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Istanza ex art. 35-ter ord. pen.: Cassazione annulla il rigetto

Il Detenuto ha proposto un’istanza ex art. 35-ter ord. pen. per ottenere il ristoro dei danni subiti a causa del sovraffollamento patito negli istituti penitenziari di Caltagirone e Augusta. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato il reclamo. Il Detenuto ha quindi proposto ricorso in Cassazione denunciando la gravità della decisione. Per il primo carcere mancava qualsiasi motivazione. Per il secondo carcere il giudice ha utilizzato dati relativi a periodi temporalmente diversi da quelli contestati, creando un evidente salto logico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato l’ordinanza impugnata, disponendo un nuovo giudizio davanti al Tribunale di sorveglianza.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 27571 Anno 2026
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il diritto del detenuto e la istanza ex art. 35-ter ord. pen.

La tutela dei diritti fondamentali riguarda ogni persona, compresi i soggetti ristretti in carcere. Il legislatore ha introdotto strumenti specifici per contrastare le condizioni di detenzione contrarie al senso di umanità. L’istanza ex art. 35-ter ord. pen. rappresenta il mezzo principale per richiedere un risarcimento o uno sconto di pena in caso di spazi inferiori ai limiti di legge. Un detenuto ha presentato questa richiesta per denunciare il sovraffollamento subito in due diversi istituti di pena.

Il percorso giudiziario ha visto inizialmente il rigetto delle doglianze da parte del Magistrato di sorveglianza. Successivamente, il Tribunale di sorveglianza ha confermato la decisione negativa, respingendo il reclamo presentato dal difensore. Il detenuto non ha accettato la pronuncia e ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione. La vertenza si concentra sulla regolarità formale della decisione e sulla correttezza della motivazione fornita dai giudici di merito.

I vizi della decisione sulla istanza ex art. 35-ter ord. pen.

Il ricorso evidenzia gravi anomalie nella struttura dell’ordinanza impugnata. Per quanto riguarda il primo istituto penitenziario, il provvedimento soffre di un difetto radicale. Il giudice ha completamente omesso di motivare la risposta alle censure sollevate dal reclamante. La totale assenza di argomentazioni rende la decisione illegittima per violazione diretta della legge processuale.

La situazione appare ugualmente critica con riferimento al secondo carcere coinvolto nella vicenda. In questo caso, il giudice ha citato i dati forniti dall’amministrazione penitenziaria. Tuttavia, questi dati si riferivano a periodi di detenzione del tutto diversi rispetto a quelli indicati dal ricorrente. La decisione ha ignorato la reale tempistica dei fatti contestati dal detenuto, creando un vizio di illogicità manifesta.

La valutazione delle condizioni carcerarie e dei periodi detentivi

La verifica dello spazio minimo disponibile richiede un’analisi rigorosa e puntuale delle date effettive di permanenza. Il giudice deve esaminare ogni singolo periodo indicato nella domanda del cittadino. Non è possibile giustificare il diniego dei rimedi compensativi attraverso tabelle o informazioni relative ad archi temporali differenti.

I dati della struttura carceraria devono corrispondere esattamente alle fasi di detenzione indicate nel ricorso. Quando il giudice sovrappone contesti temporali estranei, il ragionamento perde ogni coerenza. L’ordinanza diventa del tutto incomprensibile e non permette di comprendere le ragioni del rigetto. Ogni persona ristretta ha diritto a una risposta chiara, coerente e specifica per ogni istituto in cui ha sofferto restrizioni dello spazio vitale.

Le motivazioni dei giudici sulla istanza ex art. 35-ter ord. pen.

La Corte di Cassazione ha ritenuto pienamente fondati entrambi i motivi di ricorso presentati dal detenuto. Riguardo al primo istituto, i giudici supremi hanno ribadito un principio fondamentale del nostro ordinamento. La mancanza assoluta di motivazione costituisce una violazione di legge insanabile. Il giudice non può ignorare le doglianze della parte senza spiegare le ragioni della scelta.

Relativamente al secondo istituto, la Suprema Corte ha riscontrato un evidente salto logico nel provvedimento. Il percorso argomentativo del Tribunale risulta del tutto incomprensibile a causa della discrepanza temporale dei dati utilizzati. Il vizio di illogicità manifesta deriva dalla violazione dei principi della logica formale. La Cassazione ha chiarito che l’utilizzo di informazioni non pertinenti al periodo contestato invalida l’intero ragionamento del giudice.

Le conclusioni della Cassazione sulla istanza ex art. 35-ter ord. pen.

L’esito del giudizio di legittimità ribalta l’esito delle fasi precedenti. La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio degli atti al Tribunale di sorveglianza. Questo significa che il giudice di merito dovrà svolgere un nuovo esame dell’intera vicenda, attenendosi ai principi di diritto stabiliti.

La decisione riafferma l’obbligo di garantire un’analisi scrupolosa e logicamente impeccabile di fronte a ogni richiesta di tutela. Il Tribunale di sorveglianza dovrà ora valutare con precisione tutti i periodi trascorsi nei due penitenziari. L’annullamento della decisione precedente assicura un nuovo giudizio fondato su dati temporali corretti e su motivazioni adeguate e trasparenti.

Cosa succede se il giudice non motiva la decisione sul reclamo del detenuto?
La mancanza assoluta di motivazione rende il provvedimento illegittimo. La Corte di Cassazione annulla l’atto e impone un nuovo esame del caso.

Si possono usare dati di periodi diversi per valutare lo spazio in cella?
No. Il giudice deve valutare esattamente il periodo indicato dal detenuto. Utilizzare dati di periodi differenti crea un salto logico ingiustificato.

Qual è l’effetto dell’annullamento con rinvio deciso dalla Cassazione?
La decisione precedente viene cancellata. Il Tribunale di sorveglianza deve riesaminare l’istanza correggendo i difetti logici e motivazionali.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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