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Ape sociale: i requisiti per chi rientra dall’estero

La Corte d’Appello di Trieste ha riformato una sentenza di primo grado, negando l’accesso all’Ape sociale a un lavoratore rientrato dalle Filippine. Nonostante il licenziamento involontario, il richiedente aveva perso il diritto all’indennità di disoccupazione da rimpatrio a causa di una scelta personale di restare all’estero oltre i termini di legge. La Corte ha stabilito che il beneficio non spetta se la mancata percezione del sostegno alla disoccupazione deriva da una libera decisione del lavoratore e non da un’assenza originaria del diritto.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI TRIESTE N. 74 2026 - N. R.G. 00000002 2026 DEPOSITO MINUTA 03 08 2026 PUBBLICAZIONE 04 08 2026
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Pubblicato il 21 agosto 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Ape sociale e disoccupazione estera: il punto della Corte d’Appello

L’accesso alla misura dell’Ape sociale rappresenta uno snodo fondamentale per molti lavoratori che si trovano in condizioni di difficoltà prima della pensione di vecchiaia. Tuttavia, la giurisprudenza recente sta delineando confini molto precisi, specialmente per chi ha svolto attività lavorativa all’estero.

Il caso del lavoratore rimpatriato

Un cittadino italiano, dopo aver lavorato per diversi anni nelle Filippine con ruoli dirigenziali, veniva licenziato nel 2020 a causa delle restrizioni legate alla pandemia globale. Nonostante la perdita involontaria dell’impiego, l’interessato decideva di rientrare in Italia con la propria famiglia solo nel 2025, ben oltre i termini previsti dalla legge per richiedere l’indennità di disoccupazione riservata ai lavoratori rimpatriati.

Una volta in Italia, il lavoratore presentava domanda per l’Ape sociale, sostenendo di possedere tutti i requisiti: età anagrafica superiore ai 63 anni, anzianità contributiva di oltre 30 anni e stato di disoccupazione derivante da licenziamento. L’istituto previdenziale rifiutava la domanda, sostenendo che il mancato godimento della disoccupazione ordinaria (dovuto al ritardo nel rientro) precludesse l’accesso al beneficio.

La decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello di Trieste ha accolto il ricorso dell’istituto previdenziale, ribaltando la sentenza di primo grado che era stata favorevole al lavoratore. Il nodo centrale della controversia riguarda l’interpretazione dei requisiti per l’Ape sociale stabiliti dalla Legge 232/2016.

Secondo i giudici di secondo grado, la norma richiede che il lavoratore abbia concluso integralmente la prestazione di disoccupazione spettante. Nel caso analizzato, il lavoratore non aveva mai percepito tale prestazione non perché non ne avesse diritto “ab origine”, ma perché aveva perso tale diritto a causa della sua libera scelta di non rientrare in Italia entro i 180 giorni dal licenziamento, come prescritto dalla Legge 402/1975.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su un’interpretazione rigorosa del nesso tra disoccupazione e Ape sociale. I giudici hanno chiarito che:

  1. L’accesso al beneficio è consentito a chi non ha fruito della disoccupazione solo se non ne aveva diritto originariamente (ad esempio per mancanza di requisiti contributivi o tipologia di attività).
  2. Se il diritto alla disoccupazione esisteva ma è stato perso per una condotta negligente o una scelta discrezionale del lavoratore (come il ritardato rientro in patria), tale perdita non può essere sanata attraverso l’accesso diretto alla prestazione assistenziale.
  3. Il principio di indisponibilità delle prestazioni previdenziali impedisce che la scelta del momento in cui presentare la domanda possa influire artificialmente sulla sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza stabilisce un principio cardine: l’Ape sociale non è una misura sostitutiva per chi, pur potendo accedere ad altri ammortizzatori sociali, ne sia rimasto escluso per propria colpa o ritardo. Per i lavoratori all’estero, la tempestività del rientro e la verifica immediata dei diritti alla disoccupazione da rimpatrio rimangono condizioni essenziali per poter poi ambire, in futuro, a misure di flessibilità in uscita come l’anticipo finanziario a carico dello Stato.

Posso chiedere l’Ape sociale se non ho mai ricevuto l’indennità di disoccupazione?
Sì, ma solo se dimostri che non avevi originariamente diritto all’indennità per motivi oggettivi, come la mancanza del requisito contributivo o la natura dell’attività lavorativa.

Cosa succede se rientro in Italia dall’estero oltre i 180 giorni dal licenziamento?
Il ritardo nel rientro può causare la perdita del diritto all’indennità di disoccupazione da rimpatrio e, di conseguenza, precludere l’accesso all’Ape sociale in quanto la perdita del diritto è considerata una scelta personale.

Chi ha lavorato in paesi extra-UE ha diritto all’Ape sociale?
Sì, purché il licenziamento sia involontario e il richiedente abbia rispettato gli obblighi previsti per l’accesso agli ammortizzatori sociali ordinari prima di richiedere l’anticipo pensionistico.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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