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Accertamento Tecnico Preventivo

103 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Procedura d'urgenza che serve a verificare lo stato dei luoghi o la qualità di determinati beni prima dell'inizio della causa di merito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Gravi difetti dell’immobile: la casa è salva, il venditore paga
L'Acquirente compra un immobile e scopre gravi infiltrazioni nello scantinato a distanza di pochi mesi dal rogito. Il compratore avvia un accertamento tecnico e cita in giudizio la Venditrice e l'impresa costruttrice per ottenere il risarcimento. La Venditrice eccepisce la prescrizione decennale della garanzia, sostenendo che i lavori erano terminati oltre dieci anni prima rispetto all'azione legale. I giudici di merito accertano che la data formale di ultimazione e i dati catastali provano il rispetto dei termini di legge. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della Venditrice per inammissibilità e difetto di specificità dei motivi. L'azione per gravi difetti dell'immobile rimane tempestiva e la condanna al risarcimento di oltre ottantamila euro a carico della parte venditrice e del costruttore diventa definitiva.
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Responsabilità del Venditore-Costruttore: Quando scatta l’obbligo?
Un Condominio ha citato in giudizio L'Azienda Venditrice per gravi difetti e opere incompiute. La Corte d'Appello aveva riconosciuto la **responsabilità del venditore-costruttore** ai sensi dell'Art. 1669 c.c., ritenendo L'Azienda Venditrice responsabile per aver eseguito lavori di completamento. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che per attribuire tale responsabilità a un venditore che ha effettuato interventi su un edificio preesistente, è necessario un accertamento preciso sulla natura e l'entità delle opere. La Corte d'Appello non aveva adeguatamente distinto tra semplici finiture e interventi sostanziali. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Danni da infiltrazioni fognarie: strada pubblica ma rete privata
Un condominio confinante ha subito gravi danni da infiltrazioni fognarie all'interno dei propri garage a causa di perdite da una condotta interrata. Gli stabili serviti dalla tubatura hanno respinto ogni addebito, sostenendo che la responsabilità ricadesse sul Comune e sul gestore idrico data la natura pubblica della via sovrastante. I giudici hanno invece accertato la natura esclusivamente privata del tratto fognario danneggiato, posto a servizio dei singoli fabbricati. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei condomini all'esecuzione delle opere di riparazione e al risarcimento economico, dichiarando inammissibili i loro ricorsi per difetto di vigilanza e custodia della rete privata.
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Competenza Territoriale INPS: Roma vs Tivoli, la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza territoriale in una causa previdenziale. Una cittadina aveva richiesto prestazioni assistenziali all'INPS. Il Tribunale di Roma, al quale era stata riassunta la causa, ha sollevato un conflitto, ritenendo che la competenza territoriale spettasse al Tribunale di Tivoli, dato che la richiedente risiedeva in un comune (Campagnano di Roma) ricadente nel circondario di quest'ultimo. La Cassazione ha confermato questa visione, stabilendo che il Tribunale di Tivoli è il giudice competente a decidere la controversia, in funzione di giudice del lavoro.
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Grave difetto dell’opera: la responsabilità non decade subito
Alcuni proprietari di appartamenti hanno citato in giudizio l'impresa costruttrice e il direttore dei lavori per difetti nell'immobile, tra cui scarso isolamento acustico e crepe. I giudici di merito avevano dichiarato la decadenza dell'azione, ritenendo che i vizi fossero immediatamente percepibili dalla consegna degli immobili. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Un grave difetto dell'opera, come il difetto di insonorizzazione, richiede una perizia tecnica per comprenderne causa e gravità. Il termine di un anno per la denuncia decorre solo dall'acquisizione di una consapevolezza tecnica e sicura. Inoltre, i proprietari possono modificare la domanda legale durante il processo per far valere la responsabilità generale per danni. I proprietari hanno così ottenuto l'annullamento della sentenza sfavorevole e la riapertura del giudizio d'appello.
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Vizi dell’opera nell’appalto: l’errore PEC blocca il ricorso
Una società committente contestava gravi vizi dell'opera nell'appalto per la costruzione di un edificio residenziale, citando in giudizio l'impresa costruttrice e i tecnici responsabili della progettazione. La Corte d'Appello riconosceva il diritto al risarcimento della committente, pur avendo questa alienato gli immobili a terzi. L'impresa e i professionisti proponevano ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato improcedibile il ricorso principale dell'impresa a causa del mancato deposito telematico delle ricevute PEC di notifica e dell'attestazione di conformità. Per l'effetto, è divenuto inefficace anche il ricorso incidentale dei professionisti. La condanna al risarcimento e al pagamento delle spese legali a favore della committente rimane confermata.
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Accertamento tecnico preventivo: stop al ricorso in Cassazione
Due società commerciali hanno presentato un ricorso per accertamento tecnico preventivo contro il fornitore elettrico, lamentando gravi guasti ai macchinari causati da sbalzi di tensione nell'immobile aziendale. Il Tribunale ha respinto la richiesta per assenza di presupposti di urgenza, condannando le istanti a rimborsare le spese legali. Le imprese hanno impugnato direttamente il provvedimento di rigetto davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'addebito delle spese di lite. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'ordinanza che nega la perizia preventiva e decide sulle spese non può essere impugnata in Cassazione, ma deve essere contestata unicamente tramite reclamo al collegio dei magistrati del medesimo Tribunale.
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Responsabilità dell’appaltatore: vizi senza danni provati
I committenti di un lavoro di ristrutturazione rifiutano di pagare la parcella del professionista. Gli immobili presentano elementi differenti rispetto al progetto originario. I proprietari chiedono il risarcimento danni invocando la responsabilità dell'appaltatore e del direttore dei lavori, sostenendo di aver eseguito spese per il consolidamento dei solai. I giudici respingono la domanda dei proprietari. Le perizie peritali dimostrano che l'immobile è del tutto idoneo all'uso e privo di pericoli strutturali. Inoltre, i committenti non forniscono alcuna prova contabile delle spese sostenute per le presunte riparazioni. La Corte di Cassazione conferma la decisione. Chi richiede il risarcimento del danno deve dimostrare con precisione sia l'effettivo pregiudizio sia le spese affrontate.
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Installatore condannato per Responsabilità attività pericolosa: il caso del fotovoltaico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'Azienda Installatrice, confermando la sua condanna a risarcire le Compagnie Assicuratrici. Queste ultime avevano indennizzato un'Azienda Danneggiata per un incendio scaturito da un impianto fotovoltaico installato dalla ricorrente. I giudici di merito avevano attribuito il 75% della responsabilità all'Installatore, qualificando l'installazione come attività pericolosa. La Cassazione ha ritenuto corretto l'operato dei giudici precedenti, ribadendo i principi sulla Responsabilità attività pericolosa e la corretta ripartizione dell'onere della prova.
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Spese di lite INPS: paga il cittadino anche senza avvocato
Una cittadina ha promosso un accertamento tecnico preventivo contro l'Istituto di previdenza per ottenere il riconoscimento di benefici assistenziali legati all'invalidità. Il Tribunale ha respinto la richiesta sanitaria dopo la perizia medica e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali a favore dell'ente, difeso direttamente da un proprio funzionario. La cittadina ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'applicazione dei compensi legali in assenza di un avvocato esterno. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che le spese di lite INPS spettano all'ente pubblico anche in caso di difesa tramite propri dipendenti, liquidate con la riduzione del venti per cento. La cittadina soccombente deve quindi rimborsare integralmente le spese liquidate e versare il doppio contributo unificato.
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Accertamento tecnico preventivo valido malgrado la lite ereditaria
La proprietaria di un immobile danneggiato da infiltrazioni di acqua piovana ha promosso un accertamento tecnico preventivo contro il proprietario del piano superiore. L'uomo si è opposto sostenendo la litispendenza con una causa successoria già pendente tra loro e altri parenti. Il Tribunale ha respinto l'eccezione, ritenendo diverse le domande e le parti. Il vicino ha quindi presentato regolamento di competenza in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che i provvedimenti di istruzione preventiva sono provvisori, non sono impugnabili e non possono mai trovarsi in litispendenza con un giudizio ordinario di merito.
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Garanzia per vizi della compravendita: danno e prescrizione
Un imprenditore agricolo acquistava una cella frigorifera nel 2005. Due anni dopo, un corto circuito dell'impianto scatenava un incendio che distruggeva i capannoni aziendali. L'acquirente citava in giudizio il venditore chiedendo il risarcimento del danno. La compagnia assicuratrice del fornitore eccepiva la prescrizione annuale del diritto. I giudici di merito qualificavano l'azione nell'ambito della garanzia per vizi della compravendita, dichiarando il diritto prescritto per decorso del termine annuale dalla consegna del bene. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria: l'omessa tempestiva impugnazione della qualificazione contrattuale della pretesa vincola l'azione ai termini brevi dell'art. 1495 del codice civile, impedendo l'applicazione della più lunga prescrizione quinquennale extracontrattuale.
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Compensazione delle spese di lite illegittima se immotivata
Un cittadino promuoveva un accertamento tecnico preventivo contro l'ente previdenziale per il riconoscimento del proprio stato invalidante. Il tribunale accoglieva integralmente la domanda del ricorrente e omologava la perizia medica favorevole. Tuttavia, il giudice disponeva la compensazione delle spese di lite tra le parti senza fornire alcuna spiegazione. Il cittadino proponeva quindi ricorso in Cassazione contestando l'ingiustificata mancata condanna dell'ente soccombente al pagamento delle spese processuali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che il giudice non può azzerare le spese legali a carico della parte totalmente sconfitta senza esplicitare ragioni gravi e specifiche. La decisione impugnata è stata annullata con rinvio al tribunale per una nuova corretta liquidazione delle spese.
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Danni da infiltrazioni: prescrizione negata al responsabile
La proprietaria di un immobile agisce in giudizio per i danni da infiltrazioni causati da un aiuola adiacente di proprieta del vicino. Il vicino eccepisce la prescrizione del diritto al risarcimento, sostenendo che le prime macchie d umidita erano comparse oltre cinque anni prima dell avvio della causa. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del responsabile. I giudici evidenziano che l infiltrazione continua costituisce un illecito permanente. La prescrizione non decorre dalla prima modesta comparsa delle macchie o da indicazioni temporali generiche, ma dalla cessazione della condotta lesiva o dalla stabilizzazione del danno. Il vicino deve eseguire le opere di ripristino e risarcire i danni.
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Casa e parquet difettoso: paga il produttore
Un'acquirente riscontra gravi difetti nella pavimentazione in parquet della propria nuova casa. Una perizia preventiva accerta che i vizi derivano da errori di produzione del legno. L'acquirente cita direttamente in giudizio il fabbricante per ottenere i danni. Il Tribunale respinge la domanda ritenendo applicabile solo la garanzia dell'appaltatore per gravi difetti dell'edificio. La Corte d'Appello ribalta l'esito e afferma la responsabilità extracontrattuale del produttore per i difetti del materiale. La Corte di Cassazione conferma la decisione: chi fabbrica un bene difettoso risponde dei danni provocati all'acquirente finale anche in assenza di un contratto diretto tra loro.
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Conflitto di interessi del difensore: ricorso nullo tra vicini
La proprietaria di un immobile agisce in giudizio contro due vicine di casa per ottenere l'accesso ai loro fondi e il risarcimento dei danni da infiltrazioni d'acqua. I giudici di merito accertano le infiltrazioni e condannano entrambe le vicine a risarcire il danno, ripartendo le colpe tra la grondaia di una e i fusti d'acqua dell'altra. Le due vicine soccombenti propongono ricorso per Cassazione affidandosi allo stesso avvocato con un unico atto difensivo. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso principale per la sussistenza di un conflitto di interessi del difensore, il quale non può rappresentare soggetti portatori di responsabilità contrapposte. Di conseguenza, i giudici dichiarano inefficace anche il ricorso incidentale tardivo della proprietaria danneggiata.
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Gravi difetti dell’immobile: riparazioni e prescrizione
Alcuni acquirenti di appartamenti hanno riscontrato gravi difetti dell'immobile, tra cui il cedimento di un muro di contenimento e vistose spaccature murali. I venditori-costruttori hanno eccepito la prescrizione annuale dell'azione di garanzia. La Corte di Cassazione ha chiarito che il termine di prescrizione non decorre se i difetti continuano ad aggravarsi e la consapevolezza completa delle loro cause matura solo successivamente. Inoltre, l'esecuzione di lavori di riparazione da parte della ditta costituisce un riconoscimento implicito dei vizi, che azzera il tempo trascorso e fa partire un nuovo termine annuale di prescrizione dalla fine delle riparazioni. I proprietari vincono il ricorso e la causa viene rinviata per una nuova decisione.
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Responsabilità per gravi difetti dell’immobile: paga il costruttore
Un complesso edilizio ha manifestato gravi infiltrazioni d'acqua dal tetto in piombo poco dopo il termine dei lavori. Il Condominio ha avviato un giudizio per ottenere il risarcimento dei danni. L'Ente Committente e il Direttore dei Lavori hanno opposto la decadenza e la prescrizione dell'azione risarcitoria, sostenendo che le denunce fossero tardive. I giudici hanno invece rilevato che i responsabili avevano eseguito sopralluoghi e interventi di riparazione, condotta che integra un tacito riconoscimento delle imperfezioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dell'Ente e del tecnico, confermando la loro responsabilità per gravi difetti dell'immobile in solido. L'impegno spontaneo alla sistemazione dei vizi ha creato una nuova obbligazione soggetta alla prescrizione ordinaria di dieci anni. Il Condominio vince definitivamente la causa e ottiene il risarcimento dei danni oltre al rimborso delle spese di giudizio.
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Revocazione per errore di fatto ammessa contro la sentenza ATP
Una cittadina ha impugnato con domanda di revocazione la sentenza emessa all'esito del giudizio di opposizione ad accertamento tecnico preventivo contro l'ente previdenziale. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'istanza, sostenendo che l'unico rimedio esperibile fosse il ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha ribaltato questa decisione, stabilendo che contro le sentenze rese in opposizione ad accertamento peritale previdenziale è sempre ammissibile la revocazione per errore di fatto ex art. 395 c.p.c., trattandosi di decisioni rese in unico grado. La Corte ha inoltre precisato che lo stesso giudice può trattare il giudizio di revocazione senza incompatibilità, disponendo la cassazione della sentenza con rinvio al Tribunale.
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INPS sconfitta ma costi tagliati: liquidazione delle spese legali
Una cittadina ottiene dall'Istituto di previdenza il riconoscimento dell'assegno ordinario di invalidità. Il tribunale di merito accoglie il ricorso, ma liquida le spese legali in misura forfettaria e inferiore ai limiti di legge, senza calcolare l'esatto valore economico della lite. La ricorrente impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione per contestare l'importo ridotto. I giudici supremi accolgono il ricorso e stabiliscono un principio vincolante: per la corretta liquidazione delle spese legali nelle cause previdenziali, il valore della lite si determina sommando fino a dieci annualità della prestazione richiesta. Il giudice deve conteggiare separatamente la fase peritale preliminare e quella processuale successiva, rispettando i minimi tariffari inderogabili.
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