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Contributo Unificato — Anno 2025

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512 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Contributo Unificato

Provvedimenti

Buoni postali fruttiferi: rinuncia e spese legali
Una risparmiatrice ha citato in giudizio un intermediario finanziario per ottenere rendimenti maggiori sui suoi buoni postali fruttiferi, sostenendo di essere stata tratta in inganno. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione ma ha successivamente rinunciato. La Corte Suprema ha quindi dichiarato estinto il procedimento, condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali dell'ultimo grado.
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Errore revocatorio: Cassazione e limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per errore revocatorio. I ricorrenti sostenevano che la Corte avesse giudicato su una materia diversa (ICI invece che benefici prima casa) e ignorato un precedente giudicato. La Corte ha stabilito che non vi è stato alcun errore di fatto, ma una valutazione giuridica della questione, ribadendo che l'errore revocatorio non può essere invocato per contestare l'interpretazione del giudice.
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Esenzione IMU alloggi sociali: l’onere della prova
Un ente gestore di case popolari ha perso il ricorso contro un avviso di accertamento IMU. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova per ottenere un'esenzione fiscale spetta interamente al contribuente, anche se l'ente impositore non contesta in modo specifico i fatti. La Corte ha ribadito che il contribuente deve dimostrare concretamente che i singoli immobili possiedono i requisiti per essere considerati alloggi sociali, non essendo sufficiente la natura generale dell'ente proprietario.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo
Una società creditrice, dopo aver visto parzialmente rigettata la sua domanda di ammissione al passivo di un fallimento, ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno depositato un atto congiunto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio, chiarendo un principio fondamentale: in caso di rinuncia, il ricorrente non è tenuto a versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato (il cosiddetto 'raddoppio'), poiché tale misura sanzionatoria si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, e non può essere interpretata estensivamente.
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Divieto di espulsione: motivazione e prova convivenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Il ricorrente sosteneva il suo diritto a non essere espulso in quanto convivente con il fratello, ma non è riuscito a fornirne prova adeguata. Secondo la Corte, una dichiarazione privata non è sufficiente a dimostrare la convivenza in assenza di una registrazione anagrafica ufficiale. L'ordinanza conferma che la motivazione del giudice di pace, pur sintetica, era sufficiente a spiegare le ragioni del rigetto, validando così il provvedimento di espulsione basato sulla presenza irregolare e su precedenti violazioni.
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Rinuncia al ricorso: no al doppio contributo unificato
Un Ente Locale, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole relativa a contributi consortili, ha presentato una rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che, in caso di rinuncia, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, prevista solo per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. La decisione si fonda su un accordo conciliativo raggiunto tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: l’estinzione del processo
Una garante, condannata in appello al pagamento di una somma ingente, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti raggiungono un accordo e presentano una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte dichiara estinto il giudizio, chiarendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato e non vi è statuizione sulle spese, data l'accettazione della controparte.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze su spese e contributo
Un cittadino ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello in una controversia con un ente previdenziale. Successivamente, ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, chiarendo che in questi casi, se la controparte non si è costituita, non vi è condanna alle spese e non si applica l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato.
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Ricorso incidentale tardivo: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inefficace un ricorso incidentale tardivo a seguito della declaratoria di improcedibilità del ricorso principale. Quest'ultimo non era stato depositato nei termini di legge presso la cancelleria della Corte. La decisione sottolinea che l'ammissibilità del ricorso principale è un presupposto indispensabile per la validità di un ricorso incidentale tardivo, il quale perde ogni efficacia in caso contrario.
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Correzione errore materiale: quando è inesistente?
La Corte di Cassazione ha rigettato l'istanza di un ente previdenziale volta alla correzione di un errore materiale in una precedente ordinanza. L'ente sosteneva un'errata identificazione delle parti, ma la Corte ha stabilito che non vi era alcun errore, essendo le parti appellate correttamente identificate come eredi della ricorrente originaria. L'ordinanza sottolinea che il procedimento di correzione errore materiale ha natura amministrativa, escludendo la condanna alle spese e il raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento IRPEF fino alla Corte di Cassazione, ha presentato una rinuncia al ricorso, accettata dall'Agenzia delle Entrate. La Corte ha dichiarato estinto il processo e ha chiarito un importante principio: in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato previsto per i casi di rigetto o inammissibilità. La norma, avendo carattere sanzionatorio, non può essere interpretata in modo estensivo.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario a seguito dell'adesione dei contribuenti alla definizione agevolata prevista da una specifica normativa. Avendo i ricorrenti pagato gli importi dovuti per la sanatoria, il contenzioso è stato considerato concluso, con spese legali a carico di ciascuna parte.
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Improcedibilità del ricorso: Cassazione su deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento. La decisione si fonda su una ragione puramente procedurale: il mancato deposito della copia della sentenza impugnata, un adempimento richiesto a pena di improcedibilità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Notifica cartelle di pagamento: quando è valida la copia
Un professionista ha impugnato un'intimazione di pagamento, contestando la validità della notifica delle cartelle esattoriali sottostanti, di cui l'agente della riscossione aveva prodotto solo copie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice contestazione generica della conformità della copia all'originale non è sufficiente a far scattare l'onere di produrre i documenti originali. La Corte ha inoltre ribadito che il contributo unificato, avendo natura di tributo erariale, si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e non in cinque.
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Estinzione del giudizio per rottamazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario pendente a seguito dell'adesione dei contribuenti alla definizione agevolata, nota come 'Rottamazione quater'. Avendo i ricorrenti saldato il debito in un'unica soluzione, è venuta meno la materia del contendere. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una decisione nel merito, con spese compensate tra le parti e senza l'obbligo per i ricorrenti di versare l'ulteriore contributo unificato.
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Estinzione giudizio tributario: no doppio contributo
Una società, dopo aver impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale, ha rinunciato al ricorso in Cassazione a seguito di un accordo con l'Amministrazione Finanziaria, che ha emesso un provvedimento di sgravio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, specificando che in questo caso non si applica l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto solo per i ricorsi respinti o dichiarati inammissibili.
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Procura speciale cassazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento. La decisione si fonda su un vizio procedurale insanabile: il mancato deposito della procura speciale cassazione, documento essenziale per rappresentare la parte in giudizio. Nonostante il difensore avesse dichiarato di averla allegata telematicamente, il file non è stato rinvenuto, rendendo l'impugnazione improcedibile.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5039/2025, dichiara l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso principale e a quello incidentale. Il caso, originato da una controversia su un debito di una società cancellata, si conclude senza una decisione nel merito. La Corte applica il principio di causalità per la liquidazione delle spese legali, condannando la parte che aveva iniziato il giudizio. Viene inoltre chiarito che la rinuncia al ricorso non comporta il pagamento del doppio contributo unificato, misura prevista solo per i casi di rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia ricorso Cassazione: niente spese e doppio CU
Una committente, dopo aver perso in appello in una causa per un contratto di appalto, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha formalizzato una rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che, data l'accettazione, non si procede alla liquidazione delle spese legali e non sorge l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Cessazione materia del contendere: accordo e spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una controversia tra un condominio e un istituto bancario. Le parti, dopo aver impugnato una sentenza della Corte d'Appello relativa alla validità di alcune delibere condominiali, hanno raggiunto un accordo transattivo. La Suprema Corte ha stabilito che tale accordo fa venir meno l'efficacia della sentenza impugnata e ha disposto la compensazione integrale delle spese legali, escludendo l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato.
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