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Concordato Preventivo

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715 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Compensazione crediti fiscali prima del concordato
Una società in liquidazione, dopo aver richiesto un rimborso IVA, entra in concordato preventivo. L'Amministrazione Finanziaria blocca il rimborso per effettuare una compensazione con debiti fiscali della società, sorti in anni precedenti. La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza n. 13881/2025, stabilisce che la compensazione crediti fiscali è legittima. Il principio chiave è che sia il credito del contribuente sia il debito verso il Fisco devono essere sorti prima dell'apertura della procedura di concordato preventivo, indipendentemente dal momento in cui diventano esigibili.
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Credito prededucibile: no senza atto del curatore
Un'azienda fornitrice di energia ha richiesto il riconoscimento di un credito prededucibile per forniture effettuate dopo la dichiarazione di fallimento di una società cliente, sostenendo la continuità con un precedente concordato preventivo e l'utilità del servizio per la massa dei creditori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che i crediti sorti dopo il fallimento sono prededucibili solo se derivano da un atto di gestione del curatore fallimentare. In assenza di un subentro formale del curatore nel contratto di fornitura, la sola utilità della prestazione non è sufficiente per ottenere il pagamento prioritario.
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Ricorso inammissibile: l’importanza dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché l'appellante non ha fornito una sintesi adeguata dei fatti di causa. La controversia originaria riguardava l'impossibilità di effettuare il pagamento tardivo di un assegno scoperto, a causa della procedura di concordato preventivo della società emittente. Tuttavia, la Corte non ha potuto esaminare il merito della questione, poiché l'atto di ricorso non era autosufficiente e violava i requisiti formali previsti dal Codice di Procedura Civile.
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Sequestro probatorio: quando è legittimo per bancarotta?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro probatorio disposto nei confronti dell'amministratore di una società, indagato per concorso in bancarotta fraudolenta. Il caso riguarda complessi contratti di affitto di azienda stipulati con un'altra società in concordato preventivo. La Corte ha ribadito che, ai fini del sequestro probatorio, è sufficiente la sola astratta configurabilità del reato (fumus commissi delicti) per permettere lo svolgimento delle indagini, senza che sia necessaria una prova piena della colpevolezza.
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Legittimazione straordinaria consumatore: quando agire
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24502/2025, ha confermato la legittimazione straordinaria del consumatore finale ad agire direttamente contro l'Amministrazione Finanziaria per il rimborso di un'imposta non dovuta. Questo diritto sorge quando il recupero delle somme dal fornitore risulta eccessivamente difficile, come nel caso di ammissione a una procedura di concordato preventivo. La Corte ha inoltre chiarito che il termine di prescrizione applicabile è quello ordinario decennale e non quello biennale previsto per le materie tributarie.
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Concorso in bancarotta: la responsabilità esterna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso in bancarotta fraudolenta a carico di un imprenditore. Pur non essendo amministratore della società fallita, è stato ritenuto responsabile per aver contribuito a distrarre ingenti somme a vantaggio di una propria società, aggravando il dissesto della prima. La Corte ha chiarito che, per il concorso in bancarotta, è sufficiente la consapevolezza dell'estraneo di contribuire al depauperamento del patrimonio sociale a danno dei creditori, senza che sia necessaria la conoscenza specifica dello stato di insolvenza.
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Errore materiale ordinanza: Cassazione corregge rinvio
La Corte di Cassazione interviene per correggere un errore materiale in una propria ordinanza. A seguito di un ricorso, la Corte aveva erroneamente indicato il Tribunale di Treviso come giudice di rinvio, anziché quello corretto di Vicenza. Con la nuova ordinanza, la Corte riconosce il 'lapsus calami' e dispone la correzione, ripristinando la corretta competenza territoriale per la prosecuzione del giudizio, sottolineando l'importanza della precisione procedurale.
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Compenso commissario giudiziale: guida al calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito i principi per la liquidazione del compenso del commissario giudiziale. Con l'ordinanza in esame, ha cassato un decreto che calcolava il compenso sull'attivo realizzato, affermando che la base di calcolo corretta è sempre l'attivo inventariato. Inoltre, la motivazione del giudice non può essere generica ma deve essere analitica e specifica. Questa decisione rafforza la necessità di criteri equi e trasparenti nella determinazione dei compensi nelle procedure concorsuali.
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Compenso liquidatore: obbligo di motivazione specifica
La Cassazione annulla un decreto di liquidazione del compenso di un liquidatore giudiziale per mancanza di motivazione specifica. La Corte sottolinea che il giudice deve spiegare le ragioni della sua scelta, non potendosi limitare a formule generiche, stabilendo così un importante principio sulla trasparenza del compenso liquidatore giudiziale.
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Deficit informativo: inammissibile il concordato
Una società di costruzioni ha visto respingere il proprio ricorso contro la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano ritenuto inammissibile la domanda di concordato preventivo a causa di un grave deficit informativo riguardo a un'importante posizione debitoria. La Suprema Corte ha stabilito che, essendo la decisione fondata su più ragioni autonome, il fallimento del motivo di ricorso relativo al deficit informativo era sufficiente a rendere inammissibile l'intera impugnazione.
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Scioglimento contratto concordato: la clausola del foro
Una società in concordato preventivo, dopo aver ottenuto lo scioglimento di un contratto di appalto, ha citato in giudizio la controparte per il pagamento di prestazioni già eseguite. La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scioglimento del contratto in concordato preventivo, ai sensi dell'art. 169-bis Legge Fallimentare, estingue solo le obbligazioni future. Di conseguenza, la clausola contrattuale che designa un foro esclusivo rimane valida ed efficace per tutte le controversie relative a prestazioni già rese. La competenza del foro indicato nel contratto (Bologna) è stata quindi confermata.
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Ricorso per cassazione inammissibile: il caso
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso per cassazione inammissibile presentato da un'impresa in concordato preventivo contro una stazione appaltante. L'impresa contestava la sospensione dei pagamenti dovuta al mancato saldo dei sub-appaltatori. La Corte ha ritenuto il ricorso troppo generico, non specifico nell'indicare le norme violate e volto a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, ha condannato l'impresa al pagamento di sanzioni per abuso del processo.
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Sequestro preventivo: quando manca il periculum in mora?
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro preventivo. La decisione si fonda sulla mancanza del 'periculum in mora', ovvero il rischio di dispersione dei beni. Poiché parte degli immobili era stata vincolata a garanzia di un concordato preventivo in misura sufficiente a soddisfare i creditori, la Corte ha ritenuto le paure del PM su futuri rischi come mere congetture, confermando la legittimità della revoca della misura cautelare.
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Compenso commissario giudiziale: criterio unificato
Una società ha impugnato la liquidazione del compenso del commissario giudiziale in un concordato preventivo interrotto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un criterio unificato per il calcolo del compenso commissario giudiziale, basandolo sull'attivo inventariato a prescindere dalla natura del piano (continuità o liquidazione), al fine di eliminare irragionevoli disparità di trattamento.
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Credito d’imposta: quando sorge il diritto?
Una società ha utilizzato un credito d'imposta per ricerca e sviluppo maturato nel 2008 solo nel 2012. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, sostenendo che nel 2012 l'impresa, essendo in crisi, non aveva più i requisiti. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al credito d'imposta sorge nel momento in cui si realizzano i presupposti di legge (2008), e non quando viene effettivamente utilizzato. La successiva situazione di crisi dell'azienda è quindi irrilevante. Il ricorso dell'Agenzia è stato rigettato.
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Prededuzione credito: non si trasferisce con la cessione
Il credito di un fornitore, sorto durante la procedura di concordato preventivo di una società, è stato richiesto in prededuzione nel successivo fallimento dell'azienda acquirente. La Corte di Cassazione ha negato la prededuzione del credito, chiarendo che si tratta di un attributo procedurale legato a una specifica procedura concorsuale e non si trasferisce automaticamente con il debito in caso di cessione d'azienda, mancando il nesso funzionale con la nuova procedura.
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Bancarotta fraudolenta: l’analisi della Cassazione
Un amministratore, condannato in appello per bancarotta fraudolenta patrimoniale a causa della distrazione di fondi verso altre società, presenta ricorso in Cassazione. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado, assolvendolo da alcune accuse. Il ricorso si concentra sulla corretta qualificazione giuridica dei fatti, sulla valutazione delle prove e sulla distinzione tra bancarotta fraudolenta e semplice. La Suprema Corte è chiamata a valutare la legittimità della decisione di secondo grado.
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Periodo sospetto: la data della domanda, non il decreto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12148/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di azione revocatoria fallimentare. In caso di consecuzione tra concordato preventivo e fallimento, il 'periodo sospetto' per la revoca degli atti pregiudizievoli ai creditori decorre dalla data di deposito della domanda di concordato e non dalla data del successivo decreto di ammissione. La Suprema Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente posticipato l'inizio del periodo di osservazione, accogliendo la tesi del curatore fallimentare e riaffermando il principio della 'consecuzione delle procedure' per tutelare la par condicio creditorum sin dal primo momento di emersione della crisi.
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Revoca concordato preventivo: quando è legittima?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società fallita, stabilendo principi chiave sulla revoca concordato preventivo. La Corte chiarisce che non è necessario un decreto autonomo per la revoca, potendo questa essere motivata nella stessa sentenza di fallimento. Inoltre, sottolinea che l'impossibilità di attuare il piano concordatario, come la mancata vendita di un immobile cruciale, costituisce una ragione autonoma e sufficiente per la revoca, rendendo irrilevanti altre censure non focalizzate su questo punto decisivo.
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Concordato preventivo: i requisiti del business plan
La richiesta di una società per un concordato preventivo è stata respinta, portando alla sua dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, giudicando l'appello inammissibile. Il motivo principale è stata la mancanza, nel business plan presentato, di dettagli essenziali come le proiezioni dei flussi di cassa, rendendo impossibile una valutazione sulla reale fattibilità del piano. La Corte ha inoltre respinto le contestazioni sulla validità delle notifiche fiscali ricevute dall'ente creditore.
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