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Clausola Arbitrale

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una clausola inserita in uno statuto o in un contratto che stabilisce che eventuali future controversie tra le parti dovranno essere decise da arbitri anziché da un giudice statale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Clausola arbitrale nei patti parasociali: escluso il tribunale
Una società socio-investitrice ha citato in giudizio un altro socio davanti al giudice ordinario per presunta violazione degli obblighi contrattuali. Il socio convenuto ha fatto valere l'esistenza di una clausola arbitrale nei patti parasociali, chiedendo il trasferimento della causa davanti alla Camera Arbitrale. Il tribunale di primo grado ha ignorato la priorità della questione arbitrale e ha rinviato il giudizio a una sezione specializzata statale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la clausola arbitrale nei patti parasociali ha valore esclusivo per le controversie su diritti disponibili. Di conseguenza, la Corte ha annullato la decisione precedente e ha dichiarato la competenza della Camera Arbitrale designata dalle parti.
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Clausola arbitrale: stop al decreto ingiuntivo
Una ditta subappaltatrice ottiene un decreto ingiuntivo contro l'impresa appaltatrice per il pagamento di lavori eseguiti in cantiere. L'impresa si oppone al pagamento, eccependo la presenza di una clausola arbitrale nel contratto originario. Il Tribunale dichiara la propria incompetenza a favore del collegio arbitrale. La ditta creditrice contesta la decisione in Cassazione, sostenendo che le opere fatturate costituivano interventi extra contrattuali estranei al patto originario. La Suprema Corte respinge il ricorso e conferma che le modifiche apportate rappresentano mere varianti dell'accordo principale. La clausola arbitrale resta pienamente valida ed efficace, escludendo il ricorso al giudice ordinario per il recupero del credito.
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Impugnazione del lodo arbitrale e contratto risolto
Una società conduttrice chiedeva all'arbitro di riqualificare un affitto di ramo d'azienda in locazione commerciale per bloccare il rilascio dell'immobile. L'arbitro respingeva la domanda perché il contratto del 2006, contenente la clausola arbitrale, risultava già risolto consensualmente nel 2008 tra le originarie parti firmatarie. La Corte d'Appello confermava la pronuncia evidenziando che i documenti prevalgono sull'accordo delle parti in giudizio. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda: l'impugnazione del lodo arbitrale non consente di riesaminare il merito dei fatti già accertati. Con lo scioglimento del contratto originario è venuto meno il potere stesso dell'arbitro di giudicare.
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Clausola arbitrale: ‘Saranno’ non è opzione ma obbligo per la Corte
Un'azienda subappaltatrice ha chiesto un pagamento al committente, il quale si è opposto invocando la presenza di una clausola arbitrale nel contratto. Tale clausola prevedeva che le liti 'saranno devolute' ad arbitri. Il subappaltatore sosteneva che l'uso del futuro rendesse la scelta dell'arbitrato facoltativa. La Corte di Cassazione ha respinto questa interpretazione, stabilendo che il verbo al futuro indicativo esprime un obbligo, non una mera possibilità. Per essere facoltativa, la clausola arbitrale deve indicarlo in modo esplicito. Di conseguenza, la Corte ha confermato che la competenza a decidere la lite spetta agli arbitri e non al tribunale, dando ragione al committente.
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Riserve nell’appalto pubblico: i rischi della firma tardiva
Una società di costruzioni ha impugnato la decisione della Corte d'Appello relativa a un appalto stradale. La controversia riguardava il pagamento di riserve nell'appalto pubblico per revisione prezzi e danni da sospensione lavori. La Cassazione ha chiarito che la legge applicabile all'impugnazione del lodo è quella vigente al momento della stipula della clausola arbitrale. Inoltre, ha confermato che le domande di revisione prezzi spettano al giudice amministrativo. Per quanto riguarda i danni da sospensione, la Corte ha stabilito che le riserve nell'appalto pubblico devono essere iscritte tempestivamente al momento della ripresa dei lavori, pena la decadenza. Il ricorso della società è stato rigettato, confermando l'inammissibilità delle pretese tardive.
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Clausola arbitrale: quando decide il giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava improponibile la domanda di un appaltatore contro un ente pubblico, ritenendo erroneamente che la lite dovesse essere risolta da arbitri. Il cuore della questione riguarda la clausola arbitrale inserita tramite il richiamo al capitolato generale delle opere pubbliche. La Suprema Corte ha chiarito che tale richiamo non impone un arbitrato obbligatorio, poiché la normativa di riferimento, letta alla luce delle sentenze della Corte Costituzionale, permette alla parte di scegliere la giurisdizione ordinaria. La volontà di escludere il giudice statale deve essere esplicita e non può derivare da un rinvio generico a norme legislative soggette a evoluzione.
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Compenso professionale avvocato: limiti del ricorso
Una società contesta il compenso professionale di un avvocato, sostenendo che l'attività fosse gratuita in quanto socio e che una clausola arbitrale dovesse risolvere la lite. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che il rapporto professionale è distinto da quello societario. La Corte sottolinea che non può riesaminare le prove e sanziona la società per lite temeraria, ribadendo che il compenso professionale dell'avvocato era dovuto.
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Clausola arbitrale: effetti su terzi e litisconsorzio
La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola arbitrale inserita in un contratto di leasing non è vincolante per un soggetto terzo, anche se coinvolto nell'operazione economica complessiva. In un caso di presunto patto commissorio, è stato chiarito che non sussiste litispendenza tra cause pendenti davanti allo stesso giudice, né un litisconsorzio necessario con la società venditrice originaria, estranea al contratto di leasing contenente la clausola arbitrale. Il ricorso è stato rigettato.
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Proroga della giurisdizione: l’ordine vincola?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di proroga della giurisdizione contenuta in un ordine d'acquisto per un macchinario rimane vincolante per l'utilizzatore finale, anche se la fornitura viene perfezionata tramite un contratto tra il fornitore e una società di leasing. Secondo la Corte, il successivo contratto di leasing non supera l'accordo originario, ma ne costituisce una mera modalità di esecuzione finanziaria. Di conseguenza, è stata confermata la carenza di giurisdizione del giudice italiano a favore di quello straniero (tedesco), come previsto nella clausola originale.
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Clausola arbitrale e litisconsorzio necessario
La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza del giudice ordinario prevale su una clausola arbitrale quando si crea un litisconsorzio necessario a seguito di una domanda di regresso. La competenza si determina al momento della proposizione della domanda, e la successiva estromissione della parte che ha generato il litisconsorzio non è rilevante per modificare la giurisdizione già radicata.
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Impugnazione lodo arbitrale: quando è possibile?
Una società di autotrasporti ha proposto ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha respinto la sua impugnazione di un lodo arbitrale. Il lodo non le aveva riconosciuto le differenze tariffarie basate su norme inderogabili. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma, riconoscendo la complessità della questione sull'impugnazione lodo arbitrale per contrarietà all'ordine pubblico, rinvia la causa alla Sezione competente per materia.
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Provvedimento associativo: non è un lodo arbitrale
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza di un iscritto da un sindacato, decisa dagli organi interni, non costituisce un lodo arbitrale, bensì un provvedimento associativo. Di conseguenza, l'atto deve essere impugnato davanti al Tribunale ordinario e non alla Corte d'Appello. La Corte ha accolto il ricorso incidentale del sindacato, cassando la sentenza precedente e rinviando la causa al Tribunale competente per un nuovo esame, sottolineando la differenza fondamentale tra le due tipologie di atti e i relativi rimedi giurisdizionali.
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