\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Anzianità di servizio apprendistato: vittoria per i dipendenti

Alcuni dipendenti hanno promosso un giudizio per ottenere il riconoscimento degli scatti contrattuali a partire dalla data di assunzione iniziale con contratto di formazione. I giudici di merito hanno confermato l’inderogabilità della tutela legale sul computo del periodo formativo per il calcolo delle maggiorazioni stipendiali. I datori di lavoro hanno presentato ricorso per cassazione, ma hanno successivamente depositato un atto di rinuncia agli atti del giudizio. I lavoratori hanno preso atto della rinuncia chiedendo comunque la condanna delle società alle spese legali. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per rinuncia, condannando i datori di lavoro a rimborsare integralmente le spese di lite ai dipendenti poiché i motivi di ricorso risultavano contrari al consolidato orientamento giurisprudenziale sul tema dell’anzianità di servizio apprendistato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 33267 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il principio cardine dell’anzianità di servizio apprendistato

Il tema dell’anzianità di servizio apprendistato rappresenta da sempre un terreno di scontro tra datori di lavoro e dipendenti. Molti contratti collettivi hanno tentato negli anni di sterilizzare o posticipare gli effetti economici del periodo di formazione iniziale. La legge italiana stabilisce tuttavia una regola fondamentale a tutela dei lavoratori. Il periodo trascorso con contratto formativo deve essere integralmente conteggiato per determinare i successivi scatti di retribuzione e le progressioni contrattuali.

La controversia in esame nasce proprio dall’azione legale avviata da diversi dipendenti contro il proprio datore di lavoro. I lavoratori chiedevano l’adeguamento delle tabelle stipendiali e il riconoscimento degli aumenti maturati a partire dal primo giorno di lavoro in azienda. I giudici territoriali hanno accolto la domanda, riaffermando che nessun contratto collettivo può peggiorare una tutela garantita direttamente dalla legge ordinaria.

La tutela inderogabile del lavoratore e la rinuncia aziendale

I datori di lavoro hanno impugnato la pronuncia favorevole ai dipendenti portando la questione dinanzi alla Corte di Cassazione. Le società sostenevano la piena validità delle clausole collettive applicate al rapporto di lavoro. Tuttavia, nel corso del giudizio di legittimità, le imprese hanno scelto di depositare una formale rinuncia agli atti della causa.

I lavoratori si sono costituiti tempestivamente per opporsi a una chiusura indolore del processo. Essi hanno accettato la fine della lite, ma hanno contestato la compensazione delle spese legali, richiedendo la condanna economica delle aziende. La rinuncia al ricorso comporta sempre l’estinzione del procedimento e consolida la sentenza impugnata. Tuttavia, l’abbandono della causa non azzera automaticamente l’obbligo di rifondere le spese legali sostenute dai dipendenti per difendersi.

Le motivazioni dei giudici sull’anzianità di servizio apprendistato

Nelle motivazioni della sentenza, la Corte di Cassazione ha chiarito la disciplina processuale applicabile in caso di rinuncia all’impugnazione. L’atto di rinuncia produce effetti immediati anche senza l’accettazione espressa della controparte. Tale atto rende definitiva la sentenza favorevole ai lavoratori e fa decadere l’interesse alla prosecuzione del giudizio.

La regolazione delle spese resta invece affidata alla valutazione discrezionale dei giudici supremi. Il Collegio valuta la fondatezza potenziale dei motivi di ricorso per stabilire chi debba farsi carico dei costi legali. Nel caso specifico, la Suprema Corte ha evidenziato che i motivi sollevati dalle aziende risultavano del tutto infondati alla luce della giurisprudenza consolidata. La tutela dei periodi formativi costituisce un principio inderogabile dell’ordinamento che non ammette eccezioni negoziali sfavorevoli ai lavoratori. La decisione delle società di rinunciare alla causa confermava l’insostenibilità della loro posizione difensiva.

Le conclusioni: vittoria piena per i lavoratori e spese a carico dell’azienda

Le conclusioni della pronuncia sanciscono il successo totale delle pretese avanzate dai lavoratori. La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del processo e ha condannato le società ricorrenti al pagamento solidale di tutte le spese di lite in favore dei legali di controparte.

La sentenza impugnata è passata definitivamente in giudicato. I dipendenti hanno ottenuto il pieno riconoscimento dell’intero periodo formativo ai fini stipendiali, con il recupero dei relativi scatti di anzianità. Questa decisione ribadisce con forza che il periodo trascorso come apprendista produce effetti economici continui e irreversibili. Le aziende che intraprendono contenziosi contrari all’orientamento costante della giurisprudenza rischiano la soccombenza e il pagamento integrale di tutte le spese processuali.

Il periodo di apprendistato è utile per maturare gli scatti di stipendio?
Sì, la legge stabilisce che il periodo svolto con contratto di formazione deve essere calcolato per intero ai fini dell’anzianità e dei successivi aumenti retributivi contrattuali.

I contratti collettivi possono escludere l’anzianità maturata in apprendistato?
No, la norma di tutela dell’anzianità è inderogabile e i contratti collettivi non possono introdurre clausole peggiorative per i lavoratori.

Cosa accade alle spese legali se l’azienda rinuncia al ricorso in Cassazione?
Il giudice valuta la fondatezza dell’impugnazione e può condannare l’azienda a pagare tutte le spese legali sostenute dal lavoratore per difendersi.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati