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Clausola arbitrale: ‘Saranno’ non è opzione ma obbligo per la Corte

Un’azienda subappaltatrice ha chiesto un pagamento al committente, il quale si è opposto invocando la presenza di una clausola arbitrale nel contratto. Tale clausola prevedeva che le liti ‘saranno devolute’ ad arbitri. Il subappaltatore sosteneva che l’uso del futuro rendesse la scelta dell’arbitrato facoltativa. La Corte di Cassazione ha respinto questa interpretazione, stabilendo che il verbo al futuro indicativo esprime un obbligo, non una mera possibilità. Per essere facoltativa, la clausola arbitrale deve indicarlo in modo esplicito. Di conseguenza, la Corte ha confermato che la competenza a decidere la lite spetta agli arbitri e non al tribunale, dando ragione al committente.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 9352 Anno 2023
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Pubblicato il 3 maggio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Clausola arbitrale: quando il futuro ‘saranno’ significa obbligo

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale nell’interpretazione dei contratti, in particolare riguardo alla validità e obbligatorietà della clausola arbitrale. La questione ruota attorno a una singola parola: l’uso del verbo al futuro. Molti credono che indichi una possibilità, una scelta. La Corte, invece, ha stabilito un principio netto: nel linguaggio contrattuale, il futuro indicativo esprime un impegno vincolante, non una facoltà. Questa decisione ha conseguenze pratiche enormi per le aziende che firmano contratti di appalto e subappalto, definendo chi ha il potere di giudicare in caso di lite.

Il caso: un subappalto e un pagamento contestato

La vicenda nasce da un contratto di subappalto per la realizzazione di una grande opera pubblica. Un’Azienda Subappaltatrice, al termine dei lavori, emetteva un decreto ingiuntivo (un ordine di pagamento del giudice) nei confronti del Committente per ottenere il saldo delle sue spettanze. Il Committente si opponeva immediatamente. La sua difesa non entrava nel merito del pagamento, ma si basava su un punto preliminare: il contratto conteneva una clausola arbitrale. Secondo il Committente, quindi, il tribunale non aveva il potere di decidere la questione, che doveva essere affidata a un collegio di arbitri, come previsto dall’accordo firmato da entrambe le parti.

Il nodo della questione: la clausola arbitrale è obbligatoria?

Il cuore del problema legale risiedeva nell’esatta formulazione della clausola. Il testo recitava che tutte le controversie derivanti dal contratto ‘saranno devolute alla cognizione di un Collegio Arbitrale’. L’Azienda Subappaltatrice sosteneva che l’uso del verbo ‘saranno’ (futuro semplice) implicasse una scelta. A suo dire, le parti avevano previsto l’arbitrato come una delle possibili strade per risolvere le liti, ma non l’unica. Di conseguenza, essa si sentiva libera di rivolgersi al giudice ordinario. Il Committente, al contrario, interpretava quel ‘saranno’ come un obbligo perentorio, che escludeva la competenza di qualsiasi tribunale.

Le motivazioni: perché la clausola arbitrale è vincolante

La Corte di Cassazione ha dato ragione al Committente, rigettando il ricorso del subappaltatore. I giudici hanno spiegato che, nell’interpretare un contratto, non ci si deve fermare al significato letterale delle singole parole, ma si deve ricercare la comune intenzione delle parti. L’uso del modo indicativo, anche al tempo futuro, è tipicamente utilizzato nelle clausole contrattuali per esprimere un comando, un impegno vincolante. Per rendere una clausola arbitrale meramente facoltativa, le parti avrebbero dovuto usare espressioni inequivocabili, come ‘le parti potranno’ o ‘avranno la facoltà di’. In assenza di tali formule, la clausola che prevede l’arbitrato va intesa come una scelta definitiva e vincolante che esclude la via del tribunale. La Corte ha sottolineato che l’obiettivo di queste clausole è proprio quello di derogare alla giurisdizione ordinaria.

Le conclusioni: la competenza è degli arbitri

L’esito finale è stato chiaro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Azienda Subappaltatrice e l’ha condannata al pagamento delle spese legali. La decisione del tribunale di primo grado, che aveva dichiarato la propria incompetenza, è stata confermata. In pratica, l’Azienda Subappaltatrice ha perso la causa e, se vorrà ancora recuperare il suo credito, dovrà necessariamente avviare un nuovo procedimento davanti a un collegio arbitrale, come stabilito nel contratto originale. Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: le parole nei contratti hanno un peso e la scelta di inserire una clausola arbitrale è una decisione strategica con conseguenze non aggirabili.

Cosa significa inserire una clausola arbitrale in un contratto?
Significa accordarsi in anticipo affinché eventuali future liti relative a quel contratto siano decise da arbitri privati, scelti dalle parti, invece che da un tribunale dello Stato.

Se una clausola dice che le liti ‘saranno’ decise da arbitri, posso comunque andare in tribunale?
Secondo questa sentenza, no. L’uso del futuro indicativo ‘saranno’ esprime un impegno vincolante. Per avere la facoltà di scegliere tra arbitri e tribunale, la clausola deve prevederlo esplicitamente con formule come ‘le parti potranno’.

Qual è la differenza tra un arbitro e un giudice?
Un giudice è un magistrato dello Stato che opera in un tribunale pubblico. Un arbitro è un esperto privato, spesso un avvocato o un professore, che viene scelto dalle parti per risolvere la loro controversia. La sua decisione finale (il lodo) ha la stessa efficacia di una sentenza.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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