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Concordato Preventivo

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715 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Attestazione concordato preventivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società, rigettando il ricorso contro la decisione di inammissibilità della proposta di concordato. Il cuore della decisione risiede nella carenza della attestazione concordato preventivo, che non aveva adeguatamente verificato la capacità finanziaria di un soggetto terzo, essenziale per l'apporto di finanza esterna e la fattibilità del piano. La Corte ribadisce che il controllo del tribunale non si limita alla convenienza economica, ma si estende alla reale fattibilità della proposta.
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Ricorso straordinario: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario presentato da una società creditrice contro il decreto che autorizzava un'altra azienda in concordato preventivo a pagare solo alcuni fornitori 'strategici'. La Suprema Corte ha chiarito che tale autorizzazione è un atto di natura puramente gestoria, privo dei caratteri di decisorietà e definitività necessari per l'impugnazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione, in quanto non incide in modo definitivo sui diritti soggettivi del creditore escluso.
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Cancellazione ipoteca concordato: no a vendite private
Una banca, titolare di un'ipoteca su un immobile, ha contestato la cancellazione della sua garanzia disposta dal giudice delegato nell'ambito di una procedura di concordato preventivo. La vendita dell'immobile non è avvenuta tramite asta competitiva, ma attraverso l'esecuzione di un contratto preliminare preesistente. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della banca, ha stabilito che il potere speciale del giudice di cancellare le ipoteche (cd. potere purgativo) si applica esclusivamente alle vendite forzate e competitive, finalizzate alla liquidazione dell'attivo per la massa dei creditori. Nel caso di vendite private, seppur autorizzate, l'ipoteca può essere cancellata solo con il consenso del creditore o con la sua piena soddisfazione, salvaguardandone così i diritti.
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Fattibilità piano concordatario: limiti del giudice
Una società controllante estera ha impugnato la dichiarazione di fallimento della sua controllata italiana, emessa dopo il rigetto di una proposta di concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il tribunale può e deve valutare non solo la fattibilità giuridica, ma anche la fattibilità economica del piano. L'analisi del giudice non si è spinta a una valutazione di mera convenienza, riservata ai creditori, ma ha legittimamente rilevato la manifesta inattendibilità e l'assenza di concrete possibilità di successo del piano proposto, a causa di mancanza di trasparenza, assenza di garanzie e genericità del progetto di continuità aziendale. Di conseguenza, il rigetto della proposta e la successiva dichiarazione di fallimento sono stati ritenuti corretti.
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Risoluzione concordato: quando è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3801/2025, ha confermato la legittimità della risoluzione di un concordato preventivo anche prima della scadenza dei termini previsti dal piano. Nel caso di specie, una società aveva accumulato scostamenti così gravi rispetto alle previsioni del piano omologato da rendere oggettivamente impossibile la soddisfazione dei creditori nella misura promessa. La Suprema Corte ha ritenuto irrilevante la pendenza di un credito non ancora certo e ha sottolineato che la risoluzione concordato si basa sulla perdita della sua funzione, a prescindere da profili di colpa del debitore.
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Responsabilità professionista: diligenza e compenso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commercialista che chiedeva il pagamento per l'assistenza nella redazione di un piano di concordato preventivo. La decisione si fonda sulla grave negligenza del professionista, che non ha rilevato atti fraudolenti e distrattivi del patrimonio della società, poi fallita. La Suprema Corte ha confermato che la mancata diligenza professionale giustifica il mancato pagamento del compenso, sottolineando l'elevato standard richiesto in procedure concorsuali.
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Vendita forzata concordato: garanzia vizi esclusa
Una società acquirente ha citato in giudizio il fallimento di una società cedente dopo aver riscontrato gravi difetti in un complesso aziendale acquistato tramite una procedura competitiva in fase di concordato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la vendita forzata in concordato preventivo, essendo una procedura giudiziale volta a soddisfare i creditori, esclude l'applicazione della garanzia per vizi e difetti del bene venduto, secondo l'articolo 2922 del codice civile. La Corte ha chiarito che tale principio si applica anche alle vendite effettuate prima dell'omologa del concordato.
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Valore immobile abusivo: no indennizzo per la costruzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4781/2025, ha stabilito che nel calcolo del prezzo di riacquisto di un'area industriale, il valore dell'immobile abusivo, specificamente quello privo di autorizzazione paesaggistica, non deve essere considerato. Anche se la normativa sul riacquisto da parte dei consorzi industriali è autonoma rispetto a quella sull'espropriazione, si applica il principio generale per cui il proprietario non può trarre vantaggio dalla propria attività illecita. Di conseguenza, l'indennizzo si basa solo sul valore del terreno e non sulla costruzione.
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Confisca e concordato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca per equivalente disposta a carico dell'amministratore per reati tributari non interferisce con il concordato preventivo della società. La misura colpisce il patrimonio personale dell'imputato, non quello aziendale destinato al piano concordatario, respingendo così il ricorso.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile
Un'imprenditrice, dichiarata fallita dopo il rigetto della sua proposta di concordato preventivo, ha presentato ricorso per revocazione di una precedente ordinanza della Cassazione. Sosteneva un errore di fatto relativo al numero di rate di mutuo pagate. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errore di fatto revocatorio deve consistere in una svista percettiva e non in un errore di valutazione o di giudizio. La ricorrente, infatti, mirava a una nuova valutazione del merito della sua insolvenza, scopo non consentito dal rimedio della revocazione.
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Prova della titolarità: rinvio per connessione di cause
Una società ricorre in Cassazione dopo che la sua richiesta di accertamento della proprietà su beni immobiliari è stata respinta per carenza di prova della titolarità. La Corte, rilevando una stretta connessione con un'altra causa pendente, emette un'ordinanza interlocutoria e rinvia la trattazione per un esame congiunto, senza decidere nel merito del ricorso.
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Imposta di registro concordato: quando è proporzionale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5876/2025, ha stabilito che l'imposta di registro sul concordato con un terzo assuntore deve essere proporzionale e non fissa. La decisione si basa sul principio che il decreto di omologa, in questi casi, produce effetti traslativi immediati dei beni aziendali, equiparandolo a un atto di trasferimento oneroso. L'ordinanza chiarisce anche che l'avviso di liquidazione dell'imposta è adeguatamente motivato con la sola indicazione degli estremi del provvedimento giudiziario, senza necessità di allegarlo. La Corte ha quindi respinto il ricorso dei contribuenti, confermando la legittimità della tassazione proporzionale applicata dall'Agenzia delle Entrate.
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Omesso versamento contributi: no scusa il concordato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore per omesso versamento contributi previdenziali, chiarendo che la presentazione di una domanda di concordato preventivo non costituisce di per sé una causa di giustificazione. La responsabilità penale viene meno solo in presenza di un esplicito provvedimento del tribunale che vieti il pagamento. Inoltre, la crisi di liquidità aziendale non è considerata una causa di forza maggiore idonea a escludere il reato.
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Concordato Preventivo: no stop al sequestro tributario
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omologazione di un concordato preventivo non è sufficiente a bloccare o revocare un sequestro preventivo per reati tributari, come l'omesso versamento di ritenute. La sentenza chiarisce che il reato si perfeziona alla scadenza del termine di pagamento e la successiva procedura concorsuale non ne elimina il 'fumus'. Per ottenere il dissequestro, è onere dell'interessato dimostrare la concreta e regolare esecuzione dei pagamenti previsti dal piano omologato, cosa che nel caso di specie non è avvenuta. La decisione sottolinea quindi la distinzione tra l'approvazione del piano e il suo effettivo adempimento ai fini della tutela cautelare reale in materia di concordato preventivo e reati tributari.
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Concordato preventivo e reati: cosa dice la Cassazione
Una società, soggetta a sequestro per omesso versamento di ritenute nonostante un concordato preventivo omologato, ha visto il suo ricorso respinto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sola omologazione non basta per estinguere il reato o revocare il sequestro. È necessario dimostrare il regolare pagamento del debito ristrutturato per ottenere la non punibilità e la liberazione dei beni.
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Inammissibilità concordato: i requisiti essenziali
La Corte d'Appello di Roma ha confermato la sentenza di primo grado che dichiarava la liquidazione giudiziale di una società e l'inammissibilità della sua proposta di concordato preventivo. La decisione si fonda su molteplici e gravi carenze della proposta, tra cui l'assenza di relazioni obbligatorie, una attestazione professionale viziata da nullità assoluta perché redatta da un professionista non qualificato, e la mancata corretta valutazione dell'attivo e del passivo. La Corte ha rigettato il reclamo della società, sottolineando l'importanza del rispetto rigoroso dei requisiti formali e sostanziali per l'accesso alle procedure concorsuali.
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Litisconsorzio necessario: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello e un'ordinanza di primo grado per la violazione del litisconsorzio necessario. In un'opposizione di terzo all'esecuzione, la mancata partecipazione del debitore esecutato al giudizio di primo grado costituisce un vizio insanabile che determina la nullità dell'intero procedimento. La Corte ha rinviato la causa al primo giudice per una nuova trattazione nel corretto contraddittorio tra le parti.
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Finanziamento soci postergato: la Cassazione decide
Una società creditrice si opponeva alla postergazione del proprio credito nel fallimento di un'altra società. Il credito, derivante da somme versate per sostenere una procedura di concordato poi rinunciata, è stato qualificato come finanziamento soci postergato ai sensi dell'art. 2467 c.c. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che senza una continuità giuridica tra le procedure concorsuali, il credito non può godere della prededuzione e deve essere subordinato agli altri creditori.
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Concordato preventivo e fallimento: decisione Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce le regole per l'ammissione dei crediti in un fallimento che segue un concordato preventivo. La decisione dipende crucialmente dalla scadenza del termine per la risoluzione del concordato. Se il fallimento è dichiarato dopo tale scadenza, i creditori possono insinuarsi solo per l'importo ridotto dal concordato, poiché l'effetto esdebitatorio è divenuto definitivo. Il caso è stato rinviato al Tribunale per verificare questo specifico presupposto temporale.
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Risoluzione concordato: sì anche con rottamazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società in concordato preventivo contro la richiesta di risoluzione avanzata dall'Agenzia delle Entrate. La richiesta era stata presentata nonostante l'adesione della società alla 'rottamazione quater'. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la società non ha contestato una delle autonome 'ratio decidendi' della corte d'appello, ovvero la mancata prova che i debiti 'rottamati' fossero gli stessi del piano di concordato. Questo caso evidenzia l'importanza di impugnare tutte le motivazioni di una sentenza per la riuscita del ricorso.
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