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Concordato Preventivo

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715 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Atti di frode: revoca del concordato anche con voto ok
Una società in liquidazione ha visto revocato il suo concordato preventivo a causa di atti di frode, consistenti nella duplicazione di beni immobili nel piano. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la semplice potenzialità decettiva dell'atto giustifica la revoca, indipendentemente dal successivo voto favorevole dei creditori. La sentenza sottolinea che la tutela della legalità e della correttezza della procedura prevale sull'approvazione dei creditori.
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Concordato Preventivo: la relazione giurata è cruciale
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di una domanda di concordato preventivo a causa di una relazione giurata inadeguata. Il documento presentato era una mera perizia di stima immobiliare e non conteneva l'analisi sulla liquidabilità dei beni e sulla percentuale di soddisfacimento dei creditori privilegiati, come richiesto dalla legge. La Corte ha ribadito che la corretta redazione di tale relazione è un presupposto essenziale e non surrogabile per l'accesso alla procedura.
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Credito prededucibile del subappaltatore: i limiti
Un subappaltatore rivendicava la natura di credito prededucibile per le sue prestazioni verso un appaltatore in concordato preventivo, sostenendo che il suo pagamento fosse essenziale per sbloccare i pagamenti del committente. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, affermando che la norma che condiziona il pagamento dell'appaltatore a quello del subappaltatore non conferisce automaticamente un privilegio. La Corte ha ribadito che la prededuzione funzionale richiede un nesso di stretta e necessaria inerenza con la conservazione del patrimonio aziendale, assente nel caso di specie.
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Liquidazione giudiziale: via libera senza giudicato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19607/2025, ha stabilito che l'apertura di una liquidazione giudiziale non deve attendere il passaggio in giudicato della decisione che risolve un precedente concordato preventivo. La Corte ha respinto il ricorso di una società, chiarendo che la provvisoria esecutività del provvedimento di risoluzione è sufficiente per avviare la nuova procedura concorsuale, in linea con i principi del nuovo Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza.
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Ricorso inammissibile: la decisione del Tribunale
Una società finanziaria ha impugnato in Cassazione il decreto di un Tribunale che rigettava il suo reclamo contro un piano di riparto in un concordato preventivo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che tali provvedimenti, emessi in fase di esecuzione del concordato, non hanno carattere decisorio e definitivo, ma sono atti di mera vigilanza. Le controversie sull'esecuzione del piano vanno risolte con un ordinario giudizio civile, non con un ricorso straordinario.
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Accantonamento crediti tributari: è sempre obbligatorio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di accantonamento dei crediti tributari contestati in un concordato preventivo è inderogabile. La richiesta di una definizione agevolata da parte del debitore non implica una rinuncia al reclamo da parte dell'Amministrazione Finanziaria, né fa venir meno la necessità di mettere da parte le somme necessarie a garantire il pagamento di tali crediti. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva rigettato l'opposizione dell'ente fiscale, ritenendo erroneamente che la procedura di definizione agevolata avesse superato le censure mosse. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Compenso commissario giudiziale: spetta sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso commissario giudiziale spetta sempre, anche al professionista che subentra in un incarico già avviato. È illegittimo negare il compenso sulla base del fatto che i predecessori siano stati liquidati per attività 'espletata ed espletanda'. La liquidazione deve avvenire secondo un criterio di proporzionalità, valutando l'effettiva opera prestata dal singolo professionista, inclusa l'attività di vigilanza post-omologa. La Corte ha cassato il decreto del Tribunale che aveva negato il compenso, rinviando per una nuova valutazione.
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Opponibilità contratti concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20180/2025, ha stabilito che l'opponibilità dei contratti in un concordato preventivo non richiede la 'data certa'. Il caso riguardava una società in concordato che chiedeva a un istituto di credito la restituzione di somme, compensate dalla banca sulla base di accordi precedenti. La Corte ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che il commissario giudiziale agisce in nome della società stessa e non come terzo. Pertanto, la banca può legittimamente far valere i contratti preesistenti, anche se privi di data certa, come avrebbe potuto fare direttamente con la società prima della procedura.
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Responsabilità attestatore: quando il compenso è a rischio
Il compenso di un professionista per una relazione di attestazione è stato negato a causa della sua grave negligenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'inadempimento che rende la prestazione inutile giustifica il mancato pagamento. Questo caso evidenzia l'elevato standard di diligenza e la responsabilità attestatore nelle procedure di risanamento aziendale, dove la mera consegna del documento non è sufficiente se il lavoro è sostanzialmente viziato.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il caso riguardava una cartella esattoriale per omesso versamento di ritenute notificata a una società in concordato preventivo. I giudici di merito avevano annullato l'atto fiscale con un ragionamento ritenuto dalla Suprema Corte talmente scarno e incomprensibile da equivalere a un'assenza di motivazione, violando così il dovere del giudice di esporre chiaramente il proprio iter logico-giuridico. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Contraddittorio endoprocedimentale: quando è valido?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito la validità di un avviso di accertamento emesso a seguito di un contraddittorio endoprocedimentale non svoltosi per cause imputabili al contribuente. Il caso riguardava un imprenditore che aveva richiesto tardivamente e senza adeguata documentazione il rinvio dell'incontro. La Corte ha stabilito che l'inerzia del contribuente legittima l'operato dell'Agenzia delle Entrate, ribaltando le decisioni dei gradi inferiori e affermando che l'onere di partecipare attivamente al contraddittorio grava sul contribuente stesso.
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Fattibilità del piano: limiti al controllo del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19467/2019, ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare contro una decisione della Corte d'Appello che aveva ammesso un'azienda farmaceutica a un concordato preventivo con continuità aziendale. La Corte ha ribadito che il controllo del giudice sulla fattibilità del piano non deve sconfinare in una valutazione di merito sulla convenienza economica, riservata ai creditori. Il sindacato giudiziale si limita a verificare la non manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi, controllandone la coerenza logica e la plausibilità delle assunzioni, senza sostituirsi all'imprenditore nelle scelte strategiche.
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Revoca contributo pubblico: l’onere formale vince
Una società agricola si è vista confermare la revoca di un contributo pubblico per non aver inviato la documentazione periodica richiesta. La Corte di Appello di Firenze ha stabilito che gli adempimenti formali previsti dal bando sono inderogabili e che la notifica via PEC è valida anche con denominazione incompleta, se inviata all'indirizzo ufficiale. La decisione sottolinea la prevalenza degli oneri formali nella gestione dei fondi pubblici e i limiti del sindacato del giudice civile sulle scelte discrezionali della P.A.
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Responsabilità del preponente: quando si risponde
La Corte d'Appello di Roma ha stabilito la responsabilità del preponente (una concessionaria) per gli atti illeciti commessi da un suo agente, anche se privo di rappresentanza formale. La sentenza analizza un caso di risoluzione contrattuale per grave inadempimento, derivante dalla presentazione di richieste di incentivi fraudolente. La Corte ha ritenuto che, in base al principio di occasionalità necessaria dell'art. 2049 c.c., la concessionaria risponde dell'operato dell'agente, poiché l'illecito si inseriva nelle finalità aziendali. Di conseguenza, ha confermato la legittimità della risoluzione del contratto e ha condannato la concessionaria a restituire gli incentivi indebitamente percepiti.
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Pagamenti revocatoria fallimentare: la sentenza
Una sentenza del Tribunale di Roma affronta il tema dei pagamenti in revocatoria fallimentare, distinguendo tra pagamenti anteriori e successivi alla domanda di concordato preventivo. Il tribunale ha dichiarato inefficace un pagamento di 12.500 euro, effettuato durante la procedura di concordato, qualificandolo come atto di straordinaria amministrazione non autorizzato perché superiore al compenso pattuito e versato in anticipo. Al contrario, ha ritenuto legittimo un precedente pagamento di circa 4.800 euro, in quanto rientrante nelle esenzioni previste per le prestazioni professionali funzionali all'attività d'impresa.
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