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Esenzione COSAP per Concessionari: la Cassazione nega il beneficio

Una società concessionaria di autostrade ha contestato la richiesta di pagamento del COSAP (Canone Occupazione Suolo Pubblico) da parte di un Ente Locale per un cavalcavia che sorvolava una strada provinciale. La società sosteneva di avere diritto all’esenzione prevista per lo Stato, agendo in sua vece per un interesse pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. Ha stabilito che l’esenzione COSAP concessionario non è applicabile, perché il beneficio fiscale è personale dello Stato e non si estende a un’azienda privata che, pur gestendo un servizio pubblico, opera per un profitto economico. Di conseguenza, la società concessionaria, in quanto soggetto che trae un vantaggio dall’occupazione, è tenuta a pagare il canone.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 12338 Anno 2023
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Pubblicato il 10 maggio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Esenzione COSAP: quando il concessionario deve pagare

La gestione di servizi pubblici da parte di aziende private solleva spesso questioni complesse, specialmente sul piano fiscale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso emblematico, negando l’applicazione dell’esenzione COSAP concessionario a una società che gestisce la rete autostradale. La decisione chiarisce un principio fondamentale: svolgere un’attività di interesse pubblico non significa automaticamente godere degli stessi privilegi fiscali riservati allo Stato. Vediamo insieme i dettagli di questa vicenda e le ragioni della Corte.

Il Cavalcavia sulla Strada Provinciale: L’Origine della Causa

I fatti iniziano quando un Ente Locale chiede a una grande Società Concessionaria, responsabile della gestione di un’autostrada, il pagamento del COSAP. Il canone era dovuto per l’occupazione dello spazio aereo sopra una strada provinciale, causata dalla presenza di un cavalcavia autostradale. In pratica, l’Ente Locale riteneva che la Società stesse utilizzando uno spazio pubblico (l’aria sopra la sua strada) per la propria infrastruttura e dovesse quindi pagare un corrispettivo.

La Società si è opposta fermamente a questa richiesta. Ha portato la questione in tribunale, sostenendo di non dover pagare il canone perché, di fatto, agiva come un braccio operativo dello Stato, gestendo un bene demaniale e perseguendo un interesse collettivo.

La Difesa della Società: ‘Agiamo per Conto dello Stato’

La linea difensiva della Società Concessionaria si basava su un’argomentazione precisa. Il regolamento dell’Ente Locale prevedeva un’esenzione dal pagamento del COSAP per le occupazioni effettuate direttamente dallo Stato. Secondo la Società, questa esenzione doveva essere estesa anche a lei. Il ragionamento era che, operando in regime di concessione, essa non agiva per un interesse privato, ma per realizzare un servizio pubblico essenziale per conto dello Stato.

Inoltre, l’infrastruttura stessa, cioè l’autostrada, appartiene al demanio pubblico. Pertanto, la Società si considerava un mero gestore di un bene statale e non il vero soggetto che traeva un vantaggio dall’occupazione. A suo avviso, l’interesse pubblico nazionale doveva prevalere sull’interesse economico dell’Ente Locale a riscuotere il canone.

Le motivazioni: l’esenzione COSAP concessionario non si estende

La Corte di Cassazione ha respinto completamente la tesi della Società. I giudici hanno chiarito che il presupposto per il pagamento del COSAP è il beneficio economico che un soggetto trae dall’utilizzo di un’area pubblica. In questo caso, la Società Concessionaria, pur gestendo un servizio pubblico, è un’entità privata che opera con scopo di lucro. È lei che trae un vantaggio economico diretto dalla presenza del cavalcavia, che è parte integrante della sua rete a pedaggio.

La Corte ha sottolineato un punto cruciale: le norme che prevedono esenzioni fiscali sono di stretta interpretazione. L’esenzione prevista per lo Stato è un beneficio personale, legato alla sua natura di ente pubblico, e non può essere ‘trasferita’ a un soggetto privato, anche se questo agisce come suo concessionario. La Società non è un mero sostituto dello Stato, ma un operatore economico autonomo. Di conseguenza, l’esenzione COSAP concessionario non trova fondamento giuridico.

Le conclusioni: la Società Concessionaria deve pagare il canone

L’esito finale è stato sfavorevole per la Società Concessionaria. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna al pagamento del COSAP richiesto dall’Ente Locale, oltre al rimborso delle spese legali. Il principio sancito è chiaro e di grande importanza: chiunque occupi suolo pubblico traendone un vantaggio economico è tenuto a pagare il relativo canone. Il fatto di operare in concessione per un servizio pubblico non è una giustificazione sufficiente per ottenere un’esenzione fiscale prevista esclusivamente per lo Stato. Questa decisione rafforza l’autonomia impositiva degli enti locali e ribadisce che il profitto derivante dall’uso di beni pubblici deve essere correttamente tassato.

Un’azienda che gestisce un servizio pubblico ha diritto alle stesse esenzioni fiscali dello Stato?
No, la Cassazione ha chiarito che le esenzioni sono personali per l’ente pubblico e non si estendono automaticamente ai concessionari privati, che operano con scopo di lucro.

Cosa è il COSAP e chi deve pagarlo?
È il Canone per l’Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche. Deve pagarlo chiunque occupi suolo pubblico, o lo spazio sopra e sotto di esso, traendone un beneficio economico.

In questo caso, perché la società ha dovuto pagare anche se il cavalcavia è un’opera pubblica?
Perché la società, pur gestendo un’infrastruttura pubblica, è il soggetto privato che trae un profitto diretto dall’occupazione dello spazio aereo sopra la strada provinciale. Il canone è legato a questo vantaggio economico.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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