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Danni da fauna selvatica: paga la Regione e non il guidatore

Un automobilista ha citato in giudizio la Regione e la Provincia per ottenere il risarcimento dei danni subiti dalla propria vettura dopo l’impatto improvviso con un cinghiale sulla carreggiata. Il Tribunale aveva negato il risarcimento, ritenendo che spettasse al guidatore dimostrare la colpa dell’ente pubblico. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che i danni da fauna selvatica rientrano nella disciplina dell’articolo 2052 del codice civile. Di conseguenza, la responsabilità spetta in via esclusiva alla Regione, la quale può liberarsi solo dimostrando il caso fortuito. Il danneggiato deve invece provare la dinamica del sinistro, il nesso di causa e di aver fatto tutto il possibile per evitare lo scontro. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 18454 Anno 2022
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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

L’impatto con il cinghiale e la richiesta di risarcimento

Un automobilista si è trovato improvvisamente davanti a un grosso cinghiale mentre percorreva una strada statale alla guida della propria vettura. L’impatto è stato inevitabile e ha causato gravi danni al veicolo. Il proprietario del mezzo ha quindi deciso di agire in giudizio per chiedere il risarcimento dei danni da fauna selvatica, chiamando in causa sia la Regione sia la Provincia. Il Tribunale di secondo grado ha rigettato la domanda del conducente. Secondo i giudici d’appello, il danneggiato avrebbe dovuto dimostrare una specifica condotta negligente o omissiva da parte dell’amministrazione pubblica, non potendosi applicare la presunzione di responsabilità per custodia. Il proprietario del veicolo non si è arreso e ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per ottenere giustizia.

La svolta della Cassazione sui danni da fauna selvatica

La Suprema Corte ha affrontato la questione superando i vecchi orientamenti restrittivi. In passato, i giudici ritenevano che gli animali selvatici, vivendo in stato di libertà, non potessero essere sottoposti a un effettivo controllo o custodia. Per questo motivo, si applicava la regola generale della responsabilità per colpa, molto difficile da dimostrare per il cittadino. Con questa importante pronuncia, la Cassazione ha confermato un indirizzo più recente e favorevole ai danneggiati. I danni da fauna selvatica devono essere risarciti applicando la disciplina della responsabilità per il danno cagionato da animali. Questa scelta si fonda sul fatto che la fauna selvatica protetta appartiene al patrimonio indisponibile dello Stato ed è affidata alla gestione concreta delle Regioni.

La ripartizione dell’onere della prova tra conducente e Regione

L’applicazione della tutela speciale comporta una precisa divisione dei compiti processuali tra le parti. Il conducente che subisce l’incidente non deve più dimostrare l’inefficienza o la colpa della pubblica amministrazione. Il danneggiato ha l’onere di provare la dinamica precisa del sinistro e il nesso di causa tra il comportamento dell’animale e l’evento lesivo. Inoltre, trattandosi di un incidente stradale, il guidatore deve dimostrare di aver rispettato i limiti di velocità e di aver adottato ogni cautela possibile alla guida. Una volta fornite queste prove, la responsabilità ricade interamente sulla Regione. L’ente pubblico può liberarsi soltanto fornendo la prova del caso fortuito, dimostrando cioè che l’invasione della carreggiata è stata un evento del tutto eccezionale, imprevedibile e inevitabile.

Le motivazioni della decisione sui danni da fauna selvatica

I giudici di legittimità hanno fondato la decisione su una complessa ricostruzione del ruolo delle Regioni. La legge attribuisce a questi enti la competenza esclusiva in materia di programmazione, coordinamento e controllo della fauna sul territorio. Anche se la Regione delega compiti di vigilanza a province o altri enti locali, essa rimane l’unico soggetto con legittimazione passiva (la qualità di poter essere convenuto in giudizio). La gestione pubblica della fauna selvatica equivale a una forma di utilizzazione dell’animale per il perseguimento di un’utilità collettiva, come la tutela dell’ambiente. Questa posizione di controllo giustifica l’applicazione della responsabilità oggettiva (la responsabilità senza colpa) prevista dal codice civile. Il Tribunale ha quindi errato nel pretendere che il conducente dimostrasse la colpa omissiva dell’amministrazione.

Le conclusioni della Cassazione sulla responsabilità della Regione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso principale del conducente e ha rigettato il ricorso incidentale proposto dall’ente pubblico. I giudici hanno cassato la sentenza impugnata e hanno rinviato la causa al Tribunale in diversa composizione personale. Il nuovo giudice dovrà riesaminare il caso applicando il principio di diritto stabilito dalla Suprema Corte. La decisione conferma che la Regione è l’unico soggetto responsabile dei danni causati dagli animali selvatici, salva la possibilità di rivalersi successivamente sugli enti delegati se questi hanno omesso di adottare le misure necessarie. Il conducente ottiene così la possibilità di vedere riconosciuto il proprio diritto al risarcimento in un nuovo giudizio di merito.

Chi è responsabile per i danni causati da un animale selvatico sulla strada?
La responsabilità spetta in via esclusiva alla Regione, in quanto ente competente per la gestione e la tutela del patrimonio faunistico sul territorio.

Cosa deve dimostrare l’automobilista per ottenere il risarcimento?
Il conducente deve provare la dinamica dell’incidente, il nesso causale tra l’animale e il danno, e di aver guidato con la massima prudenza possibile.

Come può la Regione evitare di pagare il risarcimento?
La Regione deve fornire la prova del caso fortuito, dimostrando che l’evento era del tutto imprevedibile, eccezionale e inevitabile nonostante i controlli.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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