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Accertamento Tecnico Preventivo

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103 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Responsabilità da cose in custodia: tubo rotto, nessun danno
Una società immobiliare ha chiesto il risarcimento dei danni subiti da un proprio edificio a causa di una perdita d'acqua da una condotta gestita da un'azienda idrica. La Corte d'Appello ha respinto la domanda perché la società non ha dimostrato il collegamento tra la perdita e i danni da umidità, considerando anche lo stato di abbandono dell'immobile. La Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, anche nei casi di responsabilità da cose in custodia, il danneggiato deve sempre dimostrare il nesso causale tra la cosa custodita e il danno. Inoltre, il silenzio o la mancata contestazione specifica della controparte non vincolano il giudice se le prove raccolte smentiscono i fatti allegati. Vince l'azienda idrica, mentre la società immobiliare perde definitivamente il diritto al risarcimento e deve pagare le spese legali.
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Maggiorazione contributiva: scontro tra lavoratrice ed ente
Una lavoratrice ha ottenuto dal Tribunale il riconoscimento dell'invalidità per accedere alla maggiorazione contributiva. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che la donna non avesse presentato la preventiva domanda amministrativa e che l'accertamento tecnico preventivo non fosse la procedura corretta per questo tipo di beneficio. Inoltre, l'ente ha contestato la propria legittimazione passiva e la condanna alle spese di giudizio. La Sesta Sezione Civile, ritenendo la questione non decidibile con rito semplificato, ha emesso un'ordinanza interlocutoria disponendo il trasferimento degli atti alla Sezione Lavoro per una trattazione ordinaria e approfondita.
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Azione revocatoria ordinaria: donare alle mogli non salva i soci
Un professionista, condannato in solido con una società costruttrice e i suoi soci per gravi difetti edilizi, subisce la minaccia di precetto da parte dei creditori. Prima della sentenza definitiva, i soci donano i propri immobili alle mogli per sottrarli all'esecuzione. Il professionista promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali donazioni, vantando un'aspettativa di regresso. La Corte di Cassazione conferma la revoca delle donazioni: l'azione revocatoria ordinaria spetta anche a chi vanta un credito eventuale o litigioso, come il diritto di regresso tra coobbligati solidali. La solvibilità degli altri debitori o la presenza di polizze assicurative non escludono il pregiudizio del creditore, rendendo legittima la tutela del suo patrimonio.
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Polizza fideiussoria a prima richiesta: il Comune vince sui vizi
Un Comune concede a un'impresa il diritto di superficie per realizzare un parcheggio sotterraneo. A garanzia dell'opera, l'impresa stipula una polizza fideiussoria a prima richiesta con una compagnia assicurativa. Successivamente, gli acquirenti dei box (un Condominio) riscontrano gravi vizi costruttivi e chiedono i danni al Comune. Il Comune chiama in causa l'assicurazione per riscuotere la garanzia. La Corte d'Appello nega l'interesse ad agire del Comune poiche la richiesta di risarcimento del Condominio era stata respinta. La Cassazione ribalta la decisione: il Comune ha un autonomo interesse a escutere la polizza fideiussoria a prima richiesta perche, alla scadenza della concessione di novant'anni, diventera proprietario del parcheggio. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Domanda risarcitoria nuova: quando la precisazione non è vietata
Un committente si oppone al decreto ingiuntivo di un appaltatore per lavori edili contestando l'inadempimento e chiedendo il risarcimento dei danni, inclusi i costi per i materiali sostitutivi. La Corte d'Appello rigetta la richiesta ritenendo che la specifica voce di danno per i materiali costituisse una domanda risarcitoria nuova e quindi inammissibile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del committente, stabilendo che la precisazione di una singola voce di danno non muta i fatti costitutivi della pretesa originaria e non configura una domanda risarcitoria nuova. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Domanda di manleva: l’accordo col cliente non basta senza prove
Un committente ha citato in giudizio l'appaltatore per infiltrazioni d'acqua causate dal deterioramento delle lastre del tetto. L'appaltatore ha proposto una domanda di manleva contro il produttore dei materiali. Nel corso della causa, committente e appaltatore hanno raggiunto un accordo amichevole. La Corte di Cassazione ha chiarito che la transazione non cancella l'interesse dell'appaltatore a rivalersi sul produttore. Tuttavia, l'appaltatore deve dimostrare concretamente il difetto dei materiali, l'effettivo pagamento del risarcimento e la provenienza dei prodotti dal fornitore chiamato in causa. Nel caso specifico, mancando la prova che tutte le lastre fossero difettose e prodotte dall'azienda citata, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'appaltatore, confermando il rifiuto del risarcimento.
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Liquidazione equitativa del danno: no al rigetto senza prove
Un'azienda chiede il risarcimento dei danni subiti a causa di un allagamento dovuto a forti piogge. Il Tribunale riconosce una somma parziale basata su una perizia preventiva. In appello, l'azienda chiede il risarcimento per ulteriore merce smaltita in discarica, ma i giudici rifiutano la richiesta ritenendo che manchi la prova del danno e negano la liquidazione equitativa del danno. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda: è contraddittorio rigettare la domanda per mancanza di prove se, allo stesso tempo, il giudice rifiuta di ammettere i testimoni richiesti per dimostrare quel danno. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Esenzione ticket sanitario: INPS contesta le spese legali
Un cittadino ha ottenuto dal Tribunale il riconoscimento dei requisiti sanitari per l'esenzione ticket sanitario, con contestuale condanna dell'INPS al pagamento delle spese legali. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva, sostenendo che la competenza per tale agevolazione spetti esclusivamente all'Azienda Sanitaria Locale e non all'ente previdenziale. La sesta sezione civile della Corte di Cassazione, rilevando la particolare complessità della questione giuridica e l'assenza dei presupposti per una decisione immediata in camera di consiglio, ha disposto la trasmissione degli atti alla Sezione Lavoro per una trattazione ordinaria.
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Accertamento tecnico preventivo: stop alla prescrizione dei vizi
L'Acquirente di due appartamenti ha riscontrato gravi difetti di costruzione e ha avviato un accertamento tecnico preventivo contro l'Azienda Costruttrice. Successivamente, ha promosso l'azione di risarcimento danni ex art. 1669 c.c. La Corte d'Appello ha ritenuto il diritto prescritto, calcolando il termine di un anno dal deposito del ricorso per l'accertamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che l'accertamento tecnico preventivo interrompe la prescrizione per tutta la durata del procedimento. Il termine annuale ricomincia a decorrere solo dal deposito della relazione del consulente tecnico d'ufficio, rendendo tempestiva l'azione risarcitoria intrapresa.
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Responsabilità professionale del geometra: committente perde
Una società committente ha fatto causa a un geometra, incaricato della progettazione e direzione dei lavori di una villetta, chiedendo il risarcimento dei danni per presunte difformità, ritardi e abbandono del cantiere. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, escludendo la responsabilità del professionista. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che non vi è alcuna responsabilità professionale del geometra se gli imprevisti (come il ritrovamento di roccia nel sottosuolo) non sono a lui imputabili e se il committente non dimostra un danno concreto. Inoltre, il danno da mancato godimento dell'immobile non è automatico (in re ipsa) ma va rigorosamente provato. La società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Accertamento tecnico preventivo: paga chi lo chiede, non in solido
Un Condominio ha promosso un accertamento tecnico preventivo per individuare la causa di cattivi odori in alcune proprietà. Il Tribunale ha posto le spese del consulente tecnico d'ufficio a carico di tutte le parti in solido. I proprietari coinvolti hanno impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le spese dell'accertamento tecnico preventivo gravano provvisoriamente solo sulla parte che ha richiesto la procedura, ovvero il Condominio, in base al principio di causalità e anticipazione. La ripartizione definitiva avverrà solo nell'eventuale successivo giudizio di merito. I proprietari ottengono così l'annullamento della decisione errata e il rimborso delle spese legali.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: il recesso non basta
Una società proprietaria di un appartamento ha chiesto il risarcimento danni da infiltrazioni provenienti dal lastrico solare condominiale. A causa dell'umidità, l'inquilino aveva interrotto il pagamento dei canoni e infine rilasciato l'immobile. La proprietaria chiedeva il ristoro dei canoni persi e dei costi di ripristino. I giudici di merito hanno accolto solo la domanda di ripristino del tetto, rigettando le richieste risarcitorie per mancanza di prove sul nesso causale tra infiltrazioni e recesso dell'inquilino. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la semplice produzione del contratto di locazione e della lettera di recesso non dimostra che l'abbandono dell'immobile sia stato causato esclusivamente dalle infiltrazioni, specialmente se la perizia tecnica ha escluso un'inagibilità totale dei locali.
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Garanzia per vizi: l’opera completata cancella il risarcimento
L'Acquirente ha acquistato dal Fornitore dei materiali in calcestruzzo per realizzare un capannone industriale. Successivamente, ha richiesto un risarcimento milionario lamentando gravi difetti strutturali e l'assenza di certificazioni. Tuttavia, l'Acquirente ha continuato a utilizzare i materiali e ha ultimato la costruzione senza prima richiedere una perizia urgente per cristallizzare lo stato dei luoghi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente, confermando la perdita della garanzia per vizi. Poiché l'edificio era ormai completato, il consulente tecnico non ha potuto accertare l'effettiva presenza dei difetti originari. Di conseguenza, l'Acquirente ha perso la causa per non aver fornito la prova del danno, venendo condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Accertamento tecnico preventivo: invalidità sì, condanna no
L'ente previdenziale ha impugnato la decisione del tribunale che, all'esito di un accertamento tecnico preventivo, lo aveva condannato a pagare la pensione di invalidità a una cittadina. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'opposizione deve limitarsi a verificare il requisito sanitario. La condanna al pagamento non può essere pronunciata prima che l'ente verifichi i requisiti socio-economici del richiedente. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente alla condanna al pagamento.
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Denuncia dei vizi nell’appalto: ritardo fatale per il committente
Un'azienda committente si opponeva al decreto ingiuntivo ottenuto dall'appaltatore per il saldo dei lavori di installazione di un impianto elettrico. Il committente lamentava gravi difetti e chiedeva il pagamento della penale per il ritardo. La Corte d'Appello, confermata dalla Cassazione, ha rigettato l'opposizione. I giudici hanno accertato la tardiva denuncia dei vizi nell'appalto, avvenuta oltre il termine di sessanta giorni dalla scoperta, documentata da una perizia di parte. Inoltre, la clausola penale non riguardava il ritardo nella consegna ma l'ostacolo ad altri lavori. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del committente, confermando l'obbligo di pagare il saldo dei lavori e le spese di giudizio.
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Diritto di regresso: l’impresa edile vince contro il produttore
I proprietari di una villetta subiscono gravi infiltrazioni d'acqua a causa della rottura del tetto in plastica dopo una grandinata. L'impresa edile che ha eseguito i lavori viene condannata a risarcire i proprietari, ma chiede di essere tenuta indenne dal produttore dei materiali difettosi. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del produttore, confermando che l'impresa edile ha il pieno diritto di regresso nei suoi confronti ai sensi del Codice del Consumo. Questo diritto si applica anche se il rapporto originario derivava da un contratto di appalto, poiché la legge equipara l'appalto alla vendita quando l'obiettivo è la fornitura di beni di consumo. Il produttore deve quindi rimborsare l'impresa edile per i danni risarciti ai clienti.
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Vizi dell’immobile: quando i difetti estetici costano la causa
L'Acquirente di un appartamento ha citato in giudizio la Società Venditrice chiedendo il risarcimento dei danni per alcuni difetti riscontrati nell'abitazione. I problemi consistevano in serramenti gonfi, piccole crepe sulle pareti, ringhiere arrugginite e un davanzale non lucidato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente, confermando che tali difetti costituiscono semplici imperfezioni estetiche e non gravi vizi dell'immobile ai sensi dell'articolo 1669 del codice civile. Di conseguenza, si applicano le regole ordinarie sulla vendita, che prevedono la denuncia entro otto giorni e la prescrizione dell'azione entro un anno dalla consegna. Avendo l'Acquirente denunciato i vizi dopo un anno e mezzo dall'acquisto, il suo diritto al risarcimento è ormai scaduto.
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Manutenzione del tetto locato: chi paga i danni da infiltrazioni?
Una società conduttrice ha chiesto il risarcimento dei danni per le infiltrazioni d'acqua dal tetto, causate secondo lei dall'installazione di pannelli solari da parte della locatrice. Tuttavia, il contratto di locazione poneva interamente a carico della conduttrice la manutenzione del tetto locato. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando che il tetto era gravemente usurato dal tempo e che la manutenzione spettava alla conduttrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della conduttrice. La decisione conferma che, se il contratto deroga alla legge e attribuisce la manutenzione del tetto locato all'inquilino, quest'ultimo non può pretendere il risarcimento per danni derivanti dalla mancata cura della copertura, a meno che non dimostri una responsabilità esclusiva e diretta del proprietario.
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Ricorso per cassazione improcedibile: l’errore formale fatale
Due cittadini contestano l'importo dei compensi liquidati ai consulenti tecnici d'ufficio in un accertamento tecnico preventivo. Il Presidente del Tribunale rigetta il reclamo e li condanna alle spese. I cittadini propongono ricorso straordinario in Cassazione, dichiarando di aver ricevuto la notifica del provvedimento. Tuttavia, non depositano la copia della decisione munita della relata di notifica entro i termini di legge. La Suprema Corte dichiara il ricorso per cassazione improcedibile in base al principio di autoresponsabilità: la dichiarazione di avvenuta notifica fa scattare l'obbligo di deposito della relativa prova. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese legali.
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Risoluzione contratto appalto: illegittimità PA
La Corte d'Appello di Trieste ha dichiarato illegittima la risoluzione contratto appalto operata da un Comune contro un'impresa esecutrice di opere pubbliche. La Corte ha stabilito che la PA non aveva seguito il rigoroso iter procedurale previsto dal Codice degli Appalti e non aveva dimostrato che il ritardo accumulato compromettesse effettivamente la riuscita dell'opera. Nonostante l'illegittimità dell'atto, le richieste risarcitorie dell'impresa sono state respinte per la mancata apposizione di tempestive riserve durante l'esecuzione del contratto.
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