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Accertamento Tecnico Preventivo

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103 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ordini del committente e responsabilità dell’appaltatore
Un'impresa edile committente incarica un professionista per la posa di guaine impermeabilizzanti su un edificio. A causa del freddo e dell'umidità, gli operai manifestano dubbi sulla corretta adesione del materiale. Il committente, anche fornitore del prodotto, impone comunque la prosecuzione immediata dei lavori rassicurando sulle caratteristiche tecniche. In seguito alla comparsa di gravi infiltrazioni d'acqua, il committente richiede i danni denunciando i vizi costruttivi. I giudici di merito e la Corte di Cassazione respingono integralmente la domanda risarcitoria. La Corte sancisce che la responsabilità dell'appaltatore viene meno quando quest'ultimo esprime formalmente il proprio dissenso tecnico ma esegue l'opera come mero esecutore passivo (nudus minister) a fronte delle insistenze del committente, il quale si assume per intero il rischio del danno.
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Accertamento tecnico preventivo: l’INPS paga le spese di lite
Un cittadino ha avviato un ricorso per accertamento tecnico preventivo per verificare il proprio grado di invalidità al fine di iscriversi al collocamento mirato. Il Tribunale ha riconosciuto l'invalidità al 55% e ha condannato l'ente previdenziale al pagamento delle spese legali. L'istituto pubblico ha contestato la decisione, sostenendo che le spese dovessero gravare sulla Regione, ente competente a gestire le graduatorie di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che l'ente della previdenza è l'unico soggetto che deve partecipare al giudizio di verifica medica. Di conseguenza, l'istituto deve pagare i costi di giudizio quando il cittadino vince la causa.
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Liquidazione delle spese legali: no ai tagli ingiustificati
Una cittadina vince la causa contro l'ente previdenziale per ottenere l'assegno di invalidità. Il giudice di primo grado riconosce il diritto alla prestazione ma liquida le spese processuali per soli 911 euro. Il difensore contesta l'importo perché inferiore ai minimi di legge. La Suprema Corte accoglie il ricorso della lavoratrice. Il valore della lite previdenziale si calcola sommando dieci annualità della prestazione richiesta. Di conseguenza, lo scaglione applicabile impone una liquidazione delle spese legali pari ad almeno 1.212 euro, oltre al rimborso forfettario. I giudici di legittimità rideterminano il compenso corretto a carico dell'ente.
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Occupazione senza titolo: come ottenere il risarcimento
Il caso riguarda la condanna di un occupante al risarcimento per occupazione senza titolo di un immobile residenziale. Il proprietario ha richiesto il ristoro del danno per il mancato godimento del bene e per i danni materiali accertati. Il Tribunale ha accolto le domande liquidando il danno figurativo sulla base del valore locativo di mercato e condannando al pagamento delle riparazioni necessarie.
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Responsabilità professionale medica: il caso del parto
La sentenza tratta della responsabilità professionale medica di una struttura sanitaria per i gravissimi danni neurologici subiti da un neonato. I sanitari non hanno eseguito un cesareo d'urgenza nonostante un tracciato cardiotocografico allarmante, né informato correttamente la madre sui rischi. Il Tribunale ha accertato il nesso causale e condannato la struttura al risarcimento.
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Responsabilità da cose in custodia: incendio e risarcimento ridotto
Un incendio, partito da una canna fumaria a servizio esclusivo di un appartamento, danneggiava l'immobile dei vicini. I danneggiati chiedevano il risarcimento invocando la responsabilità da cose in custodia. La Corte d'Appello accertava un concorso di colpa e riduceva il risarcimento detraendo l'indennizzo assicurativo già percepito, basandosi su una perizia tecnica non integrata. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dei danneggiati: sebbene la detrazione dell'assicurazione sia corretta e la responsabilità da cose in custodia gravi sui proprietari della canna fumaria (anche se attraversa parti comuni), il giudice d'appello ha errato nel quantificare il danno basandosi su una consulenza tecnica senza motivare il rigetto delle contestazioni sollevate dal perito di parte. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione dei danni.
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Garanzia per vizi occulti: l’uso dell’auto cancella le prove
Un acquirente compra un veicolo che presenta diversi difetti, tra cui problemi al cambio e alle luci. L'acquirente chiede la riduzione del prezzo per attivare la garanzia per vizi occulti. La Corte d'Appello rigetta la domanda: alcuni difetti erano palesi e facilmente visibili, mentre per il difetto al cambio manca la prova che esistesse già al momento della consegna. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. L'acquirente avrebbe dovuto richiedere un accertamento tecnico preventivo prima che l'uso del veicolo aggravasse l'usura del cambio, disperdendo la prova. L'acquirente perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Gravi difetti di costruzione: venditore e costruttore pagano i danni
L'Acquirente di un immobile subisce gravi allagamenti a causa di ristrutturazioni eseguite male. Promuove un'azione legale contro Le Venditrici e L'Appaltatore per ottenere il risarcimento dei danni. Il Tribunale condanna Le Venditrici, ma la Corte d'Appello estende la condanna in solido anche all'Appaltatore per i gravi difetti di costruzione ai sensi dell'articolo 1669 del codice civile. Le Venditrici ricorrono in Cassazione, lamentando che il giudice abbia riqualificato la domanda e contestando la ripartizione delle spese. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Conferma che il giudice ha il potere di qualificare autonomamente i fatti e che la solidarietà passiva tutela il creditore, permettendogli di chiedere l'intero risarcimento a ciascun debitore. Le ricorrenti perdono la causa e sono condannate a pagare le spese processuali.
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Denuncia dei vizi nell’appalto: la probabilit batte il rigore
Un'impresa edile ha richiesto il pagamento del saldo per la costruzione di un capannone. Il committente si opposto, chiedendo il risarcimento dei danni per gravi difetti dell'opera. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del committente, ritenendo tempestiva la denuncia dei vizi nell'appalto. L'impresa ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e la regolarit della perizia tecnica preventiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa edile. I giudici hanno chiarito che la prova della tempestivit pu basarsi sul criterio della probabilit civile e che il mancato rinvio delle operazioni peritali per indisposizione del consulente di parte non lede il diritto di difesa, se viene comunque garantito un successivo confronto.
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Ricorso per cassazione assemblato: quando il copia e incolla costa caro
Una cittadina ha impugnato la sentenza del Tribunale che negava i benefici della Legge 104, contestando la perizia medica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché redatto tramite copia e incolla integrale di tutti gli atti precedenti. Questo tipo di atto, definito ricorso per cassazione assemblato, viola l'obbligo di esposizione sommaria dei fatti e il principio di autosufficienza. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al doppio del contributo unificato, senza che i giudici potessero valutare il merito della sua richiesta di invalidità.
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Vittoria totale ma spese azzerate: stop alla compensazione delle spese di lite
Un cittadino ha richiesto l'accertamento del requisito sanitario per ottenere una prestazione assistenziale dall'ente previdenziale. Il Tribunale ha accolto la domanda, confermando lo stato di salute, ma ha disposto la compensazione delle spese di lite senza fornire alcuna motivazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che la parte totalmente vittoriosa non può subire la compensazione delle spese di lite in assenza di gravi ed eccezionali motivi esplicitamente indicati dal giudice. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato l'ente previdenziale al pagamento delle spese legali sia per la fase di accertamento tecnico sia per il giudizio di legittimità.
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Esenzione ticket sanitario e scontro sulle spese di lite
Il Tribunale ha riconosciuto a un Cittadino il diritto all'esenzione ticket sanitario tramite un accertamento tecnico preventivo. Il giudice ha condannato l'Ente Previdenziale a pagare le spese di lite. L'Ente Previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la responsabilità delle spese spetti all'Azienda Sanitaria Locale, l'unica competente a concedere l'esenzione. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha stabilito che la questione richiede un esame approfondito. Per questo motivo, la Corte ha rinviato la decisione finale alla Sezione Lavoro, rinviando la scelta su chi debba effettivamente pagare i costi del processo.
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Azione revocatoria ordinaria: donare alle mogli non salva i debitori
Un Condominio ottiene la condanna di una societ costruttrice e dei suoi soci per gravi vizi dell'edificio. Prima della sentenza, i soci donano i propri immobili alle mogli tramite convenzioni matrimoniali. Il Condominio promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali donazioni. I debitori si difendono sostenendo che gli immobili erano gi ipotecati e che vi erano altri coobbligati solvibili. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei debitori, stabilendo che l'esistenza di ipoteche non esclude il pregiudizio per il creditore e che la solvibilit degli altri coobbligati irrilevante. Il Condominio vince la causa, potendo cos pignorare i beni donati.
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Specificità dei motivi di appello: l’automobilista vince
Un automobilista ha chiesto il risarcimento dei danni per aver fatto rifornimento con carburante annacquato. Il Tribunale ha dichiarato il suo appello inammissibile per difetto di specificità, decidendo comunque anche nel merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'automobilista, ribadendo che il giudice, dopo aver dichiarato l'inammissibilità, perde il potere di decidere sul merito della causa. La Suprema Corte ha chiarito che la specificità dei motivi di appello non richiede formule sacramentali, ma solo una chiara esposizione delle parti contestate della sentenza e delle relative censure. La decisione impugnata è stata cassata con rinvio al Tribunale per un nuovo esame dell'appello.
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Decreto di liquidazione CTU: quando il ricorso è inammissibile
Il Tribunale di Roma, a seguito di un accertamento tecnico preventivo con esito sfavorevole per una cittadina, ha emesso un decreto di liquidazione CTU ponendo a suo carico le spese del perito per 320 euro. La ricorrente ha impugnato il provvedimento direttamente in Cassazione, sostenendo di avere diritto all'esenzione dalle spese per motivi di reddito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il decreto di liquidazione CTU non è impugnabile direttamente con ricorso per Cassazione, in quanto privo del carattere di definitività. Trattandosi di un provvedimento provvisorio, la decisione finale sulle spese spetta al giudice del successivo giudizio di merito, oppure va contestata tramite lo specifico rimedio dell'opposizione previsto dalla legge.
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Risarcimento danni per infiltrazioni: l’impresa paga sempre
Un condomino ha subito gravi danni al proprio appartamento a causa di infiltrazioni d'acqua piovana durante i lavori di rifacimento del lastrico solare dell'edificio. Il proprietario ha chiesto il risarcimento danni per infiltrazioni all'impresa appaltatrice e al condominio. I giudici di merito hanno condannato l'impresa, ritenendo che le piogge autunnali non costituissero un evento eccezionale e che l'impresa avrebbe dovuto adottare adeguate cautele, come la copertura con teli impermeabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando la condanna. La Corte ha stabilito che l'accertamento tecnico preventivo è utilizzabile come prova atipica anche se una parte non vi ha partecipato, purché sia garantito il successivo diritto di difesa nel giudizio di merito.
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Quietanza liberatoria: pagare non esclude risarcimenti maggiori
Una Pubblica Amministrazione ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una Compagnia Assicurativa per riscuotere una fideiussione a garanzia di opere pubbliche non completate. Dopo il pagamento, l'ente ha rilasciato una quietanza con la formula del nulla a pretendere. Successivamente, nel giudizio di opposizione, l'ente ha chiesto una somma maggiore basata su una perizia tecnica. La Corte d'Appello ha ritenuto inammissibile la richiesta, considerando la quietanza come una rinuncia definitiva. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la quietanza liberatoria con clausole generiche è una semplice dichiarazione di scienza e non una rinuncia ai diritti. Inoltre, la richiesta di un importo maggiore non costituisce una domanda nuova vietata, ma una lecita modifica della domanda originaria.
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Vizi della cosa locata: il rinnovo cancella i risarcimenti
Il Conduttore di un immobile commerciale ha chiesto la risoluzione del contratto e la riduzione del canone a causa del malfunzionamento dell'impianto di riscaldamento. Nonostante avesse scoperto i vizi della cosa locata nel 2011, il Conduttore ha rinnovato tacitamente il contratto nel 2014 senza sollevare riserve. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Conduttore, confermando che il rinnovo automatico del contratto, in piena consapevolezza dei difetti, equivale a un'accettazione dello stato dell'immobile. Di conseguenza, il Conduttore decade dal diritto di chiedere la risoluzione o la riduzione del canone, dovendo inoltre pagare l'indennità per il mancato preavviso del rilascio anticipato.
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Accordo transattivo: ripara i vizi senza cancellare l’appalto
Il Committente ha commissionato all'Appaltatore un impianto di riscaldamento rivelatosi difettoso. Dopo un accertamento tecnico, le parti hanno siglato un accordo transattivo per eliminare i vizi, ma i problemi sono persistiti. Il Committente ha quindi chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendo che il giudice di primo grado avesse deciso oltre le richieste, basandosi sull'accordo transattivo anziché sul contratto originario. La Cassazione ha accolto il ricorso del Committente, stabilendo che l'impegno dell'appaltatore a riparare i vizi non cancella il contratto originario ma vi si affianca, svincolando il committente dai termini di decadenza. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contratto di somministrazione acqua: tallio non sempre risarcibile
Una cittadina ha chiesto la restituzione delle bollette pagate per il contratto di somministrazione acqua a causa della presenza di tallio nelle condutture. Il gestore idrico aveva già rimosso la sorgente inquinata e i controlli tecnici dell'Istituto Superiore di Sanità avevano escluso un pericolo concreto per la salute umana. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cittadina, stabilendo che la presenza di sostanze non espressamente vietate non rende l'acqua non potabile se non vi è un pericolo concreto e provato per la salute. Di conseguenza, l'utente non ha diritto al rimborso delle tariffe idriche precedentemente versate.
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