\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Concordato preventivo: no alle offerte irrisorie ai creditori

Una società in liquidazione ha proposto un concordato preventivo basato sulla cessione dei beni, offrendo ai creditori chirografari una percentuale di soddisfacimento irrisoria, pari allo 0,74%. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta e pronunciato il fallimento, decisione confermata dalla Corte d’Appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che una percentuale di pagamento così minima svuota di significato la procedura. La proposta di concordato preventivo deve infatti avere una causa concreta, ovvero garantire una reale, seppur minima, utilità economica ai creditori. Offerte meramente simboliche equivalgono alla totale mancanza di una proposta, rendendo legittimo il controllo del giudice sulla fattibilità del piano.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 19045 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 14 luglio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Il concordato preventivo e il limite delle offerte irrisorie ai creditori

Quando una società si trova in una situazione di grave crisi finanziaria, la legge offre diversi strumenti per evitare il fallimento. Tra questi, il concordato preventivo rappresenta una soluzione classica che permette di proporre un piano di rientro ai propri creditori. Tuttavia, questa procedura non può essere utilizzata come un semplice scudo per evitare le conseguenze del dissesto senza offrire nulla in cambio. La recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che le proposte con percentuali di pagamento quasi nulle non possono essere ammesse.

La vicenda concreta e la proposta di concordato preventivo allo zero per cento

Una società in liquidazione ha presentato una domanda di concordato preventivo basata sulla cessione dei propri beni. Il piano della società prevedeva il pagamento dei creditori chirografari, ossia i creditori privi di garanzie reali come ipoteche o pegni, in una misura estremamente ridotta, pari ad appena lo 0,74%. Questa percentuale poteva salire all’1,66% solo in caso di esito favorevole di alcune cause tributarie in corso. Il Tribunale ha ritenuto la proposta del tutto inaccettabile, dichiarando l’inammissibilità del piano e pronunciando il fallimento della società. La Corte d’Appello ha successivamente confermato questa decisione, ritenendo l’offerta offensiva e priva di reale utilità per i creditori. La società ha quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che la valutazione sulla convenienza economica spettasse esclusivamente al voto dei creditori e non al giudice.

Il ruolo del giudice nella valutazione della fattibilità economica

La difesa della società si basava sull’idea che il giudice debba limitarsi a verificare la regolarità formale della proposta. Secondo questa tesi, i creditori avrebbero dovuto votare liberamente sulla proposta, potendo preferire anche un recupero minimo rispetto all’alternativa del fallimento. La Cassazione ha invece precisato i confini del potere del giudice. Il tribunale non può valutare la convenienza economica in senso stretto, ma ha il dovere di verificare la fattibilità del piano. Se il piano presenta una percentuale di soddisfacimento microscopica, esso risulta manifestamente inidoneo a raggiungere lo scopo della procedura. In questo caso, il controllo del giudice non invade il campo riservato ai creditori, ma rileva l’assenza dei requisiti minimi per l’apertura del procedimento.

Le motivazioni della decisione sul concordato preventivo

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso della società focalizzandosi sul concetto di causa concreta del concordato preventivo. La causa concreta rappresenta lo scopo pratico e reale che la procedura deve realizzare nel caso specifico. Questo scopo consiste nel superamento della crisi aziendale attraverso il soddisfacimento, anche parziale ma effettivo, dei creditori. Una percentuale dello 0,74% equivale sostanzialmente a zero e non rappresenta un’offerta reale. I giudici hanno stabilito che una proposta così irrisoria svuota di significato la procedura e ne costituisce uno sviamento. La ratifica di una simile percentuale da parte del tribunale finirebbe per legittimare un abuso dello strumento concordatario, utilizzato solo per evitare il fallimento senza offrire alcuna reale controprestazione. Le speranze di incrementare la percentuale tramite l’esito di cause tributarie o altre variabili sono state giudicate troppo aleatorie e probabilistiche per poter salvare la proposta.

Le conclusioni sul rigetto del concordato preventivo e la condanna della società

La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva il fallimento della società in liquidazione. Il tentativo di utilizzare il concordato preventivo con un’offerta simbolica è fallito. La sentenza stabilisce un principio chiaro per il mercato e per i professionisti della crisi d’impresa. Le proposte concordatarie devono contenere offerte serie e concrete, capaci di garantire una reale utilità economica ai creditori. La società ricorrente è stata inoltre condannata al pagamento delle spese di giudizio in favore del fallimento, liquidate in ottomila euro, oltre al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato. Questa decisione rafforza la tutela dei creditori contro proposte dilatorie e prive di reale sostanza economica.

Il giudice può bloccare un concordato preventivo se la percentuale offerta è troppo bassa?
Sì, il giudice ha il potere di dichiarare inammissibile la proposta se la percentuale offerta ai creditori è talmente bassa da risultare irrisoria o simbolica, poiché in questo caso manca la causa concreta della procedura.

Cosa si intende per causa concreta nel concordato preventivo?
La causa concreta è lo scopo pratico della procedura, che consiste nel garantire ai creditori un soddisfacimento reale e non meramente simbolico dei loro crediti in tempi ragionevoli.

I creditori possono votare su una proposta di concordato che offre meno dell’uno per cento?
No, se la percentuale è irrisoria il tribunale deve dichiarare la proposta inammissibile prima ancora di sottoporla al voto dei creditori, in quanto il piano è considerato inidoneo a realizzare la funzione della procedura.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati