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Diritto del Lavoro

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Recupero indebito retributivo: la Cassazione da’ ragione all’Ente
Un Ente Pubblico ha avviato il recupero indebito retributivo verso diversi agenti di Polizia Municipale per somme erogate tra il 2002 e il 2006 come indennità di disagio, ritenendo nulle le relative clausole della contrattazione integrativa. La Corte d'Appello aveva bloccato le trattenute applicando la sanatoria prevista dal Decreto Legge n. 16/2014. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente Pubblico. I giudici hanno chiarito che la sanatoria speciale del 2014 si applica unicamente alle irregolarità commesse dopo la riforma del pubblico impiego del 2009. Di conseguenza, per le somme percepite dal 2002 al 2006 la sanatoria non opera e l'amministrazione conserva il diritto di recuperare gli importi illegittimamente erogati.
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Licenziamento ed elusione: confermato il trasferimento d’azienda
Una società dichiarava una finta crisi aziendale e licenziava i dipendenti. Subito dopo, concedeva l'attività in affitto a una nuova impresa avente la medesima sede e gli stessi clienti. La nuova società riassumeva solo parte del personale, escludendo un dipendente. La Corte d'Appello dichiarava nullo il licenziamento per frode alla legge e ordinava la reintegrazione del lavoratore, ravvisando un vero e proprio trasferimento d'azienda. L'impresa subentrante ricorreva in Cassazione oltre il termine perentorio di sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando in via definitiva la reintegrazione del lavoratore e condannando l'azienda al rimborso delle spese processuali.
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Notifica ricorso inammissibile: INPS perde la causa sui contributi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato dall'INPS. L'Istituto contestava una sentenza che aveva riconosciuto la prescrizione di contributi previdenziali. La Suprema Corte ha però rilevato che la notifica del ricorso all'altra parte non era andata a buon fine, risultando
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Inammissibilità Ricorso Cassazione: Procura Tardiva Costa Cara al Richiedente
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un Richiedente contro il Ministero. Il Richiedente aveva chiesto il riconoscimento della protezione internazionale o umanitaria, ma il Tribunale aveva respinto la sua domanda. La Suprema Corte ha confermato che, per i ricorsi in materia di protezione internazionale, la procura alle liti deve essere conferita all'avvocato dopo la comunicazione del decreto impugnato. L'avvocato deve certificare questa data. Nel caso specifico, il difensore non aveva certificato la data di rilascio della procura in modo specifico, rendendo il ricorso inammissibile. Il Richiedente dovrà anche versare un contributo unificato aggiuntivo.
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Gestione separata INPS: tra reddito minimo e pretese contributive
Un avvocato ha impugnato un avviso di addebito notificato dall'ente previdenziale per l'omesso versamento dei contributi relativi all'anno 2010. L'ente pretendeva l'iscrizione alla Gestione separata INPS. I giudici d'appello hanno ritenuto sussistente l'obbligo contributivo, pur evidenziando parametri reddituali inferiori alla soglia tipica di abitualità. Il professionista ha quindi proposto ricorso per cassazione, lamentando l'errata interpretazione delle norme previdenziali sui minimi di reddito. La Suprema Corte ha rilevato la pendenza di una complessa questione di diritto dinanzi alle Sezioni Unite in tema di sanzioni per mancata iscrizione. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno disposto la rimessione della causa alla Quarta Sezione Civile per una trattazione ordinaria e approfondita.
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Rinuncia diritti lavoratore: valida la conciliazione, no al ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Lavoratrice che contestava la validità di una rinuncia diritti lavoratore. La Lavoratrice aveva firmato un verbale di conciliazione in sede sindacale, rinunciando all'indennità di mancato preavviso e all'impugnazione del licenziamento collettivo. Ella sosteneva che il suo consenso fosse viziato da minacce e raggiri. I giudici di merito avevano già escluso tali vizi e la validità dell'accordo. La Cassazione ha confermato che la Lavoratrice poteva liberamente disporre del diritto di impugnare il licenziamento e che la conciliazione era valida.
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Disoccupazione agricola: sentenza nulla per testimoni inesistenti
Un lavoratore ricorre in tribunale contro l'INPS per accertare il rapporto di lavoro subordinato svolto nell'azienda del padre. Tale riconoscimento è fondamentale per ottenere l'iscrizione negli elenchi dei braccianti e conservare l'indennità per la disoccupazione agricola percepita negli anni passati. La Corte di Appello respinge la richiesta del lavoratore, ma basa la decisione su gravissimi scambi di persona e prove inesistenti: cita testimoni mai ascoltati, indica un datore di lavoro estraneo ai fatti e fa riferimento a una sentenza di primo grado diversa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del dipendente, dichiarando nulla la sentenza per totale incomprensibilità e assenza di motivazione.
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Incentivo all’esodo: Quando la somma al dirigente non sfugge ai contributi
L'Azienda ha pagato una somma a un suo dirigente nell'ambito di una transazione giudiziale, sostenendo si trattasse di un incentivo all'esodo per evitare il versamento dei contributi previdenziali. L'Ente Previdenziale ha contestato questa qualificazione, ritenendo la somma di natura retributiva e quindi soggetta a contributi. La Corte d'Appello ha dato ragione all'Ente, affermando che l'Azienda non aveva dimostrato la vera natura di incentivo all'esodo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda, confermando che l'onere di provare la natura non retributiva della somma spettava all'Azienda stessa, e che tale prova non era stata fornita. Pertanto, la somma è soggetta a contributi.
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Decorrenza pensione di vecchiaia: il computo non retroagisce
Una lavoratrice chiedeva la liquidazione della prestazione previdenziale nella Gestione Separata, domandando di computare anche i precedenti versamenti eseguiti nell'Assicurazione Generale Obbligatoria. I giudici di merito riconoscevano la decorrenza della prestazione a partire dal momento di maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi (aprile 2007), nonostante l'istanza formale di computo fosse stata presentata solo nel maggio 2012. L'ente previdenziale ricorreva in Cassazione sostenendo che il trattamento non potesse retroagire a una data anteriore rispetto all'esercizio formale della facoltà di opzione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente: la decorrenza pensione di vecchiaia ottenuta tramite computo di contributi eterogenei non coincide con il perfezionamento dei requisiti, ma scatta solo dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda amministrativa. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: Cassazione contro i minimi
Una professionista, avvocato non iscritta alla Cassa Forense, ha contestato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS e la **prescrizione contributi Gestione Separata** per l'anno 2009. La Corte d'Appello aveva già stabilito l'obbligo contributivo e la non maturazione della prescrizione. La Cassazione ha rigettato il ricorso della professionista. Ha ribadito che la prescrizione decorre dalla scadenza del termine di pagamento, inclusi i differimenti dovuti a DPCM, applicabili a tutti i professionisti, anche quelli in regime dei minimi. L'atto di costituzione in mora del 2015 ha validamente interrotto il termine quinquennale.
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Decadenza Contributi Appalto: L’INPS non ha limiti biennali
L'Ente Previdenziale aveva emesso un avviso di addebito contro un'Azienda Committente per contributi non versati da un appaltatore. I giudici di merito avevano annullato l'avviso, ritenendo applicabile il termine biennale di decadenza contributi appalto previsto per il lavoratore. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che tale termine non si applica all'Ente Previdenziale, la cui azione per il recupero dei contributi è soggetta al più lungo termine di prescrizione. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame, affermando che l'obbligazione contributiva è autonoma e non soggetta alla stessa decadenza del diritto del lavoratore.
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Credito del Professionista nel Fallimento: Privilegio Negato per Spese Legali
Un Lavoratore, avvocato, ha tentato di recuperare un credito nel fallimento di un'Azienda. Il credito riguardava spese legali e risarcimenti per responsabilità aggravata, pagati in base a sentenze poi caducate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Lavoratore. Ha stabilito che l'estinzione del giudizio di rinvio annulla le sentenze precedenti, ma il pagamento dell'imposta di registro non è un indebito. Inoltre, il **credito del professionista nel fallimento** per il rimborso di spese legali non gode di privilegio, perché non rappresenta un compenso per l'opera professionale, bensì un indebito oggettivo. Il credito rimane quindi chirografario.
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Contratto a termine illegittimo: la PA risponde dei danni
Un Lavoratore ha contestato una serie di contratti a termine e di somministrazione con un'Amministrazione Pubblica. I primi contratti di somministrazione erano stati dichiarati nulli per mancanza di una "causale del termine" specifica. La Cassazione ha stabilito che, per valutare la "temporaneità ed eccezionalità" delle esigenze che giustificano un contratto a termine, si devono considerare anche i periodi di lavoro precedenti svolti tramite somministrazione presso lo stesso ente. La Corte ha inoltre ribadito il diritto al "risarcimento del danno presunto" per il "contratto a termine illegittimo" nel pubblico impiego, anche senza conversione a tempo indeterminato. Il ricorso principale del Lavoratore è stato accolto, e la causa è stata rinviata per una nuova valutazione, tenendo conto anche della successiva stabilizzazione del Lavoratore.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva l’INPS
L'ente di previdenza ha richiesto a un libero professionista il pagamento di contributi omessi relativi all'anno 2008. Il professionista riteneva il credito ormai estinto, sostenendo che il termine quinquennale fosse decorso dal 16 giugno 2009 e che l'avviso di pagamento fosse giunto in ritardo a fine giugno 2014. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione favorevole al professionista, chiarendo i criteri sul decorso temporale. Il termine per versare i contributi fiscali e previdenziali era slittato per legge al 6 luglio 2009 in forza della proroga generale dei versamenti. La prescrizione contributi Gestione Separata decorre unicamente dalla reale scadenza del pagamento e non da date anteriori. La richiesta dell'istituto previdenziale, pervenuta entro i cinque anni da tale proroga, è tempestiva ed evita la decadenza della pretesa economica.
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Appalto illecito: l’azienda paga tutti gli arretrati
Un lavoratore ha ottenuto l'accertamento giudiziale di un appalto illecito e ha messo a disposizione le proprie energie lavorative a favore dell'azienda committente. L'azienda ha rifiutato la prestazione e non ha pagato gli stipendi maturati. Il dipendente ha quindi richiesto i compensi insoluti. L'azienda ha contestato il debito, pretendendo di sottrarre quanto il lavoratore aveva guadagnato svolgendo altre mansioni presso datori di lavoro terzi ed estranei alla vicenda. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che le somme dovute dopo la formale offerta della prestazione hanno natura retributiva e non risarcitoria. Pertanto, l'azienda committente non può detrarre i compensi corrisposti da soggetti terzi estranei all'appalto irregolare.
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Nomina collaboratori dirigente scolastico: la giurisdizione
Un docente impugna le delibere d'istituto riguardanti la nomina collaboratori dirigente scolastico e l'assegnazione dei fondi per i progetti didattici, rivolgendosi alla giustizia amministrativa. Il lavoratore sostiene che la scelta dei docenti fiduciari rappresenti un atto autoritativo di alta organizzazione pubblica. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite smentisce questa impostazione e stabilisce la piena giurisdizione del giudice ordinario del lavoro. L'affidamento di compiti specifici al corpo docente costituisce un ordinario atto privatistico di gestione del rapporto di lavoro, privo di natura concorsuale. Il ricorrente perde integralmente il giudizio e deve sostenere le spese processuali.
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Superstiti delle vittime del dovere: no vitalizio ai figli autonomi
La figlia di un soggetto equiparato a vittima del dovere ha chiesto al Ministero della Difesa l'erogazione dell'assegno vitalizio e dello speciale assegno vitalizio. La richiedente non era fiscalmente a carico del genitore al momento del decesso ed esisteva il coniuge superstite ancora in vita. I giudici di merito hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Il quadro normativo riserva tali benefici ai soli figli a carico fiscale quando il coniuge sia ancora vivente. L'estensione dei trattamenti economici non ha modificato le categorie legali dei superstiti delle vittime del dovere aventi diritto alle provvidenze.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS perde contro la Professionista
L'INPS ha richiesto contributi alla Gestione Separata a una Professionista (avvocato non iscritta a cassa forense) per attività del 2009. La Corte d'Appello ha respinto la pretesa, dichiarando la prescrizione contributi Gestione Separata. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la prescrizione decorre dalla scadenza del pagamento dei contributi, non dalla dichiarazione dei redditi. L'omessa compilazione del quadro RR non costituisce automaticamente "doloso occultamento" del debito. Inoltre, un reddito inferiore a 5.000 euro è un indizio di attività occasionale, e l'INPS non ha provato l'abitualità dell'attività della Professionista.
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Domanda di asilo: rinuncia in Cassazione rende il ricorso inammissibile
Un Lavoratore, proveniente dalla Guinea Bissau, aveva presentato una domanda di asilo in Italia, chiedendo il riconoscimento dello status di rifugiato, protezione sussidiaria o umanitaria. La sua richiesta era stata respinta dalla Commissione territoriale e successivamente anche dal Tribunale. Il Lavoratore ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, ha rinunciato agli atti del giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, dato che la rinuncia ha eliminato la necessità di una decisione. Nessuna spesa è stata addebitata al Ministero, che non aveva svolto attività difensiva.
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Prescrizione contributi INPS: il termine decorre dalla scadenza differita
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla **prescrizione contributi INPS**. Un professionista, iscritto alla Gestione Separata, aveva visto dichiarata la prescrizione dei contributi 2009 dalla Corte d'Appello. Questa aveva calcolato il termine dal 16 giugno 2010, data di scadenza originaria. La Cassazione ha invece stabilito che il dies a quo (il giorno da cui inizia il calcolo) per la prescrizione decorre dalla data di scadenza differita del versamento, senza maggiorazioni, ovvero il 6 luglio 2010, prevista per i contribuenti soggetti agli studi di settore. La sentenza cassa la decisione precedente, rinviando la causa per un nuovo esame.
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