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Contributo Unificato — Anno 2024

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567 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Contributo Unificato

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo
In una causa relativa alla restituzione di somme in una trattativa immobiliare, il ricorrente ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione. La controparte ha aderito e la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione chiarisce che in caso di estinzione per rinuncia accettata, non si applica l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto per le impugnazioni respinte o dichiarate inammissibili.
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Doppio contributo unificato: no se c’è rinuncia
Una società di leasing, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro un decreto del Tribunale, ha successivamente rinunciato all'impugnazione. La Corte Suprema ha dichiarato estinto il giudizio, chiarendo che la rinuncia non comporta l'obbligo di pagare il doppio contributo unificato. Questa sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, non potendo essere estesa per analogia.
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Errore materiale condanna spese: correzione Cassazione
La Corte di Cassazione ha corretto una propria ordinanza che conteneva un errore materiale condanna spese. Inizialmente, la Corte aveva erroneamente condannato la parte vittoriosa (alcuni risparmiatori) a pagare le spese legali alla parte soccombente (un istituto finanziario). Riconoscendo l'evidente refuso, la Corte ha emendato la decisione, ponendo correttamente a carico dell'istituto finanziario soccombente tutte le spese di lite, in applicazione del principio della soccombenza.
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Estinzione del processo: rinuncia al ricorso TARI
Una società ha impugnato in Cassazione una sentenza relativa al pagamento della TARI, sostenendo che i propri rifiuti da imballaggio fossero speciali e quindi esenti. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo stragiudiziale. La società ha quindi rinunciato al ricorso, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del processo. La sentenza chiarisce anche che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del processo: accordo tra le parti
Una controversia di lavoro tra un'agenzia di stampa e un giornalista sulla natura del rapporto (autonomo o subordinato) giunge in Cassazione. Dopo la sentenza d'appello favorevole al lavoratore, le parti decidono di porre fine alla lite. Attraverso la rinuncia reciproca ai rispettivi ricorsi, la Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo. Questa decisione chiude definitivamente il caso senza una pronuncia nel merito, esonerando le parti dal pagamento delle spese e dal raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: niente doppio contributo
Un'azienda territoriale per l'edilizia residenziale aveva impugnato una sentenza sfavorevole in materia di IMU. Successivamente, ha rinunciato al ricorso, e il Comune controparte ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione chiarisce un principio fondamentale: in caso di estinzione del procedimento per rinuncia accettata, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, prevista solo per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Estinzione del processo: rinuncia e spese legali
Un'associazione nazionale di assistenza ha impugnato in Cassazione una sentenza che riconosceva un rapporto di lavoro subordinato con due ex collaboratori. A seguito di una rinuncia reciproca al ricorso principale e a quello incidentale, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione chiarisce che tale esito esonera le parti dal versamento del doppio contributo unificato e neutralizza la condanna alle spese legali, data la reciproca adesione alla rinuncia.
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Spese processuali: ricorso respinto e condanna
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un privato contro la decisione della Corte d'Appello. A seguito del rigetto, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali a favore delle controparti. L'ordinanza ribadisce il principio secondo cui la parte soccombente deve sostenere i costi del giudizio e sottolinea l'obbligo di versare un ulteriore contributo unificato in caso di impugnazione respinta, come previsto dalla normativa vigente sulle spese di giustizia.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo in Cassazione
Una lavoratrice aveva impugnato in Cassazione una sentenza sfavorevole in materia di contratti a termine con un'azienda sanitaria locale. Prima della discussione, la ricorrente ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, verificata la ritualità dell'atto, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. A causa dei diversi esiti nei gradi di merito precedenti, le spese legali sono state interamente compensate tra le parti.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude la causa
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una causa intentata da un gruppo di professionisti del settore sanitario contro un'azienda sanitaria pubblica per il pagamento di alcune quote retributive. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, i ricorrenti hanno rinunciato al ricorso in Cassazione. Tale rinuncia è stata accettata dalla controparte, portando alla chiusura del processo senza una decisione nel merito e senza statuizioni sulle spese legali.
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Cessazione materia del contendere: le conseguenze
Un'azienda sanitaria pubblica, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole, raggiunge un accordo transattivo con i propri dipendenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14091/2024, dichiara la cessazione della materia del contendere, specificando che tale pronuncia prevale sulla semplice rinuncia al ricorso. Questa decisione comporta la caducazione della sentenza impugnata, impedendone il passaggio in giudicato, e esclude l'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: quando la rinuncia chiude il caso
Un gruppo di dipendenti del settore sanitario, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio una causa contro l'ente pubblico datore di lavoro per il pagamento di indennità specifiche, ha presentato ricorso in Cassazione. Prima della decisione finale, i ricorrenti hanno formalizzato la rinuncia agli atti. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente il procedimento senza una pronuncia nel merito. La Corte ha inoltre specificato che, data la rinuncia, non era dovuto alcun ulteriore versamento a titolo di contributo unificato.
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Estinzione giudizio tributario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14044/2024, ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario a seguito dell'adesione di una società alla definizione agevolata delle controversie pendenti. La decisione chiarisce che, in tali casi, le spese legali restano a carico di chi le ha anticipate e non si applica il raddoppio del contributo unificato a carico della parte ricorrente.
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Ricorso tardivo fallimento: inammissibilità e termini
Una società creditizia ha impugnato un decreto che rigettava la sua ammissione al passivo fallimentare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, qualificandolo come ricorso tardivo fallimento perché presentato ben oltre il termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento. Di conseguenza, anche l'intervento di una società cessionaria del credito è stato dichiarato inammissibile.
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Definizione agevolata: come estingue il processo
Un contribuente, dopo due sentenze sfavorevoli, aderisce alla definizione agevolata durante il ricorso in Cassazione. La Corte Suprema dichiara estinto il processo, stabilendo che la domanda di sanatoria e il relativo pagamento manifestano in modo inequivocabile la volontà di rinunciare al ricorso, rendendo superflua una rinuncia formale.
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Estinzione del giudizio: no doppio contributo
Una società, dopo aver presentato ricorso per la revocazione di un'ordinanza in materia di ICI, ha rinunciato agli atti del giudizio. Il Comune convenuto ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo un punto fondamentale: in caso di estinzione, non si applica la norma che prevede il pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato. Questa sanzione, infatti, è prevista solo per i casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione, non per una chiusura consensuale del processo.
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Estinzione del processo TARI: accordo e rinuncia
Una società commerciale ha impugnato un avviso di pagamento TARI, sostenendo che le aree produttive di rifiuti speciali, come gli imballaggi terziari, dovessero essere escluse dalla tassazione. Dopo una decisione parzialmente favorevole in appello, sia la società che il Comune hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo stragiudiziale, rinunciando ai rispettivi ricorsi. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo TARI, senza pronunciarsi nel merito della questione.
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Doppio contributo unificato: quando si paga di più
Una società in liquidazione ha presentato ricorso in Cassazione contro una grande compagnia di telecomunicazioni. La Suprema Corte ha confermato l'obbligo per la società ricorrente di versare il doppio contributo unificato, una sanzione che si applica in caso di impugnazione respinta, inammissibile o improcedibile. Questo caso evidenzia le conseguenze economiche di un ricorso giudicato infondato.
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Rottamazione quater: l’effetto sul ricorso pendente
Una associazione professionale impugnava una cartella di pagamento per tasse automobilistiche. Durante il ricorso in Cassazione, aderiva alla rottamazione quater, pagando le prime rate. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'adesione alla definizione agevolata implica la rinuncia al giudizio. La Corte ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali.
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Improcedibilità ricorso cassazione: termini perentori
Un lavoratore ha impugnato l'esclusione dei propri crediti da lavoro dallo stato passivo di una società fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso cassazione in quanto depositato oltre il termine perentorio di legge. La decisione chiarisce che la sospensione feriale dei termini non si applica alle controversie di lavoro nell'ambito delle procedure fallimentari.
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