\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Pagamento COSAP: autostrade battute, i viadotti si pagano

Una società concessionaria autostradale ha impugnato gli avvisi di liquidazione emessi dal concessionario della riscossione di un Comune, che richiedevano il Pagamento COSAP per gli anni 2010 e 2011. La richiesta riguardava l’occupazione di spazi soprastanti il suolo pubblico tramite viadotti autostradali. La concessionaria sosteneva di avere diritto all’esenzione prevista per lo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società autostradale, stabilendo che il Pagamento COSAP è dovuto da chi trae un beneficio economico diretto dall’occupazione del suolo pubblico, come il concessionario che riscuote i pedaggi, agendo in piena autonomia organizzativa e non come mero sostituto dello Stato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 22219 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Il caso dei viadotti autostradali e il Pagamento COSAP

L’occupazione del suolo pubblico solleva spesso accesi dibattiti tra amministrazioni locali e grandi gestori di infrastrutture. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini del Pagamento COSAP in relazione alla presenza di viadotti autostradali che sovrastano le strade comunali. La vicenda nasce dalla richiesta di pagamento avanzata da una società di riscossione per conto di un Comune nei confronti di una società concessionaria autostradale. Il Comune pretendeva il canone per l’occupazione dello spazio aereo sovrastante il territorio comunale, occupato stabilmente dalle imponenti strutture dei ponti autostradali. La società autostradale si è opposta alla richiesta di pagamento, sostenendo di non dover versare alcuna somma. La tesi difensiva si basava sul presupposto che l’infrastruttura appartenesse allo Stato e che la società agisse solo come semplice esecutrice di un servizio pubblico. Di conseguenza, secondo la concessionaria, doveva applicarsi l’esenzione prevista dalla legge per le occupazioni effettuate direttamente dagli organi statali.

Chi deve pagare per l’uso dello spazio pubblico

La questione centrale riguarda l’individuazione del soggetto passivo (l’obbligato al pagamento) quando un bene pubblico viene utilizzato per finalità economiche. La legge stabilisce che il canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche colpisce qualsiasi sottrazione, anche parziale, del suolo o dello spazio sovrastante all’uso della collettività. I viadotti autostradali limitano inevitabilmente l’uso del suolo sottostante e occupano in via esclusiva lo spazio aereo. Questo fatto configura una vera e propria occupazione di fatto, che è soggetta a tassazione anche in assenza di una formale concessione comunale. Il canone deve essere corrisposto da chi trae un concreto vantaggio economico dall’utilizzo di quell’area. Nel caso delle autostrade, il concessionario privato gestisce l’infrastruttura in piena autonomia organizzativa e finanziaria. Il gestore percepisce direttamente i pedaggi dagli automobilisti e ricava un profitto rilevante dall’opera. Questo profitto giustifica l’imposizione del canone, poiché il concessionario non agisce come un mero dipendente o sostituto dello Stato, ma come un vero e proprio imprenditore.

Le motivazioni della Cassazione sul Pagamento COSAP

I giudici della Suprema Corte hanno respinto la tesi della società autostradale con argomentazioni molto precise. La Corte ha chiarito che l’esenzione dal Pagamento COSAP spetta esclusivamente allo Stato quando quest’ultimo occupa direttamente il suolo pubblico per i propri scopi istituzionali. Questa esenzione non si estende ai soggetti privati che gestiscono un servizio in regime di concessione. Il concessionario autostradale progetta, realizza e gestisce l’opera a proprio rischio e pericolo, trattenendo i proventi delle tariffe autostradali per tutta la durata del rapporto concessorio. La proprietà pubblica del viadotto e il suo futuro ritorno allo Stato al termine della concessione non eliminano il beneficio economico goduto dal privato durante la gestione. Il viadotto autostradale costituisce un impianto complesso, dotato di segnaletica e illuminazione, che sottrae spazio pubblico e genera profitto privato. Pertanto, l’obbligo del pagamento grava interamente sulla società concessionaria che sfrutta economicamente l’infrastruttura sovrastante il territorio comunale.

Le conclusioni sulla responsabilità del concessionario

La decisione della Corte di Cassazione consolida un orientamento rigoroso a tutela delle casse dei Comuni e del corretto utilizzo dei beni collettivi. Il ricorso della società autostradale è stato rigettato integralmente, confermando l’obbligo di versare le somme richieste per gli anni di occupazione contestati. La società soccombente (la parte che perde la causa) deve inoltre rimborsare le spese di giudizio alla controparte. Questa sentenza stabilisce un principio fondamentale per la gestione dei canoni locali. Le grandi società concessionarie non possono invocare lo scudo dello Stato per evitare i tributi locali legati alle infrastrutture che gestiscono. Chiunque utilizzi lo spazio pubblico per generare un profitto commerciale deve contribuire economicamente nei confronti della comunità locale che subisce la limitazione del proprio territorio.

Chi deve pagare il canone COSAP per i viadotti autostradali?
Il pagamento spetta alla società concessionaria che gestisce l’autostrada e incassa i pedaggi, poiché trae un beneficio economico diretto dall’opera.

La società autostradale può usufruire dell’esenzione prevista per lo Stato?
No, l’esenzione non si applica ai concessionari privati che agiscono in piena autonomia organizzativa e imprenditoriale, anche se il bene è demaniale.

L’occupazione dello spazio aereo sovrastante una strada comunale è soggetta a tassa?
Sì, l’occupazione di spazi soprastanti il suolo pubblico comunale è tassabile se comporta una limitazione o sottrazione della superficie all’uso pubblico.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati