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Anzianità Apprendistato: Azienda rinuncia, vittoria ai Lavoratori

La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo al mancato riconoscimento dell’anzianità di servizio apprendistato ai fini degli scatti di stipendio. Alcuni lavoratori, dopo la trasformazione del loro contratto e il passaggio a una nuova azienda, si sono visti negare il computo dei primi 18 mesi di apprendistato sulla base di una clausola del CCNL. I giudici di merito avevano dichiarato nulla tale clausola, dando ragione ai dipendenti. Di fronte al ricorso dell’azienda, la vicenda si è conclusa con la rinuncia della stessa società al giudizio in Cassazione. Questo atto ha reso definitiva la vittoria dei lavoratori, che hanno ottenuto il riconoscimento del loro diritto e le relative differenze retributive.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 13341 Anno 2023
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Pubblicato il 11 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il periodo di apprendistato vale per la carriera? Un caso risolto

La gestione dell’anzianità di servizio apprendistato rappresenta un punto cruciale nella vita lavorativa di un dipendente, influenzando direttamente la sua retribuzione futura. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha posto fine a una controversia che vedeva contrapposti un gruppo di lavoratori e una grande azienda di trasporti, confermando un principio fondamentale a tutela di chi inizia il proprio percorso professionale con un contratto di apprendistato. La vicenda chiarisce che il periodo formativo deve essere pienamente valorizzato una volta che il rapporto di lavoro si stabilizza.

La vicenda: un diritto negato dal contratto collettivo

I fatti nascono da una situazione comune a molti lavoratori. Un gruppo di dipendenti era stato assunto con un contratto di apprendistato da una prima società. Successivamente, il loro rapporto è stato trasformato a tempo indeterminato e, per via di un trasferimento d’azienda, sono passati alle dipendenze di una nuova società. Il problema è sorto quando la nuova azienda, applicando una specifica clausola del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di settore, ha deciso di non calcolare i primi diciotto mesi del periodo di apprendistato ai fini della maturazione degli scatti di anzianità. In pratica, per l’azienda, la carriera retributiva dei lavoratori iniziava un anno e mezzo dopo la loro effettiva assunzione.

La nullità della clausola sull’anzianità di servizio apprendistato

I lavoratori hanno deciso di agire in giudizio per ottenere il riconoscimento del loro diritto. Sia il Tribunale in primo grado sia la Corte d’Appello hanno dato loro ragione. I giudici hanno stabilito che la clausola del contratto collettivo era nulla. Essa, infatti, creava una discriminazione ingiustificata e violava il principio generale secondo cui l’anzianità di servizio decorre dal momento dell’assunzione, includendo anche il periodo di formazione iniziale. L’apprendistato, pur avendo una finalità formativa, è a tutti gli effetti un rapporto di lavoro subordinato e il tempo trascorso in azienda deve essere considerato per intero ai fini della progressione economica.

La mossa a sorpresa in Cassazione

L’azienda, non accettando la sconfitta nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima che la Corte potesse esprimersi sul merito della questione, è avvenuto un colpo di scena. L’azienda ha depositato un atto di rinuncia al ricorso. I lavoratori, tramite i loro avvocati, hanno accettato la rinuncia. Questo atto processuale ha avuto una conseguenza decisiva: ha chiuso definitivamente la causa, senza una pronuncia della Cassazione sul principio di diritto.

Le motivazioni: la vittoria diventa definitiva senza sentenza di merito

La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia accettata da entrambe le parti, non ha fatto altro che dichiarare l’estinzione del processo. Questo significa che la Corte non è entrata nel vivo della discussione sull’anzianità di servizio apprendistato. Tuttavia, l’effetto pratico è identico a una vittoria piena per i lavoratori. La sentenza della Corte d’Appello, che aveva già riconosciuto il loro diritto, è diventata definitiva e non più impugnabile. Di conseguenza, il principio secondo cui la clausola del CCNL era illegittima è stato confermato in via definitiva per questo specifico caso.

Le conclusioni: cosa significa questa vittoria per i lavoratori

La conclusione di questa vicenda è estremamente positiva per i lavoratori coinvolti. Essi hanno ottenuto il ricalcolo corretto della loro anzianità di servizio fin dal primo giorno di apprendistato e il pagamento di tutte le differenze retributive non corrisposte negli anni. Questo caso, pur risolto con una rinuncia, rafforza l’idea che il periodo di apprendistato è una parte integrante e fondamentale della carriera di un lavoratore e non può essere svalutato da accordi collettivi che ne limitino gli effetti economici. La stabilità del rapporto di lavoro deve portare con sé il pieno riconoscimento del percorso professionale svolto.

Il periodo di apprendistato vale sempre per gli scatti di anzianità?
Sì, in linea generale il periodo di apprendistato, essendo un rapporto di lavoro a tutti gli effetti, deve essere computato per intero ai fini della maturazione degli scatti di anzianità, una volta che il rapporto viene trasformato a tempo indeterminato.

Un contratto collettivo può peggiorare i miei diritti sull’anzianità?
No, un contratto collettivo non può prevedere clausole che peggiorano i diritti dei lavoratori garantiti dalla legge. Come dimostra questo caso, una clausola che esclude illegittimamente parte dell’apprendistato dal calcolo dell’anzianità può essere dichiarata nulla da un giudice.

Cosa succede ai miei diritti se l’azienda per cui lavoro viene venduta?
In caso di trasferimento d’azienda, la legge (art. 2112 del codice civile) protegge i lavoratori. Il rapporto di lavoro continua con il nuovo datore e tutti i diritti già maturati, inclusa l’anzianità di servizio, vengono conservati.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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