LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Art. 35-Ter Ord. Pen.

71 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Norma dell'ordinamento penitenziario che prevede un rimedio risarcitorio per i detenuti che hanno subito un pregiudizio a causa di condizioni di detenzione inumane o degradanti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risarcimento detenzione inumana: ricorso inammissibile per il detenuto
Un detenuto ha richiesto il risarcimento per detenzione inumana, ai sensi dell'Art. 35-ter Ord. Pen., per periodi di reclusione già conclusi e non collegati alla pena attuale. Il Giudice di Sorveglianza ha dichiarato l'istanza inammissibile. Il detenuto ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la decisione per violazione dell'Art. 3 CEDU e dell'Art. 35-ter Ord. Pen., oltre a vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso. Ha chiarito che il ricorso in Cassazione in queste materie è ammesso solo per violazione di legge, non per vizi di motivazione, e che le ragioni di inammissibilità erano procedurali, precludendo l'esame del merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Detenzione inumana e degradante: no al risarcimento al detenuto
Il Detenuto ha proposto ricorso chiedendo i rimedi risarcitori per la detenzione inumana e degradante subita in tre diversi istituti di pena, lamentando uno spazio ridotto nelle celle, il riscaldamento guasto e carenze idriche. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. La Corte ha chiarito che se lo spazio individuale in cella supera i tre metri quadrati non vi è una presunzione automatica di violazione dell'articolo 3 della CEDU. Bisogna invece valutare globalmente le condizioni di carcerazione. Nel caso specifico, la presenza di servizi adeguati, come l'accesso all'acqua calda, il bagno riservato e diverse ore di passeggio, bilancia i disagi lamentati. Inoltre, un guasto all'impianto termico in una cella molto ampia non supera la soglia minima di gravità richiesta. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna del pagamento delle spese processuali.
Continua »
Trattamento Inumano e Degradante: Spazi e Fattori Compensativi
Un detenuto ha presentato reclamo per ottenere il risarcimento previsto dalla legge a causa delle precarie condizioni carcerarie e dei problemi di salute patiti in diversi istituti penitenziari. Il Tribunale di sorveglianza ha accolto la domanda per i periodi con spazio inferiore a tre metri quadrati, ma ha rigettato la richiesta per gli altri intervalli temporali. Il condannato ha quindi fatto ricorso in Cassazione sostenendo di aver subito un trattamento inumano e degradante per l'intero arco della detenzione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che lo spazio tra tre e quattro metri quadrati risulta pienamente legittimo in presenza di adeguati fattori compensativi, come le ore trascorse all'aperto, i servizi garantiti e la costante assistenza medica.
Continua »
Istanza ex art. 35-ter ord. pen.: Cassazione annulla il rigetto
Il Detenuto ha proposto un'istanza ex art. 35-ter ord. pen. per ottenere il ristoro dei danni subiti a causa del sovraffollamento patito negli istituti penitenziari di Caltagirone e Augusta. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato il reclamo. Il Detenuto ha quindi proposto ricorso in Cassazione denunciando la gravità della decisione. Per il primo carcere mancava qualsiasi motivazione. Per il secondo carcere il giudice ha utilizzato dati relativi a periodi temporalmente diversi da quelli contestati, creando un evidente salto logico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato l'ordinanza impugnata, disponendo un nuovo giudizio davanti al Tribunale di sorveglianza.
Continua »
Detrazione di pena tra vecchio e nuovo carcere: i limiti
Un detenuto, dopo aver terminato di scontare un cumulo di pene ed essere tornato in libertà, è stato nuovamente arrestato per nuovi reati. Ha quindi richiesto la detrazione di pena per le condizioni inumane subite durante la prima carcerazione, pretendendo di applicare lo sconto alla nuova detenzione. Il Magistrato di Sorveglianza ha respinto la richiesta per la netta cesura temporale e giuridica tra i due periodi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e dichiarato inammissibile il ricorso, chiarendo che una volta esaurita la pena precedente non si può trasferire la detrazione di pena sulle nuove sanzioni, restando esperibile unicamente la richiesta di indennizzo monetario entro sei mesi.
Continua »
Rimedi risarcitori per detenzione inumana: rigetto e sanzione
Un detenuto ha richiesto i rimedi risarcitori per detenzione inumana lamentando uno spazio individuale insufficiente nella cella collettiva e orari di apertura difformi dalle regole. L'interessato ha contestato le relazioni della struttura carceraria presentando querela di falso. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, accertando che lo spazio vitale superava i tre metri quadrati e che i disagi non integravano un trattamento degradante. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i semplici disagi temporanei non violano i diritti fondamentali e che il giudice valuta liberamente le prove fornite dalla direzione carceraria senza bisogno di incidenti di falso. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
Continua »
Carcere e freddo: riduzione della pena ex art. 35-ter
Un detenuto ha presentato reclamo per ottenere la riduzione della pena ex art. 35-ter a causa delle condizioni di detenzione subite in diverse strutture carcerarie. Il Tribunale di Sorveglianza ha accordato il beneficio esclusivamente per i disagi termici verificatisi nel periodo invernale in un singolo istituto penitenziario, escludendo invece violazioni gravi o trattamenti inumani nelle altre sedi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del recluso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato che i disagi transitori e privi di reale degrado non integrano un trattamento inumano, limitando il diritto allo sconto di pena ai soli periodi di effettivo e documentato pregiudizio.
Continua »
Condizioni detentive degradanti: lo Stato perde contro il detenuto
Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione che concedeva a un detenuto uno sconto di pena di 244 giorni per aver subito condizioni detentive degradanti a Rebibbia, Bari e Foggia. Il Ministero contestava la mancanza di prove e la valutazione del bagno in cella, parzialmente schermato da un muretto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che, se il detenuto fornisce elementi precisi, spetta all'Amministrazione dimostrare il contrario. Inoltre, la presenza di un WC non adeguatamente isolato nella cella in cui si mangia e si dorme lede la salute e la riservatezza, configurando un trattamento disumano.
Continua »
Risarcimento per detenzione disumana: la Cassazione salva il ricorso
Un detenuto ha richiesto il risarcimento per detenzione disumana a causa delle condizioni subite in carcere. Il Magistrato di Sorveglianza ha respinto l'istanza e il detenuto ha presentato ricorso direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile ricorrere direttamente in Cassazione contro tale decisione, dovendosi prima proporre reclamo al Tribunale di Sorveglianza. Tuttavia, applicando il principio di conservazione dell'impugnazione, la Corte ha riqualificato il ricorso come reclamo e ha trasmesso gli atti al Tribunale competente, salvando l'azione del detenuto.
Continua »
Calcolo dello spazio minimo in cella: letto singolo incluso
Il Detenuto ha presentato una nuova richiesta di risarcimento per le condizioni di sovraffollamento subite in carcere, sostenendo che un recente cambio di orientamento dei giudici imponesse di escludere il letto singolo dal calcolo dello spazio calpestabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il letto singolo non riduce la libertà di movimento come una parete. Di conseguenza, lo spazio occupato dal letto singolo non va sottratto dal calcolo dello spazio minimo in cella, fissato a tre metri quadrati. Il Detenuto perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Trattamento inumano e degradante: no al risarcimento se c’è luce
Il Tribunale di Sorveglianza di Palermo ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata da un detenuto per le condizioni della sua carcerazione ad Agrigento. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un trattamento inumano e degradante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le condizioni di detenzione non hanno superato la soglia del trattamento inumano e degradante grazie a diversi fattori compensativi. Tra questi, uno spazio vitale tra i 3 e i 4 metri quadri, la condivisione della cella con un solo compagno, otto ore al giorno fuori dalla camera, luce naturale, servizi igienici riservati e il clima mite del luogo che ha attenuato la mancanza di riscaldamento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Trattamento inumano e degradante: quando il freddo è solo disagio
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto il reclamo di un detenuto che lamentava un trattamento inumano e degradante a causa del malfunzionamento del riscaldamento e della scarsità di spazio nella cella. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i disservizi temporanei del riscaldamento, in un clima mite, costituiscono un mero disagio e non una violazione della dignità umana. Inoltre, la richiesta di scomputare gli arredi sospesi dal calcolo dello spazio vitale è stata ritenuta generica e non provata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Freddo in cella: disagio e non trattamento inumano e degradante
Il Detenuto ha proposto ricorso per Cassazione contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva respinto la sua richiesta di risarcimento per trattamento inumano e degradante. Il ricorrente lamentava il mancato funzionamento del riscaldamento nel carcere di Palermo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che i guasti temporanei al riscaldamento, uniti al clima mite della zona, costituiscono un mero disagio e non un vero e proprio trattamento inumano e degradante. Inoltre, il ricorso non contestava in modo specifico le motivazioni del Tribunale, limitandosi a richiamare sentenze europee senza collegarle al caso concreto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione inumana e degradante: il confine tra disagio e danno.
Il Detenuto ha richiesto un risarcimento lamentando una detenzione inumana e degradante presso il carcere di Lecce, a causa della mancanza di acqua calda in cella, riscaldamento insufficiente e assenza di aerazione nei bagni. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la domanda, rilevando che l'acqua calda era fruibile nelle docce comuni, il riscaldamento era garantito da termosifoni e l'aerazione era assicurata da un impianto forzato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i semplici disagi quotidiani non costituiscono una violazione dell'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Per configurare una detenzione inumana e degradante, le sofferenze devono superare la normale afflittività della pena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Risarcimento per disumana carcerazione: no ai termini scaduti
Il Detenuto ha richiesto il risarcimento per disumana carcerazione per un periodo di detenzione già interamente scontato tra il 2012 e il 2017. Il Magistrato di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la domanda per tardività. Il Detenuto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la successiva emissione di un provvedimento di cumulo delle pene avesse riaperto i termini per presentare la richiesta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'unificazione delle pene non riapre i termini per chiedere l'indennizzo per periodi di detenzione già conclusi sotto un diverso titolo esecutivo. Inoltre, per chi ha già finito di espiare la pena, la competenza spetta al Tribunale civile e non al Magistrato di Sorveglianza.
Continua »
Spazio minimo in cella: il letto singolo va sempre sottratto
Il Detenuto ha richiesto un risarcimento per aver scontato la pena in celle sovraffollate. Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato parzialmente la domanda, includendo nel calcolo della superficie disponibile lo spazio occupato dal letto singolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Detenuto, stabilendo che per determinare lo spazio minimo in cella (pari a tre metri quadrati a persona) occorre sottrarre anche la superficie occupata dal letto singolo. Questo arredo, infatti, riduce lo spazio calpestabile necessario al movimento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha ordinato un nuovo esame del caso.
Continua »
Risarcimento per detenzione disumana: salvo il ricorso errato
Il Detenuto ha richiesto il risarcimento per detenzione disumana a causa dello spazio ridotto, inferiore a tre metri quadrati, nella sua cella. Il Magistrato di sorveglianza ha rigettato la richiesta dopo un'udienza in contraddittorio. La difesa ha impugnato la decisione proponendo ricorso. La Corte di Cassazione, applicando il principio del favor impugnationis, ha stabilito che l'atto, pur se erroneamente qualificato come ricorso diretto, deve essere convertito in reclamo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha trasmesso gli atti al competente Tribunale di sorveglianza per l'esame nel merito, salvando il diritto del detenuto a far valere le proprie ragioni.
Continua »
Trattamento inumano o degradante: no a ricorsi di puro fatto
Il Detenuto ha richiesto un risarcimento per aver subito un trattamento inumano o degradante durante la sua carcerazione, lamentando celle sovraffollate e prive di spazio vitale. Il Tribunale di sorveglianza ha accolto solo parzialmente la domanda. Il Detenuto ha quindi proposto ricorso in Cassazione, contestando la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito in merito alla luminosità e allo spazio delle celle. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in questa materia, il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare questioni di fatto già ampiamente valutate. Di conseguenza, Il Detenuto perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Trattamento inumano e degradante: negata l’acqua calda in cella
Il Detenuto ha proposto ricorso lamentando un presunto trattamento inumano e degradante durante la sua carcerazione in diversi istituti penitenziari. La contestazione riguardava principalmente l'assenza di acqua calda nei bagni delle celle e le precarie condizioni igieniche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancanza di acqua calda nella singola cella non viola i diritti del detenuto, purché sia garantita l'acqua fredda corrente in cella e l'accesso quotidiano a docce calde nei locali comuni. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Trattamento disumano e degradante: risarcimento tra spazi e prove
Il Detenuto ha richiesto i rimedi risarcitori per aver subito un trattamento disumano e degradante durante la carcerazione in diversi istituti, lamentando spazi ridotti (tra i 3 e i 4 metri quadrati), mancanza d'acqua e riscaldamento. Il Tribunale di Sorveglianza ha accolto la domanda, riducendo la pena. Il Ministero della Giustizia ha proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per spazi tra i 3 e i 4 metri quadrati, il giudice deve compiere una valutazione multifattoriale e globale, considerando anche la brevità della detenzione e i fattori compensativi. Per questo motivo, la Corte ha annullato la decisione limitatamente ai dodici giorni trascorsi a Rebibbia, ordinando un nuovo esame, mentre ha confermato il resto del provvedimento, ribadendo che spetta all'Amministrazione smentire le allegazioni precise del detenuto.
Continua »