LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 183/2010

Pagina 26 di 34

672 provvedimenti

Risarcimento contratti a termine: no se non si supera il limite
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per contratti a termine a una dirigente medico del settore pubblico. La decisione si fonda sulla constatazione che la durata complessiva dei contratti non aveva superato il limite legale di 36 mesi, requisito fondamentale per poter configurare un'abusiva reiterazione e, di conseguenza, il diritto al risarcimento. Il ricorso della lavoratrice, assunta a tempo indeterminato in base a una legge poi dichiarata incostituzionale e successivamente licenziata, è stato respinto anche per vizi procedurali, confermando la decisione della Corte d'Appello.
Continua »
Abuso contratti a termine: la stabilizzazione basta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13424/2024, chiarisce che la stabilizzazione di un lavoratore pubblico non elimina automaticamente il diritto al risarcimento per l'abuso di contratti a termine. La Corte ha stabilito che la stabilizzazione è una misura riparatoria solo se è una conseguenza diretta dell'abuso e volta a superare il precariato. Inoltre, inverte l'onere della prova per le differenze retributive: spetta al datore di lavoro dimostrare di aver trattato economicamente il lavoratore in modo non discriminatorio, e non al lavoratore provare il contrario.
Continua »
Abuso contratto a termine: quando scatta la decadenza?
La Cassazione stabilisce che, in una successione di contratti a tempo determinato, il termine per l'impugnazione decorre dalla fine dell'ultimo rapporto. Questa decisione consente di valutare l'intera sequenza contrattuale per accertare l'eventuale abuso contratto a termine e la sua trasformazione in un rapporto a tempo indeterminato, offrendo maggiore tutela al lavoratore.
Continua »
Contratto a termine nullo: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13271/2024, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando la nullità di un contratto a termine per genericità della causale. La Corte ha ribadito che la giustificazione per l'assunzione a tempo determinato, come un generico 'incremento di attività', deve essere specifica e dettagliata per essere valida. La nullità della clausola comporta la conversione del rapporto di lavoro in tempo indeterminato, e gli obblighi si trasferiscono al datore di lavoro cessionario in caso di trasferimento d'azienda.
Continua »
Risarcimento pubblico impiego: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per un gruppo di lavoratori del pubblico impiego assunti con una serie di contratti di somministrazione illegittimi. Pur negando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, la Corte ha stabilito che l'abuso contrattuale genera un danno presunto, da liquidare con un'indennità onnicomprensiva basata sui principi validi per il settore privato. La sentenza chiarisce i criteri per il risarcimento nel pubblico impiego in caso di precariato illegittimo.
Continua »
Lex mitior e sanzioni: guida alla sentenza 13071/2024
La Corte di Cassazione, con la sentenza 13071/2024, affronta il caso di un amministratore di un istituto scolastico sanzionato per lavoro nero e appalto illecito. La Corte stabilisce due principi chiave: primo, un processo penale concluso per prescrizione non impedisce l'applicazione di sanzioni amministrative per gli stessi fatti (principio del 'ne bis in idem' non violato). Secondo, e più importante, alle sanzioni amministrative di natura punitiva si deve applicare la legge più favorevole (lex mitior), anche se successiva alla violazione. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per il ricalcolo delle sanzioni.
Continua »
Accertamento subordinazione: non si prescrive l’azione
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato dopo 34 anni di collaborazioni fittizie. Il datore di lavoro ricorre in Cassazione eccependo la prescrizione dell'azione di accertamento subordinazione. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo che l'azione per qualificare un rapporto è imprescrittibile, mentre i diritti economici che ne derivano si prescrivono a partire dalla cessazione del rapporto stesso, confermando la condanna al pagamento di tutte le indennità dovute.
Continua »
Incarichi dirigenziali PA: no abuso a termine
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli incarichi dirigenziali nella Pubblica Amministrazione, conferiti a funzionari già assunti con contratto a tempo indeterminato, non costituiscono contratti a termine. Di conseguenza, non si applica la disciplina sull'abuso dei contratti a termine e non è dovuto il relativo risarcimento del danno. La Corte ha qualificato tale situazione come una semplice assegnazione di mansioni superiori all'interno di un unico e continuativo rapporto di lavoro permanente.
Continua »
Contratti di collaborazione: quando non c’è subordinazione
Una lavoratrice con plurimi contratti di collaborazione con un ente pubblico sanitario ha richiesto la conversione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato ribadito che, nel pubblico impiego, la conversione del contratto è preclusa dalla legge e l'eventuale risarcimento del danno presuppone la prova rigorosa della subordinazione di fatto, che in questo caso non è stata fornita.
Continua »
Appalto illecito: guida alla sentenza della Cassazione
Una lavoratrice, formalmente assunta da una cooperativa ma di fatto impiegata presso un'azienda committente, ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con quest'ultima. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, qualificando il rapporto come appalto illecito. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere un appalto genuino da una somministrazione irregolare di manodopera, specialmente nei contratti 'labour intensive', e stabilisce che l'indennità risarcitoria prevista non è riducibile per eventuali guadagni percepiti dal lavoratore ('aliunde perceptum') nel frattempo.
Continua »
Abuso contratti a termine docenti: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero dell'Istruzione, confermando il diritto al risarcimento del danno per un gruppo di docenti di religione a causa dell'abuso di contratti a termine. La Corte ha stabilito che la successiva stabilizzazione, ottenuta tramite concorso, non costituisce una misura riparatoria idonea a escludere il risarcimento, a meno che l'amministrazione non dimostri un nesso causale diretto e immediato tra l'abuso commesso e la stabilizzazione stessa. L'onere di tale prova grava interamente sul datore di lavoro.
Continua »
Incarico dirigenziale a termine: no abuso, sì mansioni
Una dipendente pubblica di ruolo ha ricevuto per oltre 15 anni un incarico dirigenziale a termine. A seguito della cessazione dell'incarico, dovuta a una sentenza della Corte Costituzionale, ha chiesto un risarcimento per abuso del contratto a termine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non si tratta di un rapporto di lavoro precario, ma di un'ipotesi di svolgimento di mansioni superiori all'interno di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato già esistente. Pertanto, la disciplina sull'abuso dei contratti a termine non è applicabile.
Continua »
Impugnazione licenziamento interposizione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9783/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di impugnazione del licenziamento in caso di interposizione fittizia di manodopera. Un lavoratore, formalmente dipendente di una società ma di fatto impiegato presso un'altra, aveva impugnato il licenziamento intimatogli dalla prima. I giudici di merito avevano dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il licenziamento comunicato dal datore di lavoro formale (interposto) non è idoneo a far decorrere il termine di decadenza per agire contro il datore di lavoro effettivo (interponente). L'atto che fa scattare i termini deve provenire necessariamente da quest'ultimo.
Continua »
Lettore di scambio: no alla conversione del contratto
Una lettrice universitaria ha richiesto la conversione dei suoi contratti a termine in un unico rapporto a tempo indeterminato, sostenendo di essere una "collaboratrice esperta linguistica" soggetta al diritto privato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la figura del "lettore di scambio" rientra nell'ambito dell'impiego pubblico. Di conseguenza, non si applicano le norme privatistiche che sanzionano l'abuso dei contratti a termine con la conversione del rapporto.
Continua »
Diritto di precedenza: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9538/2024, ha stabilito principi chiave sul diritto di precedenza nei contratti stagionali. Due lavoratori, dopo una serie di contratti a termine, avevano chiesto la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Corte ha chiarito che spetta al datore di lavoro provare che le mansioni erano esclusivamente stagionali. Inoltre, ha affermato che la mancata indicazione del diritto di precedenza nel contratto non causa la conversione automatica, ma rende il datore di lavoro responsabile per il risarcimento del danno se assume altri lavoratori, non potendo eccepire il mancato esercizio del diritto da parte del dipendente.
Continua »
Diritto di precedenza: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9444/2024, ha stabilito principi fondamentali sul diritto di precedenza nei contratti a termine. Analizzando il caso di due lavoratori stagionali, la Corte ha chiarito che l'onere di provare la natura effettivamente stagionale delle mansioni spetta al datore di lavoro. Inoltre, la mancata indicazione esplicita del diritto di precedenza nel contratto non ne causa la conversione in tempo indeterminato, ma espone l'azienda al risarcimento del danno qualora assuma altri lavoratori, impedendo al datore di eccepire la mancata manifestazione di volontà del dipendente.
Continua »
Estinzione del processo: cosa accade se si rinuncia?
Una società a controllo pubblico ha impugnato in Cassazione una sentenza che riconosceva un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una dipendente. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, portando alla rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, specificando che in tale circostanza non è dovuta la sanzione per l'impugnazione infondata, nota come 'doppio contributo'.
Continua »
Estinzione processo: rinuncia e accordo tra le parti
Un lavoratore aveva impugnato in Cassazione una sentenza relativa a un contratto di somministrazione e trasferimento d'azienda. Tuttavia, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, portando alla rinuncia al ricorso da parte del lavoratore e alla conseguente dichiarazione di estinzione del processo da parte della Corte, con compensazione delle spese.
Continua »
Clausola di contingentamento: chi prova il rispetto?
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di un contratto di lavoro da tempo determinato a indeterminato a causa del superamento della soglia numerica legale. La sentenza ribadisce che l'onere di provare il rispetto della clausola di contingentamento spetta interamente al datore di lavoro. Inoltre, il calcolo non deve basarsi su una media mensile, ma sul numero complessivo di assunzioni a termine stipulate nell'arco dell'anno di riferimento, consolidando un principio a tutela dei lavoratori.
Continua »
Litisconsorzio necessario: agenzie escluse dal giudizio
Un lavoratore, impiegato presso un'azienda sanitaria tramite agenzie di somministrazione, ha contestato la legittimità dei contratti a termine. La Corte d'Appello gli ha riconosciuto un risarcimento. L'azienda ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata partecipazione delle agenzie al giudizio d'appello (litisconsorzio necessario). La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che, essendosi formato un giudicato interno sull'assenza di domande contro le agenzie, la loro presenza non era più necessaria.
Continua »