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Pagamento COSAP cavalcavia: la concessionaria non è lo Stato

La Corte di Cassazione ha stabilito il principio del pagamento COSAP per i cavalcavia autostradali da parte della società concessionaria. Una società che gestisce autostrade aveva ricevuto un avviso di pagamento dal Comune per l’occupazione del soprassuolo comunale con i suoi cavalcavia. La società si opponeva, sostenendo di dover beneficiare dell’esenzione fiscale prevista per lo Stato, proprietario dell’infrastruttura. La Corte ha respinto questa tesi, chiarendo che l’esenzione è personale e vale solo per lo Stato. La società concessionaria, agendo come un’impresa privata con scopo di lucro, è il soggetto che realizza l’occupazione di fatto e trae un’utilità economica dalla gestione. Pertanto, è tenuta al pagamento del canone, anche se l’occupazione è senza un formale atto di concessione comunale.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 15415 Anno 2026
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Pubblicato il 31 maggio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Cavalcavia e suolo pubblico: la concessionaria deve pagare?

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema di grande interesse per la gestione delle infrastrutture pubbliche: il pagamento COSAP per i cavalcavia autostradali. La questione è semplice nella sua formulazione ma complessa nelle sue implicazioni. Una società che gestisce in concessione una rete autostradale è tenuta a pagare un canone al Comune per lo spazio aereo che i suoi viadotti occupano sopra le strade comunali? La risposta dei giudici è stata chiara e ha delineato una netta distinzione tra lo Stato e i suoi concessionari.

Il Fatto: Un Avviso di Pagamento per lo Spazio Aereo

La vicenda nasce quando una Società di Riscossione, per conto di un Comune, invia un avviso di accertamento a una grande Azienda Autostradale. La richiesta è di pagare il COSAP (Canone per l’Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche) per l’anno 2012. L’oggetto della contesa non è un’occupazione di suolo, ma di soprassuolo. I cavalcavia e i pontoni dell’autostrada, infatti, attraversano e sovrastano diverse strade di proprietà del Comune. Secondo l’ente locale, questa occupazione, seppur aerea, sottrae una porzione di bene pubblico all’uso della collettività e deve quindi essere compensata con il pagamento di un canone.

La Difesa della Società: L’Esenzione dello Stato

L’Azienda Autostradale si è opposta fermamente alla richiesta. La sua linea difensiva si basava su un presupposto fondamentale: l’infrastruttura autostradale è di proprietà dello Stato. Poiché la legge prevede un’esenzione dal pagamento di questo tipo di canoni per lo Stato, tale beneficio doveva estendersi anche al concessionario che gestisce l’opera per conto dello Stato stesso. In altre parole, la società si considerava una sorta di ‘longa manus’ (braccio operativo) dello Stato, agendo per una finalità di pubblica utilità. Di conseguenza, non poteva essere trattata come un qualsiasi soggetto privato tenuto al pagamento.

Il Principio del Pagamento COSAP per i Cavalcavia Autostradali

La Corte di Cassazione ha smontato questa tesi, stabilendo un principio di diritto molto importante. Il presupposto per l’applicazione del COSAP non è la proprietà del bene che occupa lo spazio pubblico, ma la condotta stessa di occupazione e l’utilità che se ne trae. Il soggetto che materialmente occupa il suolo (o il soprassuolo) e lo utilizza per la propria attività economica è il soggetto passivo del canone. Nel caso specifico, è l’Azienda Autostradale, e non lo Stato, a gestire l’infrastruttura, a riscuotere i pedaggi e, in definitiva, a trarre un profitto da tale attività. L’occupazione è quindi direttamente funzionale alla sua attività d’impresa.

Le motivazioni: Distinzione tra Stato e Concessionario

I giudici hanno spiegato che l’esenzione prevista dalla legge è di natura soggettiva e strettamente personale. Si applica allo Stato e ad altri enti pubblici, ma non può essere estesa automaticamente a società private, anche se operano in regime di concessione. La scelta di affidare la gestione a una società di capitali, che opera secondo logiche di mercato e con scopo di lucro, comporta l’applicazione del regime giuridico proprio dei soggetti privati. L’Azienda Autostradale, pur perseguendo un fine di pubblica utilità, agisce in piena autonomia imprenditoriale. L’occupazione del soprassuolo comunale, anche se priva di un formale atto di concessione da parte del Comune, costituisce un’occupazione ‘di fatto’ o ‘abusiva’, sufficiente a far sorgere l’obbligo di pagamento del canone.

Le conclusioni: La Società Concessionaria Deve Pagare

La Corte ha rigettato il ricorso dell’Azienda Autostradale, condannandola al pagamento delle spese legali. L’esito pratico è che la società deve versare al Comune il canone richiesto. Questa decisione conferma un orientamento consolidato: chiunque utilizzi un bene pubblico per trarne un’utilità particolare, sottraendolo all’uso generalizzato della collettività, è tenuto a pagare un corrispettivo. L’esenzione fiscale è un’eccezione che non si applica ai concessionari privati che, pur gestendo opere statali, operano come imprese a scopo di lucro. Il pagamento COSAP per i cavalcavia autostradali è quindi dovuto.

Una società che gestisce un’autostrada deve pagare per i cavalcavia che passano sopra le strade comunali?
Sì, secondo la Corte di Cassazione è tenuta a pagare il Canone per l’Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche (COSAP), perché occupa di fatto il soprassuolo pubblico per la sua attività d’impresa.

Perché la società concessionaria non gode dell’esenzione fiscale prevista per lo Stato?
Perché l’esenzione è un beneficio personale riservato allo Stato e ad altri enti pubblici. Una società concessionaria, anche se gestisce un bene statale, è un soggetto privato che opera a scopo di lucro e quindi non può beneficiare della stessa esenzione.

Cosa succede se l’occupazione avviene senza un’autorizzazione formale del Comune?
L’obbligo di pagare il canone sussiste ugualmente. In questo caso si parla di ‘occupazione abusiva’ o ‘di fatto’, che è comunque sufficiente a far scattare l’obbligo di pagamento, spesso con l’aggiunta di sanzioni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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