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Controricorrente — Anno 2025

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5384 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Reverse charge oro: quando si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un'azienda del settore 'compro oro'. L'impresa aveva applicato il regime del reverse charge oro alle cessioni di gioielli usati a una società di affinazione, ma l'Agenzia delle Entrate aveva contestato l'operazione, ritenendo applicabile il regime del margine. La Corte ha confermato che l'applicazione del reverse charge oro richiede la prova, a carico del cedente, che i beni non siano destinati al consumo immediato ma a un processo di trasformazione industriale. In assenza di tale prova, l'applicazione del regime è illegittima.
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Reverse charge oro: quando si applica? La Cassazione
Un'impresa del settore "compro oro" ha applicato il reverse charge oro alla vendita di gioielli usati a un'azienda di recupero metalli. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendo applicabile il regime del margine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del contribuente, chiarendo che per l'applicazione del reverse charge è fondamentale provare la destinazione del bene alla trasformazione industriale e non al consumo diretto, indipendentemente da chi esegua materialmente la fusione. In assenza di tale prova, il regime corretto è quello del margine.
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Giudicato esterno: la vittoria si estende al coniuge
Una contribuente si vede revocare le agevolazioni 'prima casa' per aver venduto l'immobile prima dei cinque anni. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, annullando la pretesa fiscale, perché nel frattempo il coniuge, co-obbligato, aveva ottenuto una sentenza favorevole definitiva per la stessa questione. Questo principio, noto come giudicato esterno, si estende tra co-obbligati in solido, anche se sollevato per la prima volta in Cassazione.
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Definizione agevolata coobbligato: estinzione lite
L'ordinanza analizza il caso di un avviso di accertamento IVA notificato a un socio. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio perché un altro socio, in qualità di coobbligato solidale, aveva già aderito alla definizione agevolata per lo stesso debito. La decisione sottolinea come la definizione agevolata coobbligato estenda i suoi effetti benefici a tutti gli altri debitori, chiudendo definitivamente la controversia fiscale.
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Indebito previdenziale: la Cassa può recuperare?
Un professionista ha ricevuto per anni una pensione superiore al dovuto a causa di un errore di calcolo. La Cassazione ha confermato il diritto della Cassa di previdenza a richiedere la restituzione dell'indebito previdenziale, anche se trasformata in ente privato. La Corte ha chiarito i limiti temporali per l'azione di recupero, rigettando il ricorso dell'erede che si opponeva alla restituzione.
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Compenso professionale ingegnere: la prova presuntiva
Un ingegnere ha richiesto un compenso professionale a una società immobiliare per la progettazione di impianti fotovoltaici. La società negava di aver mai conferito l'incarico. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al pagamento, stabilendo che l'esistenza del rapporto contrattuale può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come l'utilizzo del progetto da parte del committente e le testimonianze, anche in assenza di un contratto scritto. La Corte ha ritenuto legittima la valutazione complessiva degli indizi fatta dai giudici di merito per accertare il diritto al compenso professionale ingegnere.
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Frazionamento del credito: i limiti secondo la Cassazione
Un professionista ha intentato dodici cause separate contro un ex cliente per il pagamento di onorari. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda improponibile per abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice, prima di dichiarare l'improponibilità, ha il dovere di verificare la possibilità di riunire i procedimenti pendenti davanti al proprio ufficio. La sanzione dell'improponibilità è una misura eccezionale e non automatica.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo agire?
Un avvocato ha intentato diverse cause contro un ex cliente per recuperare i propri onorari. La Corte d'Appello aveva dichiarato le domande inammissibili per un abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, prima di sanzionare il creditore, il giudice ha il dovere di tentare la riunione dei procedimenti pendenti. Solo se la riunione è impossibile e il creditore non ha un interesse meritevole alla trattazione separata si può configurare un abuso.
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Diritto di precedenza nelle società a controllo pubblico
Una lavoratrice con contratto a termine presso un consorzio pubblico ha rivendicato il diritto di precedenza per un'assunzione a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le società a controllo pubblico devono seguire le procedure di selezione pubblica, le quali prevalgono sul diritto di precedenza previsto per i contratti di lavoro privati. La Corte ha chiarito che l'obbligo di reclutamento tramite procedure concorsuali impedisce l'assunzione diretta basata sulla precedenza.
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Estinzione del processo: la Cassazione chiarisce
Un'azienda di arredamento ha rinunciato al ricorso in Cassazione contro una ex dipendente dopo aver raggiunto un accordo. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo e compensato le spese, confermando che l'accordo tra le parti pone fine alla lite e al giudizio di legittimità.
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Appello inammissibile: termini per il ricorso
Un cittadino cita in giudizio un comune per i danni subiti a causa di una strada dissestata. Dopo aver perso in primo grado, il suo appello viene dichiarato inammissibile per scarsa probabilità di accoglimento. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il successivo ricorso tardivo perché non presentato entro il termine breve di 60 giorni. La Corte ribadisce che un appello inammissibile può essere contestato solo per vizi procedurali specifici, non per riesaminare il merito della causa.
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Danni da buca stradale: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un automobilista per danni da buca stradale, chiarendo che se l'ente proprietario della strada contesta specificamente i fatti, l'onere di provare il nesso causale tra la buca e il danno spetta interamente al danneggiato. La mancata prova porta al rigetto della domanda di risarcimento.
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Prova trasferimento credito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito i requisiti per la prova trasferimento credito in casi di scissione societaria. Un debitore aveva contestato la pretesa del nuovo creditore, lamentando la mancanza di una specifica prova scritta. La Corte ha stabilito che, sebbene la scissione richieda prove documentali, l'inclusione di un singolo credito può essere dimostrata tramite presunzioni, come dichiarazioni della società scissa e pubblicazioni ufficiali, purché sia garantita la certezza del debitore. Il ricorso del debitore è stato quindi respinto.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: come provare?
Una società è stata accusata di aver detratto indebitamente l'IVA per operazioni soggettivamente inesistenti, parte di una frode carosello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia Fiscale, confermando che spetta all'amministrazione provare la consapevolezza della frode da parte dell'acquirente. L'azienda ha dimostrato la sua buona fede attraverso prove come pagamenti tracciabili, regolarità contabile e congruità dei prezzi, vedendosi così riconosciuto il diritto alla detrazione.
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Clausola sociale: quando non scatta il diritto al posto
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'assunzione di un lavoratore in un cambio appalto, chiarendo che la clausola sociale non opera automaticamente. È necessario soddisfare i requisiti specifici sia del Contratto Collettivo (CCNL), come l'essere in servizio nei 240 giorni precedenti il cambio, sia delle previsioni del bando di gara, come l'inclusione in apposite liste di personale. Nel caso di specie, il lavoratore non soddisfaceva nessuna delle due condizioni.
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Iura novit curia e usura: il giudice deve conoscere i tassi
La Corte di Cassazione ha stabilito che i decreti ministeriali che fissano i tassi soglia anti-usura hanno natura normativa. Di conseguenza, in base al principio iura novit curia, il giudice è tenuto a conoscerli e applicarli d'ufficio, senza che la parte che denuncia l'usura abbia l'onere di produrli in giudizio. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente addossato tale onere probatorio al debitore, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Accollo interno: effetti sul creditore e contratto
Un professionista agisce in giudizio contro i propri committenti per ottenere il pagamento del suo compenso. I committenti si difendono sostenendo che un terzo (una società costruttrice) si era assunto l'obbligo di pagare tramite una clausola inserita in un contratto preliminare di vendita. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale accordo, configurandosi come un accollo interno, produce effetti solo tra le parti che lo hanno stipulato (committenti e società) e non è opponibile al creditore, il quale ha diritto di ricevere l'intero pagamento dai suoi debitori originali. Di conseguenza, i committenti sono stati condannati a saldare l'intero importo dovuto al professionista.
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Avvocato comunitario: quando non ha diritto al compenso
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il compenso a un avvocato comunitario, qualificato come 'abogado' in Spagna, per attività professionale svolta in Italia. La Corte ha stabilito che l'esercizio stabile e continuativo della professione, e non meramente occasionale, richiede l'iscrizione in una sezione speciale dell'albo come 'avvocato stabilito', requisito mancante nel caso di specie. Questo rende la prestazione non remunerabile ai sensi dell'art. 2231 c.c. Inoltre, è stato ribadito che la contestazione del difetto di legittimazione passiva, come la rinuncia all'eredità da parte del convenuto, costituisce una mera difesa e può essere sollevata in qualsiasi fase del giudizio.
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Cessazione materia del contendere: accordo in Cassazione
Una giornalista aveva citato in giudizio una collega caporedattrice e la società datrice di lavoro per un presunto comportamento illecito. Dopo aver perso in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. Prima della discussione, le parti hanno raggiunto un accordo di conciliazione. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al procedimento poiché la controversia era stata risolta privatamente.
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Contratto preliminare immobile ipotecato: la Cassazione
Una società venditrice non adempie a un contratto preliminare per un immobile ipotecato, adducendo difficoltà economiche. I promissari acquirenti ottengono in appello una sentenza che dispone il trasferimento coattivo del bene. La società ricorre in Cassazione. La Corte, rilevando la presenza di un altro caso con questioni giuridiche identiche, rinvia la trattazione per una decisione congiunta, data la rilevanza delle questioni sul contratto preliminare immobile ipotecato.
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