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Clausola Sociale

80 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Disposizione, solitamente inserita nei contratti collettivi di lavoro, che mira a garantire la stabilità occupazionale dei lavoratori in caso di cambio di appalto, obbligando l'impresa subentrante ad assumere il personale della precedente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Intervento adesivo dipendente e limiti al ricorso
Il datore di lavoro originario licenzia due dipendenti per motivi disciplinari. I giudici di merito dichiarano illegittimi i recessi e ordinano la reintegra nel posto di lavoro. Una società terza subentrata nell'appalto, vincolata da clausola sociale all'assunzione del personale, interviene nel giudizio per sostenere le tesi del datore uscente. La società terza impugna poi la decisione sfavorevole davanti alla Corte di Cassazione, mentre il datore di lavoro originario accetta la pronuncia. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. Chi effettua un intervento adesivo dipendente non ha un autonomo potere di impugnazione se la parte principale sceglie di non fare ricorso. I lavoratori mantengono la tutela reintegratoria e l'azienda subentrante deve pagare le spese processuali.
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Licenziamento ritorsivo: quando il motivo illecito prevale sul giustificato motivo
Un Lavoratore è stato licenziato per presunta riduzione di personale. Ha contestato il licenziamento, ritenendolo un licenziamento ritorsivo a causa delle sue richieste. Il Tribunale ha dato ragione al Lavoratore, ma la Corte d'Appello ha escluso la natura ritorsiva, riconoscendo un giustificato motivo oggettivo e condannando l'Azienda a un'indennità. La Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore. Ha stabilito che la Corte d'Appello non ha correttamente valutato l'onere della prova sul giustificato motivo oggettivo e sull'obbligo di repechage, né ha considerato adeguatamente gli indici di ritorsività. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Specificità dei motivi di appello tra rito e merito
Una lavoratrice ottiene in primo grado il ripristino delle condizioni contrattuali precedenti in occasione di un cambio appalto, con conseguente riammissione in servizio e risarcimento del danno. La società subentrante impugna la decisione. La Corte di Appello dichiara inammissibile il reclamo, sostenendo che l'azienda si è limitata a riproporre le tesi difensive iniziali senza sollevare critiche specifiche. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda e annulla la sentenza. I giudici supremi chiariscono che la specificità dei motivi di appello non impone formule sacramentali. L'impugnazione è valida anche se ripropone le argomentazioni originarie, purché individui chiaramente i punti contestati della sentenza. La causa torna quindi alla Corte di Appello per una decisione nel merito.
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Clausola sociale nel cambio appalto: assunzione non automatica
Una lavoratrice ricorre in giudizio chiedendo l'assunzione presso un'azienda speciale comunale subentrata nella gestione dei servizi sociali. La dipendente sostiene che la clausola sociale nel cambio appalto le garantisca il passaggio automatico, essendo titolare di un contratto a tempo indeterminato con la precedente cooperativa. L'azienda speciale si oppone, evidenziando che la lavoratrice svolgeva solo mansioni di sostituzione e non era addetta in modo stabile ai servizi mantenuti. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della lavoratrice. I giudici chiariscono che la clausola sociale non impone un riassorbimento incondizionato di tutto il personale uscente. L'obbligo di assunzione opera nei limiti dell'effettivo fabbisogno organizzativo del nuovo gestore. Chi svolgeva solo ruoli sostitutivi non vanta un diritto automatico al transito.
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Clausola sociale e cambio appalto: quando scatta l’assunzione
Una lavoratrice impiegata presso una cooperativa sociale gestiva servizi per un Comune. L'ente pubblico ha deciso di internalizzare le attività tramite un'Azienda Speciale. L'accordo collettivo prevedeva il passaggio del personale stabilmente adibito alle mansioni conservate. La dipendente possedeva un contratto a tempo indeterminato ma svolgeva mansioni di sostituzione. L'Azienda Speciale ha quindi escluso la lavoratrice dall'assunzione immediata. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del rifiuto. I giudici hanno stabilito che la clausola sociale e cambio appalto tutela la continuità lavorativa solo nei limiti del reale fabbisogno del nuovo gestore. La titolarità di un contratto a tempo indeterminato non attribuisce un diritto automatico al passaggio se il lavoratore non è assegnato in via continuativa al servizio.
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Clausola sociale servizi aeroportuali: stop al riassorbimento
Un gruppo di lavoratori ha chiesto il passaggio diretto alle dipendenze delle nuove società subentrate nella gestione dei servizi a terra in uno scalo aeroportuale. I dipendenti invocavano l'applicazione della clausola sociale servizi aeroportuali e la disciplina del trasferimento d'azienda. L'impresa uscente aveva tuttavia cessato del tutto le proprie attività nello scalo mesi prima del subentro, collocando l'intero personale in cassa integrazione. Le nuove società avevano successivamente avviato le operazioni adottando un modello organizzativo completamente diverso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. La Suprema Corte ha stabilito che la clausola sociale servizi aeroportuali non trova applicazione quando la società uscente chiude del tutto le attività senza trasferire una specifica entità organizzativa preesistente e identificabile alle nuove imprese.
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Clausola sociale nel cambio appalto: la Cassazione apre il dibattito
Alcune lavoratrici di un magazzino logistico hanno impugnato la mancata assunzione da parte della società subentrante nella gestione del servizio. La vicenda scaturisce da una complessa riorganizzazione aziendale, caratterizzata da cessioni di rami d'azienda e stipulazione di nuovi contratti. I giudici territoriali avevano negato il diritto all'assunzione escludendo l'operatività delle tutele contrattuali. Le dipendenti hanno quindi proposto ricorso in Cassazione rivendicando l'efficacia della clausola sociale nel cambio appalto prevista dal contratto collettivo di settore. La Suprema Corte ha rilevato la particolare delicatezza della controversia, che investe il confine tra riassetto organizzativo e tutela della continuità occupazionale. Per questa ragione, il Collegio ha disposto la trattazione del ricorso in pubblica udienza per stabilire l'esatta portata applicativa delle garanzie di categoria.
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Clausola sociale nel cambio appalto: stop per i ruoli apicali
Un lavoratore con mansioni di coordinamento ha chiesto l'assunzione automatica presso la nuova cooperativa subentrata nella gestione dell'appalto logistico. Il tribunale e la corte d'appello hanno respinto la richiesta. I giudici hanno accertato che il dipendente ricopriva una posizione organizzativa di rilievo, confermata anche da un precedente patto di non concorrenza. Il contratto collettivo del settore logistica esclude infatti il passaggio automatico per le figure direttive per salvaguardare le scelte manageriali della nuova impresa. La Corte di Cassazione ha confermato il verdetto, ribadendo che la clausola sociale nel cambio appalto non si applica al personale con ruolo apicale. Il dipendente ha perso la causa ed è stato condannato a rifondere le spese processuali.
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Cambio appalto e riassunzione: lite chiusa con accordo
Un lavoratore ottiene dal tribunale il riconoscimento di un contratto a tempo indeterminato con la precedente società affidataria di un servizio di igiene urbana. L'impresa fallisce e subentra una nuova ditta. Il dipendente agisce in giudizio contro la nuova società per ottenere l'assunzione e gli stipendi arretrati, invocando il trasferimento d'azienda e gli accordi sindacali. I giudici di merito respingono la domanda escludendo un passaggio automatico del rapporto. Il dipendente ricorre in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti firmano un accordo transattivo in sede sindacale con rinuncia reciproca a tutte le pretese. La Suprema Corte dichiara la cessazione della materia del contendere in tema di cambio appalto e riassunzione, compensando integralmente le spese di lite tra le parti.
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Clausola sociale cambio appalto: assunzione stabile obbligatoria
Quattro lavoratrici impiegate nei servizi di pulizia hanno contestato l'assunzione a termine imposta dalla società committente. L'azienda aveva reinternalizzato il servizio dopo aver revocato il subappalto, rifiutando di mantenere i preesistenti contratti a tempo indeterminato. Le dipendenti hanno fatto valere la clausola sociale cambio appalto prevista dal CCNL Multiservizi, chiedendo la riammissione stabile e le differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, sancendo che l'obbligo di riassunzione a tempo indeterminato scatta anche in caso di gestione diretta dell'attività, purché il servizio prosegua senza modifiche sostanziali. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Obbligo di assunzione nel cambio appalto anche se il prezzo cala
Un lavoratore impiegato in un appalto aeroportuale ha richiesto di essere assunto dall'azienda subentrante nell'appalto, invocando la tutela del contratto collettivo nazionale. L'azienda subentrante si è opposta, sostenendo che il minor prezzo di aggiudicazione dell'appalto escludesse l'obbligo di assunzione nel cambio appalto e che un accordo sindacale successivo avesse ridotto l'orario di lavoro a un'ora al giorno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che la semplice riduzione del corrispettivo economico non cancella l'obbligo di assunzione, a meno che non vi sia una reale riorganizzazione tecnica. Inoltre, l'accordo sindacale peggiorativo non è vincolante per il lavoratore che non lo ha firmato, poiché i sindacati non possono disporre dei diritti individuali senza mandato. Il lavoratore ha quindi diritto all'assunzione e al pagamento delle retribuzioni arretrate.
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Clausola sociale: il bando comunale non cancella l’assunzione
Un operatore ecologico, dipendente dell'impresa uscente in un appalto comunale, ha chiesto di essere assunto dall'impresa subentrante. Quest'ultima si è opposta, sostenendo che il bando di gara imponesse l'assunzione di altri soggetti, prevalendo sulla clausola sociale del contratto collettivo nazionale di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa subentrante. I giudici hanno stabilito che le regole del bando di gara non possono annullare gli obblighi derivanti dal contratto collettivo liberamente applicato dall'azienda. Di conseguenza, l'impresa subentrante è obbligata ad assumere il lavoratore e a risarcirgli le retribuzioni perse.
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Clausola sociale di salvaguardia: contratto batte bando di gara
Un gruppo di lavoratori della raccolta rifiuti ha chiesto di essere assunto dall'impresa subentrante nell'appalto, invocando la clausola sociale di salvaguardia del contratto collettivo nazionale di lavoro. L'impresa si è opposta, sostenendo che il bando di gara imponesse l'assunzione di altri dipendenti e che tale regola amministrativa prevalesse sul contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, stabilendo che il bando di gara non può annullare o limitare gli obblighi derivanti dall'accordo collettivo liberamente firmato dall'azienda. Di conseguenza, l'impresa subentrante è obbligata ad assumere i lavoratori dell'appalto cessato e a risarcire loro le retribuzioni non percepite durante il periodo di mancata assunzione.
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Risarcimento danni per mancata assunzione: sconfitto il gestore
Una società sportiva, subentrata nella gestione di una piscina comunale, si era impegnata con il Comune a riassumere i precedenti istruttori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) alle medesime condizioni economiche. Tuttavia, l'azienda ha proposto a un istruttore un contratto di prestazione dilettantistica autonomo, privo di coperture previdenziali e con tutele inferiori. Il lavoratore ha rifiutato la proposta peggiorativa e ha chiesto il risarcimento danni per mancata assunzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la condanna al pagamento di oltre 42.000 euro in favore del lavoratore. I giudici hanno stabilito che l'offerta di un contratto peggiorativo e privo di tutele equivale a un inadempimento dell'obbligo di assunzione assunto nella convenzione pubblica.
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Inadempimento dell’obbligo di assunzione: il lavoratore vince
L'Azienda subentrante nella gestione di una piscina comunale si era impegnata, tramite convenzione con il Comune, a garantire l'assunzione del personale precedente con contratti di collaborazione coordinata e continuativa a parità di condizioni. Tuttavia, ha proposto al Lavoratore un contratto di prestazione sportiva dilettantistica privo di tutele previdenziali, assistenziali e con condizioni economiche peggiorative. Il Lavoratore ha agito in giudizio ottenendo il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'Azienda, rigettando il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'offerta di un contratto autonomo privo di garanzie costituisce un grave inadempimento dell'obbligo di assunzione, confermando il diritto del Lavoratore a ricevere un risarcimento parametrato alle retribuzioni perse per l'intera durata della concessione.
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Collaborazione coordinata e continuativa: risarcito il lavoratore
L'Azienda subentrante nella gestione di una piscina comunale si era impegnata, tramite convenzione con il Comune, a garantire la continuità lavorativa del personale precedente tramite contratti di collaborazione coordinata e continuativa alle medesime condizioni. Tuttavia, l'Azienda ha proposto a un istruttore, Il Lavoratore, un contratto di prestazione dilettantistica autonoma, privo di tutele previdenziali e con condizioni peggiorative. Il Lavoratore ha rifiutato la proposta e ha richiesto il risarcimento del danno. La Corte d'Appello ha condannato l'Azienda al pagamento di oltre 32.000 euro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che il contratto proposto non rispettava gli obblighi della convenzione e che la collaborazione coordinata e continuativa promessa non poteva essere sostituita con una forma di lavoro autonomo priva di garanzie.
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Trasferimento d’azienda negli appalti: i diritti
La Corte d'Appello ha affrontato il caso di due lavoratori che, a seguito di un cambio appalto, erano stati declassati dal III al IV livello. La sentenza chiarisce che, in presenza di continuità funzionale e riassorbimento del personale, si configura un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., garantendo il mantenimento del precedente inquadramento e delle differenze retributive.
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Improcedibilità del ricorso: errore formale salva l’assunzione
Una lavoratrice ha chiesto l'assunzione presso la cooperativa subentrata nell'appalto di telesoccorso, lamentando la violazione della clausola sociale. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, ordinando l'assunzione a carico della nuova cooperativa subentrante. Quest'ultima ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso poiché la cooperativa ricorrente ha depositato soltanto la copia autentica del dispositivo e non l'intero testo della sentenza d'appello, impedendo così la valutazione dei motivi di ricorso. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Trasferimento di azienda: No all’assunzione dopo internalizzazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'internalizzazione di un servizio, prima affidato in appalto, non costituisce automaticamente un trasferimento di azienda. Un gruppo di lavoratori, ex dipendenti di una società appaltatrice del servizio di recapito, chiedeva l'assunzione presso l'Azienda committente dopo che questa aveva deciso di gestire il servizio internamente. La Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che per aversi un trasferimento di azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. è necessario il passaggio di un nucleo organizzato di beni e personale, cosa non avvenuta nel caso specifico. L'Azienda committente, infatti, aveva riorganizzato il servizio usando esclusivamente mezzi e personale propri, senza acquisire nulla dall'ex appaltatore. Di conseguenza, non sussisteva alcun obbligo di assunzione.
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Clausola di non gradimento: no al veto immotivato sul lavoratore
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità della clausola di non gradimento usata per escludere un lavoratore dalla riassunzione in un cambio appalto. Un'azienda, subentrata in un servizio di accompagnamento viaggiatori, non aveva assunto un dipendente della precedente società basandosi sul veto immotivato della committente. I giudici hanno chiarito che tale clausola è arbitraria se esercitata senza indicare motivi oggettivi e concreti e senza dare al lavoratore la possibilità di difendersi. Di conseguenza, il lavoratore ha ottenuto il diritto all'assunzione a tempo indeterminato e al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perse.
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