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Ape Sociale

11 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ape sociale: i requisiti per chi rientra dall’estero
La Corte d'Appello di Trieste ha riformato una sentenza di primo grado, negando l'accesso all'Ape sociale a un lavoratore rientrato dalle Filippine. Nonostante il licenziamento involontario, il richiedente aveva perso il diritto all'indennità di disoccupazione da rimpatrio a causa di una scelta personale di restare all'estero oltre i termini di legge. La Corte ha stabilito che il beneficio non spetta se la mancata percezione del sostegno alla disoccupazione deriva da una libera decisione del lavoratore e non da un'assenza originaria del diritto.
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APE sociale: scontro tra INPS e collaboratori in Cassazione
Un collaboratore a progetto iscritto alla Gestione separata chiede l'accesso all'APE sociale dopo la cessazione del suo rapporto con una cooperativa. L'INPS nega il beneficio, sostenendo che l'anticipo pensionistico spetti solo ai lavoratori dipendenti licenziati. La Corte d'Appello dà ragione al lavoratore, assimilando la fine del contratto di collaborazione al licenziamento. L'INPS ricorre in Cassazione. I giudici di legittimità, rilevando la novità e l'importanza della questione sul piano nazionale, decidono con ordinanza interlocutoria di non decidere subito, ma di rinviare la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Ape sociale e pensione estera: compatibilità in discussione
Un lavoratore si vede richiedere la restituzione dell'Ape sociale dopo aver iniziato a percepire una pensione estera di importo esiguo. Mentre la Corte d'Appello, con un'interpretazione estensiva della norma, gli dà ragione equiparando la piccola pensione a un reddito da lavoro compatibile, l'Ente Previdenziale ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità e la rilevanza della questione, non decide nel merito ma, con ordinanza interlocutoria, rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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APE Sociale e lavoro: ok con rioccupazione breve
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto all'APE Sociale non viene meno in caso di rioccupazione successiva con un contratto di lavoro di durata inferiore a sei mesi. Tale periodo lavorativo, infatti, sospende e non interrompe lo stato di disoccupazione, che rimane collegato alla precedente cessazione del rapporto di lavoro principale. La decisione conferma l'orientamento favorevole ai lavoratori, respingendo il ricorso dell'ente previdenziale.
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Ape Sociale: sì con brevi contratti di lavoro
Un lavoratore si è visto negare l'Ape Sociale perché il suo ultimo, breve contratto di lavoro era scaduto naturalmente. La Corte di Cassazione ha stabilito che un rapporto di lavoro inferiore a sei mesi non interrompe, ma solo sospende, lo stato di disoccupazione derivante da un precedente licenziamento. Pertanto, il lavoratore ha diritto alla prestazione.
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APE sociale: requisiti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice per il riconoscimento dell'APE sociale. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti legali al momento della domanda, in particolare perché la normativa allora vigente non includeva la cessazione per scadenza di contratto a termine. La Corte ha inoltre sottolineato che l'autocertificazione non è una prova sufficiente e che l'onere di dimostrare i requisiti spetta al richiedente.
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APE sociale: accesso senza indennità di disoccupazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24950/2024, ha stabilito un principio fondamentale riguardo i requisiti per l'accesso all'APE sociale. Un ente previdenziale aveva negato il beneficio a una lavoratrice disoccupata perché non aveva precedentemente percepito l'indennità di disoccupazione. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente, chiarendo che il requisito essenziale è lo stato di disoccupazione e non la fruizione di una precedente indennità. La legge, infatti, richiede solo che, qualora l'indennità sia stata percepita, la sua erogazione sia terminata, senza imporre la percezione stessa come condizione per accedere all'APE sociale.
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APE sociale: ok con lavori brevi dopo licenziamento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30258/2024, ha stabilito che un lavoratore ha diritto all'APE sociale anche se, dopo la perdita del lavoro principale, ha svolto contratti a tempo determinato di durata inferiore a sei mesi. Secondo la Corte, questi brevi periodi lavorativi non interrompono lo stato di disoccupazione necessario per accedere al beneficio. La decisione respinge il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo che i requisiti vanno valutati in riferimento all'ultimo rapporto di lavoro significativo cessato, e non alle successive occupazioni precarie.
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APE sociale: ok con lavori brevi dopo licenziamento
Un lavoratore, licenziato collettivamente e poi rioccupato con contratti a termine inferiori a sei mesi, si vede negare l'APE sociale dall'ente previdenziale. La Corte di Cassazione conferma il suo diritto, stabilendo che i lavori brevi non interrompono lo stato di disoccupazione originario, che resta il presupposto valido per accedere alla prestazione.
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APE Sociale: Accesso anche senza disoccupazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'accesso all'APE Sociale non è indispensabile aver precedentemente fruito dell'indennità di disoccupazione. Un lavoratore si era visto negare il beneficio perché, pur essendo disoccupato, non aveva percepito la relativa indennità. La Suprema Corte ha accolto il suo ricorso, affermando che la condizione essenziale è lo stato di disoccupazione e non la percezione di un precedente sussidio. Questa interpretazione estende la tutela a coloro che si trovano in una condizione di maggior bisogno, eliminando una disparità di trattamento.
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Ape Sociale e cumulo: calcolo con sistema retributivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il calcolo dell'Ape Sociale in caso di contributi versati in più gestioni, si applicano le stesse regole previste per la pensione. Se il cumulo dei contributi dà diritto al calcolo della pensione con il sistema retributivo, anche l'indennità Ape Sociale deve essere calcolata con lo stesso, più favorevole, sistema. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale che sosteneva l'applicazione di un calcolo pro-quota basato su una fonte normativa secondaria, ribadendo la prevalenza della legge primaria.
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