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Concessionario

88 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un soggetto privato che riceve da un ente pubblico il diritto di usare un bene pubblico o di gestire un servizio pubblico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

IMU aree portuali demaniali: bene statale ma paga il privato
Una società terminalista contestava un avviso per il pagamento dell'imposta su fabbricati portuali ricevuti in concessione. La ricorrente chiedeva l'esenzione sostenendo la natura demaniale dei beni e l'inclusione nella categoria catastale E/1. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la disciplina sull'IMU aree portuali demaniali impone il tributo al concessionario quando l'attività ha natura economica e commerciale. L'interesse pubblico portuale non cancella l'autonomia reddituale dell'impresa privata, confermando la legittimità della rendita in categoria D/8 e condannando la società al pagamento delle spese di lite.
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Notifica rendita catastale: Concessionario vince contro Comune e Fisco
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Comune e dell'Agenzia delle Entrate che avevano emesso un avviso di accertamento ICI e un atto di attribuzione di rendita catastale per un'area portuale in concessione. Il Concessionario ha contestato tali atti perché non aveva ricevuto la `notifica rendita catastale`. La Corte ha confermato che la `notifica rendita catastale` è obbligatoria per il concessionario, in quanto intestatario catastale e soggetto passivo dell'imposta. Il mancato invio di questa notifica rende l'atto impositivo illegittimo. La Corte ha rigettato i ricorsi del Comune e dell'Agenzia delle Entrate, confermando l'annullamento dell'accertamento fiscale.
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Sequestro Preventivo: Il Concessionario ha Diritto al Riesame?
L'Azienda Concessionaria, tramite il suo Legale Rappresentante, aveva ottenuto una concessione per una porzione di suolo pubblico. Dopo l'installazione di strutture, l'area è stata sottoposta a sequestro preventivo per presunta invasione di suolo pubblico. Il Tribunale del Riesame ha dichiarato inammissibile l'istanza del Legale Rappresentante, ritenendo che non avesse interesse a contestare il sequestro, poiché il terreno era di proprietà del Comune. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il concessionario di un bene pubblico ha sempre un interesse legittimo a chiedere il riesame del sequestro preventivo, in quanto detentore qualificato del bene. Il caso torna al Tribunale per un nuovo esame nel merito.
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Diffamazione a mezzo televisione: la delega vuota non salva il boss
L'amministratore di una società emittente televisiva riceve una condanna per il reato di diffamazione a mezzo televisione a causa di contenuti offensivi trasmessi durante un programma. La Corte d'Appello dichiara prescritto il reato ma conferma i risarcimenti civili. L'amministratore ricorre in Cassazione per ottenere l'assoluzione piena, sostenendo che la responsabilità ricada esclusivamente sul responsabile dei programmi nominato dall'emittente. La Corte di Cassazione respinge il ricorso e lo dichiara inammissibile. I giudici chiariscono che la legge attribuisce in via prioritaria la posizione di garanzia al titolare dell'emittente. Il concessionario può liberarsi da tale responsabilità solo provando l'esistenza di una delega formale, specifica, chiara e comprensiva di autonomi poteri di controllo e di intervento. Una designazione generica non trasferisce i doveri di vigilanza.
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Classamento catastale: i caselli autostradali non sono industrie
L'Agenzia delle Entrate ha contestato il classamento catastale proposto dal Concessionario autostradale per una stazione di pedaggio, pretendendo di iscriverla nella categoria D/7 (immobili a destinazione speciale) anziché nella categoria E/1 (stazioni di trasporto). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che i caselli autostradali e i manufatti connessi rientrano nella categoria E/1. Tali beni sono infatti privi di autonomia funzionale e reddituale rispetto all'intera rete autostradale e sono strettamente strumentali al servizio pubblico di trasporto. Non rileva, a tal fine, la natura privatistica o lo scopo di lucro del Concessionario.
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Imposta comunale sugli immobili: Consorzio pubblico deve pagare
Il Comune ha emesso un avviso di accertamento per il pagamento dell'Imposta comunale sugli immobili (ICI) nei confronti di un Consorzio di bonifica, usufruttuario di un immobile demaniale. Il Consorzio sosteneva di essere esente dall'imposta in quanto ente pubblico assimilabile a quelli territoriali e mero detentore dei beni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che i consorzi di bonifica, quali concessionari ex lege di beni demaniali, sono soggetti passivi d'imposta e non possono beneficiare dell'esenzione riservata esclusivamente allo Stato e agli enti pubblici espressamente elencati dalla legge. Di conseguenza, la sentenza d'appello favorevole al Consorzio è stata cassata e la pretesa tributaria del Comune è stata confermata.
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Pagamento COSAP viadotti autostradali: paga il privato
Una società concessionaria autostradale ha impugnato gli avvisi di liquidazione emessi dal concessionario della riscossione di un Comune per il Pagamento COSAP viadotti autostradali relativo agli anni dal 2004 al 2008. La società sosteneva di avere diritto all'esenzione in quanto l'infrastruttura apparteneva al demanio statale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il canone è dovuto dal soggetto che occupa concretamente lo spazio pubblico e ne trae un beneficio economico diretto tramite la riscossione dei pedaggi. L'esenzione prevista per lo Stato non si applica al concessionario privato che gestisce l'opera in piena autonomia organizzativa e imprenditoriale.
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Pagamento COSAP: autostrade battute, i viadotti si pagano
Una società concessionaria autostradale ha impugnato gli avvisi di liquidazione emessi dal concessionario della riscossione di un Comune, che richiedevano il Pagamento COSAP per gli anni 2010 e 2011. La richiesta riguardava l'occupazione di spazi soprastanti il suolo pubblico tramite viadotti autostradali. La concessionaria sosteneva di avere diritto all'esenzione prevista per lo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società autostradale, stabilendo che il Pagamento COSAP è dovuto da chi trae un beneficio economico diretto dall'occupazione del suolo pubblico, come il concessionario che riscuote i pedaggi, agendo in piena autonomia organizzativa e non come mero sostituto dello Stato.
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Definizione agevolata: stop alla causa ICI in Cassazione
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per il pagamento dell'ICI emesso dal Concessionario del servizio di riscossione per conto dell'Ente Locale. Dopo alterne vicende nei gradi di merito riguardanti la legittimità dell'affidamento del servizio al Concessionario, la causa è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, Il Contribuente ha chiesto la sospensione del processo per avvalersi della definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197 del 2022, recepita dall'Ente Locale con apposito regolamento. La Corte di Cassazione ha quindi disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa per verificare l'effettivo perfezionamento della definizione agevolata, sospendendo temporaneamente la decisione sul merito della controversia.
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TOSAP sui cavalcavia: paga il concessionario, non lo Stato
Una società concessionaria autostradale ha impugnato gli avvisi di accertamento emessi da un Comune per il pagamento della TOSAP relativa ad alcuni cavalcavia sovrastanti le strade comunali. La società sosteneva di non dover pagare il tributo in quanto semplice gestore di un'opera di proprietà dello Stato e riteneva applicabile l'esenzione prevista per gli enti pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il concessionario autostradale è il soggetto passivo d'imposta. L'occupazione di spazi pubblici comunali con viadotti e cavalcavia comporta una sottrazione della superficie all'uso pubblico locale, rendendo dovuto il tributo. Inoltre, l'esenzione non spetta alle società concessionarie che gestiscono l'opera a fini economici, anche se la proprietà finale resta pubblica.
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Ponti autostradali: obbligatorio il pagamento COSAP
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di pagamento COSAP per una società concessionaria autostradale in relazione ai ponti sovrastanti le strade provinciali. La società riteneva di essere esente in quanto concessionaria dello Stato, proprietario dell'infrastruttura. I giudici hanno chiarito che l'esenzione non si applica ai concessionari privati che gestiscono l'opera a fini economici. Inoltre, la proiezione aerea dei viadotti limita l'uso del suolo provinciale sottostante, configurando un'occupazione di fatto. Di conseguenza, la società concessionaria perde la causa e deve pagare il canone e le spese di giudizio.
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Canone occupazione spazi pubblici: autostrade contro province
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società Concessionaria contro la Provincia, confermando l'obbligo di versare il canone occupazione spazi pubblici (COSAP) per i ponti autostradali che sovrastano le strade provinciali. La Concessionaria sosteneva di essere esentata in quanto gestore di un'opera dello Stato. I giudici hanno chiarito che l'esenzione spetta solo allo Stato e non ai soggetti privati che gestiscono l'infrastruttura per fini economici. Inoltre, la proiezione aerea dei viadotti limita l'uso del suolo sottostante, configurando una reale occupazione del demanio provinciale, anche in assenza di un formale atto di concessione da parte della Provincia. Di conseguenza, la Concessionaria è stata condannata a pagare il canone e a rimborsare le spese legali.
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Canone occupazione spazi pubblici: i viadotti devono pagare
Un'Azienda Concessionaria autostradale ha impugnato la richiesta di pagamento del Canone occupazione spazi pubblici (COSAP) avanzata da un Ente Locale. La richiesta riguardava la proiezione aerea di alcuni ponti autostradali sopra le strade provinciali sottostanti. L'Azienda sosteneva di essere esente in quanto l'infrastruttura apparteneva allo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il Canone occupazione spazi pubblici è dovuto anche per la sola proiezione aerea dei viadotti. L'esenzione prevista per lo Stato non si applica ai concessionari privati che gestiscono l'opera a fini economici. L'Azienda Concessionaria perde la causa e deve pagare il canone e le spese legali.
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Accertamento catastale: il concessionario non può impugnarlo
Un'azienda concessionaria di un'area demaniale marittima ha impugnato un accertamento catastale che ricalcolava la rendita del bene. L'atto era stato notificato all'Autorità portuale e non alla concessionaria. I giudici tributari di secondo grado hanno dichiarato il difetto di legittimazione attiva della società. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'accertamento catastale ha natura dichiarativa e non impositiva. L'obbligo tributario per il concessionario sorge solo dopo la notifica diretta dell'atto. Di conseguenza, il concessionario non può impugnare autonomamente un atto notificato ad altri, ma potrà difendersi pienamente quando riceverà la notifica ufficiale o la successiva richiesta di pagamento delle imposte.
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TOSAP su viadotto autostradale: il concessionario deve pagare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società concessionaria autostradale, confermando l'obbligo di pagamento della TOSAP su viadotto autostradale sovrastante il territorio comunale. La società sosteneva di avere diritto all'esenzione prevista per lo Stato, poiché l'infrastruttura appartiene al demanio pubblico. I giudici hanno chiarito che il presupposto della tassa è l'occupazione materiale del suolo o dello spazio soprastante da parte del soggetto che gestisce l'opera per fini economici propri. Di conseguenza, il concessionario privato non può beneficiare dell'esenzione fiscale spettante agli enti pubblici, anche se l'opera tornerà allo Stato al termine della concessione. La società concessionaria perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Firma avviso accertamento IMU: valido l’atto del concessionario
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IMU relativo a un immobile ereditato. La ricorrente contestava la validità dell'atto perché firmato dal legale rappresentante della società concessionaria privata e non da un funzionario del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, se il Comune affida la riscossione a un soggetto esterno, la firma avviso accertamento IMU spetta legittimamente al concessionario stesso. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le contestazioni sul valore del terreno, poiché riguardanti valutazioni di fatto non riesaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la contribuente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione per responsabilità aggravata per aver promosso un ricorso infondato.
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Bene Statale in Concessione: No al Litisconsorzio Necessario
Una società concessionaria di autostrade impugna un accertamento catastale per una pensilina fotovoltaica. La Corte di Cassazione interviene su una questione procedurale cruciale: la necessità di coinvolgere nel giudizio anche lo Stato, proprietario del bene. La Suprema Corte stabilisce un principio importante: nel contenzioso tributario su beni demaniali dati in concessione, non sussiste il litisconsorzio necessario dello Stato. L'unico soggetto interessato e tenuto a partecipare al processo è il concessionario, poiché è lui a pagare le imposte per tutta la durata della concessione. La partecipazione dello Stato sarebbe inutile.
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Frode del gestore, paga l’azienda: la responsabilità solidale
Un'azienda petrolifera è stata chiamata a pagare oltre 700.000 euro di accise evase dal gestore di una sua stazione di servizio. Quest'ultimo aveva venduto clandestinamente petrolio lampante come gasolio. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale del concessionario, stabilendo che l'azienda non è responsabile solo per la gestione ordinaria, ma ha un dovere di controllo e ispezione ad ampio raggio. L'azienda avrebbe dovuto vigilare attivamente non solo sui registri, ma anche sulle scorte e sugli impianti per prevenire illeciti. Non avendo dimostrato di aver esercitato tale controllo con diligenza, l'azienda è stata condannata a pagare il debito fiscale del gestore.
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Esenzione COSAP: Concessionario autostradale perde contro l’Ente
Una società concessionaria di autostrade chiedeva di non pagare il canone per l'occupazione di suolo pubblico (COSAP) per un cavalcavia che passava sopra una strada provinciale. La società sosteneva di aver diritto all'esenzione prevista per lo Stato, agendo per un interesse pubblico. La Corte di Cassazione ha negato l'esenzione COSAP al concessionario autostradale. I giudici hanno stabilito che una società privata, anche se gestisce un servizio pubblico, agisce con un fine di profitto. Questo scopo di lucro la distingue dallo Stato e le impedisce di beneficiare delle stesse esenzioni. Di conseguenza, la società deve pagare il canone all'ente locale per il vantaggio economico che ottiene occupando lo spazio pubblico.
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Esenzione COSAP per Concessionari: la Cassazione nega il beneficio
Una società concessionaria di autostrade ha contestato la richiesta di pagamento del COSAP (Canone Occupazione Suolo Pubblico) da parte di un Ente Locale per un cavalcavia che sorvolava una strada provinciale. La società sosteneva di avere diritto all'esenzione prevista per lo Stato, agendo in sua vece per un interesse pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. Ha stabilito che l'esenzione COSAP concessionario non è applicabile, perché il beneficio fiscale è personale dello Stato e non si estende a un'azienda privata che, pur gestendo un servizio pubblico, opera per un profitto economico. Di conseguenza, la società concessionaria, in quanto soggetto che trae un vantaggio dall'occupazione, è tenuta a pagare il canone.
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