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Contributo Unificato — Anno 2023

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936 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Contributo Unificato

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: stop al raddoppio del contributo
Un ente locale aveva impugnato una sentenza favorevole ad alcuni contribuenti in merito ad accertamenti ICI. Durante il giudizio di legittimità, l'ente ha presentato formale rinuncia al ricorso, prontamente accettata dalle controparti. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in caso di rinuncia al ricorso non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura ha natura sanzionatoria e riguarda esclusivamente i casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e costi in Cassazione
In una controversia relativa alla mancata graduazione di incarichi per dirigenti medici e alla conseguente richiesta di risarcimento, l'ente sanitario ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso. La controparte ha accettato tale rinuncia, portando la Corte di Cassazione a dichiarare l'estinzione del giudizio. La decisione conferma che, in caso di estinzione, non si applica il raddoppio del contributo unificato e non si procede alla liquidazione delle spese di lite se la rinuncia è accettata.
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Rinuncia al ricorso: guida all’estinzione del giudizio
Un'azienda sanitaria ha impugnato una sentenza d'appello relativa al risarcimento danni per mancata graduazione delle funzioni di un dirigente medico. Prima della decisione, la ricorrente ha presentato una formale rinuncia al ricorso, regolarmente accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che in tale ipotesi non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non è equiparabile al rigetto o all'inammissibilità del ricorso.
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Definizione agevolata: stop alle liti tributarie
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio relativo a un avviso di liquidazione per imposta di registro su una sentenza di usucapione. I contribuenti hanno presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge n. 197/2022, fornendo prova del versamento della rata prevista. La decisione conferma che il perfezionamento della definizione agevolata comporta la chiusura del contenzioso, con spese a carico di chi le ha anticipate e senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: rinuncia e costi
Una struttura sanitaria pubblica ha presentato ricorso contro un dirigente medico per questioni legate alla mancata graduazione e al relativo risarcimento. Prima della decisione, la ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso, regolarmente accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che in tale ipotesi non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché la chiusura anticipata per rinuncia non rientra nelle casistiche sanzionatorie previste dalla legge.
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Rinuncia al ricorso: estinzione in Cassazione
Una struttura sanitaria pubblica ha presentato una rinuncia al ricorso in Cassazione relativo a una controversia con un dirigente medico per la mancata graduazione delle funzioni e il conseguente risarcimento. La controparte ha formalmente accettato la rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio di legittimità, stabilendo che non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non è equiparabile al rigetto o all'inammissibilità del ricorso.
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Rinuncia al giudizio: effetti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha sancito l'estinzione di un procedimento riguardante un dirigente medico a seguito della rinuncia al giudizio presentata da un'azienda sanitaria. La controversia, originata dalla mancata graduazione delle funzioni e dalla richiesta di risarcimento, si è conclusa senza la necessità di liquidare le spese legali, data l'accettazione della rinuncia da parte del controricorrente. La Corte ha inoltre chiarito che l'estinzione non comporta il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop al giudizio tributario
Una società di servizi ha impugnato avvisi di accertamento relativi a presunte fatture fittizie emesse da un fornitore ritenuto evasore totale. Dopo una sentenza d'appello sfavorevole, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018, provvedendo al pagamento della prima rata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e costi Cassazione
Un professionista sanitario ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale, portando il ricorrente a formalizzare la Rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese e specificando che, in caso di rinuncia, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché la decisione non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso presentata dai ricorrenti e formalmente accettata dalla controparte. Il caso riguardava un'impugnazione contro una sentenza d'appello, ma le parti hanno raggiunto un accordo stragiudiziale per chiudere la lite. La decisione conferma che, in presenza di una rinuncia accettata, le spese di lite possono essere integralmente compensate e non si applica il raddoppio del contributo unificato, favorendo una risoluzione celere e meno onerosa del contenzioso in sede di legittimità.
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Estinzione del giudizio: rinuncia e conciliazione
Una società di servizi e un gruppo di dipendenti hanno affrontato un lungo contenzioso riguardante l'inquadramento professionale e le relative differenze retributive. Dopo una sentenza d'appello che aveva parzialmente accolto le richieste dei lavoratori, entrambe le parti hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo in sede sindacale. Tale conciliazione ha portato al deposito di atti formali di rinuncia al ricorso principale e incidentale. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'**estinzione del giudizio**, specificando che in tale ipotesi non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per rigetto o inammissibilità.
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Notifica ricorso: inammissibilità per mancato rinnovo
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo al mancato pagamento di onorari professionali, dove la notifica ricorso è risultata decisiva. Dopo un'opposizione a decreto ingiuntivo e vari tentativi di ricusazione del giudice, il ricorrente ha impugnato la sentenza di appello. Tuttavia, a causa della mancanza delle ricevute di consegna della PEC e del decesso del proprio legale, il ricorrente non ha provveduto al rinnovo della notifica ordinato dalla Corte, risultando inoltre irreperibile. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per difetto di notifica e inerzia della parte.
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Definizione agevolata: estinzione liti tributarie
Una società in liquidazione giudiziale ha impugnato diversi avvisi di accertamento relativi a tributi locali, contestando la rettifica del valore imponibile di alcuni terreni. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Durante la pendenza del ricorso, il contribuente ha richiesto di accedere alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Suprema Corte, verificato il corretto deposito della domanda e il pagamento della prima rata, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che il perfezionamento della pace fiscale prevale sulla prosecuzione della lite.
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Elezione di domicilio: validità della notifica
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'**elezione di domicilio** contenuta in un contratto non ha valore esclusivo se non espressamente pattuito dalle parti. Nel caso in esame, un debitore si opponeva alla notifica di un atto esecutivo avvenuta presso la sede della sua impresa anziché presso l'indirizzo indicato nel contratto di finanziamento. La Suprema Corte ha confermato la validità della notifica, rigettando il ricorso poiché la clausola contrattuale non escludeva altri luoghi di notificazione previsti dal codice di procedura civile.
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Definizione agevolata: stop alle liti ICI in Cassazione
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo alla rettifica del valore di un terreno edificabile. La controversia verteva sulla possibilità di applicare i valori definiti in un precedente accertamento con adesione anche alle annualità successive. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la società ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento della prima rata. La Suprema Corte, verificata la regolarità della domanda e del versamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che tale procedura prevale sulle decisioni non ancora passate in giudicato.
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Estinzione del giudizio: stop al doppio contributo
Una società energetica ha impugnato gli avvisi di accertamento ICI emessi da un ente locale per una centrale idroelettrica. Dopo la decisione sfavorevole in appello, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire la lite. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in questo caso non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica quando il processo termina per accordo tra le parti anziché per rigetto del ricorso.
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Definizione agevolata: stop alle liti tributarie
La controversia trae origine da un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria ha riqualificato come interessi le remunerazioni derivanti da azioni privilegiate, inizialmente dichiarate come dividendi da una società di capitali. Dopo i primi due gradi di giudizio favorevoli al contribuente, la causa è approdata in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento integrale di quanto dovuto. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, confermando che la definizione agevolata preclude l'esame del merito e non comporta il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: estinzione liti tributarie
Una società ha impugnato diversi avvisi di accertamento relativi a ICI e IMU, contestando la rendita catastale applicata ai propri immobili. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023, documentando il pagamento della prima rata. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, confermando che il perfezionamento della sanatoria impedisce la prosecuzione della lite e l'applicazione di sanzioni processuali aggiuntive.
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Definizione agevolata: estinzione liti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un lungo contenzioso tra un Comune e un Ente Religioso riguardante l'esenzione ICI per immobili adibiti ad attività pastorali e scolastiche. Nonostante il ricorso presentato dall'amministrazione comunale contro la sentenza di appello favorevole all'ente, la controversia è stata risolta tramite la definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. L'Ente Religioso ha dimostrato di aver presentato domanda e pagato quanto dovuto, portando alla chiusura del giudizio senza una decisione definitiva sul merito delle esenzioni contestate.
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Autonoma organizzazione: quando il professionista paga IRAP
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di versamento IRAP per un professionista medico, ravvisando la sussistenza di un'autonoma organizzazione nella gestione del proprio studio privato. Sebbene l'attività svolta presso cliniche terze sia stata esclusa dall'imposizione, i proventi derivanti dalla pratica privata sono stati ritenuti tassabili. La decisione si fonda sulla presenza di una struttura complessa, dotata di numerose postazioni di lavoro, beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile e l'ausilio continuativo di collaboratori sia medici che amministrativi, elementi che configurano un valore aggiunto rispetto alla sola attività intellettuale del singolo.
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