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Contributo Unificato — Anno 2025

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512 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Contributo Unificato

Provvedimenti

Estinzione del giudizio: rinuncia e spese legali
Una controversia per responsabilità civile giunge in Cassazione, ma le parti trovano un accordo. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso. La decisione chiarisce che in caso di estinzione del giudizio per accordo tra le parti, non si applica il raddoppio del contributo unificato, misura prevista solo per rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: come si estingue il processo
Una controversia tra una società immobiliare e un'impresa di costruzioni, riguardante un contratto di appalto, giunge in Cassazione. Il fallimento dell'impresa ricorrente presenta una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo, specificando che in caso di rinuncia non si procede alla condanna alle spese e non si applica il raddoppio del contributo unificato, data la natura non sanzionatoria di tale atto.
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Rinuncia al ricorso: no al contributo unificato doppio
Un consorzio, dichiarato in liquidazione giudiziale per un ingente debito, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, a seguito della rinuncia al ricorso da parte dello stesso, la Corte ha dichiarato estinto il giudizio. La decisione fondamentale è stata quella di escludere il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità, non di rinuncia volontaria.
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Termine per impugnare: quando il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una socia contro la liquidazione giudiziale di una S.r.l. Il motivo è il mancato rispetto del termine per impugnare la sentenza d'appello. L'ordinanza chiarisce che il ricorso è stato presentato oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza, senza che si applichi la sospensione feriale dei termini.
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Rinuncia al ricorso: no al doppio contributo unificato
Una società tedesca di manutenzione aeronautica aveva proposto ricorso per Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo e la società ha presentato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte (il fallimento di una compagnia aerea italiana). La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio, chiarendo un principio importante: la rinuncia al ricorso non fa scattare l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Contributo unificato: va pagato anche con spese compensate
La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento del contributo unificato è obbligatorio per la parte che avvia una causa, indipendentemente dalla decisione finale sulle spese di lite. Anche in caso di compensazione delle spese, l'obbligo di versare il contributo allo Stato rimane valido, poiché esso ha natura di tributo autonomo e non è legato al principio di soccombenza.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte del ricorrente, accettata dalla controparte. Il caso, originato da una condanna alla restituzione di somme a una società fallita, si conclude senza una decisione sul merito. La Corte chiarisce che l'estinzione per rinuncia accettata esclude sia una pronuncia sulle spese, se le parti concordano, sia l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: no al raddoppio del contributo
Un istituto di credito aveva impugnato in Cassazione una sentenza di condanna nell'ambito di un'azione revocatoria fallimentare. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo, portando alla rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio, chiarendo che in caso di rinuncia al ricorso non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto tale sanzione è prevista solo per casi tassativi come il rigetto o l'inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: niente raddoppio del contributo
La Corte di Cassazione ha chiarito che in caso di rinuncia al ricorso accettata dalle altre parti, il giudizio si estingue e non si applica il raddoppio del contributo unificato. La vicenda nasce da un appello contro una sentenza della Corte d'Appello, ma prima della decisione, le parti hanno formalizzato la rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, specificando che il raddoppio del contributo è una misura sanzionatoria applicabile solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità, e non può essere estesa alla rinuncia.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
La Corte di Cassazione chiarisce che la rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, comporta l'estinzione del giudizio ma non il raddoppio del contributo unificato. La sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, non per un ritiro volontario. Il caso trae origine da un'azione di responsabilità contro gli amministratori di una società fallita.
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Impugnazione atti impositivi: l’inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una contribuente contro solleciti di pagamento TARI. La decisione si fonda sul principio che, se è già in corso una contestazione degli avvisi di accertamento originari (atti tipici), viene meno l'interesse a procedere con l'impugnazione di atti impositivi successivi e atipici come i solleciti, poiché la pretesa tributaria sarà decisa nel primo giudizio.
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Impugnazione sollecito di pagamento: quando è inutile?
Una contribuente ha contestato un sollecito di pagamento per la TARI, nonostante avesse già avviato un contenzioso contro i relativi avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'impugnazione sollecito di pagamento perde di interesse e scopo quando l'atto principale è già oggetto di un giudizio pendente.
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Disconoscimento copie notifica: guida alla sentenza
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria e i relativi avvisi di addebito, contestando la validità delle notifiche attraverso il disconoscimento delle copie fotostatiche prodotte in giudizio dall'Agente della Riscossione e dall'Ente Previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il disconoscimento delle copie deve essere specifico e non generico. Inoltre, per contestare la veridicità delle relate di notifica e delle firme sugli avvisi di ricevimento, è necessario proporre una querela di falso. La Corte ha infine confermato la regolarità delle notifiche a mezzo posta e l'interruzione della prescrizione.
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Incentivo economico: spetta a tutti gli uffici?
L'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta il tema dell'incentivo economico per il personale degli uffici giudiziari. Il caso nasce dal ricorso di un ministero contro la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto il bonus a dipendenti di un ufficio non addetto alla riscossione del contributo unificato. Data la complessità della questione interpretativa e l'assenza di precedenti, la Suprema Corte ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione di particolare importanza.
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Difetto di interesse: rottamazione e ricorso inammissibile
Un contribuente, dopo aver aderito alla c.d. rottamazione-ter, ha chiesto l'estinzione del giudizio pendente in Cassazione contro un avviso di accertamento. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile non per l'estinzione (mancando la prova certa del collegamento tra somme rottamate e l'atto impugnato), ma per il sopravvenuto difetto di interesse del ricorrente, che con l'adesione alla sanatoria ha manifestato di non avere più interesse a una pronuncia nel merito. Di conseguenza, non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: effetti della rinuncia
Un lavoratore aveva impugnato in Cassazione il rigetto della sua domanda di superiore inquadramento. Tuttavia, prima della decisione, ha rinunciato al ricorso con l'accettazione della società datrice di lavoro. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che tale esito esonera il rinunciante dal pagamento dell'ulteriore contributo unificato e, data l'accettazione, non comporta condanna alle spese.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da un erede contro la condanna al pagamento di differenze retributive a una lavoratrice domestica. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza e su altri vizi procedurali, evidenziando come un ricorso per cassazione debba essere redatto con estrema precisione per superare il vaglio di legittimità. Viene inoltre sanzionato l'abuso del processo.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società, dopo aver presentato ricorso in Cassazione avverso una sentenza d'appello sfavorevole in materia di esecuzione forzata, ha presentato atto di rinuncia al ricorso. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, sottolineando che, data la mancata costituzione della controparte, non era necessaria alcuna accettazione. Di conseguenza, non è stata disposta la condanna alle spese né l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, previsto solo per i casi di rigetto o inammissibilità.
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Esenzione contributo unificato: correzione Cassazione
La Corte di Cassazione corregge un proprio precedente errore materiale, confermando l'esenzione dal contributo unificato per le procedure di recupero crediti professionali dei difensori d'ufficio. Un avvocato, il cui ricorso per il pagamento del compenso era stato dichiarato inammissibile, si era visto erroneamente applicare il raddoppio del contributo. La nuova ordinanza annulla tale statuizione, ribadendo un importante principio a tutela dei legali.
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Doppia conforme: quando il ricorso in Cassazione è out
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento per l'imposta sulla pubblicità. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme": essendo le sentenze di primo e secondo grado concordi sui fatti, il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non specificava le diverse ragioni di fatto che avrebbero giustificato un riesame.
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