è visto negare il rimborso delle spese legali per la maggior parte dei gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la compensazione spese di lite è illegittima se non motivata da ragioni gravi ed eccezionali, condannando l'Amministrazione a rimborsare tutti i costi sostenuti dal cittadino.
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Ricorso inammissibile: gli errori da non commettere
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cliente contro una banca in una disputa su un mutuo ipotecario. La decisione si fonda su gravi errori procedurali nella stesura dell'atto, che non rispettava i requisiti formali previsti per l'impugnazione di legittimità, rendendo il ricorso inammissibile a prescindere dal merito della questione. La Corte ha sottolineato come i motivi debbano essere riconducibili esclusivamente alle ipotesi dell'art. 360 c.p.c.
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