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Art. 2112 C.C.

18 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Norma del Codice Civile che disciplina il trasferimento d'azienda. Stabilisce il principio fondamentale della continuità dei rapporti di lavoro, garantendo che i dipendenti mantengano i loro diritti con il nuovo datore di lavoro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Trasferimento d’azienda e crisi: il lavoratore conserva il posto
Un lavoratore licenziato nel 2011 ha ottenuto la ricostituzione del proprio rapporto di lavoro. La Corte d'Appello ha stabilito il suo passaggio automatico alla società subentrante a seguito di un trasferimento d'azienda. Le due società coinvolte nella ristrutturazione hanno ricorso in Cassazione. Le aziende sostenevano che gli accordi sindacali stipulati durante l'amministrazione straordinaria potessero azzerare le tutele dell'occupazione. La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi datoriali. I giudici hanno chiarito che, durante un trasferimento d'azienda in crisi, la contrattazione collettiva può modificare le condizioni di lavoro, ma non può escludere il passaggio dei dipendenti alla nuova impresa. Il lavoratore ha quindi vinto la causa, ottenendo la conferma del proprio diritto al posto di lavoro presso la società subentrante.
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Diritti nel trasferimento d’azienda: la Cassazione nega le tutele
Un gruppo di lavoratori, passati a una nuova società a seguito di un subentro nella gestione del trasporto pubblico, ha richiesto il riconoscimento di livelli superiori e indennità economiche. La Corte di Cassazione ha respinto le loro richieste, dichiarando il ricorso inammissibile. La sentenza sottolinea che il mantenimento dei diritti nel trasferimento d'azienda non è automatico se i lavoratori non provano in modo specifico di aver svolto le mansioni richieste o se accordi sindacali hanno diversamente regolato la transizione, come nel caso dell'anzianità di servizio. La Corte ha ritenuto le doglianze dei lavoratori troppo generiche e volte a un riesame dei fatti.
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Responsabilità solidale affitto d’azienda: chi paga dopo la fine?
Un lavoratore chiedeva a un'azienda, che aveva preso in affitto l'attività dal suo datore di lavoro originale, il pagamento di integrazioni salariali. Tali somme erano però maturate dopo la fine del contratto di affitto e la restituzione dell'azienda al proprietario. La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della responsabilità solidale affitto d'azienda. Ha stabilito che l'azienda affittuaria è responsabile in solido con il proprietario solo per i crediti del lavoratore sorti prima o durante il periodo di affitto. Non risponde, invece, dei debiti maturati successivamente alla retrocessione dell'azienda. Di conseguenza, la richiesta del lavoratore è stata respinta.
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Scatti di Anzianità Apprendistato: Nulli i Patti Contrari
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un processo riguardante il diritto ai scatti di anzianità apprendistato. Un gruppo di lavoratori si era opposto a una clausola del loro contratto collettivo che escludeva i primi 18 mesi di apprendistato dal calcolo dell'anzianità utile per gli aumenti di stipendio. I giudici di merito avevano dato ragione ai lavoratori, dichiarando nulla la clausola e condannando l'azienda a riconoscere l'anzianità maturata e a pagare le differenze retributive. Prima della decisione finale della Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo, portando alla chiusura del caso. Resta però il principio affermato nei gradi precedenti: l'intero periodo di apprendistato è valido per la maturazione degli scatti di anzianità.
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Cessione di ramo d’azienda fittizia: Cassazione tutela i lavoratori
Un'azienda trasferisce un gruppo di dipendenti a una nuova società, definendo l'operazione come una **cessione di ramo d'azienda**. I lavoratori si oppongono, sostenendo che il 'ramo' non fosse un'entità autonoma e preesistente, ma solo un insieme di persone raggruppate per l'occasione. La Corte di Cassazione dà ragione ai lavoratori. Stabilisce un principio fondamentale: per essere legittima, la parte di azienda ceduta deve possedere autonomia funzionale già prima del trasferimento. Se questa autonomia manca, la cessione è inefficace e i lavoratori hanno diritto a tornare alle dipendenze del datore di lavoro originario. La Corte ha quindi confermato la decisione dei giudici precedenti, condannando le aziende a ripristinare i rapporti di lavoro e a pagare le spese legali.
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Cambio Appalto 118: No al Trasferimento di Azienda, Lavoratore Escluso
Un lavoratore impiegato nel servizio di emergenza sanitaria 118 non viene assunto dalla nuova società che subentra nella gestione dell'appalto. Egli sostiene che si tratti di un trasferimento di azienda, chiedendo il diritto alla continuità del rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno chiarito che per aversi un vero trasferimento di azienda non basta la successione in un contratto di servizio. È necessario che vi sia il passaggio di un insieme organizzato di beni significativi (come ambulanze, attrezzature) che permetta alla nuova società di operare. In questo caso, la nuova azienda aveva reperito i mezzi autonomamente, escludendo quindi l'applicazione delle tutele previste per il trasferimento di azienda.
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Licenziamento per Trasferimento d’Azienda: Nullo se è Condizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il licenziamento per trasferimento d'azienda è illegittimo se la riduzione del personale è una condizione necessaria per la cessione. Nel caso esaminato, un lavoratore era stato licenziato nell'ambito di una procedura collettiva avviata contestualmente alle trattative per la vendita della compagnia aerea. I giudici hanno ritenuto che il licenziamento non fosse motivato da autonome ragioni economiche, ma avesse lo scopo di agevolare il trasferimento stesso, violando così l'articolo 2112 del codice civile. La Corte ha quindi annullato il licenziamento, dando ragione al lavoratore.
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Trasferimento d’azienda e continuità lavorativa: vince la realtà
Un lavoratore ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una nuova società editoriale a seguito di un trasferimento d'azienda e continuità lavorativa. Nonostante il passaggio formale fosse avvenuto a luglio, i giudici di merito hanno accertato che l'attività era iniziata già a giugno sotto la direzione della nuova proprietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società, dichiarando inammissibili i motivi che richiedevano un nuovo esame dei fatti o che riguardavano questioni non correttamente sollevate in appello. La decisione conferma che la realtà effettiva del rapporto prevale sulle formalità cronologiche della cessione, tutelando la posizione del dipendente già inserito nell'organizzazione dell'acquirente.
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Cessione d’azienda: tutele per il lavoratore salve
Un istituto di credito ha acquisito un ramo da un'altra banca in crisi. I lavoratori, trasferiti al nuovo datore, hanno rivendicato l'applicazione dell'art. 2112 c.c., che garantisce la continuità delle condizioni di lavoro. La banca si opponeva, basandosi su accordi di conciliazione individuali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della banca, confermando che l'operazione costituiva una cessione d'azienda. Di conseguenza, ha dichiarato nulli gli accordi individuali in quanto contrari alle tutele inderogabili per i lavoratori. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello solo per la corretta quantificazione delle differenze retributive dovute.
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Fondo di Garanzia INPS: No se continua il lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per pagare il TFR e altri crediti se, in seguito a una cessione d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con un'impresa acquirente solvente. Anche se l'azienda cedente diventa insolvente dopo la cessione, la continuità del rapporto lavorativo impedisce che il credito diventi esigibile, presupposto essenziale per l'attivazione del Fondo. Un accordo sindacale che riaccolli il debito sulla società cedente non può alterare questa disciplina pubblicistica.
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Cessione ramo d’azienda: la tutela dei lavoratori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12297/2024, ha stabilito che nella cessione ramo d'azienda da un'impresa in amministrazione straordinaria, la tutela dei lavoratori ex art. 2112 c.c. prevale se l'operazione mira alla continuazione dell'attività e non alla liquidazione. Un accordo sindacale che esclude un dirigente dal trasferimento è stato ritenuto nullo, confermando il suo diritto alla riammissione in servizio e al risarcimento.
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Trasferimento ramo d’azienda e crisi d’impresa
Un ex dipendente di una compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio la nuova società acquirente, sostenendo l'esistenza di un trasferimento ramo d'azienda e chiedendo la continuazione del rapporto di lavoro. Il Tribunale ha rigettato la domanda, escludendo l'applicabilità dell'art. 2112 c.c. La decisione si fonda sulla natura liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria e sulla discontinuità economica tra le due società, come accertato anche dalla Commissione Europea e confermato dalla recente giurisprudenza costituzionale.
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Trasferimento ramo d’azienda: il caso della compagnia aerea
Ex dipendenti di una compagnia aerea in amministrazione straordinaria hanno citato in giudizio la nuova società acquirente, sostenendo che l'operazione di cessione di beni costituisse un trasferimento di ramo d'azienda e chiedendo la prosecuzione dei loro rapporti di lavoro. Il Tribunale di Roma ha respinto le loro richieste, stabilendo che non si trattava di un trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. La decisione si basa sulla natura liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria, sulla mancanza di autonomia funzionale preesistente degli asset ceduti e su una decisione della Commissione Europea che aveva sancito la 'discontinuità economica' tra le due società.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene?
Un lavoratore ha chiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR per il TFR maturato con un'azienda fallita, il cui ramo d'azienda era stato ceduto a una nuova società. La Cassazione ha negato l'intervento del Fondo, poiché il rapporto di lavoro è proseguito senza interruzioni con la nuova azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., rendendo il credito per TFR non ancora esigibile.
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Trasferimento d’azienda: limiti alla deroga al 2112
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel trasferimento d'azienda di un'impresa in amministrazione straordinaria che eroga servizi pubblici essenziali, non è possibile derogare al principio di continuità dei rapporti di lavoro (art. 2112 c.c.) escludendo alcuni dipendenti, se la procedura non ha finalità liquidatoria. La decisione si allinea alla direttiva UE 2001/23/CE, proteggendo i diritti dei lavoratori anche in contesti di crisi aziendale volti alla conservazione dell'attività.
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Trasferimento d’azienda: sì all’art. 2112 c.c. nel TPL
Un ex dipendente di una società di trasporti fallita ha rivendicato il diritto alla continuità del rapporto di lavoro con la società subentrante. La Corte di Cassazione ha stabilito che si configura un trasferimento d'azienda, con applicazione dell'art. 2112 c.c., anche quando tra la vecchia e la nuova gestione privata si inserisce una gestione governativa temporanea, definita 'ponte', finalizzata a garantire la continuità del servizio pubblico. La sentenza chiarisce che tale gestione intermedia non interrompe la sequenza del trasferimento, tutelando i diritti dei lavoratori.
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Trasferimento d’azienda: continuità del rapporto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la tutela del lavoratore prevista in caso di trasferimento d'azienda si applica anche in scenari complessi, come la retrocessione di un ramo d'azienda al proprietario e il successivo affitto a un nuovo soggetto. Una breve sospensione dell'attività per ristrutturazione non interrompe la continuità del rapporto di lavoro, che prosegue automaticamente con il nuovo gestore. La comunicazione di prosecuzione del rapporto non costituisce licenziamento.
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Cessione ramo d’azienda: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione conferma il diritto di alcuni lavoratori, inizialmente esclusi, a passare alle dipendenze della società acquirente in una cessione ramo d'azienda. La sentenza stabilisce che il criterio decisivo è il nesso funzionale e inscindibile tra le mansioni svolte dal lavoratore e il ramo ceduto, a prescindere dalla loro inclusione formale nell'accordo di cessione. Viene respinto il ricorso dell'azienda, che non è riuscita a provare l'estraneità dei lavoratori al ramo trasferito.
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