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Concordato Preventivo

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715 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Diritto di prelazione: quando contestare la vendita all’asta
Un'affittuaria di un ramo d'azienda contesta la vendita all'asta di un immobile avvenuta all'interno di un concordato preventivo, lamentando la violazione del proprio diritto di prelazione. Il Tribunale dichiara il reclamo inammissibile, ritenendo che la società avrebbe dovuto impugnare la precedente ordinanza di vendita e non il decreto di trasferimento finale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'affittuaria. I giudici chiariscono che il pregiudizio al diritto di preferenza si realizza solo con il trasferimento effettivo del bene al terzo. Di conseguenza, il reclamo contro il decreto di trasferimento è pienamente ammissibile e il Tribunale dovrà ora valutare l'effettiva esistenza e validità della prelazione.
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Prededucibilità del credito professionale: l’avvocato perde
Un avvocato ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società per prestazioni professionali svolte prima e durante una procedura di concordato preventivo, pretendendo la prededucibilità del credito professionale. Il Tribunale ha negato la prededuzione, ammettendo il credito solo in via privilegiata, poiché l'attività riguardava l'ordinario recupero crediti e il concordato era stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che, se la procedura di concordato preventivo fallisce o non viene aperta, manca il presupposto della continuità tra le procedure. Di conseguenza, viene meno il collegamento funzionale necessario per riconoscere la prededucibilità del credito professionale del terzo che ha prestato la propria opera. L'avvocato perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Privilegio delle cooperative: la sostanza vince sulla burocrazia
Una Cooperativa di ormeggiatori ha richiesto l'ammissione al passivo dell'amministrazione straordinaria di una Società di Servizi Marittimi, pretendendo la prededuzione e il privilegio delle cooperative per i servizi resi. Il Tribunale ha negato entrambi i benefici, ritenendo che la debitrice non gestisse direttamente lo stabilimento strategico e che la Cooperativa non avesse dimostrato di aver superato la revisione biennale. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della prededuzione, poiché la norma eccezionale si applica solo a chi gestisce direttamente l'impianto strategico. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul privilegio delle cooperative, stabilendo che la mancanza della revisione non impedisce di dimostrare con altri mezzi la natura mutualistica del credito. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Imposta di registro sul concordato: scontro tra fisco e imprese
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una società in liquidazione contro l'Agenzia delle Entrate riguardante l'applicazione dell'imposta di registro sulla sentenza di omologazione di un concordato preventivo con garanzia. L'ufficio tributario pretendeva l'imposta proporzionale del 3%, mentre la società riteneva applicabile l'imposta in misura fissa. Rilevando una possibile disparità di trattamento fiscale tra garanzie giudiziali e negoziali, i giudici hanno deciso di non decidere immediatamente in camera di consiglio, ma di rinviare la causa alla pubblica udienza per un approfondimento della questione di diritto.
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Termine dilatorio di sessanta giorni: il Fisco non può correre
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società in liquidazione senza rispettare il termine dilatorio di sessanta giorni previsto dalla legge a tutela del contribuente. Il Fisco ha giustificato l'urgenza con l'ammissione della società alla fase preliminare del concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, stabilendo che l'avvio di tale procedura non costituisce di per sé un'urgenza automatica idonea a derogare al termine dilatorio di sessanta giorni. Di conseguenza, l'atto impositivo notificato in anticipo è nullo, poiché l'urgenza deve essere provata concretamente dal Fisco e non può derivare da una sua negligenza o da semplici presunzioni di insolvenza. Vince l'Azienda contribuente, con condanna del Fisco alle spese.
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Novazione del debito: la rateizzazione non libera il garante
L'Amministrazione Portuale concedeva in uso un'area demaniale a una Società Concessionaria, con garanzia fideiussoria emessa da una Compagnia Assicurativa. A causa del mancato pagamento dei canoni, l'ente pubblico concordava un piano di rientro con la concessionaria. Successivamente, l'ente escuteva la garanzia per i debiti residui. La Compagnia Assicurativa si opponeva, sostenendo che il piano di rateizzazione avesse comportato una novazione del debito, estinguendo la garanzia originaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice rateizzazione di un debito non costituisce novazione del debito, poiché mancano la volontà di estinguere la vecchia obbligazione e la nascita di un'obbligazione oggettivamente diversa. Di conseguenza, la garanzia fideiussoria rimane pienamente valida ed efficace.
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Liberazione del fideiussore: le eredi pagano i debiti societari
Le Eredi di un garante defunto hanno contestato la richiesta della Banca di pagare i debiti di una Società, invocando la liberazione del fideiussore ai sensi dell'articolo 1956 del codice civile. Le Eredi sostenevano che la Banca avesse concesso nuovi finanziamenti alla Società nonostante il peggioramento delle sue condizioni economiche e senza informarle. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle Eredi, confermando che spetta al garante dimostrare che la Banca conoscesse il reale dissesto della Società al momento dei prestiti. Poiché i bilanci societari mostravano un aumento dei ricavi, la Banca non poteva ritenersi in mala fede. Di conseguenza, le Eredi sono state condannate a pagare il debito ereditato.
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Compenso del commissario giudiziale: nullo senza motivi
I Commissari Giudiziali di una procedura di concordato preventivo hanno impugnato il decreto del Tribunale che liquidava il loro compenso finale applicando le percentuali minime di legge senza fornire spiegazioni adeguate. I professionisti hanno lamentato la mancanza di motivazione, specialmente a fronte della complessità dell'opera prestata, già riconosciuta nei decreti di acconto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il decreto di liquidazione del compenso del commissario giudiziale è nullo se privo di un'effettiva motivazione sui criteri applicati. Non basta fare riferimento all'attivo, al passivo e alla legge applicabile; il giudice deve esplicitare il percorso logico seguito per determinare la somma all'interno della forbice legale. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione.
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Fondo salva-opere: la Cassazione decide tra TAR e giudice civile
Una società subappaltatrice chiedeva l'accesso al Fondo salva-opere per recuperare crediti insoddisfatti verso l'appaltatore principale, ammesso al concordato preventivo. Il Ministero, dopo un iniziale accoglimento, revocava il beneficio ritenendo il credito estinto tramite l'assegnazione di azioni concordatarie. La società impugnava la revoca davanti al TAR, che declinava la giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione, adite con regolamento preventivo, hanno confermato la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha stabilito che, quando l'erogazione di un contributo pubblico è vincolata dalla legge a presupposti oggettivi e non comporta valutazioni discrezionali della Pubblica Amministrazione, la posizione del privato è di diritto soggettivo. Di conseguenza, la contestazione sulla revoca spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo.
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Cessazione della materia del contendere: accordo salva concordato
Una società in liquidazione proponeva un concordato preventivo, approvato dai creditori ma opposto da una banca. Il Tribunale omologava il concordato rigettando l'opposizione, ma la Corte d'Appello accoglieva il reclamo della banca, revocando l'omologazione. La società ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, la banca cedeva il credito a un'altra società, la quale raggiungeva un accordo transattivo con la debitrice, accettando il piano concordatario. Le parti chiedevano quindi la dichiarazione di cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, dichiarando la cessazione della materia del contendere per via dell'accordo transattivo. Questo ha travolto la decisione d'appello contraria e ha reso definitivo il decreto di omologazione originario del Tribunale, poiché la rinuncia all'opposizione ha rimosso ex post ogni ostacolo al concordato.
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Concordato preventivo e sanzioni: la crisi non salva il Fisco
L'Agenzia delle Dogane ha sanzionato una società per il mancato versamento delle accise del 2015. La contribuente ha impugnato le sanzioni, sostenendo l'impossibilità di pagare a causa della presentazione di una domanda di concordato preventivo, che vieta il pagamento dei debiti pregressi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che la pendenza del concordato preventivo non cancella la colpevolezza del mancato pagamento delle imposte già scadute. Pertanto, il binomio tra concordato preventivo e sanzioni non esclude l'applicazione delle sanzioni tributarie, poiché la violazione si è consumata prima dell'avvio della procedura concorsuale. La società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Nullità parziale della fideiussione: il garante paga comunque
Una garante ha impugnato il decreto ingiuntivo ottenuto da una banca, eccependo la nullità della garanzia poiché conforme allo schema ABI sanzionato dall'Antitrust. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la conformità allo schema illecito comporta solo la nullità parziale della fideiussione, limitata alle singole clausole anticoncorrenziali (reviviscenza, sopravvivenza e rinuncia ai termini di decadenza), senza travolgere l'intero contratto. La Corte ha inoltre chiarito che il termine semestrale per agire contro il garante decorre dalla revoca degli affidamenti e non dalle segnalazioni alla Centrale dei Rischi, e che la revoca scritta della garanzia non può essere provata per testimoni. Il ricorso è stato interamente rigettato con condanna alle spese.
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Bancarotta fraudolenta: l’azienda è solida e la condanna cade
L'Amministratore di una società ammessa al concordato preventivo è stato condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e preferenziale a causa di alcune operazioni finanziarie, tra cui l'accollo di debiti altrui e rimborsi ai soci. La difesa ha impugnato la condanna evidenziando che la società era solida, l'attivo superava il passivo e il mancato pagamento integrale dei creditori era dovuto solo a una successiva svalutazione immobiliare imprevedibile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza con rinvio. I giudici d'appello hanno infatti omesso di motivare su questi punti decisivi, in particolare sulla reale consistenza del patrimonio e sull'assenza dell'elemento soggettivo del reato al momento dei fatti.
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Compenso del commissario giudiziale: nullo senza motivazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società debitrice contro il decreto del Tribunale di Milano che aveva liquidato il compenso del commissario giudiziale in 13.500,00 euro, nonostante la successiva rinuncia alla procedura di concordato preventivo. La Suprema Corte ha stabilito che il provvedimento di liquidazione è nullo se privo di motivazione. Il giudice non può limitarsi a quantificare la somma o a rinviare genericamente alla richiesta del professionista, ma deve indicare chiaramente i criteri e i parametri tariffari applicati in concreto per determinare il compenso del commissario giudiziale. Di conseguenza, la decisione è stata annullata con rinvio ad altro giudice.
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Concordato preventivo: il creditore escluso non ferma l’accordo
Un creditore ha impugnato l'omologazione del concordato preventivo di una società cooperativa, lamentando l'esclusione del proprio ingente credito dal voto e la mancata nomina di un consulente tecnico per accertarlo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accertamento dei crediti durante il concordato preventivo avviene tramite una sommaria delibazione al solo fine del voto, senza creare un giudicato sull'esistenza del debito. Di conseguenza, il creditore escluso non ha interesse a impugnare l'omologazione se la sua ammissione non avrebbe comunque modificato la maggioranza necessaria per l'approvazione della proposta.
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Concordato e omesso versamento IVA: il fisco batte la crisi
L'Amministratore di una società ha omesso il versamento dell'IVA per l'anno 2017, superando la soglia di rilevanza penale. La difesa sosteneva che la pendenza di una domanda di concordato preventivo giustificasse il mancato pagamento, escludendo il reato di omesso versamento IVA per tutelare la parità di trattamento dei creditori. Il Tribunale del Riesame aveva quindi annullato il sequestro preventivo dei beni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che la semplice presentazione della domanda di concordato non blocca gli obblighi fiscali né costituisce una causa di giustificazione, a meno che non vi sia un espresso provvedimento del giudice fallimentare che vieti il pagamento. La sentenza di annullamento del sequestro è stata quindi cassata con rinvio.
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Legittimazione al ricorso per cassazione: errore PM salva i beni
Il Tribunale di Messina ha annullato il sequestro preventivo di oltre 388.000 euro disposto a carico di un Imprenditore per omesso versamento IVA, ritenendo che la domanda di concordato preventivo bloccasse il pagamento del debito fiscale. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di legittimazione al ricorso per cassazione. I giudici hanno stabilito che, per le misure cautelari reali, solo il Pubblico Ministero presso il tribunale che ha emesso il provvedimento impugnato è legittimato a ricorrere, e non il magistrato che ha originariamente richiesto il sequestro. L'annullamento del sequestro è quindi diventato definitivo.
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Dichiarazione di fallimento: il cambio attività tardivo non salva
Un imprenditore ha impugnato la dichiarazione di fallimento della sua ditta individuale, sostenendo che il Pubblico Ministero non potesse richiederlo dopo la scadenza dei termini del concordato preventivo. Inoltre, l'imprenditore affermava di aver trasformato la propria attività da commerciale ad agricola, diventando così non fallibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che lo smarrimento del verbale d'udienza imponeva la sua rinnovazione e che il Pubblico Ministero mantiene il potere di chiedere il fallimento. Infine, il mutamento di attività in agricola non rileva se viene registrato solo il giorno prima della richiesta di fallimento e se l'insolvenza si è manifestata in precedenza.
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Concordato preventivo: no alle offerte irrisorie ai creditori
Una società in liquidazione ha proposto un concordato preventivo basato sulla cessione dei beni, offrendo ai creditori chirografari una percentuale di soddisfacimento irrisoria, pari allo 0,74%. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta e pronunciato il fallimento, decisione confermata dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che una percentuale di pagamento così minima svuota di significato la procedura. La proposta di concordato preventivo deve infatti avere una causa concreta, ovvero garantire una reale, seppur minima, utilità economica ai creditori. Offerte meramente simboliche equivalgono alla totale mancanza di una proposta, rendendo legittimo il controllo del giudice sulla fattibilità del piano.
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Concordato preventivo: quando il piano lacunoso porta al fallimento
Un consorzio di appalti pubblici in liquidazione ha presentato domanda di concordato preventivo. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta e ha pronunciato il fallimento, decisione confermata dalla Corte d'Appello a causa di gravi lacune contabili e della disgregazione dell'azienda. Il consorzio ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice non potesse sindacare il merito della relazione dell'attestatore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il tribunale ha il potere e il dovere di verificare la completezza e l'attendibilità delle informazioni fornite ai creditori. Di conseguenza, il fallimento del consorzio è stato confermato definitivamente e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali.
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