Tre cacciatori sono stati sorpresi a praticare la caccia illegale in area protetta, una riserva naturale. Il Tribunale li aveva ritenuti non punibili per particolare tenuità del fatto, ma aveva comunque configurato il reato. I cacciatori hanno presentato ricorso, sostenendo che l'area non era adeguatamente segnalata (tabellazione) e che non erano consapevoli del divieto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che, anche senza una perfetta tabellazione, la prova della consapevolezza del divieto da parte dei cacciatori, supportata da elementi come la presenza di cartelli, il tentativo di nascondere l'arma e l'assenza di un alibi credibile, era sufficiente a configurare il reato. I cacciatori sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Continua »