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Legge 119/2018

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907 provvedimenti

Termine impugnazione cassazione: la notifica PEC decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per tardività. La Corte ha stabilito che il termine di impugnazione cassazione di 60 giorni decorre dalla data e ora di consegna della notifica a mezzo PEC, e non dalla successiva data di protocollazione interna da parte dell'ente. Essendo stato notificato oltre il termine, il ricorso è stato respinto.
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Cessazione materia del contendere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario a seguito della richiesta di cessazione della materia del contendere avanzata dall'Agenzia Fiscale. La decisione è scaturita dall'adesione della società contribuente a una definizione agevolata della controversia. Di conseguenza, il processo è stato dichiarato estinto e le spese legali sono state compensate tra le parti, escludendo l'applicazione del cosiddetto 'doppio contributo unificato' a carico della parte ricorrente.
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Estinzione giudizio tributario: la definizione agevolata
Un caso concernente una controversia fiscale su un atto di trust è stato dichiarato estinto dalla Corte di Cassazione. Il contribuente ha aderito a una sanatoria, portando alla estinzione del giudizio tributario. La Corte ha stabilito che ogni parte debba sostenere le proprie spese legali, conformemente alla normativa specifica sulle definizioni agevolate.
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Accertamento socio receduto: motivazione per relationem
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento a un ex socio di una s.r.l. per maggiori redditi da partecipazione, motivandolo 'per relationem' con rinvio a un verbale di constatazione notificato solo alla società. Poiché il contribuente aveva già lasciato la compagine sociale, la Corte di Cassazione ha confermato la nullità dell'avviso. La Corte ha stabilito che l'obbligo di motivazione non è soddisfatto se l'ex socio non ha più la possibilità di accedere alla documentazione societaria a cui l'atto impositivo fa riferimento, invalidando di fatto l'avviso di accertamento al socio receduto.
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Contributi pubblici e IVA: la decisione della Cassazione
Una società di trasporto pubblico riceveva contributi da un ente locale. L'Agenzia delle Entrate riteneva tali somme tassabili sia ai fini IRES che IVA. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31110/2023, ha stabilito una distinzione cruciale: i contributi pubblici a ripiano dei disavanzi sono esenti da IRES, confermando un orientamento consolidato. Per quanto riguarda l'IVA, invece, sono imponibili se esiste un nesso diretto con il prezzo del servizio, ovvero se consentono all'azienda di applicare tariffe ridotte ai viaggiatori. La Corte ha quindi rinviato il caso al giudice di merito per verificare questa specifica circostanza.
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Definizione agevolata: sì al condono per art. 36-bis
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30693/2023, ha stabilito che una lite fiscale originata da una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato (ex art. 36-bis) è ammissibile alla definizione agevolata. Il punto cruciale non è la natura formale dell'atto, ma il fatto che esso sia il primo provvedimento con cui la pretesa fiscale viene comunicata al contribuente. Di conseguenza, avendo il contribuente perfezionato una precedente sanatoria, la Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere.
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Definizione agevolata: quando l’avviso è impositivo
Una società si è vista negare la definizione agevolata di una lite fiscale poiché l'atto impugnato era un avviso di liquidazione, considerato dall'Amministrazione Finanziaria un mero atto di riscossione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che quando un avviso di liquidazione è il primo atto a comunicare una pretesa fiscale maggiore, basata su una nuova qualificazione giuridica dei fatti, esso assume natura di atto impositivo e la controversia può essere definita in via agevolata.
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Definizione agevolata anche per avvisi di liquidazione
Una società contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione che applicava l'imposta di registro in misura proporzionale anziché fissa. Durante il contenzioso, la richiesta di definizione agevolata è stata negata dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che l'avviso di liquidazione, esprimendo una nuova e maggiore pretesa fiscale, ha natura di atto impositivo e rientra quindi nell'ambito della definizione agevolata. Di conseguenza, avendo la società pagato, il giudizio è stato dichiarato estinto.
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Notifica cartella al portiere: le regole speciali
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema della validità della notifica di una cartella di pagamento consegnata al portiere. La Corte ha sospeso la decisione sul contrasto tra norme generali e speciali in materia di notifiche, in attesa di verificare l'esito della procedura di definizione agevolata (c.d. "Rottamazione") richiesta dal contribuente. La questione centrale riguarda se, per la notifica cartella al portiere, sia necessaria una seconda raccomandata informativa al destinatario.
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Estinzione giudizio tributario: il caso Cassazione
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che l'adesione del contribuente a una definizione agevolata delle liti fiscali pendenti determina l'automatica estinzione del giudizio tributario. Nel caso specifico, l'Agenzia delle Entrate aveva impugnato una sentenza favorevole a una società agricola. Durante il processo, la società ha aderito alla sanatoria pagando il dovuto, portando la Corte a dichiarare estinto il procedimento, con spese legali a carico di chi le ha sostenute.
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Definizione agevolata e giudicato interno parziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28168/2023, ha stabilito che ai fini della definizione agevolata di una lite pendente, il valore della controversia deve essere calcolato al netto delle parti coperte da giudicato interno o acquiescenza. Nel caso di specie, un'azienda aveva ottenuto un annullamento parziale di un avviso di accertamento in primo grado e aveva prestato acquiescenza alla parte sfavorevole. La Corte ha ritenuto che la controversia proseguisse solo per l'importo residuo, rispetto al quale l'Agenzia delle Entrate risultava soccombente nei gradi precedenti. Di conseguenza, il contribuente aveva diritto ad accedere alla definizione agevolata con l'aliquota più favorevole del 5%, vedendosi accolto il ricorso contro il diniego dell'Amministrazione Finanziaria e dichiarato estinto il giudizio.
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Ricorso incidentale tardivo: ammissibilità e limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11640/2023, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro alcune cartelle esattoriali e ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale tardivo dell'agente di riscossione. La Corte ha ribadito l'ampia ammissibilità del ricorso incidentale, anche se tardivo e relativo a capi diversi della sentenza, ma ha sottolineato che deve essere proposto contro la parte legittimata, ovvero l'ente creditore e non l'agente di riscossione.
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Sottofatturazione doganale: la responsabilità dell’importatore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3060/2023, ha chiarito la responsabilità dell'importatore in caso di sottofatturazione doganale. Nel caso esaminato, un'azienda importatrice di prodotti ittici è stata sanzionata per aver dichiarato un valore inferiore della merce importata, a causa di una doppia fatturazione da parte del fornitore estero. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'importatore, in qualità di dichiarante in dogana, è sempre responsabile della correttezza dei dati, anche se ignaro della frode. La buona fede non è sufficiente a escludere la responsabilità, se non si dimostra di aver agito con la massima diligenza. Inoltre, la Corte ha confermato che l'atto di accertamento è valido anche senza allegare la fattura a maggior valore, se la contestazione è descritta in modo chiaro e permette al contribuente di difendersi.
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Cessazione materia contendere per debiti annullati
Un contribuente impugnava un'intimazione di pagamento per un debito di modesto importo. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione materia contendere. Una legge sopravvenuta, infatti, ha disposto l'annullamento automatico dei debiti sotto i mille euro affidati alla riscossione entro il 2010, rendendo la controversia priva di oggetto.
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Definizione agevolata: sì anche senza atto impositivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata delle liti fiscali, ai sensi della L. 130/2022, si applica a tutte le controversie pendenti, anche se non derivanti da un tradizionale atto impositivo. Nel caso specifico, relativo alla restituzione di un rimborso fiscale, la Corte ha accolto l'opposizione del contribuente al diniego dell'Agenzia delle Entrate, dichiarando estinto il giudizio. La decisione si fonda sulla finalità deflattiva della norma, che mira a ridurre il contenzioso in Cassazione, superando i più restrittivi requisiti delle precedenti sanatorie.
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Notifica ricorso tributario: errore e inammissibilità
Una contribuente doveva impugnare tre avvisi di accertamento distinti ma, per un errore tecnico, il suo legale notificava per tre volte lo stesso ricorso relativo a una sola annualità. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso mai correttamente notificato, chiarendo che un errore di questo tipo non costituisce una mera nullità sanabile, poiché la notifica del ricorso tributario corretto non è mai avvenuta, facendo così decorrere inutilmente i termini di decadenza.
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Rinvio della causa: la Cassazione chiede chiarimenti
Un'ordinanza della Cassazione dispone il rinvio della causa in un complesso caso tributario. La Corte ha sospeso la decisione per acquisire documentazione su un accordo conciliativo tra una delle parti e l'Agenzia delle Entrate e sugli esiti di una procedura di definizione agevolata, al fine di valutarne l'impatto sulle altre parti coinvolte.
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Notifica cartella: la Cassazione sui termini decadenza
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui termini di decadenza per la notifica di una cartella di pagamento relativa a IVA e IRPEF per gli anni 2000 e 2001. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato dichiarato inammissibile per tardività riguardo all'IRPEF, in quanto le controversie su condoni fiscali non beneficiano della sospensione semestrale dei termini. È stato invece accolto per l'IVA, confermando l'applicazione retroattiva delle norme che hanno esteso i termini per la notifica della cartella, rendendo tempestiva l'azione dell'ente impositore.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario a seguito della presentazione, da parte dei contribuenti, di una domanda di definizione agevolata ai sensi del D.L. 119/2018. Sebbene una delle domande contenesse un numero di avviso errato, la Corte ha ritenuto prevalente la chiara volontà di saldare il debito, comprovata dalla corretta indicazione degli importi e dal pagamento della prima rata. Tale adesione ha causato un sopravvenuto difetto d'interesse alla prosecuzione della causa, portando alla sua estinzione senza condanna alle spese.
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Definizione agevolata: no al diniego per processo penale
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria non può negare la definizione agevolata di una lite tributaria basandosi sulla mera pendenza di un procedimento penale a carico di uno dei giudici della sentenza impugnata. Finché la sentenza non è revocata, essa è valida e permette l'accesso alla sanatoria. Di conseguenza, il ricorso della contribuente è stato accolto e il giudizio dichiarato estinto.
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