Un'insegnante di religione, precaria per oltre vent'anni, ha citato in giudizio il Ministero per l'abuso contratti a termine. La Corte d'Appello aveva chiuso il caso, ritenendo sufficiente rimedio la partecipazione della docente a un concorso di stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: il semplice avvio di un concorso non sana automaticamente l'illecito. I giudici devono verificare nel concreto se la procedura di stabilizzazione rappresenta una misura riparatoria effettiva, rapida e non eccessivamente selettiva. La causa è stata quindi rinviata per una nuova valutazione basata su questi criteri più stringenti, riaffermando la necessità di una tutela concreta contro l'abuso del precariato.
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