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Concordato Preventivo

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715 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fattibilità del concordato: limiti del giudice
Una società ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la sua domanda di concordato preventivo era stata respinta per mancanza di fattibilità economica. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il tribunale ha il dovere di valutare la fattibilità del concordato, limitatamente alla manifesta inettitudine del piano a raggiungere i suoi obiettivi. Il ricorso è stato inoltre respinto per la sua genericità e perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Concordato con continuità indiretta: quando è valido?
Una società in liquidazione propone un concordato con continuità indiretta basato su un affitto d'azienda. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11220/2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: questa procedura è valida solo se garantisce un "miglior soddisfacimento dei creditori" rispetto al fallimento. Questo significa che deve esserci un "surplus" tangibile di attivo, e non basta la mera prosecuzione dell'attività o l'affermazione generica che la vendita in sede concordataria sia più vantaggiosa.
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Ricorso inammissibile: i requisiti in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza di fallimento. Il ricorso del liquidatore di una società è stato respinto per motivi di forma, come la genericità delle censure e la mancata allegazione di documenti essenziali. La Corte ha ribadito che una società cancellata dal registro delle imprese non può accedere al concordato preventivo, e ha sottolineato i rigorosi requisiti di specificità e autosufficienza necessari per un ricorso in Cassazione.
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Compenso commissario giudiziale: la Cassazione decide
Un professionista, nominato Commissario Giudiziale in un concordato preventivo, ha impugnato in Cassazione il decreto che ha drasticamente ridotto il suo compenso, precedentemente liquidato in via definitiva. Il ricorrente lamenta la violazione del diritto di difesa, l'errata applicazione retroattiva delle nuove tariffe professionali e una motivazione viziata. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la decisione per unire la trattazione a un altro ricorso connesso, sospendendo il giudizio sul merito.
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Cessione d’azienda: debiti e scritture contabili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società fornitrice contro la decisione della Corte d'Appello che escludeva la responsabilità dell'acquirente di una farmacia per i debiti del precedente titolare. Il principio chiave confermato è che, nella cessione d'azienda, l'opponibilità dei debiti all'acquirente è subordinata alla loro iscrizione nelle scritture contabili obbligatorie, come previsto dall'art. 2560 c.c. La conoscenza dei debiti da altre fonti, come una procedura di concordato preventivo, è irrilevante a tal fine. L'inammissibilità del ricorso è stata dichiarata per violazione del principio di autosufficienza, non avendo il ricorrente riportato adeguatamente il contenuto dei documenti a sostegno della sua tesi.
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Fattibilità giuridica: no al concordato con beni sequestrati
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una proposta di concordato preventivo a causa della mancanza di fattibilità giuridica. Il caso riguardava una società i cui beni aziendali erano stati sottoposti a sequestro preventivo penale. La Corte ha stabilito che la valutazione della fattibilità va condotta al momento della presentazione della domanda, e un piano basato sulla futura e incerta liberazione dei beni è inattuabile. Anche il successivo dissequestro a favore della curatela fallimentare non sana l'originaria inammissibilità, poiché i beni restano destinati alla procedura fallimentare e non a quella concordataria.
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Giudicato esterno fallimento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca di una sentenza di fallimento, motivata da un vizio procedurale relativo a una domanda di concordato preventivo, non costituisce un giudicato esterno che impedisce una successiva dichiarazione di fallimento. Il precedente giudicato, in questo caso, aveva un'efficacia limitata all'annullamento dell'atto che dichiarava inammissibile il concordato, senza entrare nel merito della sussistenza dei presupposti per il fallimento. Di conseguenza, una volta che la società ha rinunciato alla domanda di concordato, le istanze di fallimento originarie, che erano solo sospese, hanno potuto legittimamente riprendere il loro corso.
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Liquidazione giudiziale: quando il reclamo è infondato
La Corte di Appello di Firenze ha confermato la liquidazione giudiziale di una società, respingendo il reclamo del debitore. La decisione si fonda sulla grave esposizione debitoria, superiore a 500.000 euro, sull'assenza di una reale struttura operativa e su indizi di operazioni illecite legate a bonus edilizi. La Corte ha ritenuto infondati i motivi del reclamo, inclusa la tardiva richiesta di concordato preventivo.
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Credito anteriore concordato: revoca non crea debito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10348/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contributi pubblici e procedure concorsuali. La Corte ha chiarito che l'obbligazione di restituire un finanziamento pubblico, revocato per inadempimento dell'impresa beneficiaria, sorge nel momento in cui si verifica l'inadempimento stesso e non con il successivo atto di revoca. Di conseguenza, se l'inadempimento è precedente all'apertura di un concordato preventivo, il debito è considerato un credito anteriore concordato e rientra nell'effetto esdebitativo della procedura, anche se l'atto formale di revoca è successivo.
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Crediti prededucibili: stop dopo l’omologa del concordato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10307 del 2025, ha stabilito un importante principio in materia di crisi d'impresa. I crediti sorti durante la fase di esecuzione di un concordato preventivo in continuità aziendale, ovvero dopo il decreto di omologazione, non sono considerati crediti prededucibili in caso di successivo fallimento. L'Agenzia delle Entrate aveva richiesto il riconoscimento della prededuzione per crediti fiscali maturati in questa fase, ma la Corte ha rigettato il ricorso. La decisione si fonda su una reinterpretazione del criterio di "funzionalità", allineandosi a un precedente orientamento delle Sezioni Unite, e mira a proteggere i creditori originari che avevano accettato il piano concordatario.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e condanna alle spese
Una società in liquidazione, dopo aver presentato ricorso in Cassazione, vi rinuncia a causa di una procedura di concordato preventivo. La controparte non accetta formalmente la rinuncia. La Corte Suprema dichiara estinto il giudizio per rinuncia al ricorso, ma condanna la società rinunciante al pagamento di tutte le spese processuali, quantificate in oltre 18.000 euro, proprio a causa della mancata accettazione.
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Fattibilità giuridica concordato: la durata del piano
Un'azienda creditrice ha impugnato l'omologazione del concordato preventivo di un'altra società, lamentando l'esclusione del proprio voto per conflitto di interessi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, non sul conflitto, ma sulla questione della durata decennale del piano. La Corte ha stabilito che una durata eccessivamente lunga non attiene alla mera convenienza economica, bensì alla fattibilità giuridica del piano, che il tribunale ha il dovere di verificare. La sentenza chiarisce che la realizzabilità della proposta in tempi ragionevoli è un requisito di legge inderogabile.
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Competenza territoriale crisi d’impresa: sede legale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia di competenza territoriale crisi d'impresa, il trasferimento della sede legale di una società nell'anno antecedente il deposito della domanda di accesso a una procedura concorsuale non è rilevante. La giurisdizione rimane radicata presso il tribunale della sede precedente, in applicazione della norma anti-abuso (c.d. forum shopping) prevista dal Codice della Crisi. La Corte ha inoltre chiarito che il tribunale può dichiarare la propria incompetenza anche dopo aver emesso provvedimenti iniziali, non appena riceve la documentazione completa per decidere sull'ammissione alla procedura.
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Credito professionale privilegiato: la Cassazione decide
Un professionista, socio di un'associazione, ha richiesto il riconoscimento del suo credito professionale privilegiato nei confronti di una società in concordato preventivo. La Corte d'Appello aveva negato il privilegio, attribuendo la prestazione all'associazione. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, definendola un'illogica contraddizione. Se il credito è del singolo professionista, il privilegio non può essere negato riconducendo la prestazione a un soggetto terzo, l'associazione, che non era nemmeno parte in causa.
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Fattibilità del piano: quando il concordato fallisce
Una società operante nel settore dei carburanti, dopo aver visto respingere la propria domanda di concordato preventivo e subire la dichiarazione di fallimento, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. L'ordinanza sottolinea che il giudice ha il potere di valutare la fattibilità del piano, specialmente per verificarne la manifesta inettitudine a raggiungere gli obiettivi. Nel caso specifico, il piano era generico, non supportato da elementi concreti per superare la crisi, e la stessa proposta di un pagamento dilazionato in cinque anni è stata considerata un indizio dello stato di insolvenza, andando oltre la semplice crisi aziendale.
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Giudicato interno e fallimento: la Cassazione decide
Una società impugna la dichiarazione di fallimento, ma il ricorso viene respinto. La Corte di Cassazione chiarisce che il precedente rigetto, non impugnato, della domanda di concordato preventivo costituisce un 'giudicato interno'. Questa decisione definitiva sul piano di risanamento impedisce ogni ulteriore discussione sulla sua fattibilità, rendendo l'accertamento dell'insolvenza per il fallimento una valutazione separata e distinta. Di conseguenza, il fallimento viene confermato.
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Postergazione finanziamento soci: fornitura è prestito?
La Corte di Cassazione ha confermato che una fornitura di beni da parte di un socio di maggioranza a una società controllata in crisi finanziaria può essere riqualificata come un finanziamento. Di conseguenza, il credito derivante da tale fornitura è soggetto a postergazione finanziamento soci, ovvero viene rimborsato solo dopo tutti gli altri creditori. La Corte ha ritenuto che continuare a fornire merci senza richiedere il pagamento di debiti pregressi significativi equivale a sostenere finanziariamente la società, alterando la natura commerciale del rapporto.
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Compenso commissario: calcolo su attivo inventariato
Un commissario giudiziale ha contestato il calcolo del suo compenso, basato dal Tribunale sull'attivo realizzato anziché su quello inventariato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il compenso commissario deve essere sempre calcolato sull'attivo inventariato. La Corte ha inoltre annullato la decisione per violazione del diritto di difesa, in quanto il commissario non era stato convocato per discutere la ripartizione del compenso con il suo successore.
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Cram down concordato: voto ente pubblico e omologa
La Corte di Cassazione chiarisce l'applicazione del meccanismo del cram down concordato. In un caso riguardante l'opposizione di un ente previdenziale al piano di ristrutturazione di una società, la Corte ha stabilito che il voto contrario dell'ente, se decisivo per il raggiungimento delle maggioranze, non viene neutralizzato, ma consente al tribunale di sostituire la propria valutazione di convenienza a quella dell'ente, procedendo all'omologazione del concordato. Questa interpretazione favorisce la soluzione concordataria per superare la crisi d'impresa.
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Lodo non definitivo: quando è impugnabile in appello?
Una società cooperativa ha impugnato un lodo non definitivo che rigettava le sue eccezioni preliminari in una causa contro ex soci. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un lodo non definitivo è immediatamente impugnabile solo se decide parzialmente nel merito, e non se si limita a risolvere questioni procedurali, rinviando la causa per l'istruttoria.
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